Parrocchia Immacolata Diamante

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Diario di Viaggio

6 febbraio - Anche nel testo sacro si procede per epoche, ognuna delle quali conserva caratterizzazioni diverse mettendo in risalto situazioni e simboli molto diversificati tra loro. In questo periodo ci sta accompagnando l'epopea dell'Arca dell'Alleanza. E' una fase della storia d'Israele legata all'epopea del deserto, possiamo dire così, è il tempo dell'infanzia d'Israele, per cui tutti i ricordi meritano di essere ricordati ed esaltati. Diciamolo pure, è stato un tempo durissimo per chi lo ha vissuto, esposti come erano alla distruzione, però sono sopravvissuti e questa è stata letta come la più grande opera di Jahwéh, da una moltitudine di schiavi ne ha fatto il popolo dell'Alleanza.

     L'arca nasce proprio per conservare le tavole della legge, scritte su pietra, in doppia copia, come si fa per ogni atto pubblico che deve essere conservato nel tempo. Le due tavole erano sigillate una sull'altra, una sola si poteva leggere l'altra restava velata, per evitare che qualcuno potesse manometterne il contenuto. In realtà noi sappiamo che nel corso dei secoli hanno subito variazioni e adeguamenti a secondo della nuova condizione storico sociale che Israele viveva, ma nell'immaginario collettivo, sono rimaste le tavole che Jahwéh aveva dato a Mosè quale segno dell'alleanza tra Lui e il suo Popolo Santo. La custodia fu affidata alla prima forma di sacerdozio di cui abbiamo una presenza in Israele, i discendenti di Aronne una porzione di consacrati della tribù di Levi.

     La marcia del deserto viene descritta negli scritti più tardivi in modo trionfale, davanti a tutti era sempre l'Arca che procedeva portata a spalla dai Sacerdoti, nelle soste dell'accampamento veniva custodita sotto una tenda che è descritta minuziosamente dagli agiografi, anche perché è la Tenda dell'Alleanza continuò a custodire l'Arca della Testimonianza anche nel periodo della conquista della Terra Santa, con Giosué, con i Giudici nella dinamica dei Santuari tribali e dei patriarchi, con Saul viene conquistata dai Filistei che la restituiscono a Davide, che portò la Tenda del convegno e l'Arca della Testimonianza alla cittadella del Sion, trasformandola in Santuario del Re.

     Poi arriva Salomone che costruisce il primo Tempio per Israele, da allora l'Arca della Testimonianza, che conteneva le Tavole della Legge di Mosè, venne custodita nella Sancta Sanctorum nella perfetta solitudine del luogo riservato a Dio, che lo abita con la presenza simbolica della nube che ne invade gli spazi. Questo fino alla distruzione di Gerusalemme e del Tempio ad opera dei Babilonesi. Da allora si perdono le tracce dell'Arca della Testimonianza, nel contempo nasce la convinzione che sarebbe stata nascosta dal profeta Geremia e che alla fine dei tempi sarebbe riapparsa quale presenza potente di Dio a difesa del suo popolo.

     Da allora il simbolo dell'Arca diviene decorazione di molti motivi devozionistici in Israele e nella nascente religione Cristiana. La stessa Vergine Maria viene indicata come Arca della nuova Alleanza. Infine la ritroviamo nell'autore dell'Apocalisse che, sposando la speranza di Israele, la fa riapparire nel Tempio a sostegno della rinnovata speranza di Israele, durante il dramma della persecuzione per Giudei e Cristiani che culminerà nella distruzione  di Gerusalemme e del Tempio, ad opera dei Romani al tempo di Vespasiano e Tito.

     E' una bellissima e fredda giornata invernale, non come ci mostra per altri luoghi il televisore, allora ho detto tanto vale studiare un poco. Anche perché il tema biblico della Tenda del Convegno e dell'Arca della Testimonianza, è molto bello anche perché incoraggia a leggersi presente nelle diverse fasi della storia della Salvezza. Fasi molto diversificate nel loro sviluppo storico e anche per il ruolo che la Tenda del Convegno era chiamata a manifestare, sopratutto nei secoli del suo vagare tribale nei vari Santuari dei luoghi santi dei Padri di Israele, prima che il menestrello Davide la introducesse nel Sion, danzando davanti ad essa come un giullare per la gioiosità dell'avvenimento. E' a Gerusalemme che noi la conosciamo meglio, anche grazie alla ricca salmodia che si accompagnava nei  pellegrinaggi al Santuario di Dio e che cantavano la potenza e grandiosi di Dio nel suo luogo santo.

5 febbraio - Come tante atre volte, anche questa Domenica ha fatto il suo corso. Gesù ha sostato in mezzo ha noi, ci ha donato di ascoltare la sua Parola, di nutrirci di Lui nel Pane Eucaristico, insomma ha rigenerato la nostra vita, restituendoci alla disponibilità della Grazia che ci permette di guardarci attorno con fiducia. Con una enfasi forse eccessiva Marco affermerà a conclusione del suo Vangelo, che anche se prenderete in mono serpenti non potrebbe accaderci niente, io non ci ho mai provato, anzi a dirla tutta, se vedo dei serpenti anche quelli che si dicono non velenosi cerco di evitarli, però certamente partecipare alla vita eucaristica significa aprire la propria esistenza alla speranza. Non sempre ci riusciamo, è vero, ma spesso dipende veramente dalla nostra poca fede nella potenza di Gesù Cristo.

     Di cosa c'è bisogno per vivere in modo gioioso? Di poco, alla base basta un sorriso. Anche perché un sorriso presuppone un volto amico, una persona con la quale puoi condividere una esperienza di festa, o più semplicemente, rende presente una esperienza di festa. Magari è passato qualche anno, ma il sorriso ti ricorda che quell'avvenimento è qui alla tua presenza, per essere ancora una volta condiviso. E' vero la Domenica è il giorno della festa e della carità, della condivisione e della pace, è il giorno della fraternità universale, è il giorno della speranza che non ha fine, è il giorno del Signore. E' il dono che ci ha fatto l'amico che non delude, che non abbandona, l'amico che si dona, l'amico che perdona, è il dono che ci ha fatto chi ci chiede di essere suo dono, è il dono che ci ha fatto Gesù. E' vero basta un sorriso per riuscire a sorridere e a far sorridere, vogliamo provarci?

4 febbraio - I giovani sono un mondo a se, nel senso che se lo costruiscono e lo fanno con gusto innovativo. Dovrei ammettere che la noia non appartiene al loro mondo, ma in realtà più che al loro mondo, che peraltro spesso vive annoiato, non appartiene al mio modo di comprenderli vivi. Mi stupiscono sempre, ma soprattutto hanno imparato che possono dare fiducia alla parrocchia e conseguentemente anche un po' del loro prezioso tempo. Look esaltante, sguardo fiero, sempre attivi anche nei momenti recettivi, esigenza di gioia, alcune volte a spese degli altri, ma soprattutto la voglia e la capacità di continuare a cercarsi per vivere meglio. Anche le marginalità vengono assorbite con naturalezza e se non fosse per la mia poca esuberanza si potrebbe parlare di una tecnica molto positiva. Manca chiaramente la comunicazione di dialogo e di confronto siamo ancora a una proposta più o meno diretta, ma il prossimo appuntamento sarà risolutivo sul fronte della introspezione. Certamente avrete capito che parlo dell'incontro con i giovani/issimi, ha resistito venti minuti loro e mezz'ora io, insomma non male per chi ha scelto di sopportarsi nel fine settimana.

     Sono giorni molto particolari, anche perché sono quelli della memoria, è in questi giorni che mamma è stata chiamata all'incontro con la misericordia del Padre, per cui, almeno per me, sono da vivere vivificandone la presenza per come è possibile senza far pesare troppo l'assenza. Prima di tutto sono stato a Sicilì, per la festa di San Biagio, vi ho già spiegato che è veramente miracoloso, ogni anno c'è la testimonianza di qualche miracolo. Io chiaramente ci credo poco, per cui mia madre mi ripeteva sempre che siamo noi preti a far perdere la fede. Come sempre ad accogliere c'era  il parroco, che è molto coreografico, ma che sopratutto ci tiene a non lasciare mai il centro della scena, per cui anche se c'é Gesù, quello che è importante è che la gente si renda ben conto che chi è importante veramente è lui. La vigilia è stata ben frequentata, chiaramente tutto è in relazione agli abitanti, per Diamante sarebbero stati pochi.

     Come sempre mi ha aspettato zia China, finalmente ne ho scoperto l'età ma a motivo della privacy non posso certamente comunicarla, che aveva preparato l'incontro mettendosi ai fornelli dalla mattina presto, io purtroppo sono arrivato nel pomeriggio tardi, perché la mattina siamo stati a San Marco Argentano, per cui ho saltato il pranzo, ma alla sera, dopo la celebrazione in Chiesa, abbiamo avviato una lenta liturgia domestica,  c'era di tutto e di più, d'altra parte aveva preparato per me e non potevo deluderla. Sono giorni nei quali riesco  in compenso a fare lunghe camminate, anche se il tempo non era immediatamente bello, insomma sono gli atteggiamenti da sfida che il mio giovanilismo si concede, nell'illusione di essere ciò che non sono o forse nella capacità di essere ciò che penso di non essere più.

     Il voler camminare, oltre a permettermi di digerire come mi consiglia continuamente il medico, mi fa visitare anche le tante proprietà familiari, soprattutto campagne nelle quali ho trascorso la mia infanzia. Adesso sono quasi totalmente abbandonate, anche se periodicamente curate da chi vi pascola gli animali, o raccoglie le ulive, o anche la legna da ardere. Chiaramente tutto a fondo perduto nella gratuità più assoluta, ma almeno mantengono pulite e percorribili le campagne. In questi giorni nulla di particolarmente strano, per cui mi sono accompagnato ai ricordi senza particolari distrazioni, sostenuto dalla preghiera che mi riesce abbastanza naturale, anche perché, non avendo responsabilità parrocchiali, tutto scorre in modo lineare e semplice. Il giorno della festa ho celebrato, e a seguire ho anche concelebrato, mia madre sarebbe stata molto contenta, o forse devo dire che è molto contenta per via della comunione dei Santi che ci accomuna ancora oggi nella diversità delle situazioni di vita.

     Ma questa volta ho recuperato anche quei pochi ricordi che mi accompagnano di papà, ne ho meno ricordi anche perché, come ho spesso avuto modo di dire, lui lavorava sempre, ma lavorava davvero, dalla mattina alla sera, instancabilmente. Non erano i tempi difficili di cui si parla oggi, ma semplicemente i tempi della fame di cui oggi nessuno parla, ma era solo ieri. Magari non riguardava tutti, ma non sarebbe male se ogni tanto si facesse una retrospettiva per scoprirsi più gioiosi, per tutto ciò che in tempi brevi abbiamo avuto la fortuna di poter avere. Così sono stato nella campagna dove mio fratello mi ruppe la testa per la prima volta, poi ne seguirono anche altre, e mio padre mi dette il resto, come si diceva una volta. C'era anche la casedda che lui stava aggiustando, in alcuni ambienti non cambia proprio nulla, meglio così.

     Un'altra immagine che conservo, allora potevo avere quattro o cinque anni, è la costruzione del pozzo alla Fornace. Quella campagna  era il nostro mercato della frutta, insomma era la campagna più vicina a casa, produceva di tutto, chiaramente zappandola, ma non c'era molta acqua. Lui scavò per ore fino ad arrivare alla vena d'acqua sorgiva, circa cinque metri, fortificò il pozzo con le pietre. E' ancora lì, se solo ci fosse qualcuno a zappare potrebbe ancora valorizzarlo. Quello fu un bel giorno di festa per tutta la famiglia, potevamo restare in campagna tutto il giorno. Altra ricorrenza annuale era l'abbrustolatura dei fichi secchi nel forno di casa. Dopo alcuni giorni io e mio fratello, anche qui ero verso i tre e i quattro anni, venivamo messi nel forno per raccogliere i fichi, è inutile dire che uscivamo molto sporchi e allora seguiva il rito del bagno nella bagnarola con mia madre nelle vesti della negra di turno attenta a rimuovere tutta la fuliggine che ci si era attaccata addosso. Insomma giorni d'altri tempi, felici nei ricordi, ma ritengo felici anche nella realtà vissuta in perfetta povertà. Allora sì che ero povero.

     Insomma giorni sereni, di pace, anche se tutto attorno serpeggia la crisi economica, sembra che non tutti se ne rendano conto, ma è bene stare con gli occhi bene aperti, anche perché prima o poi anche se in diversi modi, coinvolge tutti. Per noi sacerdoti, tutto sembra essere più facile. Siamo quelli, magari annoiati come dice il presidente, dello stipendio fisso, per molti questo significa anche non essersi mai mossi dalla stessa parrocchia, se non annoiati certamente annoianti. Magari sto semplificando eccessivamente, però ritengo che la gente ci guardi come a coloro che stanno bene, mentre loro sono nei guai, me ne accorgo anche perché a me, chiedono sempre soldi, e certamente non sono tra quelli che stanno meglio. Occorre spingere sulla solidarietà, per evitare di scadere nella disperazione. In una società che costruisce e genera morte, noi cristiani dobbiamo continuare ad essere, in Cristo, la speranza per tutti.

     Serata in serenità, come d'altra parte è la vita della comunità, sembra che tutto vada articolandosi, chiaramente nei tempi lunghi, ma quello che conta è la concatenazione delle azioni nella dinamica della conseguenzialità. I pargoli sono tutti per strada e per costruire la loro festa hanno interrotto il traffico sulla piazza con le insegne dei lavori in corso. Vita beata che fa bestemmiare contro l'amministrazione i malcapitati autisti ma che rende gioiosi gli inventori di questo diversivo. L'ho detto prima, a stare con loro non c'è il rischio di annoiarsi. Potrei continuare ma è bene interrompere, sono giorni belli e non voglio appesantirli, per cui a tutti sogni d'oro e gli auguri di una Santa Domenica.

31 gennaio - Alcune volte si diventa ripetitivi, ma è la realtà, a forza di spingere prima o poi si sfonda. Ed è quello che va accadendo anche nella nostra realtà più ampia, anche se beninteso certamente non posso dire di più. Vi basti sapere che è così. Ci si aspettava la giornata più fredda degli ultimi 50 anni e invece, niente di che, ne è venuta una giornata mite, persino rischiarata da un sole accattivante e ammiccante. Insomma piacevole persino da godere nella classica camminata da lungomare. Giornata complessivamente armoniosa, nuovi equilibri, nuove situazioni, lo stesso disinteresse e conseguentemente tanti spazi come al solito per l'autonomia progettuale. Quello che conta è il metodo di lavoro, alla linearità non c'è opposizione.

     Poi sessant'anni non passano inutilmente. Ci sono tanti affetti anche tra i fratelli, cosa non facile ma bella da scoprire. Chiaramente quello che conta è non pretendere, ma donare, anche perché è il Signore che restituisce altrimenti non vale, non serve per la costruzione del Regno. Ci si coglie voluti bene anche da persone che immediatamente potrebbero relazionarsi diversamente, questo è veramente la prova che l'amore non è acqua, sia quello che doni, sia quello che ricevi. Senza alcuna illusione, però è bello poterlo constatare. Molti illusi mi dicono che a sessant'anni si comincia a vivere, è evidente che non dialogano mai con i giovani, altrimenti si renderebbero conto dell'assurdità delle loro affermazioni, ma a molti piace vivere di illusioni. Diciamolo pure, tutto sommato non è il male peggiore, per cui ...

    L'Apocalisse continua a scorrere in una drammaticità paurosa, l'autore avverte l'esigenza di incoraggiare i lettori a comprendersi protagonisti e non vittime anche perché il trionfo è garantito e loro non devono temere più nulla. Non è facile leggersi nella storia in questo modo, ma noi siamo razionali e non apocalittici. Però non sarebbe male leggersi in modo innovativo nella storia, ci renderebbe protagonisti anche quando ci leggiamo negativamente. Avendo sempre presente che il protagonismo non  è legato alle nostre capacità o azioni ma alla volontà di Dio di rendersi presente nonostante le nostre negligenze e disaffezioni. Occorre essere più positivi e propositivi, anche se alcune volte sembra che la realtà sia contro. In realtà non è vero, forse noi siamo contro una realtà che ci aspetta per accoglierci.

    La notizia è su tutti i giornali, per cui non è possibile far finta di non sapere, una testa di maiale è stata recapitata a un carissimo confratello. Il segnale in ambienti molto più seri del nostro è: amico, stai parlando troppo. Ma non ritengo che il nostro sia a un grande livello di serietà per cui il primo pensiero è stato: ma il resto chi se lo è pappato. Anche perché, se è vero che con la testa vengono fuori dei piatti molto interessanti per quel che concerne la gelatina, è evidente che la parte più interessante è il resto.  Si può scherzare su queste cose? Forse si e forse no. Ma io sono diventato scherzoso, certamente dipende dall'età, ma anche la conoscenza delle situazioni fa la sua parte. Per cui occorre stare accanto al giovane in oggetto, ma forse la gravità del messaggio non è necessariamente da intendere per come ordinariamente la si coglie. Almeno penso, è comunque un pensiero da opinionista, conseguentemente di nessun valore.

     E' vero alcune volte ci sono tante novità, e qual'é la novità e allora quando i cristiani erano perseguitati veramente, cosa avrebbero dovuto pensare. Forse di essere dei maledetti. Ma sappiamo bene che invece si sentivano dei benedetti. Allora così'è che non funziona, semplicemente la nostra testa? forse sì, non funziona il nostro modo di leggerci nell'oggi della storia. Siamo abituati a piangerci addosso, al punto che se non stai attento l'altro allaga anche te. Mai che ti si chieda se tu hai dei problemi, devi sempre essere disponibile ad ascoltare quelli degli altri, che magari tanto problemi non sono. Educarsi alla pazienza, dice l'Apostolo per eccellenza, ma era solo lui che si sentiva di questa eccellenza, educa a una virtù provata e la virtù provata apre alla fede. Sì, il Parroco deve essere una persone che esercita la disponibilità alla fede sempre, anche di fronte allo stare bene lamentoso di chi pensa di essere nel bisogno senza ragione.

     Con San Giovanni Bosco è andato via anche gennaio. Un mese molto bello, che è scivolato via con l'entusiasmo di tanti momenti di pace e fraternità che Gesù ci ha donato di vivere. Veramente un mese dalle mille sensazioni. Dai tanti colori, adesso che è arrivata anche la neve, non mancava più niente, è proprio un peccato che sia andato via, spero di rivederlo, ma non tanto presto, anche perché significherebbe che un altro anno è passato. Diamogli il tempo che è necessario perché al suo ritorno ci trovi entusiasmo di ricominciare una avventura nuova con tutto il bello e il bene che riesce a trasmetterci con la sua voglia di essere novità, di essere gioioso, di essere gennaio.

30 gennaio - Vivere la festa, apre alla comprensione di significati sempre nuovi da scoprire in questa situazione, incoraggia a scoprire modi più adeguati a trasmettere queste sensazioni. Restituire al culto una immagine, in questo caso è la Beata Vergine del Monte Carmelo nella interpretazione neo classica che ci viene donata dalla statua presente nella nostra Chiesa Madre, ha donato a ciascuno una emozione fortemente personalizzata. Impassibile da descrivere quali possono essere state le emozioni  dei fanciulli che si sono accompagnati all'immagine, delle tante persone che ne hanno seguito con interesse l'ingresso e l'hanno accolta come assemblea liturgica, dei donatori storici: i Brancati, dei Celebranti che hanno solennizzato questo momento, delle anime del Purgatorio che grazie a questa immagine sperano che ci si ricordi maggiormente di loro. Insomma, per un avvenimento si devono analizzare i cieli e la terra, anche perché tutto è partecipe della gloria di Dio, del coro che ha innalzato un inno alla Vergine Santa, anche con coloro che ancora possono far sentire la loro voce, ma che certamente sussultano di gioia nelle loro madri.

     Ciò che adesso evidentemente non va, sono i colori della Chiesa, troppo severi per la gioiosità che il luogo sacro deve trasmettere. Forse una volta le sensazioni erano orientate al lugubre, ma almeno da cinquanta anni la Chiesa ha riscoperto la gioiosità del Risorto e chi partecipa all'Eucaristia deve poterla assaporare anche per come gli ambienti sacri li accolgono. Non so se possiamo affermare che una volta prevaleva il senso del macabro, scie di sangue interminabili, crocifissi che orientavano al dramma, insomma era difficile cogliere la speranza, ma anche la vita era così. Oggi viviamo una spiritualità più aperta alla gioia del  Paradiso che non al dramma della morte. Questo ci chiede di lasciarci coinvolgere dalla scena leggiadra del mattino di Pasqua nel Giardino dove Gesù si ripresenta vivo per dare conforto ai suoi seguaci che erano nel dolore e nel pianto per la morte, lo sappiamo bene, non sempre siamo buoni testimoni del Risorto. Ancora oggi molti preferiscono fare del terrorismo spirituale, incutere nel cuore la paura della morte, del giudizio di Dio, del terrore delle fiamme dell'inferno, insomma si preferisce rimuovere la Misericordia di Dio che Gesù è venuta a portarci, per restituirci all'Antico Testamento più classico, dove sembra che il massimo da poter ottenere da Dio, è il restuirsi a una morte serena nel seno di Abramo.

     Questa nuova comprensione chiede anche di scomodarsi, nella proposta educativa, da modelli troppo scolastici, sposando la tecnologia che più immediatamente fa parlare e sa parlare ai ragazzi di oggi. Certo per fare questo occorre imparare a padroneggiare i nuovi strumenti di comunicazione al punto da usarli sapientemente per trasmettere sensazioni, contenuti, emozioni capaci di coinvolgere ed appassionare gli uditori. Insomma dobbiamo studiare di più per parlare di meno e comunicare meglio. Nella Festa della Pace, che abbiamo vissuto con grande entusiasmo e un po' di ansia, ci si rende conto che non siamo da esportazione, ma che certamente stiamo bene insieme. Come sempre, si avverte la gioiosa verità che  i ragazzi ci sopravanzano in coscienza e conoscenza e noi facciamo fatica a valorizzarne i carismi, ma si può anche affermare che i limiti, per molti aspetti, sono obbiettivamente difficili da superare. Per cui si ringrazia il Signore e si va avanti con tutte le energie possibili, tanto a sognare ci pensano i ragazzi che evidentemente si sentono coccolati e amati, il che non è poco, anche perché permette loro di essere sereni e di sognare anche in tante situazioni familiari difficili.

     A una giornata euforica capita che possa seguirne una semiseria, quando si vive una grande euforia, poi ci si trova a doverla comprendere, cogliere nelle tante sfumature, peraltro tutte positive anche perché contrassegnate dal sorriso dei partecipanti. Insomma situazioni di stallo che meritano serenità interpretativa e rilancio educativo. Ancora una volta il Signore ci chiede di sganciarci da modelli relazionali superati  e incoraggia a percorrere vie nuove di comprensione per il bene della comunità. Come trasmettere all'uomo di oggi il valore eterno della salvezza? Può sembrare strano, ma tutto questo è affidato a noi. Rimane sempre l'enigma, ma noi siamo capaci di corrispondere a quanto il Signore ci chiede? Se ci accorgiamo dei nostri limiti, e questa è già una grazia di cui non tutti godono, il problema eterno è il come potervi sopperire.  Come recuperare maggiore interiorità spirituale, che ci rende poi capaci di vivere la semplicità del quotidiano come lo straordinario che il Signore ci affida?

     Un raggio di sole illumina il monte Bulgaria, che ho di fronte nel golfo di Policastro oggi adombrato da una coltre grigia di nubi, in questo caso i profeti veri, quelli antichi antichi, saprebbero leggerlo come un segno del Signore e vi assegnerebbero anche un significato salvifico, noi, forse, riusciamo a coglierlo solo come un fenomeno atmosferico. In realtà io vi leggo anche la volontà del Signore che mi indica Sicilì, che si trova proprio di fronte al monte Bulgaria, il che vuol poter dire che Lui vuole che io ci vada per la festa di San Biagio. Se fossimo al tempo di Samuele, preparerei l'asino per incamminarmi avendo la certezza che lì il Signore mi indicherà il da farsi. Ma poiché siamo del terzo millennio, abbiamo imparato che non bisogna lasciar fare tutto a Dio, ho già telefonato da giorni a mia zia China, perché faccia trovare calda la casa che dovrà ospitare, però non ho chiesto di ammazzare il vitello grasso, anche perché so che ciò che prepara ordinariamente per la festa, è più che sufficiente per farmi vivere seriamente la Santa Quaresima che intanto si avvicina.

     A guardare bene, quasi  tutta la mia vita scorre davanti ai miei occhi ogni giorno, quando mi affaccio al balcone immediatamente ho davanti gli undici anni di Cirella, i nove anni di Belvedere dall'altra parte, i sette anni di Sicilì, i miei anni a Scalea e via a seguire. Li posso leggere sempre presenti ogni giorno, aiuta anche a capire che dalla presunzione di essersi mosso tanto è facile passare alla comprensione più vera di non essersi mai mosso. Anche avere l'immensità degli orizzonti che ti entrano in casa è una fortuna che non tutti hanno, in effetti molti affacciandosi vedono solo le case di fronte. Altri riempiono le finestre di tende, fino a oscurare gli ambienti domestici, per evitare che si sbirci in casa. Io che vivo sul Timpone, posso leggere e spaziare tutto intorno senza alcuna ansietà e con la possibilità di cogliere sempre nuove situazioni capaci di animare, senza mai annoiare la giornata. E' vero, questo esige anche il gusto di immergersi, cosa che non tutti sanno vivere, ma lo stare con Gesù, in modo più o meno serio, aiuta ad andare sempre oltre ciò che gli altri pensano di poterti insegnare.

28 gennaio - La troppa spensieratezza fa male a chi è abituato ad avere pensieri, per cui eccoci a fare quelli della notte. A proposito della memoria, sono stato più volte ad Auschwitz, con adulti, giovani, ragazzi in diverse situazioni, l'esperienza lascia sempre molte riflessioni irrisolte, anche per la drammaticità ed unicità della soluzione finale, che si prefiggeva  di eliminare tutti gli ebrei dal continente europeo. Questa decisione era espressione di un odio plurisecolare, materializzatosi in menti malate, ma seminato con naturalezza per secoli anche da responsabili religiosi e politici. Purtroppo anche noi siamo testimoni e continuiamo ad assistere ad operazioni di pulizia etnica ancora oggi, come se nulla fosse accaduto, basti pensare a quanto è accaduto in Bosnia Erzegovina o più distante ma non meno grave in Cambogia oppure in Burundi, così come nessuno vuol sapere che cosa sta accadendo in Cina per quanto concerne il Tibet. Oggi come allora si guarda agli interessi nazionali e non alla dignità della persona, per cui  non sempre il grido di dolore delle sofferenze inflitte, riesce a suscitare pietà, il più delle volte genera insofferenza.

     Purtroppo capita che la storia non diventi maestra di vita. I vari campi di concentramento, in parte ricostruiti fedelmente, si percorrono in un clima silenzioso e meditativo, ordinariamente tutti restano disorientati di fronte alle atrocità che si percepiscono davanti agli occhi dei visitatori,  anche perché i musei organizzati sono inseriti nei campi stessi e sono molto fedeli alla realtà che mostrano. Li vedi nella loro disperazione, avverti il loro dolore, vorresti fare qualcosa in più, ma ci viene ricordato che forse è troppo tardi, occorreva essere più attenti, più disposti a condividere mentre tutto questo accadeva, oggi dobbiamo cercare di non dimenticare ma come dicevo non è un'arte facile nella società dei senza memoria. Però è importante leggersi in ciò che siamo capaci di fare per educarsi al rispetto verso tutto e verso tutti, ma anche per essere vigilanti, perché, come ci viene sempre ricordato in queste occasioni è sempre dietro la porta di casa, può esplodere in ogni momento, magari con gli zingari, con gli extracomunitari, con gli immigrati insomma verso coloro che continuiamo a percepire diversi da noi.

     Che cosa pensare, meglio non pensare e cercare di interiorizzare il dramma di situazioni che si spera non debbano mai ripetersi per nessun popolo, anche se, come dicevo alla malvagità dell'uomo, quando si scatena non è facile porre rimedio. Ma purtroppo come ogni cosa tale atteggiamento resta il tempo della visita, anche perché immediatamente dopo, ma purtroppo anche durante, diventiamo subito occidentali, figli del consumismo, e poiché, purtroppo, all'interno dei vari campi di concentramento aumentano di numero i bar e i ristori, scelta almeno discutibile fatta dai gestori, tutto viene rimosso in pochi momenti, per cui è difficile che alla ripresa del viaggio qualcuno riesca a relazionarsi sul significato di ciò che è accaduto, se non sovrapponendosi ai panini da mangiare o alle bibite.

     Per capire cosa può diventare quando diventa codice politico basterebbe visitare i tantissimi campi di sterminio che sono presenti in ogni parte del mondo, quando un potere politico decide di eliminare ogni forma di diversità e di opposizione trova sempre, o forma persone disposte ad odiare radicalmente fino a desiderarne a morte tutti coloro che vengono percepiti diversi, in poche parole tutti gli altri, anche perché in fin dei conti siamo tutti diversi. Anche noi europei siamo esperti, in questo campo, poiché sia per la formazione degli stati nazionali, sia per le guerre di religione, sia per i secoli  di colonialismo con la terribile tratta degli schiavi, sia per i vari totalitarismi che si sono accompagnai alla nostra storia, i numeri dei deportati  e violentemente eliminati, sono inimmaginabili. Dovremmo fare lo sforzo di immaginarli anche per essere meno presuntuosi con la storia della nostra civiltà occidentale che, purtroppo, in ogni tempo e in ogni latitudine è costata migliaia e migliaia di morti.   

27 gennaio - Una giornata incartata, possiamo definirla così, con una accentuata voglia di personalismo e di gioia. Perché? difficile da comprendere, però è stato così, tutti mi è sembrato particolarmente bello da vivere. I colori della natura, le relazioni sul lungomare, la gente che ho incontrato, il rosario con i pochi devoti che hanno preferito disertare la novena di San Biagio, i canti con il coro molto rilassanti con Annarita come sempre particolarmente entusiasta, è un vero miracolo, una esaltazione della gioia, il dialogo spassionato con il solidum, il ritorno in tipografia dopo un po' di tempo, la cioccolata presa al bar con chi si accompagna ormai da tempo alla mia vita, ma in realtà dovrei fare anche tanti altri riferimenti ma preferisco evitare. Insomma un giorno bellissimo, che è bene dimenticare, altrimenti si pensa che si possa ripetere e magari si resta delusi. Anche questo penso che non sia vero, l'ho scritto tanto per non enfatizzare troppo tutto ciò che il Signore mi dona, altrimenti anche Lui corre il rischio di insuperbirsi. Penso che il merito sia di San Biagio, che rimane il Santo Patrono, non a Diamante perché qui troneggia l'Immacolata, ma del mio paesello natio, dove spero di andare in occasione della festa.

26 gennaio - La presenza Eucaristica di Gesù è il cuore della fede cattolica in Gesù Cristo, quanto di più cattolicamente esclusivo che la fede nel pane eucaristico sia stata capace di cogliere nel mistero dell'amore di Dio e della sua volontà di stare sempre a sostenere la fragilità dell'umanità. Lo sforzo umano, il lavoro dell'uomo che diventa pane, cibo di ogni giorno e che viene presentato al Signore che, nel dono dello Spirito Santo lo transustanzia nella presenza reale del suo figlio Gesù Cristo in mezzo a noi. Questo noi contempliamo nel momento in cui ci poniamo davanti a Lui in adorazione. Contemplare, adorare sono parole di cui si è perso un po' il senso. Per cui esigono sempre delle spiegazioni, o più semplicemente una lunga introduzione alla comprensione. Certamente l'Adorazione Eucaristica rimane il momento più intenso della intimità con Dio, schiere innumerevoli di santi si sono forgiati alla scuola di Gesù Eucaristico. Adesso è un po' più difficile anche perché si sta più volentieri davanti al televisore che non in contemplazione, forse anche per questo le schiere di santi si affievoliscono anche negli ordini religiosi e nel clero, troppo mondo e poco Dio, può essere, può essere.

     Ci siamo rimessi a scrivere, in modo più disincantato ma abbiamo ripreso, per cui tutta la giornata al computer cercando di mettere per iscritto il lavoro della diocesi per i prossimi anni. Leggere il futuro esige la grande disponibilità a cogliersi nella storia con gli occhi di Dio, operazione non facile anche perché, ce ne accorgiamo leggendo la Parola di Dio, non basta essere chiamati per essere dalla parte di Dio per vedere la storia come la vede Dio. Per questo nella Bibbia, alcune volte, troviamo degli abbagli paurosi anche nelle persone più sante. Capita di volersi mettere al posto di Dio e questo Dio non lo sopporta proprio, come non sopporta certamente di essere usato per  finalità prettamente umane. Per cui è necessaria molta prudenza, lettura del cammino della Chiesa nazionale, comprensione dei limiti dell'esperienza diocesana, disponibilità a confrontare tutto anche con chi non si coinvolge mai, e, se alla fine, uno non lascia perdere tutto ma si mette a pregare, riesce persino a mettere per iscritto un itinerario formativo dignitoso da poter presentare come oggetto dei progetti pastorali da vivere nelle comunità parrocchiali. In molte comunità si procede a memoria, ripetendo sempre le stesse cose e sempre allo stesso modo. Ma ci sono anche comunità più entusiaste della missione, per cui ne vale sempre la pena.

     D'altra parte la cosa importante è di non scrivere mai per se stessi, per cui lo sforzo maggiore rimane quello di spersonalizzarsi. Nell'impegno precedente non ho capito se ero io a pensarla come il Vescovo, oppure era il Vescovo a pensarla come me, comunque sia, si era creata una simbiosi perfetta negli intenti e nella esposizione dei principi. Nella nuova dinamica pastorale è ancora troppo presto per poter esprimere un parere, per cui cerco di lavorare cercando di capire il più possibile, d'altra parte il nostro compito rimane quello di camminare con il Vescovo. In Ecclesiologia abbiamo imparato che la Chiesa si costruisce attorno al proprio Pastore. Per cui noi dobbiamo sempre vivere la dinamica dell'alunno che deve imparare. Il vero problema è il dover ricominciare daccapo, come se tutto fosse nuovo, mentre sappiamo bene che nella Chiesa quasi nulla è totalmente nuovo, semplicemente diversamente leggibile a secondo dei tempi e dei luoghi, ma per il resto i contenuti non possono subire grandi varianti. Questo da una parte dona serenità, dall'altra parte suscita la perplessità di chi deve sempre cercare il modo nuovo di dire sempre le stesse cose. Generalmente non ci si annoia, ma io ormai mi avvio alla sessantina, magari chi cammina sulla ventina può pensarla in modo diverso.

     Confermare cosa vuol dire, può anche significare cambiare tutto per non cambiare niente. Magari non voler perseguire la novità fino in fondo. Oppure mantenere un certo equilibrio nella dinamica del centro, dove tutti sgomitano e non molti operano. Ma può anche essere dettato da tempi nuovi che si prevedono burrascosi e magari si avverte l'esigenza di stabilizzarsi alle spalle. Insomma i motivi peri quali si fanno delle scelte sono sempre tanti, e non è facile analizzarli. Forse non è neanche necessari, si prega, si lavora, si cerca di guardare al bene anche dove altri vedono il male, e si va avanti. Tanto gli anni passano veloci. Quello che ho imparato è di guardare sempre avanti, altrimenti a guardare indietro ci si può spaventare o impantanare, meglio dire impantofolare. Cosa vuol dire per un giovane tornare a casa? Secondo me non vuol dire proprio niente anche perché come fa a tornare chi non c'è mai stato, per cui è opportuno cercare di capire cosa intende con tornare, poi si potrà capire la bontà o l'irrazionalità del gesto.

24 gennaio - Ci si accorge  di voler restare da soli anche se tutti ti continuano a cercare, è una esigenza che nasce dalla coscienza di dover guardare meglio alla propria vita o più semplicemente è tale e basta. Mettersi da parte, cercando di non scadere nella ovvietà della quotidianità, esige il viere isolati. Altrimenti il rischio che si corre è quello di restare soffocati dal troppo affetto, o dalle troppe parole ripetute sempre come la novità del momento, ma in realtà che non sono altro che la ripetizione del telegiornale di turno. Così ci immergiamo in Dio, cercandolo per come Lui si lascia cogliere, anche se viviamo la perenne tentazione di comprenderlo per come piace a noi. Anche la comunicazione di Dio che riceviamo attraverso i libri ispirati, corriamo il rischio di addomesticarla mentre dobbiamo sforzarci di accoglierla come dono per come è, anche in quelle sezioni totalmente estranee alla nostra sensibilità spirituale. Non dobbiamo mai stancarci di cogliere la presenza di dio nella storia dell'uomo per come la sensibilità dell'uomo scrittore ha saputo trasmettercela.

     Certamente la parola spesso ci si presenta molto lontana dalla sensibilità che abbiamo maturato soprattutto in riferimento all'amore di Dio. Ma non sempre e, ancora oggi, non tutti si riesce di coglierla allo stesso modo. Non dobbiamo dimenticare che molti continuano a comprendere la Chiesa come luogo di potere e a viverne l'esperienza esercitando un potere in senso molto ampio. E' difficile da accettare come tante altre cose, ma la realtà è fatta dalle persone che in modo totalmente diverso si relazionano ai valori che comunque ci accomunano e ci fanno stare insieme. Chiaramente nelle situazioni di normalità, poiché non appena la situazione sfugge di mano, come purtroppo stiamo vivendo in questi giorni, si torna al film si salvi chi può. Alcune volte sono le situazioni, altre volte è il dramma della vita, o ancora lo sfruttamento che sembra travolgere la dignità delle persone, ma certamente incide anche la tanta povertà spirituale che non orienta più la disponibilità al bene comune il valore vero su cui impostare la propria vita.

     La cosa più impressionante del tanto manifestare di questi giorni è che nessun politico fa mai autocritica, assumendosi la responsabilità del dramma che si sta accompagnando alla nostra Italia. Ne' si può addossare la responsabilità all'ultimo arrivato che come sempre accade cerca di consolidare i cocci rimasti. Quanti finti lavori sostenuti dallo stato ai vari livelli per creare clientelismo nella dinamica del sostegno elettorale. Le cose le sappiamo tutti, o ancora meglio le sanno tutti, però viviamo tutti nostalgici di un benessere che ha determinato il malessere del futuro della nostra nazione, ma ancora peggio il futuro dei giovani che purtroppo, non riescono a comprendersi come il futuro. Semplicemente perché gli è stato tolto senza avergli dato la possibilità di intravvederlo. Però nessuno se ne assume la responsabilità da destra e da sinistra, quello che continua a contare è che io resti sempre al mio posto, con i miei amici a tutelare i miei interessi. Che poi questo mandi a fondo altri, questo finisce con il non avere alcun interesse, quello che conta è che si possa continuare a fare come prima.

     Il dramma dell'uomo del nostro tempo è davanti agli occhi di tutti, ma spesso si  preferisce indossare gli occhiali scuri in modo da poter sempre guardare altrove, senza che gli altri se ne rendano conto. Che fine ha fatto l'Iraq, l'Afganistan, l'Egitto, la Libia e via a seguire nell'interesse collettivo. Tutto rimosso, adesso dobbiamo piangerci addosso noi, non possiamo pensare ai problemi degli altri. Spesso si sente dire persino che facciamo pure troppo, c'é sempre la prudenza di non chiedere che casa si stia facendo, anche per evitare di creare un silenzio imbarazzante nell'uditorio. Occorre cambiare mentalità, convertirsi, ce lo ricordava anche Gesù nella liturgia festiva, ma occorre convertirsi davvero non per finzione. Rispettarci di più, soprattutto, rispettare di più i più deboli, mentre invece aumenta a dismisura lo sfruttamento dei più poveri, senza nessun riguardo alla loro dignità e non parlo solo degli extracomunitari. Questo si avverte frequentemente anche nei più giovani, si va alla ricerca dei più deboli per prenderli in giro, per coinvolgerli nelle tante devianze del nostro tempo.

     Avevo cominciato parlando della esigenza di solitudine, ma di fronte a questi drammi Gesù direbbe, andiamo per i villaggi a consolare, perché ne hanno bisogno anche loro. Però è importante non restare soffocati, per capire dove comincia la volontà di libertà, di vivere il protagonismo e dove invece è solo desiderio di assistenzialismo e mancanza di responsabilità personale, incapacità di rischiare di osare di più. di cercare nell'oggi la speranza della mia vita senza false illusioni o coltivando sogni invivibili. Fare discernimento alla ricerca di una verità che diventa sempre più velata. Per amore di verità sono morte tante persone nel corso della storia, occorre essere attenti, essere più sensibili e attenti agli altri, anche perché le idealità esigono una maturità non sempre presente nel nostro tempo. Insomma tante sensazioni che esigono una linearità nella relazione e una maggiore complessità nell'analisi.

22 gennaio - Giornata molto bella ed emozionante, ma solo perché io l'ho vissuta così. E' Domenica e come al solito si inizia con la celebrazione dell'Eucaristia. Alle nove liturgia per la diaspora dei credenti. Alle undici molto bene, nel nuovo format assembleare, in altri tempi avremmo avuto il vuoto per la mancanza dei bambini, oggi molto bene tra i giovani e gli adulti, avremmo fatto fatica ad accogliere il resto di Israele in pellegrinaggio in quel di San Ciriaco. Bellissimo sole da godere per come è possibile sotto il roccione del miracolo. Pranzo essenziale a base di panini, l'ACR non è più quella di una volta, quando si imbandivano le belle tavolate per solennizzare in modo degno il momento più importante della giornata, oggi come oggi senza esagerazione, di necessità virtù. Poi tanta gioia come solo i bambini riescono a trasmettere, insomma un pomeriggio da godere nella fraternità dei semplici e nella gioia degli umili.

     Nel tardo pomeriggio,  incontro con i genitori dei giovanissimi veramente interessante anche se ancora il clima è troppo ingessato. Si entra nei problemi, ma non si riesce a dare continuità nel metodo propositivo, bella la disponibilità delle coppie alla partecipazione e alla discussione, probabilmente sarà utile vivere un incontro con qualche specialista, come sempre i giovani sono la novità e l'instabilità della vita di comunità. Mi sono organizzato una serata in serenità con gli amici, scelta anomale che hanno subito con benevolenza, purtroppo ha determinato le lacrime, non volute, dell'amore sperato. Nell'essenzialità dell'accoglienza improvvisata  tutto molto semplice e gioioso.

     L'Azione Cattolica, nella mia vita,  è stata come una mamma spirituale, nel senso che sono cresciuto in questa associazione e adesso ci sto anche invecchiando. Questo non vuol dire che non ho vissuto altre esperienze ecclesiali, ma a nessuna ho avuto modo di dedicare tanta parte della mia esistenza e del mio ministero. Come laico vi ho vissuto la fase adolescenziale e giovanile, eravamo al tempo delle gare di catechismo diocesane, Don Tolentino ci preparava e noi imparavamo tutto a memoria. Erano i tempi eroici del catechismo di San Pio X, la giornata delle adesioni era veramente un giorno sacro da memorizzare, facevamo ritiri mensili, poi vennero i primo campi con i giovani a Mormanno, insomma bei ricordi, magari, diciamolo pure, sembrano un po' sbiaditi ma sempre ricordi sono.

     Nel mio ministero sacerdotale ho quasi sempre lavorato a livello diocesano, oltre chiaramente nelle parrocchie di cui ero parroco, ho sempre avuto o fondato l'Azione Cattolica, avendo la certezza del suo valore educativo soprattutto in riferimento alla formazione ecclesiale. Posso dire così, Mons. Lauro mi prese dagli Scout, dove lavoravo da qualche anno con molta passione, ai vari livelli, in regione Calabria, e mi affidò il settore Giovani di AC diocesano, che, se ricordo bene, tanto bene non andava. Mantenni l'incarico per tre anni e mezzo, in quel periodo abbiamo fatto di tutto, ritiri, pellegrinaggi, giornate mondiali, raduni, campi scuola, insomma della serie di tutto e di più per la gioia di incontrare e far incontrare i giovani della diocesi.

    Poi sono stato nominato Assistente unitario, incarico mantenuto per sette anni. Impegno molto diverso nella dinamica dell'emancipazione del laicato associativo e anche non, in diocesi raggiungemmo il numero di trentasei associazioni parrocchiali. Occorre dire che Mons. Lauro spingeva molto per la presenza dell'AC in tutte le parrocchie, che allora erano cinquantaquattro. Che io ricordi la nota dominante del mio impegno pastorale è stata l'affettuosità delle relazioni e la gioia di vivere l'essere diocesi. Erano i tempi nei quali non si era ancora ramificato eccessivamente l'associazionismo, per cui si lavorava in festosa solitudine. Con la venuta di Mons. Crusco chiesi di lasciare l'impegno diocesano, anche perché intanto tutto stava diventando più burocratico, insomma stentavo a comprendermi in questo stile di servizio, ma continuai a partecipare alle attività in vario modo, come d'altra parte ho anche seguito la lunga fase del rinnovamento, e, purtroppo per molte associazioni anche la politicizzazione e la chiusura.

     Fui ripescato cinque anni fa, particolarmente per organizzare la vita spirituale associativa e il clima generale del livello diocesano che nel frattempo era diventato poco sereno, insomma un governo di fine legislatura, capace di traghettare l'Associazione verso la nuova fase pastorale che nel frattempo si stava avvicinando. Mi ci sono applicato con il solito entusiasmo, ma anche con un po' di stanchezza in più, anche perché da assistente unitario diventai assistente unico. Adesso guardo tutto dall'esterno, anche con molto interesse, nella disponibilità del servo che ritiene di aver fatto tutto quello che gli è stato chiesto. E' anche bello rileggersi nelle tante manifestazioni che l'AC propone comprendendosi parte di questa vitalità laicale diocesana che fa tanto bene alle parrocchie.

     L'AC mi ha donato di vivere una fedeltà costante al magistero della Chiesa, prima di tutto perché ho sempre lavorato in stretto contatto con i Vescovi che l'hanno guidata, ma anche per la possibilità di vivere la formazione permanente a livello nazionale, che certamente ha contribuito alla mia serenità pastorale e alla mia crescita spirituale. E' stata come un vestito che cambiava continuamente permettendo a chi lo indossava di essere presente come Chiesa dove la Chiesa si trovava a vivere la propria quotidianità. Guardo i nuovi assistenti che in parte avevo pensato per camminare meglio insieme, li vedo lavorare con gioia e serenità con chi non avevo mai pensato potesse camminare così bene, d'altra parte per quello c'è il Vescovo. Ed è bello leggere questa nuova realtà, d'altra parte l'età che si accompagna alla mia vita esige sapienza, come il bene che lo Spirito Santo ha donato oggi alla Chiesa che continuo a servire nella fedeltà e nell'amore che il Signore mi dona. Oggi questo mi veniva di pensare nella terra di San Ciriaco Abate e così chiudo questa Domenica veramente speciale e bella.

20 gennaio - Ieri sera ho interrotto perché faceva troppo freddo e le dita si rifiutavano di continuare, d'altra parte alla mia età è prudenza tutelarsi. Oggi scirocco, si avverte perciò un leggero tepore naturale. Riprendo sul tema della riconciliazione tra le Chiese anche perché non se ne parla molto per cui il rischio che corriamo e leggerci in contrapposizione e non in fraternità. Il cammino di comunione è sempre molto lento, anche perché generalmente prevalgono le paure del dopo. Per cui alle altisonanti dichiarazioni degli incontri ufficiali, succedono timidi passi di vera comunione, o forse è meglio il rituale passo liturgico dei due avanti e uno indietro e del due indietro e uno avanti in modo che tutto sia sempre in movimento purché si resti sempre allo stesso posto.

     Ormai lo abbiamo imparato la vita di comunione esige un vero e maturo esercizio della pazienza, anche perché non sempre e non in tutti   i discepoli del Signore, è presente questo anelito alla riconciliazione e alla pace tra le varie confessioni cristiane e le grandi religioni universali. Però la volontà di dialogare continua instancabile e anche la relazione tra le Chiese diventa più morbida, più testimoniale. Occorre tempo, d'altra parte le migliaia di morti che abbiamo consegnato alla storia nel nome di Gesù non sempre si possono dimenticare con una richiesta di perdono. La vocazione ecumenica esige una maturità spirituale che non sempre riusciamo a maturare, d'altra parte basti pensare ai tanti litigi tra le aggregazioni e il campanilismo tra le parrocchie all'interno della stessa Chiesa Cattolica, per rendersi conto di quanta disponibilità ci sia nel cuore dei battezzati a rischiare sulla fraternità e sull'accoglienza del fratello che vive la sua esperienza di fede in modo  diverso dalla mia.

     E' importante la conversione del cuore e non solo delle azioni. Questo ci veniva ricordato da un grande maestro di vita cristiana, anche perché non sempre le azioni esprimono pienamente ciò che è presente nel cuore dell'uomo. Che cosa converte il cuore? E' semplice, l'amore verso Dio e l'amore verso i fratelli, senza tenere mai nulla per se, senza guardare mai a se. Solo in questo modo noi penseremo sempre al bene che deriva nel fare di noi un dono per gli altri. Questo atteggiamento nel dialogo intraconfessionale implica ala disponibilità a mettere in gioco totalmente la propria disponibilità rituale alla vita di spiritualità che anela sempre alla comprensione complementare della propria dedizione a Dio. Per aiutare a comprendere meglio, significa, non aver paura di ricominciare daccapo, mettendo al centro Gesù Cristo purificato da ogni appesantimento devozionistico, con lo stesso atteggiamento della Santa Madre che aveva tra le braccia il Bambino Gesù, lei sapeva di avere tra le braccia il dono più grande di Dio all'umanità, ma sapeva anche che non doveva tenerlo per se, ma le era stato dato per donarlo agli altri.

     Anche negli ambienti spirituali entra la moda del mondo, che è quella di sentirsi ricchi perché si possiede il dono. Occorre essere testimoni del modo cristiano di essere ricchi, che è quello di essere un dono per coloro che anelano alla giustizia e alla pace. Quindi non solo per i praticanti o i battezzati, ma per tutti coloro che il Signore ci dona di incontrare. E' vero, oggi c'è tanta distrazione nelle relazioni di fraternità e anche tanto desiderio di possesso, ma Gesù ci incoraggia a non desistere dal modello che lui ci ha insegnato, essere gratuità per tutti. In questo modo avremo la certezza di essere letti come degli illusi dal mondo, ma come fedeli nella maturità della fede da Dio. Sappiamo anche Dio non rigetta nessuno, per cui nessuno si deve chiudere alla speranza di essere amato da Dio. Allora che cosa ci deve spingere ad amare di più, semplicemente la coscienza che questa è la sua volontà, infatti potrà anche accadere che infine si possa anche fallire, ma non è molto importante, ciò che conta è aver perseguito il suo progetto di amore finché ne abbiamo avuto la forza.

     Serata in relax in quel di Belvedere, per apprendere qualcosa in più sulla relazione ecumenica e sul dialogo interreligioso, non male la comunicazione, la dinamica nel proporre, intensa nei contenuti, come sempre ci vorrebbe più tempo, ma si sa il tempo è tiranno. Il Padre è stato molto gioioso nel trasmettere, evidentemente aveva voglia di rilassarsi anche lui. Una bella esperienza di ascolto, chiaramente non la folla delle grandi occasioni. Al rientro pioggia londinese al Diamante, passo giovanile, gioiosamente lanciato verso il Timpone, nel silenzio più assoluto, tutto tace, da queste parti da tempo  è stato  introdotto il coprifuoco, alle sette tutti chiusi in casa. A dire il vero non è che durante il giorno ci sia chissà quale movimento, ma la sera il silenzio è totale. Alcune volte si ha persino nostalgia del chiasso estivo. Il rientro nelle serate invernali londinesi e sempre sotto l'acqua, ma è acqua che non bagna, dipenderà dall'essere una delle capitali del mondo, ma insomma è una bella esperienza. Come dire, incoraggia la dinamicità. Oggi sono stato alle prese con le stufe a fungo, prenderle o non prenderle, continuare a educare alla bellezza del freddo o assecondare la voglia del caldo. Spero di decidere prima che finisca l'inverno. Serata giusta per studiare, allora è bene cominciare prima che faccia troppo notte.

19 gennaio - Oggi abbiamo riflettuto e pregato sul dialogo tra i fratelli nella fede cristiana. La Settimana per l'Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso si sta accompagnando allo scorrere dell'inverno, con il suo rigore bello, secco, rigenerante. Questa comprensione di fraternità è stata un dono insperato dello Spirito Santo. Lui ci ha donato  la gioia di comprenderci nella disponibilità alla riconciliazione, tra tutti coloro che si richiamano, nella fede, a  Gesù Cristo. Tutti sappiamo di doverci cercare nella verità e la verità è l'amore con il quale Gesù Cristo ci ha amato fino a donare la sua vita per noi e per tutti, come celebriamo quotidianamente nella liturgia eucaristica. Sono ormai circa cinquanta anni che ci siamo incamminati sul sentiero della riconciliazione, abbiamo avuto modo di cogliere le difficoltà di superare le barriere che secoli di guerre ci hanno consegnato. Ma forse la difficoltà maggiore nel vivere attorno alla stessa mensa eucaristica è da cercare nella non volontà di cercarsi fino in fondo, rischiando qualcosa in più della propria presunta identità, proprio per amore del Signore.

     E poi rimane totalmente aperto la comprensione del ruolo di Comunione del Successore di Pietro, il Vescovo di Roma, come anche una comprensione totalmente nuova, orientata a superare i confini storici delle Chiese, che ci impone il nostro mondo ormai globalizzato. Possono sembrare ostacoli insignificanti, invece si corre il rischio di impantanarsi proprio in queste nuove interpretazioni delle competenze. Meno male che spiritualmente tutto procede molto meglio, quando si mette Gesù al centro tutto va molto meglio. Quando ci mettiamo al suo posto è proprio un guaio, facciamo solo danni. Soprattutto quando lo facciamo per tutelare meglio la verità che ci ha affidato, allora si che se ne vedono delle belle, nel senso che diventiamo veramente violenti. Gli uni contro gli altri, per secoli, oggi finalmente almeno riusciamo a stare gli uni accanto agli altri. La speranza è poter fare esperienza degli uni con gli altri, degli uni per gli altri. Insomma alla stessa mensa nella diversità di tutto ciò che è caratterizzante i doni dello Spirito Santo e la ricchezza delle liturgie particolari.

17 gennaio - Oggi è Sant'Antonio del Purcell, grande festa popolare in molti paesi, soprattutto in quelli di tradizione rurale, per via delle fiere di animali che vi si facevano, preludio alla celebrazione domestica dell'uccisione del maiale. Una vera festa di famiglia alla quale tutti si preparavano con scrupolo, durava alcuni giorni, almeno quanti ne servivano per terminare il lavoro degli insaccati, ma anche per consumare, nella gioia della festa domestica, tutto quanto non si poteva conservare. E' inutile dire che il vino era indispensabile. Sono chiaramente ricordi di infanzia, anche perché è tantissimo che non vi partecipo, anche se nei nostri ambienti rurali, anche se in tono minore questo rito è abbastanza presente. Ricordo che alla Palazza in Belvedere, il pianoterra della casa aveva un grande tavolo, per venti o trenta persone, che ordinariamente, veniva usato due volte l'anno, per la festa di Santa Gemma e in occasione dell'uccisione del maiale. Il clima è quello giusto, freddo secco, vuol dire che la carne si potrà conservare bene. Anche se un po' dispiace per i simpatici animaletti, non posso che fare gli auguri a quanti si apprestano a vivere la festa.

     I giovani lasciano sempre ben sperare, partecipano con entusiasmo, vivono il cercarsi in modo abbastanza connaturale, certamente non si riesce a fare una proposta lineare, ma non so se esiste per i giovani una possibilità di linearità, oppure è più opportuno seguirli nella loro inquietudine frammentata in mille emozioni. Di certo cominciano a guardare con simpatia agli spazi della parrocchia, diciamo che cominciano a sentirli più propri, il che non è male. Vorrei che allo stesso modo sentissero la Chiesa, ma su questo argomento si stenta un poco, vediamo ce i genitori collaborano di più cercheremo di stringere il cerchio con quelli più sensibili. Rimane comunque intatta la bellezza della loro presenza, dona esuberanza, esprimono la gioia di esserci, sono molto bloccati sulle relazioni e nella comunicazione, ma prima o poi diventerà naturale parlare di se stessi e dei propri problemi. E' inutile accennare alla loro sensibilità spirituale, che io percepisco molto accentuata, pregano anche se in modo velato, non parlano mai della fede che pure hanno, insomma sono i giovani. Abbiamo molto da imparare.

     Ci sono delle paure che si accompagnano alla vita della Chiesa nelle varie fasi della sua storia, in qualche modo ne caratterizzano anche gli atteggiamenti e le scelte pastorali. In questo periodo il Santo Padre ci chiede di prestare particolare attenzione ai vari Relativismi, che minano alla base la esigenza e la certezza della verità di cui il cristianesimo ritiene di essere depositario. La sua preoccupazione,  che poi diventa la nostra preoccupazione, in effetti è vera, ma forse va analizzata con l'altra grande verità che è davanti agli occhi di tutti: l'ignoranza che si accompagna alla vita dei Battezzati in riferimento alla fede in cui credono. Le due cose non vanno scisse anche perché si completano vicendevolmente. Questo dell'ignoranza è un problema antico, lo sollevava già Giovanni XXIII, quindi siamo già a circa sessanta anni fa. Però effettivamente nessuno fa molto per colmar la propria ignoranza in riferimento alla fede.

    Si ritiene erroneamente che quello che conta è credere, poi l'in che cosa, non deve scomodare in nulla la mia intelligenza. E' in queste situazioni che il Relativismo si diffonde a suo piacimento, suscitando anche all'interno della comunità dei cristiana il fenomeno degli opinionisti, che in virtù della propria ignoranza si creano una fede personale e ritengono di poterla proporre come la fede dei cristiani del nostro tempo. Ce ne possiamo accorgere anche leggendo i libri che alcune volte suscitano tanta preoccupazione per i contenuti che trasmettono sulla dubbiosità di alcune situazioni di fede. Leggendoli ci si accorge che questa incertezza riguarda sempre quelle persone che non approfondiscono in nulla la comprensione della fede in cui crediamo, per coloro che invece dedicano del tempo allo studio, sostanzialmente non dicono nulla di particolarmente nuovo, se non per il fatto che utilizzano in modo deviante le scoperte dei testi sacri definiti Apocrifi e che loro spacciano come le nuove verità verso le quali orientare la nostra attenzione credente.

     Continuiamo pure con la nostra fede tradizionale ma non perdiamo di vista la perenne novità della Parola di Dio, anche perché solo in questo modo non correremo mai il rischio di vivere lo smarrimento determinato dall'incertezza, anche perché la Parola di dio essendo rivelata attraverso la testimonianza di uomini come noi educa, se compresa nella verità con cui ci viene comunicata, alla perenne insicurezza della comprensione della verità. Ed è in questa dinamica che noi impariamo ad affinare la sensibilità interiore che fa di noi degli ascoltatori di Dio, che anche attraverso di noi, oggi trasmette il suo essere presente nel mondo. Perciò è importantissimo non trascurare la lettura quotidiana della Parola di Dio, nella certezza che questa lettura ci renderà sempre particolarmente attenti al suo afflato spirituale.

16 gennaio - Grande sorpresa per sabato sera, torno a casa a Scalea, e trovo il fratellino della mia infanzia, insomma quello storico non quello acquisito nella vecchiaia. Come al solito mi ha avvelenato con la sua cucina mittle europea, soprattutto ungherese il suo ultimo amore in ordine di tempo. Lui si che cucina bene, era la disperazione di mamma, per tutta la roba che usava per cucinare e che poi buttava. Adesso sembra più stabilizzato, lavora in Svizzera, dove finalmente lo pagano per come lavora. Forse avrebbe fatto meglio ad andarci prima, invece di dannarsi con le tante situazione di sfruttamento nel nord est. Comunque sia qualche chilo in più è garantito, fare tre pasti in due giorni invece del classico uno, certamente non farà bene al mio peso forma. Anche questa mattina, spesa nella vita familiare, alcune volte fa bene pensarsi insieme, capita ormai così raramente. Pomeriggio di studio al teologico, Cristologia ultime ore a disposizione, studio per me chiaramente, a guardare negli occhi gli studenti, non c'era da presagire nulla di particolarmente attivo.

     Serata in parrocchia, incontro con i catechisti, dal film go home, poi lentamente della seria eppure un tempo ci siamo amati.  E infine, nella dinamica alla fin fine ci siamo ritrovati. Non è bello cercare la luna nel pozzo, alcune volte è bello contemplarla nel cielo per essere veramente felici. Nella dinamica del ringraziamento, tutto procede abbastanza bene, ci vorrebbero più animatori per i giovani, ma per adesso va bene così, occorre anche essere felici di quello che si ha e non desiderare sempre quello che non si può avere. Comunque sia, desiderare per il bene, non va considerato un peccato grave. Nella gioia del ringraziamento si matura la comprensione dell'azione di Dio e contemporaneamente dei limiti umani. Le due cose vanno sempre messe insieme altrimenti si determina lo scoraggiamento oppure l'insoddisfazione. Non so se è venuta oppure non è venuto nessuno, comunque sia, di una sua eventuale presenza, non ha lasciato traccia. Nel frattempo è definitivamente sparito il Natale con l'eliminazione del Presepio, che ci ha accompagnato in questo periodo di riflessione sul mistero dell'amore di Dio. Fa sempre un po' di malinconia eliminare la gioiosità di una presenza, ma è indispensabile per cercare nuova gioia in altre situazioni e momenti.

     Per il resto tutto procede in modo strano, ma ormai non ci faccio più caso, sembra che debba ormai andare così. Intanto ho imparato che si può tornare anche indietro di alcuni decenni, tutto dipende da chi è alla guida. D'altra parte nel riflettere quello che fatto il comandante della nave di cui si parla in questi giorni per una scelta tanto superficiale quanto evitabile, come stupirsi della stupidità di tanti altri che certamente faranno comunque meno danni, almeno quelli visibili, d'altra parte sappiamo benne che i danni spirituali sono meno quantificabili. Il mondo è strano, ma soprattutto vive di illusioni, o forse è meglio dire di presunzione, il super io la fa da padrone, mentre l'essere viene mortificato. Ma dove sono andati a finire i psicologi, con tutti i malati che sono in giro farebbero solidi a palate. O forse più semplicemente le palate. D'alta parte con l'aria che tira dove sono i soldi? Tutto molto bello come la giornata che è scorsa davanti agli occhi. Qualche malattia di troppo che vieta di portare avanti il lavoro in modo ordinato. Si va in emergenza, tanto il tempo non manca di certo. Insomma tutto abbastanza bene.

14 gennaio - Intanto il tempo passa, con il tempo chiaramente anche di noi qualcosa passa, accorgersene non cambia nulla ma almeno ci si rende conto che il tempo deve essere valorizzato meglio. Cosa vuol dire, semplice, dedicarsi più seriamente alla vita spirituale, cercando in questo modo di permeare le attività con lo Spirito di Dio, che tutto trasforma e rende più vivo. Anche la nostra giornata merita di essere maggiormente riflettuta nei suoi entusiasmi e nei suoi infantilismi che ancora riescono a percorrerla. Saranno necessari questi atteggiamenti di costante ricerca di impegno? Alcune volte mi sfiora la paura dell'inutilità. Sembra ci sia troppa volontà di male attorno a noi, e privilegiare la semplicità dei bambini, non sempre aiuta a leggersi nel protagonismo del nostro tempo. Ma Gesù è stato categorico, dovete imparare dai bambini e noi cerchiamo di obbedirgli.

     Il mondo lo sappiamo ha una logica diversa, ma d'altra parte l'obbiettivo che si prefigge è l'appagamento dei desideri temporali, per cui sarà sempre molto difficile conciliare le due tendenze, innalzarsi verso lo spirituale oppure inabissarsi nel materiale. Assistiamo oserei dire nell'impotenza, l'eterno balletto dei nostri politici, che invece di fare dichiarazioni di responsabilità, continuano a invocare privilegi, che si spera nessuno vorrà far mantenere a tutti i livelli. Può darsi pure che avremo la possibilità di vederne qualcuno che lavora veramente, non semplicemente veicolando denaro pubblico per sistemare gli amici sugli scanni più comodi. Ma soprattutto cercando di non scendere mai dalla scanno più alto. Certo sarebbe veramente democrazia se invece della carriera, si perseguisse il bene comune per il tempo necessario e soprattutto senza farsi mantenere dagli altri.

     Ma come convincerli che il tempo dei privilegi è terminato e inizi quello dell'impegno sociale per costruire la speranza a coloro a cui l'hanno distrutta. Per non parlare della corte degli amici, i grandi elettori, che li seguono ovunque per applaudire anche nelle situazioni più disparate e assurde. Ma in fin dei conti cosa dovrebbero poi fare tutte queste persone a spasso, darebbero anche fastidio agli altri che non li hanno mai visti anche se li hanno sempre mantenuti. Perciò sarebbe opportuno avviare un periodo di rieducazione al lavoro gratuito nelle campagne, che sono quasi tutte abbandonate, anche perché non ci sono mai state leggi capaci di sostenere il mondo rurale. Magari qualcuno scoprirà che è quella la sua vera vocazione e vi si dedicherà con passione. Alcune volte per maturare occorre fare esperienza. molti non avendo mai lavorato, magari ne apprezzeranno il valore.

     In realtà questo discorso vale anche per noi, servi del regno di Dio, ai quali spesso piace tanto lasciarsi servire, magari anche intronizzarsi nei centri di potere. M come si potrebbe dire, nella Chiesa non ci sono centri di potere. E' vero la Chiesa è stata istituita per servire ma purtroppo capita che, distrattamente, qualcuno si abitui anche a servirsene per le proprie finalità. Le immunità sono spesso invocate anche tra noi, forse per questo si sta bene insieme e non vigilando sui valori morali dell'impegno sociale. Occorre pregare molto perché l'amore per il Signore trionfi sempre, è l'amore che apre all'accoglienza della diversità, è l'amore che incoraggia a continuare nell'impegno guardando con fiducia al domani, che ricordiamolo, è sempre nelle mani di Dio. E' importante non staccarci da Lui, è solo in Lui che ogni cosa acquista significato diverso e più intenso.

11 gennaio - Giornata serena e intensa nella stesso tempo, spesa nel ministero della carità verso i giovani, esercitando la pazienza e la gioia dell'incontro. Rapida escursione al Centro diocesi, tutti erano immersi in tante iniziative, conseguentemente difficile relazionarsi. Alcune volte è importante non esserci, per capire quanto è bello vivere in modo più sereno. In realtà non lo penso, ma lo dico tanto per fare la persona normale. Clima mite dappertutto, di quel clima che incoraggia l'escursione, magari in macchina così si evita stress. Per il pranzo ha preparato mia sorella per cui, ogni tanto capita anche a me, ho mangiato in modo normale. Della serie non riesco a calare di peso al di sotto del necessario, non dico il peso altrimenti ... In realtà ho sperimentato che per farlo dovrei digiunare seriamente per qualche mese. Ma per adesso ho sposato il modello del Ramadan, digiuno di giorno e mangio di sera, ma non funziona molto. D'altra parte può funzionare  per i soli islamici. Comunque sia oggi ero davanti al mio piatto preferito, quindi inutile tentare di resistere. Infatti non ho resistito, non ci ho neanche provato.

     In serata preparazione al matrimonio da affidare al Signore, anche perché è una coppia che veramente ha bisogno dell'aiuto di Dio per guardare avanti con fiducia, ma magari non se ne rendono neanche conto. O forse, più semplicemente, dovrebbero essere loro l'esempio da seguire, per sposare tante coppie giovani che aspettano non si capisce mai che cosa. Manca sempre qualcosa per poter definire la disponibilità all'amore. Ma ritengo che negli anni a venire ne mancheranno sempre di più di cose, quindi meglio sposarsi e affrontare insieme le difficoltà della vita, magari con tanti bambini che muoiono anche di fame ma che certamente trasmettono tanta gioia ai propri genitori e anche a tutti gli altri. Ma chi ci ragiona con i figli delle vendite promozionali e degli appartamenti tutto compreso, o ancora di più dello stipendio mensile che non arriva mai.

   Il pescivendolo è un personaggio caratteristico dei nostri borghi marini. In realtà che io ricordi a Scalea è da molto che non se ne incontra per le strade, non di quelli che vendono il pesce, quelli ci sono ancora. Ma mancano coloro che decantano con passione, a squarciagola la bontà del prodotto, che è sempre fresco, si muove, è ancora vivo. Insomma chi incoraggia gli avventori all'acquisto. A Diamante ne abbiamo e se ne avverte la presenza prima ancora dell'odore del pesce, anche perché grida a più non posso, vitalizza la piazza, caratterizza alcuni momenti della giornata e poi, la cosa più importante, vende il prodotto. Ma certamente è bello che ci sia, anche perché questi personaggi sono, purtroppo, in via di estinzione.

     Sono in via di estinzione, dicevo, ma solamente per le strade, anche perché magari te le trovi dietro gli sportelli degli Uffici Pubblici, dove le persone sono pagate per servire il cittadino, invece che cosa ti capita di trovare? Proprio il pescivendolo, che ha imparato male il mestiere, anche perché invece di decantare la bontà del servizio per cui è profumatamente pagato, maltratta i malcapitati che invece avrebbero bisogno di essere accolti e serviti. D'altra parte lui o lei che sia non è lì per lavorare, ma soprattutto per lo stipendio. Quindi qual'é la differenza tra l'accogliere sorridendo e lo sbraitare, certo dirà qualcuno, è un problema di educazione. Ma oggi che cos'è l'educazione? La si pretende sempre, ma non sempre si riesce a viverla verso gli altri. Ecco perché, è così bello ascoltare il pescivendolo in piazza, lui si che è al posto giusto.

     Il Parroco ha il ruolo di responsabile dell'Ente morale con personalità giuridica che si definisce parrocchia, nella fattispecie Immacolata Concezione. Attorno al Parroco ruotano tante persone e anche tanti interessi, anche i più disparati ed estranei alla vita ministeriale, tra questi certamente il più ambiguo rimane quello con i politici, sempre orientato al tornaconto e alla strumentalizzazione. Comunque bisogna fare i conti anche con loro, d'altra parte vige l'articolo quinto: chi ha in mano ha vinto. Molti ci tengono a far sapere che sono loro a decidere su alcune cose, ma di questo ne parlerò in seguito, anche perché ci vuole più spazio.

     Chiudo con la preghiera. Mi avevano invitato alcuni confratelli per stare insieme ma ho dovuto rinunciare un po' con dispiacere, anche perché, di questi tempi non è facile trovare chi sta'  bene insieme con gli altri. Ma oggi è giovedì e come sempre si chiude la giornata davanti a Gesù. Nella riflessione ho proposto la preghiera in Gesù, ci si accorge che conosciamo poco del nostro maestro o forse è meglio dire che ci interessa poco conoscerlo meglio, altrimenti dovremmo impegnarci più seriamente. Meglio poco e a modo nostro. Comunque tornando a Gesù Lui pregava nella comunità, per gli ammalati, per il male che si accompagna alla vita dell'uomo e nell'intimità con il Padre per il discernimento delle azioni che si accompagnavano al suo ministero.  Noi come preghiamo? Il tempo mi è sembrato volare in un attimo, è proprio vero che a stare con Gesù il tempo passa prima. Forse per questo la gente  evita di stare con Lui, vuole vivere più a lungo.

  

10 gennaio - Gradualmente, come abbiamo già detto altrove, dopo sette mesi di intervento sta per rientrare in Chiesa Madre  la Madonna del Carmelo, lo stato dei lavori è al Link Opere Artistiche. La statua di chiara matrice seicentesca, neoclassica, si ripresenta con una decorazione fluorescente sulla veste rosa, un ornato decorativo sul manto azzurro, e un dorato, in oro conchiglia di probabile matrice settecentesca, distribuito come cornice decorativa su tutto l'immagine. Si spera di restituirla al culto dei fedeli nella propria nicchia nei primi giorni  di febbraio. L'opera esprime pienamente l'impronta neoclassica delle statue di divinità della tradizione imperiale, impreziosita dal bellissimo Gesù Bambino portato in braccio che, con la sua manina,  indica la Madre di Dio. L'opera è imponente nella sua solennità e bellezza, si ritiene sia stata portata al Diamante dalla Famiglia Brancati dal suo feudo sull'Abatemarco.

     Il lavoro è stato lento, lungo e contrassegnato dalla pazienza per far riemergere tutto quanto era possibile recuperare di originale, salvaguardandolo integralmente nella fase finale di restauro. L'aspetto più prezioso ed evidente è la rifinitura pittorica, ma è certamente prezioso il consolidamento, per una statua che si stava sgretolando, anche per la procedura, totalmente incartata e pittata, con cui era stato realizzato il restauro alla fine degli anni sessanta.  L'intervento è stato reso possibile sostanzialmente con il contributo della famiglia Brancati, e a completamento con le integrazioni spontanee dei fedeli.

     E' stata una giornata veramente spettacolare, completata immergendosi nell'Apocalisse di San Giovanni, un esercizio che aiuta a cogliere la grandiosità del progetto di Dio e l'esigenza di dedicargli tutte le nostre energie anche in situazioni di persecuzioni. Noi giochiamo a scansare questa evenienza, ma forse sarebbe più opportuno metterla come possibile sbocco della nostra disponibilità al Signore. Chiaramente non parlo delle tante piccole situazioni che comunque siamo chiamati a vivere ogni giorno per amore del Signore, ma di quegli atteggiamenti gratuiti di persecuzione che periodicamente si accaniscono contro la presenza cristiana nella nostra società in tante parti del mondo. Noi non siamo pronti a viverle ecco perché è opportuno prepararsi. Gesù può chiedere anche a noi di essere un giorno coraggiosi testimoni della fede.  

     La lettura cursiva del testo sacro incoraggia ad approfondire gli ambienti degli avvenimenti narrati, della loro stesura nel tempo e anche della loro  redazione redazione. Ci si accorge di trovarsi di fronte ad autori che hanno studiato in profondità e complessità l'ambiente nel quale vivevano e nel quali si trovavano ad annunciare una religione che proveniva da un'altro ambiente culturale e da un'altra civiltà. L'Apocalisse si rivela bellissima anche dal punto di vista narrativo per la capacità che mostra il redattore di coinvolgere con situazioni sempre nuove il lettore, coinvolgendolo in modo appassionato quale protagonista degli avvenimenti descritti. Insomma della seria è bello esserci anche se non tutto si riesce a cogliere nella sua pienezza.

9 gennaio - Non bisogna arrendersi mai, è un ritornello che non fa male ripetere anche per convincersene, nelle tante situazioni di scoraggiamento con i quali nella vita di comunità dobbiamo fare i conti quotidianamente. Il tempo viene rubato e la programmazione salta, capita anche questo, d'altra parte il Natale è terminato quindi siamo nuovamente nel tra tran ordinario. Ognuno ha il diritto a dire la sua, anche se magari è semplicemente storta, si accetta e si va avanti, anche perché spesso riparlarne è semplicemente inutile. C'é un po' di presunzione, no, forse in qualcuno ce n'é troppa. Meglio moderare gli ardori di protagonismo, si correrebbe il rischio di generare degli illusi.

    La giornata mi è scivolata addosso senza che me ne accorgessi. Come sempre durante le feste si accumulano gli impegni pastorali e poi si deve inseguire per completarli. L'aula liturgica torna allo stile ordinario, non più la poesia determinata dalla presenza di Gesù Bambino. Si celebra cercando la novità di Gesù nella propria vita, magari ancora di più, si cerca la presenza del bambinello nella propria storia personale, con il rilievo che ha continuamente nell'incoraggiare a vederlo presente in coloro che  incontriamo. Cercare serenità in Lui, portare conforto in coloro che ci sono accanto, moderare i presuntuosi, incoraggiare i timidi, far sentire amati i giovani, gioire con i bambini, ascoltare gli anziani, aiutarli a vivere il protagonismo che gli è proprio senza false illusioni.

     Si potrebbe continuare ma posso fermarmi anche perché riprendo ad elaborare qualcosa in grande e per farlo occorrono i piccoli tempi di ogni giorno.  Ci viene chiesto di trasmettere l'amore con il quale Dio ci ha donato di sentirci amati per lunghi giorni, con la sua presenza iconica nelle nostre Chiese, abbiamo messo in serbatoio molte riserve, per cui possiamo distribuirlo senza temere di inaridire.

8 gennaio - Oggi è stata veramente un susseguirsi di momenti luminosi, che hanno riconciliato il parroco e la comunità, nella relazione tra il cielo e la terra. E' stato uno di quei giorni, dove tutto era trasmissione dell'amore e della pace che Dio ci vuole donare. Chiudere bene alcune volte incoraggia a continuare meglio. Ho intravisto anche giovani pronti a riprendere il loro pellegrinaggio culturale o lavorativo dopo aver sostato qualche giorno con le proprie famiglie. Forse, in questi giorni, è mancata la voglia di uscire di casa, che magari ha caratterizzato altri periodi. Evidentemente nelle case si vive bene e non manca niente. La venuta di Don Benj, che ha concelebrato con noi, è stata la chicca della mattinata, ma anche la partecipazione della comunità alla liturgia della festa è stata molto esultante ed esaltante. Nella dinamica della disponibilità allo Spirito Santo ci si apre, nei ministeri, a nuovi protagonismi laicali.

     Don Benj è un dono del continente indiano alla nostra diocesi. Per circa dodici anni si è accompagnato con gioia vera, come solo gli asiatici sanno vivere anche nel dolore, abbiamo avuto la fortuna di accoglierlo nel nostro presbiterio, diciamolo pure, magari non tutti se ne sono accorti. Si,  è stato proprio un vero dono del Signore. Adesso si ritorna a casa, un po' dispiace, ma anche questo esprime la maturità, molti cercano di imboscarsi in qualche diocesi, lui riprende il cammino delle origini, dove certamente i problemi non mancheranno di accompagnarne la missione. Noi abbiamo cercato di sostenere il Dispensario che nel frattempo la Caritas diocesana ha costruito nella sua diocesi di Khunti. Abbiamo preso qua e là dove abbiamo potuto prendere abbiamo preso, certo l'economo no ne è contento, ma anche lui deve soffre, perché secondo lui, dovrei chiedere più spesso per le offerte ai fedeli, al solo pensiero mi viene la nausea. A lui vanno i nostri migliori auguri di ogni bene nella speranza di poterne godere anche qualche volta la gioiosità.

     Ho riflettuto molto sul fatto che per alcuni anche la gioia si manifesta e va vissuta sempre in modo velato. Alcune volte la sofferenza, l'incertezza dell'esistenza stentano a far godere dei momenti di festa. Lo si legge come sempre negli occhi, magari si canta, si balla, ma negli occhi rimane sempre quel velo di tristezza che non si riesce ad eliminare. L'unica forza è la preghiera, che oltretutto non sempre, con il passare degli anni, viene colta nella sua preziosità insostituibile. Ci sono alcune situazione di dolore vero, permanente, che forse meriterebbe un po' più di attenzione da parte della comunità. Ma ne abbiamo parlato altre volte, spesso si stenta ad andare oltre se stessi, per cui chi soffre, spesso deve fare i conti con la sua capacità di solitudine.

     Il tempo del Natale lo abbiamo chiuso con un concerto di flauto dolce, chiaramente non la folla delle grandi occasioni, ma, come sempre, la passione dei veri artisti che non si scoraggiano, anche perché hanno già imparato che la vita non è facile. La musica certamente aiuta a maturare una coscienza più vera delle proprie capacità, ma anche delle proprie qualità. Con il flauto dolce ritorniamo a una società non più sperimentata, ne' sperimentabile, è la comunità dei pastori che si accompagnavano agli anni della mia infanzia, ormai ne ho cinquantanove, per cui magari è una esperienza che non appartiene a tutti oggi. I pastori condividevano in tutto la vita del proprio gregge, ma anche le sensibilità della natura, il venticello, il temporale, il tepore, il caldo, la durezza del rischiare la vita e via a seguire. Una vita di sacrificio potrebbe dire qualcuno, potremmo dire una vita di affetto, da vivere in armonia con il creato. Una vita che ha generato tante melodie che ancora oggi riescono a trasmettere sensazioni e nostalgie.

     In occasione delle feste, si accompagnavano alle liturgie natalizie con i loro flauti e le loro zampogne, erano pastori veri, non persone che si travestono per raggranellare qualche euro in occasione delle feste. Suonavano anche durante la messa, in genere chiudevano accompagnando il bacio del bambinello con la musica di Tu scendi dalle stelle.  Al Santuario delle Grazie e Consolazione nella precedente esperienza pastorale a Belvedere, l'Epifania iniziava alle sei di mattina proprio con gli zampognari, pastori che venivano da Lauria, ci si accompagnava accogliendo l'aurora con una breve processione del Bambinello per le stradine deserte del Centro Storico, c'era il dottore Fiorenzo che sparava i botti più che alla festa patronale, insomma tutto in semplicità con gli adulti che si restituivano un po' di infanzia e il suono delle zampogne che ricamava l'aria mattutina con sensazioni nuove e tante memorie antiche. Come sempre tanti pensieri nella disponibilità all'ascolto, ma anche la capacità di ringraziare Dio per tutto ciò che mi ha donato di vivere fino ad oggi.

     Ho chiuso la serata mettendomi a cucinare, così, tanto per dare un senso alla suppellettile che ho in cucina, d'altra parte è una forma di terapia che mi rilassa e mi distrae, niente a che vedere con le tavolate che in questi giorni si sono accompagnate ai giorni festivi, ma nel mio piccolo ho dato un po' di odore e calore alla canonica. Carne al sugo, rimanenza delle cene a casa delle mie sorelle, con peperoncino e basta. Per chiudere pandoro rimasto tra quelli donati, penso che quest'anno ci sia stata una eccessiva abbondanza di doni, anche perché alcuni sono rimasti. Meglio così, speriamo sempre meglio, questo vorrebbe dire che la gente sta meglio. Un po' diverso è la richiesta di sostegno economico per le tante bollette di fine anno, ma come dicevo è un giornata luminosa e non merita di essere rattristata.

6 gennaio - Giornata polare, per gli abitué del lungomare e conseguentemente giornata da restare tappati in casa super riscaldate. Poca gente in giro, poca gente in Chiesa, poca gente. Tutti tappati in casa. Il popolo del sole stenta a godersi il clima invernale che occasionalmente fa capolino tra una giornata di sole e l'altra. E' stata veramente spettacolare, si inizia col mare che ha travolto anche le ultime speranze degli illusi del porto come me, l'acqua entrava da tutte le parti, ed ha lasciato veramente poco in piedi. Se riprenderanno i lavori, il materiale dovranno ripescarlo in fondo al mare. In realtà non era eccessivamente mosso ma ormai abbandonato a se stesso, farà fatica a restare in piedi. Invece chi ha combattuto in modo gagliardo è stato il vento che l'ha fatta da padrone, soprattutto sul Timpone, durante la celebrazione sembrava volesse entrare da un momento all'altro in Chiesa. Ma poi ha preferito restare fuori. Avrei voluto fare un pensiero sull'importanza del vento nella Parola di Dio, ma poi ho desistito per evitare che il vento potesse desiderare di ascoltare meglio e di entrare.

     Mi hanno rasserenato il carbone era veramente cioccolata per cui non mi sono avvelenato. Quasi quasi adesso me lo mangio tutto, quante calorie conterrà, magari poche tanto è sempre carbone. Notizie nefaste sul fronte del Castello, occorre pregare di più, speriamo bene, dispiacerebbe altrimenti. Comunque sia i problemi non mancano mai nella vita di una famiglia. Pomeriggio dedicato alla teologia con gli aspiranti al Diaconato permanente, un bel gruppetto di sei adulti che simpaticamente i stanno preparando al servizio dell'altare. Quattro ore di lezione sull'ecclesiologia, serve anche a me per ripassare qualcosa. almeno non mi annoio  e non mi impigrisco culturalmente. Poi gioco di società, tombolata di solidarietà, non molta gente  neanche qui, ma comunque serata serena e gioiosa. E' brutto tempo. Molti dicono così, ma in realtà è un tempo bellissimo, solo che loro sono pigri e non sanno goderne, pazienza anche questo esige un sincero spirito di crescita alimentato dalla gioia della vita comune non solo con il bel tempo.

     Non ha partecipato molta gente alla liturgia di Epifania, ma comunque è stata molto bella e significativa,i Magi hanno incoraggiato a cogliere la preziosità dell'attenzione che Dio ha verso i popoli del creato che cercano in Lui il senso della vita. Poi i pargoletti si non fatti dono al Bambinello che ancora resiste nella culletta ai piedi dell'altare. Ma ormai siamo alle ultime fasi del Natale. E' stato molto bello nell'azione liturgica, un po' di meno nella partecipazione. E' vero, il tempo è stato inclemente, ma forse con un po' di convinzione in più, avremmo potuto godere della partecipazione di tutti. Sempre bello è stato. Spero che Gesù sia rimasto contento, abbiamo cercato di fare tutto bene, anche in riferimento alla carità, non abbiamo mai dato tanto come quest'anno. E ancora non abbiamo finito, Domenica viene Don Benjamin per l'aiuto all'India, chissà la pesca di beneficenza come ha pescato, si sa con il brutto tempo si pesca sempre poco. Vorrà dire che dovremo pescare altrove. L'importante è che lui peschi abbastanza per i poveri dell'India.

5 gennaio - La più fedele di sempre diventa la più infedele, direte voi è dov'è la novità. La novità è che no dovrebbe mai accadere che la ragazza più disponibile alla vita di comunità nella sua affettuosità si faccia tute le feste del Natale ammalata in modo vero o fittizio che sia. Ma chi sarà mai direte voi, il problema è che non posso neanche dire i nome per la privacy, posso solo dire che è molto affettuosa, puntuale, fa le fusa, insomma è ... si avete proprio indovinato. E' lei. Non si vede dalle parti della parrocchia dalla notte di Natale, quando già tanto bene non stava. Ma perché non la vai a trovare direte voi, è vero, perché. Se vi dico che non so dove abita ci credete, forse no, eppure è così. Lei mi ha sempre cercato e io non so nemmeno dove abita, certo basterebbe seguire i gatti per trovarla, tanto vanno tutti a casa sua. Magari adesso ci penso, così fra qualche mese mi metto alla sua ricerca.

     Ho iniziato la giornata al Camposanto, era un po' che non andavo a fare visita ai miei, ormai a me sembra che si siano rassegnati alla mia incostanza, pensieri sereni, un po' di preghiera e poi si riparte. Un po' da mio fratello al lido. La giornata è scivolata serena, stamattina senza computer, anche perché a motivo dei miei esperimenti ogni tanto mando in tilt il sito è conseguentemente resto bloccato. Chiamo il mio Web Master, che poi sarebbe l'alter ego, ed è totalmente assente, per cui si rinvia tutto al pomeriggio. Cerco di riordinare le idee dopo questa intensa tre giorni biblica, cerco anche di riprendere i ritmi ordinari di vita parrocchiale. Nulla di particolarmente difficile, è una giornata serena che si lascia gestire senza traumi particolari. Il momento più intenso è stato l'Eucaristia per Erika, una bambina tornata alla Casa del Padre in modo drammatico lo scorso anno, in queste situazioni è sempre difficile dare pace ai genitori, ma per quello che posso, io ci provo.

     A giudicare dai doni ricevuti in parrocchia mi vedono ammalato, molte caramelle per la gola; assonnato, macchinetta e cialde per il caffè; e magari anche non meritevole, per via del carbone che inizialmente avevo creduto cioccolato e che stavo addentando. E' stato un periodo molto bello e intenso, ci sono anche tanti problemi sociali, che ritengo dovrebbero aumentare. Ma in qualche modo siamo riusciti a far fronte abbondantemente alle tante esigenza emerse. Non tutti riescono a cogliere la preziosità di un servizio più serio e stabile nell'impegno, ma il Diamante è così, si privilegia ciò che da spettacolo. La carità non è spettacolare e allora si da più spazio ad altri impegni. Ci vuole più maturità e meno presunzione. Occorre sacrificare la spettacolarità a favore dell'essenziale, solo in questo modo si può andare avanti in modo lineare e non a strattoni. Si passa da uno spettacolo all'altro, i valori del Natale per lo più diventano canti da eseguire e non tanto testimonianza da dare.

     Ci vuole tempo, me lo ripeto anche io, ma chi ne ha di tempo. Poi il Signore ci chiama e ci trova insufficienti. La ripresa ci vede impegnati nel mese della pace, ma prima occorre riprendere i ritmi naturali, mica facile dopo quindici giorni di dolce far niente, in riferimento a chi? In senso ampio. A che punto sono i compiti? Qualcuno a prese in mano i libri? Non parlo dei catechismi che quelli magari sono sepolti da qualche parte. Pian piano i ragazzi riusciranno a ritornare anche a Messa, d'altra parte le feste sono vacanza e non le vacanze festa. Adorazione per gli Ultras, si è pregato per i giovani, per la comunione tra le Chiese, per i sofferenti. Preghiamo un po' per tutti nella speranza che il Signore si renda disponibile alle nostre invocazioni di aiuto. Certamente Lui vorrebbe che noi facessimo di più, ma dovrebbe farlo capire meglio agli interessati.

3 gennaio - Clicca in Google Epifania ed escono le immagini della befana nelle sue diverse tradizioni, clicchi su Natale e ti escono i Babbo Natale, insomma per trovare le immagini proprie della festa cristiana devi cercare Presepe, Re Magi, Gesù Bambino, insomma i soggetti interessati, ormai della festa se ne sono appropriati gli altri. E' proprio vero che il mondo sta cambiando, come dicevano gli antichi. Si cammina verso l'Epifania del Signore sostenuti dal corso di formazione biblica al quale partecipo sempre volentieri anche perché fa capire l'ignoranza che si accompagna alla mia vita sacerdotale in un campo che dovrei conosce molto meglio. E' anche bello incontrare i tanti amici che nel tempo si sono affezionati all'incontro con la Parola di Dio anche grazie al lavoro che Don Vincenzino porta avanti da tanti anni. E' vero, ci sono anche quelli che vivono in modo insofferente la partecipazione, ma non tutti si è entusiasti della proposta formativa. Questo atteggiamento riguarda ogni ambito della vita sociale. Qualche annoiato sbadigliante si trova sempre dappertutto.

     Sono quasi arrivato al mal di testa, d'alta parte quattro ore di ascolto, possono essere tante anche per me, però argomentazioni come sempre molto interessanti e poi il tema è particolarmente bello il Maestro e il Discepolato. Questa sera in particolare si è lasciato seguire con più naturalezza, ieri sera c'è stata un po' di confusione almeno nella seconda parte. Ci si lascia prendere per mano e ci si accompagna a Gesù che ci incoraggia a stare con Lui, non c'è nulla di più bello nella vita. In aggiunta la difficile arte di far capire ciò che è difficile da capire anche per me. Ma forse è necessario dare speranza, anche se non sempre si riesce a coglierla, d'altra parte anche Gesù viveva così il rapporto con i suoi discepoli. Più è grande la disperazione. più deve essere alta di dinamica della speranza. Magari non per se, immediatamente uno ne può fare anche a meno, ma per gli altri.

     L'Epifania rimane il momento più intenso del Natale, anche perché rappresenta nell'arrivo dei Magi, la speranza per coloro che mai avrebbero pensato di poter incontrare Gesù. Astronomi, astrologi, Sacerdoti di religioni orientali, sono stati identificati in molti modi, nei fatti esprimono la possibilità per i non credenti di arrivare all'incontro con Gesù anche per coloro che non appartengono immediatamente alla comunità di fede. Ma che perseguono la ricerca della verità attraverso la ricerca scientifica. Ancora una volta ci viene proposto il Cortile dei Gentili, insomma non dobbiamo mai chiudere a nessuno la possibilità di potersi incontrare con il Signore. E' vero capita ancora oggi di trovare persone che ritengono di essere proprietarie di un esercizio commerciale nel quale pensano di poter fare il bello e il cattivo tempo, ma la Chiesa è cosciente di essere un segno visibile dell'amore che Dio ha verso tutti gli uomini della terra e come spesso si sente dire, ai nostri tempi, anche oltre la terra.

1 gennaio 2012 - Una giornata luminosa e serena, così il Signore ha voluto benedire e far ricordare l'inizio del nuovo anno solare che ci dona di vivere. Belle liturgie con canti vissuti con giubilo ed esultanza, bella la gente, tanti sorrisi, tanti auguri, tanta gioia da scambiare. Insomma tutto quanto ci era necessario per cogliere le cose più belle che questo giorno sa donare in ordine alla relazioni fraternità e di pace che gli appartengono. I bambini e i ragazzi probabilmente la mattinata sono rimasti a letto e il pomeriggio nelle case, magari a giocare o davanti ai vari schermi in loro possesso, anche perché non si sono visti in giro.

     Per me giornata sostanzialmente domestica, come non accadeva da tempo immemorabile, mi sono lasciato tentare dalle pantofole e ho assecondato la tentazione, per cui ho passato il primo pomeriggio in famiglia a Scalea, mentre  nella serata, dopo lunghe passeggiate digestive, mi sono intrattenuto con i nipoti acquisiti al Diamante per cercare di costruire qualche appuntamento matrimoniale. Ma è dura, un po' la crisi, un po' la testa non è facile fissare delle date decenti, ma non è assolutamente il caso di desistere o disperarsi, prima o poi si va  a nozze. Insomma se dovessi segnalare qualche nota negativa del capodanno, potrei solo dire la mancanza dei giovani, per il resto tutto abbastanza bene.

     Vivere sereni, può sembrare strano, ma può essere più difficile che non l'agitarsi a fare qualcosa. Godere delle sensazioni familiari, cercare il grande dono della fraternità ecclesiale, gioire di quanto il Signore ci dona ordinariamente come sua presenza benevola. Questo ha contrassegnato la giornata peraltro climaticamente veramente bella.  La nottata della vigilia, aspettando la mezzanotte cosa che oltretutto faccio raramente,  ho ripercorso qualche veglia dei tempi andati. Perciò avrei voluta concludere la giornata facendo visita  ai miei cari al Camposanto, ma gli orari sono stati cambiati e quindi, quando sono andato, ho trovato chiuso il cancello. Solo un po' di amarezza, poi ho pregato per loro e con loro in macchina tornando in parrocchia. Se ne parla domani, spero in mattinata. Penso che neanche i defunti siano contenti quando si sentono trascurati, la vita familiare continua anche nella comunione con l'aldilà.  

     Questi giorni fanno bene alla vita, i visi sono più rilassati, ci sono più sorrisi, le famiglie riescono a stare insieme, i figli tornano a case dalle città dove si trovano per lavoro o studio. Insomma tutto concorre a far vivere la gioia del Natale, che alla fin fine è un cercare la realizzazione della volontà di Dio nella propria vita familiare, con la quale si concorre a costruire la vita della comunità ecclesiale. Sono giornata preziose, anche perché rare, ecco perché è bello valorizzarle il più possibile, senza intristirle inutilmente. Il tempo del dolore e della tristezza non mancherà, ma quando possiamo gioire perché non farlo?

30 dicembre - Quante strade un uomo deve fare prima di potersi dire uomo, così recitava un cantautore ormai stagionato ma che certamente ha segnato più di una generazione con le sue riflessioni in musica. E' vero non basta il cammino di una vita per cogliere la preziosità della propria vita, forse per questo le civiltà orientali hanno letto la loro esistenza nella dinamica della reincarnazione. Ma anche se insufficiente non cristiani sappiamo che una vita ci deve bastare per esprimere pienamente tutto noi stessi, può sembrare un inseguire una comprensione sempre nuova di se stessi senza avere mai la possibilità di fermarsi a riflettere a lungo sulle proprie azioni m questo è quanto ci viene donato.

     Intanto al vita scorre e gli anni passano, e con gli anni passano anche le emozioni, la cosa buona è che rimangono i ricordi, quando li si può esprimere. Allora si celebrano i 25 anni di matrimonio con una gioiosità e una euforia atipici nella ordinarietà dei propri atteggiamenti, ma che chiaramente esprimono la volontà di restituirsi a se stessi al di la di quello che siamo chiamati a impersonare, magari facendo violenza alla nostra personalità. La gioia dello stare con gli amici del cuore permette di sentirsi liberi nei pensieri e negli atteggiamenti. Dona la capacità esclusiva di essere se stessi, nella disponibilità a gioire delle cose semplici, ma sopratutto per gli amici che ti circondano.

     Ma la vita è anche questo, alcune volte ci vengono assegnati dei cliché nei quali dobbiamo gestire la nostra esistenza, magari sono situazioni che non lasciano esprimere pienamente la nostra personalità, questo chiaramente non interessa a nessuno, quello che conta è che noi corrispondiamo a quello che gli altri pensano su di noi. Ecco perché è bello ballare per quanto ci è concesso di essere noi stessi e vogliamo farlo perché è importante che gli altri colgano la differenza da ciò a cui vorrebbero costringerci nel nostro essere. Gli amici sono quelli della crescita nella diversità della loro condizione sociale, ma sono le persone con le quali hai giocato, hai sorriso e hai pianto. Insomma sono coloro che non sono più quando anche loro cercano di esserci.

     Grande valore, si attribuisce ai nostri giorni anche in ambiente ecclesiale,  al ruolo. Il ruolo che uno vive determina gli atteggiamenti ma anche gli abbandoni, basta cambiare ruolo e tutti si dimenticano di te. Chi vie del ruolo deve prepararsi a tanti fallimenti e delusioni. Anche gli amici più cari, quelli nei quali eri sicuro di poter confidare sempre non si ricordano più. Chiaramente non parlo di me, sarebbe tristissimo lamentarsi del proprio stare bene. Ma è così, non è bello, ma è in queste situazioni che ci si rende conto di quanta falsità sussiste nelle relazioni cosiddette di fraternità. Magari è solo una fraternità istituzionale, spesso si preferisce illudersi che non sia così ma quando poi sei chiamato a sperimentarne gli effetti c'è poco da velare, la realtà è tristissima.

    E allora si torna agli amici di sempre che ti invitano, vogliono sorridere, vogliono ballare, insomma vogliono fare festa proprio con te, che invece desideri restare con i tuoi pensieri, con la tua solitudine cercando di cogliere nell'esistenza, magari velata dell'appartenenza a Dio, la capacità di non essere altro che te stesso. Senza alcun ruolo, senza alcun protagonismo, senza il cercare nulla che nasconda la propria autenticità, il che vuol dir anche nulla che generi falsità di relazioni, di atteggiamenti, di situazioni. Insomma la perfetta solitudine che ti permette di essere altro da te stesso anche per te stesso. Al punto da non riuscire a cogliere ciò che è sostanziale da ciò che è appendice da rimuovere in ogni situazione senza che alcuna cosa cambi nella vita vera. Molti vivono di finction ed è un guaio perché il risveglio è tenebroso. Per chi riesce a svegliarsi, alcuni stentano a cogliersi realtà e si lasciano vivere senza mai comprendersi vivi fino in fondo.

29 dicembre - Alcune volte mi verrebbe voglia di correggere situazioni sgradite in alcuni miei amici più giovani, ritenendo da grande, che stiano sprecando del tempo prezioso, ma poi mi viene da pensare ai miei anni giovanili e allora mi rassereno o più semplicemente mi rassegno, anche perché ricordo bene quante volte i miei genitori avevano provato inutilmente a farmi desistere da situazioni che oggi certamente non avrei vissuto, ma allora sembrava il modo più normale di vivere. In realtà qualche genitore viene a chiedermi dei consigli, io li incoraggio ad avere pazienza, nella certezza che con la crescita, se la società è benevola, prima o poi esploderà con impeto, facendo esprimere loro tutte le potenzialità. Intanto però dispiace vedere banalizzare tante energie intellettive, che purtroppo la nostra società spreca anche in persone che le avevano sapute e volute valorizzare.

     Nella società del fare è strano parlare di aspettare, ma con la crescita è così, ognuno ha i suoi tempi. Noi adulti dobbiamo imparare a coglierne in pienezza i ritmi cercando di valorizzarne pienamente gli entusiasmi e i fallimenti. Tra le tante situazioni che mi stanno a cuore, certamente una in particolare si accompagna alla mia mente e al mio cuore, un affetto inesploso linearmente ma sempre in situazioni di instabilità, questo genera tanta apprensione e anche un po' di amarezza, ma non c'è niente da fare all'amore non si comanda, occorre stare vicino e soffrire cogliendo lontana la persona che vorresti aiutare. Nella vita di un prete capita anche questo, che soffra per amore, chiaramente nel senso più bello del termine, ma sempre amore è. Stabilizzare non è facile quando si cerca stabilità nei sentimenti. Il sentimento destabilizza anche tra gli adulti, immaginiamoci i giovani.

     Andiamo verso la chiusura dell'anno, la cosa più bella che spero di assaporare è la possibilità di stare per i fatti miei, magari a casa, è un po' fredda, ma non fa niente, d'altra parte cantiamo sempre che Gesù è nato al freddo e al gelo, farne esperienza aiuta a crescere nella fede. Ho bisogno di silenzio attorno a me, dentro no, tutto sommato riesco a trovarne abbastanza, ma attorno ne avverto proprio il bisogno. C'è troppa dispersione nel nostro tempo, per cui occorre periodicamente tirare le fila, per cercare di ricomporre e armonizzare le tante caratterizzazioni particolari che vorrebbero emergere ognuno per i fatti propri. La vita di comunità esige complementarietà, si deve fare un po' di violenza, ma tutto sommato la gente è abbastanza disponibile alla correzione, chiaramente quando sono presente.

     In questi giorni molte belle esperienze e anche incontri significativi e inimmaginabili, la gente avverte ancora l'esigenza dell'incontro con Gesù, chiaramente non tutti, ma almeno tutti quelli ai quali si riesce a dedicare del tempo. Per gli altri occorre il momento straordinario della folla che acclama, Gesù di tanto in tanto faceva i miracoli, io per quanto mi sforzi ancora non ci riesco, comunque mi sto allenando. Comunque sia a guardare bene, Gesù preferiva stare con i piccoli gruppi, anche perché allora come anche oggi, la folla fa confusione e non comprende. Per cui c'é sempre il rischio o dell'acclamazione gratuita o del linciaggio. Comunque la nota dominante è quella della non comprensione. Questo non spaventa, però non deve neanche generare illusione. In realtà anche tra poche persone può esserci incomprensione o più semplicemente poca disponibilità a cogliersi nell'atro. Anche facendo il bene non sempre tutti sanno cogliere il bene che si fa. Comunque sia occorre fare il bene.

     Stasera appuntamento settimanale con l'Adorazione Eucaristica, al centro dell'attenzione abbiamo messo i bambini, non poteva essere diversamente, abbiamo pregato abbastanza, soprattutto per le situazione di disagio infantile, per le malattie, le situazioni di violenza. Certo la speranza è che nessun bambino soffra, ma sappiamo bene che non è così, i bambini sono spesso oggetto della violenza gratuita di noi adulti, per quello è bello stare loro vicino e farli sentire amati. Anche Gesù Bambino in braccio alla Madonna, trasmette il bisogno di sicurezza di ogni bambino, ma anche la gioia e il sorriso di ogni bambino, ecco perché ogni bambino in qualche misura esprime nell'autenticità la sua presenza bisognosa del nostro aiuto.

26 dicembre - La memoria di Santo Stefano viene a ricordarci che la festa celebrata nella nascita di Gesù apre al dono di sé fino al martirio. In se questo dovrebbe aiutarci a capire che il modo di fare festa a Gesù esige da parte nostra la disponibilità a donare la nostra vita a Lui. Incoraggia anche a chiudere il Natale del Signore nello spazio di un giorno, per tornare alle occupazioni ordinarie. Ma poi in realtà tutto si trasforma in voglia di vacanza, un po' le scuole chiuse, il ritorno degli universitari, una volta chiudevano anche le grandi fabbriche, adesso sono chiuse stabilmente, quindi il problema è risolto alla radice. E' difficile stabilire quando la festa per la Nascita del Signore sia diventata le vacanze di Natale, però di fatto oggi è così, può anche non piacere, ma la speranza è che durino almeno nel cuore della gente si alimenta la voglia di vita familiare e di gioia che si accompagna e anima questi giorni.

     Oggi è stata  giornata dedicata agli affetti familiari, insomma è stata condivisa con tantissime persone che poi compongono la famiglia che con gli anni è diventata la mia famiglia. Difficile da abbracciare, alcune volte anche da ricordare, però ci si sforza e anche grazie ai mezzi di comunicazione oggi a disposizione si cerca di raggiungere quelli che si riesce. Necessariamente i più sono e si sentono trascurati. Non è molto bello essere trascurati dal proprio papà, ma non è possibile raggiungere tutti. Allora si prega, si raggiunge con il pensiero, con l'affetto, dovrebbe bastare per chi riesce ad accontentarsi. Certamente è bello ripercorrersi ma anche semplicemente leggersi nell'oggi di affetti mai sopiti, che riempiono la solitudine che alcune volte fa capolino anche nella mia vita. Colpa dei ritmi più lenti che l'età mi impone, non penso sia pienamente così, ma non sempre si riesce a capirsi. Anche questo è un segno di maturità o forse è meglio dire di senilità.

     Ieri tutto abbastanza sereno, non il tempo chiaramente abbastanza rigido, ma parlo del ritmo spirituale della celebrazione comunitaria. La partecipazione non è stata da pienone, mancavano i bambini e i ragazzi quasi totalmente, per cui senza sorrisi, senza schiamazzi, insomma una cosa da adulti. Qualcosa ho recuperato la sera al Felicetto, in ordine alla gioiosità dei pargoletti. Comunque tutto si è svolto con grande dignità liturgica. Nell'omelia ho forzato un po' sulla serietà della sequela, alcune volte non riesco ad andare fino in fondo nelle preoccupazioni che si accompagnano al ministero anche per non scoraggiare eccessivamente gli uditori, però devo ammettere che le cose non è che vadano a vele spiegata, diciamo che vanno a soffio di vento. In compenso tanti volti sorridenti, coppie giovani che vivono con entusiasmo l'attesa, fidanzati che esprimo pienamente l'amore che si accompagna alla loro vita.

     E in tutto questo Gesù che dice? Beh, Lui certamente è contento, tanta gente gli ha fatto gli auguri, la Mamma lo coccolava e cercava di capire, San Giuseppe era preoccupato di tutto questo via vai di persone che volevano baciare il figlio Gesù, ma dentro era orgoglioso di questo ruolo così particolare che gli era stato affidato. Insomma scene di vita familiare in occasione di una nascita. E' una occasione nella quale tutti sono particolarmente contenti, poi magari non tutto procede come si vorrebbe, ma intanto ci si apre alla vita e si confida nell'aiuto del Signore. La parrocchia non ha molti bambini, non solo perché ci sono degli anziani, ma semplicemente perché tanti hanno paura di mettere al mondo dei figli. Per alcuni aspetti hanno anche ragione, però senza figli non c'è futuro della comunità. Io li incoraggio ad osare di più in ordine all'accoglienza della vita, ma come dare torno a coloro che stentano, guardando all'egoismo di tante persone?

     Sono comunque giorni molto belli, certamente non si deve abbassare la guardia, anche perché i tempi non sono facili ed è bene prevenire le difficoltà per evitare di ritrovarsi poi ad inseguire i problemi. Isaia ci ricordava di essere sentinelle, di vigilare, di avvertire gli altri sia in occasione dei pericoli, sia in occasione degli avvenimenti gioiosi. Beh, in questi giorni si sentono pi più le urla di gioia, i sorrisi, ed è bello che sia così. Sul fronte più ampio comincia ad avvertirsi un senso di sgretolamento e di disorientamento di cui purtroppo chi dovrebbe stenta a prendere coscienza. In questo caso vale la massima dell'Osservatore Romano: Unicuìque suum. Questo non è alzare le mani, ma altrimenti si corre il rischio di prevaricare, meglio essere prudenti, sempre nella vigilanza, ma comunque prudenti. Sono tempi strani, da vivere in modo adeguato nella speranza che passino in fretta.

24 dicembre - Pensierini sulla Notte Santa. In realtà è un elaborato che nessuno fa svolgere, neanche ai miei tempi, quando generalmente ci facevano fare i pensierini sulle vacanze di Natale. Ma giustamente parlavamo delle vacanze, non delle celebrazioni. Altrimenti sarebbe stato il classico: fuori tema. Da quando sono parroco è una delle notti più belle dell'anno, in riferimento alla gioia interiore, alla serenità che si respira intorno, alla pace che si accompagna alla celebrazione. Occorre dire anche per gli auguri che caratterizzano questa ricorrenza. E' una bella esperienza darsi gli auguri e ricevere gli auguri, occorrerebbe farlo più spesso. Normalmente alla Notte Santa arrivo senza voce, un po' per le prove di canto, ma anche per le tante iniziative che si accompagnano a questo periodo e alle quali mi piace partecipare in modo giovanile. A Verbicaro ricordo che avevamo un repertorio molto giovanile, e la liturgia scivolava gioiosa. Poi mi sono abituato a prendermela comoda, a Belvedere eravamo quelli che uscivamo dalla Chiesa per ultimi. Qui ritengo che la concorrenza su questo punto sia insuperabili, lui usa il ritmo bizantino per cui c'é poco da fare.

     Prima c'é stato il periodo lombardo, era il tempo delle ferie dal lavoro per cui ne approfittavo per stare qualche giorno a casa. A me dispiaceva lasciare gli amici lì a Cermenate, ma ero contento di stare con i miei a Scalea. Oggi come oggi avrei cercato di scendere di più, quando avrei potuto, magari era anche bello, ma ormai è andata così. Niente rimpianti inutili, ringraziamo il Signore per tutto ciò che mi ha donato. Che io ricordi non ho mai fatto il cenone di Natale, come anche quello di Pasqua. A casa nostra il digiuno era digiuno, non sostituire la carne con il pesce. In realtà, ho già detto altre volte, che stavamo poco a tavola, il giusto, chiaramente pietanze locali, cucinate da mia madre, sostenuta ma solo occasionalmente dalle mie sorelle. A motivo del digiuno fiscale di conseguenza il pranzo era rimandato al giorno. Al rientro dalla messa era possibile assaggiare qualcosa, ma sbadigliando non c'era tanta voglia. Fino a tutte le scuole medie noi maschi dovevamo lavare le pentole e seguivamo un turno molto rigido per i piatti. Papà non c'era quasi mai, lui ha sempre lavorato durante le feste. Nel pomeriggio lo raggiungevamo e stavamo con lui.

    Da piccolo, faccio fatica a ricordare, ho qualche immagine di Mezzana, ma allora ero relativamente grande, già otto anni. Comunque facevo delle belle dormite, d'altra parte la Messa era in latino e non c'era molto da interagire. Non ricordo granché neanche dei presepi, eppure ne ho visto tanti, ma sempre in modo distratto. Mi interessava di più l'incontro con le persone, si stava a lungo a giocare a carte, soprattutto nel periodo liceale, poi quasi sempre in chiesa a provare i canti e la liturgia. Oggi come oggi, passo il mio tempo a cercare di capire, leggere, pregare, cogliere le sensazioni che il Signore ci dona di vivere. Insomma dedico più attenzione agli umori che non alle attività. Magari è perché le attività scivolano a memoria, per cui non richiedono grande dedizione.

     Rimane il mistero di questo bambino che nasce, tanti anni fa. Da ricordare nella sua venuta a Betlemme tanti anni fa, ogni anno in modo diverso e nello stesso tempo con dei ritmi ripetitivi, che ce lo fanno sentire uno di casa nostra. Lui ci guarda con i suoi occhietti, dei più svariati colori, anche Lui è diverso nella carnagione a secondo di dove lo si festeggia. Ma non ci fa caso, tanto lo sa che facciamo quello che vogliamo, per cui meglio lasciar fare, tanto a voler far ragionare sarebbe tempo perso. Poi arriva il momento tragico della predica. Già so che chi è in chiesa vi arriva dopo una serata passata eroicamente a tavola, potremmo dire che alcune volte ho avuto l'impressione di celebrare in una pescheria. Chissà perché ma a me sembra che i visi siano sul rosaceo. Però comunque so di doverla fare e mi avventuro su argomenti che ripasso per i fatti miei, anche perché molti non vedono l'ora che finisca, altri semplicemente trovano la scusa per fare il pisolino, altri ancora entrano ed escono dalla chiesa. Almeno una volta sparavano i botti che contribuivano a mantenere sveglio l'ambiente, adesso con la scusa della crisi e tutto un mortorio.

     Poi arriva il bacio del Bambinello e tutto si rianima, anche perché sanno che mancano pochi minuti alla fine e si torna per strada a smaltire. Naturalmente scherzo un poco, anche per non appesantire questa notte magica, ma anche per far ridere Gesù, che non vede l'ora di capire che gli abbiamo preparato per la festa. Lo sa già che sostanzialmente sono le stesse cose dell'anno scorso, ma Lui fa finta di non saperlo anche per farci contenti e alcune volte abbozza anche a un accenno di stupore, ma solo un accenno per non farci capire che fa solo finta. Si, è vero si fa un gran parlare della crisi economica, ma questo vale per domani, o ancora dopo, stanotte si deve fare festa, per cui i lamenti lasciamoli per qualche altra volta.

23 dicembre - Beh, effettivamente, si può ben dire, che la comunità cristiana è impazzita di distrazione o, più semplicemente disorientata, non eravamo in molti a cantare la Novena del Natale. La regola generale sembra essere fare festa comunque e a prescindere, con o senza Gesù. E' proprio vero che il ventre la fa da padrone, della serie il cenone a tutti i costi e il resto come viene va bene. E' mai possibile che tutti abbiano tanto da fare, da non trovare un po' di tempo per il Signore? Ma forse è la novena che andrebbe cambiata o forse tolta, viene letta come appartenente a quel cristianismo rurale, così desueto nella nostra società tecnologica. Qui non centra nulla il preparare il cenone, anche perché ormai i cenoni li facciamo ogni giorno, il fatto vero è che, forse, la comunità cristiana non ritiene necessario dedicare del  tempo al Signore.

     C'è un lungo lavoro da fare, che non riguarda tanto i cosiddetti lontani, quanto piuttosto coloro che hanno la presunzione di essere i vicini, senza rendersi conto di quanto si stanno allontanando dal Signore. Ancora una giornata dedicata alle visite degli ammalati, ai giovani e alla gioia della vita familiare. Insomma tutti gli ingredienti che fanno di questo periodo un tempo particolare. Tante emozioni e un po' di stanchezza, ma spero di recuperare in ordine al riposo domani. Si spera nei giovani, Gesù c'é, anche se velato, ci dovrebbe essere più disponibilità dei genitori a svelarlo nelle relazioni ordinarie di vita domestica. Aiuterebbe a vivere meglio l'ambiente famiglia. A casa l'argomento è tabù, d'altra parte chi dovrebbe gestire la discussione, cioè i genitori, non è che dedichino molto tempo al tema in oggetto. Per cui si continua a chiedere i Sacramenti e si affida tutto alla grazia e alla misericordia di Dio.

    Sono andato a salutare gli operai che lavorano sul Corvino ed ho portato loro qualcosa per riscaldarsi. Anche oggi è stata una giornata molto rigida, ma loro hanno lavorato fino al tramonto. Guardando dall'alto del Timpone, tra un canto della novena e un altro, sembra che abbiano terminato il lavoro previsto, hanno anche gradito il mio pensiero. Deve essere stata per loro una giornata molto dura, sia per il freddo che per il lavoro  da portare avanti. Si cerca di dare un po' di conforto, d'altra parte il Natale è soprattutto questo, Dio che nella gratuità si rende conto delle difficoltà dei suoi figli e li sostiene con la sua presenza. Comunque, almeno per un paio di giorni, potranno stare con le loro famiglie in santa pace al calduccio delle loro case.

     Serata in preparazione al Natale con il resto d'Israele, anche gli ultras dedicano ad altro il poco tempo a disposizione. Ci si prepara per come è possibile, senza troppa ansietà, d'altra parte il Natale è serenità, è pace, ed è bene che resti tale per tutti. Andrà per come si riesce, al Signore piacerà anche perché vedrà tanti giovani e questo certamente lo riempirà di gioia. Sembra tutto abbastanza sereno, si attende solo il momento dell'esplosione gioiosa dei cuori che elevano il Gloria al Signore.

22 dicembre - Festeggiare Gesù, senza cercare Gesù, senza stare con Gesù. Alcune volte il nostro tempo ha delle pretese strane. Ma è anche per questo che si stenta a vivere la gioia. Sembra che per essere felici uno debba per forza avere delle cose in più degli altri, oppure che gli altri non abbiano, ma comunque ci si lega a cose. In realtà tutto nasce dalla comprensione di se, più si ha coscienza delle proprie potenzialità, più si è felici con poco. La serenità familiare, la gioia della condivisione delle cose che si hanno, la disponibilità a fare della solidarietà il senso della propria giornata da condividere con gli ultimi della società. Tutto sommato non ci vuole molto a vivere il Natale del Signore. Lui è tutto contento, anche se è ancora un bambino, con i suoi occhietti vispi e gioiosi, naturalmente neri. Ci guarda tutti, sorride a tutti, anche a quelli che non vede, Lui lo sa, è venuto soprattutto per loro. Che cosa ci si deve aspettare da questo appuntamento? Certamente la disponibilità ad affrontare con gioia la vita di ogni giorno, di ringraziare il Signore per tutto ciò che ci dona, di cercare nell'altro la presenza del Signore, sforzandoci perciò di vivere in pace con tutti. Gesù è venuto per questo.

     Poi ci sono quelli che di Gesù non vogliono proprio saperne. Sappiamo tutti che sono quelli che Gesù ama di più. Possiamo dire di più, sono quelli che dobbiamo amare di più per amore di Gesù. Sono quelli che le mamme ci affidano nelle loro preghiere, raccomandandoci di non dimenticarli, perché sono buoni, sono più buoni degli altri. Lo so che sono buoni, ecco perché spesso devo sostituire le mamme nel pregare per coloro che non sanno pregare o non pregano più. Anche perché quello che conta è la loro salvezza eterna. Il resto passa, anche la presunzione di essere più importanti abbandonando Gesù. Ci sono anche molti che restano fregati per amore di Gesù, anche perché lo dicevo già altre volte, non sempre nella Chiesa, come Chiesa, riusciamo a vivere il rispetto delle persone, purtroppo alcune volte questo determina disorientamento, quando non accade di peggio. Quando questo accade più volte è difficile riprendersi e rilanciare su Cristo. Abbiamo imparato che l'amore vince sempre, anche quando si veste di stupidità, per cui non dobbiamo fare altro che amare, il resto non tocca a noi coglierlo. Noi dobbiamo solo amare, sperando di non ricevere troppe fregature. Ma anche in questo casa, Gesù non ci ha dato alternative. Se vogliamo seguire Lui dobbiamo amare sempre.

     Qualcosa di importante quest'anno, ritengo di no, tutto straordinariamente normale. Tutto da memorizzare, tutto bellissimo. E' vero qualche punto nero c'é, ma la luce del Natale fa sparire ogni ombra. Abbiamo imparato ad affrontare tante difficoltà, tante incomprensioni. Diciamolo pure ho avuto la fortuna di avere sempre davanti a me e accanto a me, persone affettuose. Quando questo non accade, è la volta che tocca a me essere affettuoso, sopportare un po' di più. O forse è meglio dire, semplicemente, pregare un po' di più. Giornata di preghiera per le vocazioni sacerdotali, quando si prega non si perde mai tempo, anche perché è Dio poi a smistare secondo i bisogni al di la delle nostre intenzioni. Giornata rigida, insomma bellissima giornata invernale. Un po' mi dispiace per gli operai che lavorano lungo il Corvino, insomma il ferro che lavorano certamente è freddo e poi l'aria è certamente rigida. Insomma non è il luogo ideale per quel tipo di lavoro. Speriamo che almeno li paghino per Natale, così portano qualche pacco dono ai propri bambini.

     Nel pomeriggio incontro con la più creativa della mie creature. No, non ho la pretesa di mettermi al posto di Dio, semplicemente è una ragazza che mi è cresciuta accanto o dal mio punto di vista, con la quale sono invecchiato. Ne ho già parlato altre volte, ma non annoia mai, è sempre innovativa, ormai donna di città, anzi è meglio dire donna globalizzata. Insomma di quelle di cui,  prima o poi avrò bisogno. Chiaramente scherzo, per quel che mi riguarda cerco di non chiedere mai piaceri a nessuno, anche perché purtroppo c'è il vezzo di riaverli in cambio con gli interessi. Ma non è questo chiaramente il caso. E' bello vederla perché ci si ripassa qualche passaggio dei tempi trascorsi aggiornato con i progetti futuri. Persino riesco a parlare di qualche problema che si accompagna alla mia vita, è una cosa strana, ma forse è per la lontananza. Dice di essere fidanzata, ma non ne sono sicuro, chiaramente è una coppia moderna. In serata telefonata dalla coppia più bella del momento, che però continua a rilanciare per il loro matrimonio. Posso solo dire che sono cresciuti nell'Unità Pastorale, si sono conosciuti nell'Unità Pastorale, hanno condiviso tutte le esperienze dell'Unità Pastorale. Ritengo si sposeranno prima o poi per i fatti loro. Coppia molto gioiosa e serena, come nei film americani anni '60. Siamo proprio in clima natalizio.

19 dicembre - Ma chi ci parla più immediatamente del Natale sono certamente i bambini, quelli piccoli intendo. Ormai sono un prodotto raro nelle nostre case, ma a pensarci bene sono proprio loro, che ormai non ci sono, i destinatari di tutte le attenzioni culinarie dei nostri nonni. In effetti era la loro presenza sorridente e giocherellona a rasserenare gli animi e ad affievolire i problemi che certamente nelle famiglie non sono mai mancati. Ma quello che, ancora oggi,  li rende preziosi e indispensabili per la gioia del Natale sono i loro occhi, ancora non inquinati dalle tante notizie e spettacoli dei nostri mass media, per cui riescono ancora ad esprimere nella loro vivacità tutto ciò che manca alla nostra vita. La gioia spensierata di essere vivi, di volerlo gridare a tutti, la capacità di giocare, il sorridere a tutti, l'andare incontro agli animali senza spaventarsi. Insomma tutto quanto appartiene alla nostra memoria e oggi è ricordato con nostalgia. Parlo dei bambini, veramente bambini, con i ragazzi le cose già si complicano.

     Questa mattina Natale con alcuni ammalati, che poi sono la parte migliore della comunità, loro e coloro che li accudiscono. Anche in questo caso si tratta di sfatare tanti luoghi comuni, che inneggiano all'egoismo collettivo, mentre invece nelle famiglie troviamo molta abnegazione e dedizione ai propri cari, come ho già avuto di dire altre volte, alcuni diventano un tutt'uno con le persone che accudiscono. Su questo io non sono molto d'accordo, anche perché poi gli ammalati da assistere diventano due, ma si sa, al cuor non si comanda. Sono le azioni proprie della missione sacerdotale, portare conforto a coloro che soffrono, forse dovrei farlo più frequentemente. Incoraggiano a cogliere in pienezza il dono della carità, come ordinarietà di vita e non come impegno pastorale. O peggio ancora come volontariato con stipendio, secondo una prassi che va consolidandosi, naturalmente bisogna essere raccomandati per accedervi, e che chiaramente snaturalizza la bellezza della gratuità e del dono.

     Bellissima giornata invernale, incredibilmente reale, al punto da sembrare costruita per far credere che è veramente presente. Lampi, tuoni, vento, mareggiata, breve raggio di sole e poi via si riprende come prima e più di prima mancava solo qualche tromba d'aria per rendere più realistica la scena. Ah, dimenticavo c'è stata anche la grandine. Insomma ci siamo, arriva il pargoletto e vuole farsi notare, ma se non la smette va a finire che la notte santa ci saremo solo io e Lui. Stasera alla novena eravamo in dodici in tutto, diciamolo pure anche un po' irrigiditi. Tempo brutto sentenziano i saggi. Magari è solo ordinaria vita quotidiana di attività parrocchiali non avvertite necessarie, non più adeguate al nostro tempo? Meglio stare a casa a preparare i dolci, anche perché fra poco tornano i giovani e bisogna accoglierli con la tavola apparecchiata di ogni ben di Dio. Insomma Gesù si deve accontentare di quello che passa il convento. Ma certamente Lui si accontenta, anzi è felice che tutti sono contenti, anche se molti non sanno che al centro della festa dovrebbe starci Lui.

    Ma ormai siamo quasi pronti, anche il Presepio è in dirittura d'arrivo, i canti sono quelli tradizionali per cui non ci si preoccupa più di tanto, ordinariamente la notte è frequentata dai giovani, forse perché dopo la messa vanno a ballare. Naturalmente scherzo, sono quelli da preti, per i quali nessuno ride. Sarà un bel Natale, tanti auguri, facce sorridenti, mi riempiono di dolci che io giro ai bisognosi, tanti regali, molti occhi gioiosi, insomma è come se fosse già passato e io lo avessi già vissuto. Ci sono anche tanti altri problemi sottesi a queste situazioni di luminosità, ma per queste cose il tempo non manca. Viviamo la gioia la dona Gesù, per cui certamente è gratuita, ed è bello viverla fino in fondo.

17 dicembre - Tutto ci parla del Natale del Signore, i presepi in fase avanzata di realizzazione, il canto della novena, i giovani che tornano dall'università, le famiglie che preparano i dolci tradizionali, le celebrazioni sempre più orientate alla gioia e alla pace. Ma allora cosa manca? A me sembra che manchino le forze necessarie per realizzare tutto quello che il Signore prepara per noi. Ah, c'è aria di vacanze anche nelle attività formative, i più latitanti chiaramente sono gli adulti, i ragazzi ancora resistono, persino i giovani partecipano, ma gli adulti stentano a mantenere i ritmi di impegno. Purtroppo il cattivo esempio diventa familiare. Sto rovinando il clima natalizio, li, quando parlo degli impegni pastorali, cambio subito registro, non su tutto evidentemente, ma se non girano gli adulti, si blocca quasi tutto.

     Di certo il progetto di Dio incoraggia a volare alto, sulla storia del mondo, ci chiede di guardarla con serenità, tanto in nulla può inficiare la realizzazione del suo piano di salvezza. Questo lo coglie meglio chi fa della preghiera il senso totale della sua vita, di meno chi condivide la storia dell'uomo, cercando di rendersene partecipe. Quale Natale riusciremo a vivere? Spero quello del Signore. fatto di incontro tra persone bisognose, di gioia per gli amici che si mettono in pellegrinaggio, di famiglie che colgono in questa occasione la capacità di leggersi comunità cristiana domestica. Si entra nelle case e ci si accorge delle novità in auge, prima di tutto dai dolci che occhieggiano sul tavolo in attesa di essere consumati, poi, diciamolo pure c'è una maggiore disponibilità, al sorriso alla condivisione del proprio tempo.

     Rimane il dramma di quanti stentano a fare festa a motivo dei tanti problemi sociali che si accompagnano all'oggi della vita personale e familiare, se la comunità cristiana fa il suo lavoro si riesce a creare solidarietà e conseguentemente gioia anche in queste situazioni. Nulla di particolarmente definitivo, ma spesso anche ciò che per noi è superficiale per molto è sostanziale. Per cui ci si fa coraggio e ognuno si sforza di fare la sua parte. Il fratello ha bisogno e per quanto è possibile deve trovare nella comunità il suo punto di riferimento naturale. La natura ha fatto di tutto per riconciliarci con l'inverno. Vento impetuoso, mare in crescita, pioggia a sprazzi, insomma tutto molto bello da guardare ed eroico da vivere.

     Ecco perché è opportuno che la comunità dei credenti, che non sempre coincide con quella dei praticanti, valorizzi pienamente tutto quanto il Signore le ha affidato di essere. Il segno della Sua presenza affettuosa, la manifestazione della gratuità della Sua azione salvifica, la volontà di portare speranza a tutti gli uomini praticanti e non, una presenza che canta con gioia il lieto messaggio della vita eterna che con il Natale ha intrapreso una direttiva nuova per la vita dell'umanità. Dicevamo altre volte dobbiamo guardare con più fiducia al cielo, cercando nel dono che viene dall'alto, ciò che manca alla gioia prettamente terrena. Insomma abbiamo molto da donare e poco da ricevere in basso. Molto da ricevere e poco da donare in alto. In poche parole siamo certamente vincenti anche perché Dio non abbandona chi dona con gioia.

15 dicembre - Che cos'é il disprezzo della persona, alcune volte accade che anche nella Chiesa si viva non l'accoglienza ma l'arroganza del rigetto della disponibilità, per cui invece della carità capita di essere oggetto di rifiuto. Come comportarsi in queste situazioni, l'unica arma a disposizione penso sia la preghiera, per chi lo sa fare. Per gli altri riuscirà sempre difficile da capire come mai, nella comunità della giustizia e della pace, si viva l'odio e la mancanza di amore per gli altri. Abbiamo già detto altre volte, non a scusante, che questo denota semplicemente poco amore per se stessi e conseguentemente impossibilità a trasmetterlo agli altri. Certamente tutti sappiamo che il dono più prezioso di cui la Chiesa è depositaria e l'amore di Dio che ci viene affidato. Ma è evidente a tutti coloro che amano la Chiesa, che non sempre si riesce a testimoniare questo dono così prezioso e fragile. Insomma è bene avere le spalle larghe, sia per fare da parafulmini ai più deboli, sia per sopportare le delusioni che certamente, nella vita di comunità, non mancano mai.

     Le giornate scivolano gioiose con il volto dei bambini e dei giovani accanto, che si susseguono in rapida sequenza, come momenti gioiosi di una realtà velatamente triste. Sono momenti molto preziosi, anche perché si permette loro di mostrare le loro potenzialità e anche di farcele conoscere, Questo secondo aspetto è molto importante perché alcune volte si accompagna alla nostra mente il giudizio sulla loro pigrizia e incapacità. In realtà sono veramente uno spettacolo che dispiacerebbe perdere. Le finalità molto nobili della beneficenza, si scontrano con una realtà fortemente segnata dalla crisi e dal fatto che tutti chiedono soldi, per le più variegate iniziative. Senza contare che anche il Governo  ci chiede di contribuire. Insomma si da quello che si può. Di quello che si riceve occorre ringraziare Dio, e noi questo facciamo sempre.

     Sul lungomare vento della Sila, quel vento impetuoso che da voce ai pini secolari, chiede di essere più vigorosi nell'affrontare la strada. Quando si rende presente è bellissimo camminare controvento mettendo a dura prova la gioia di affrontare le difficoltà, ma certamente aiuta a irrobustire i propri convincimenti e dona esuberanza ad affrontare sempre meglio le salite, come si dice in gergo, di petto. Ci prepariamo all'incontro con Gesù, la nascita è ormai alle porte, perciò bisogna che tutto sia pronto, domani comincia la Novena, insomma riprende a sollecitarci il mistero della Sua venuta nella carne umana. Riusciremo mai ad apprezzarne il gesto di amore? Beh, intanto ci proviamo.

14 dicembre - Adesso lo possiamo affermare con certezza, è arrivato l'inverno. Stamattina finalmente si è avvertita la classica tramontana di Santa Lucia, ordinariamente arrivava prima, ma intanto è arrivata e ci preannuncia la neve, chiaramente in montagna. Insomma per il nostro Natale tradizionale sembra non mancare proprio nulla. Giornata vissuta con gli ammalati, insomma alla ricerca delle pecorelle allettate, che certamente non posso prendere in braccio, ma che certamente vorrebbero prendermi in braccio e se potessero lo farebbero. Per l'ammalata la visione del sacerdote è un vero toccasana. Andrebbe decisamente sfatato il luogo comune che la presenza del prete porta sfortuna, o almeno qui a Diamante non è così. Siamo veramente accolti come un dono.

     Le mamme non dovrebbero mai morire. Qualcuno potrebbe chiedere e i papà? Dalla mia esperienza, vedo che generalmente i papà tornano alla Casa  Padre, intendo quella del piano di sopra,  prima delle mogli.  Il perché non lo so, però per la gran parte dei casi è così. Così il peso della famiglia, nella sua fase organizzativa, quindi anche la gioia dei nipoti, i figli che si sposano, ma anche le sofferenze che si accompagnano alla vita familiare ruotano tette attorno alla mamma. Si ha così, andandola a visitare la possibilità di incontrarsi, di stare insieme, si continua a fare festa tutti insieme, alla loro presenza ci si sente sempre bambini. Poi quando il Signore chiama anche loro, c'è sempre il problema dei mariti che dal cielo reclamano la loro compagnia, tutto si sfalda, si disarticola. Un modo per ovviare a questa situazione sarebbe quello di far esercitare come mamma, qualcuna delle sorelle, ma non è facile.

     I nostri pargoli sono figli dello spettacolo, per cui, il loro modo ordinario di essere è quello del salire sulla ribalta. Posso affermare che molti veramente donano i meglio di se, anche perché sono veramente bravi, sanno cantare, sanno ballare, sanno recitare, sanno giocare, sanno condurre. Insomma sanno fare tutto in riferimento allo spettacolo, il vero problema è che la vita non è uno spettacolo, ma è fatta di una realtà che generalmente non ha molto a che vedere con la spettacolarità. Il più delle volte la vita è routine, non tutti siamo pronti per passare dalla ribalta alla routine, però è meglio allenarsi, anche perché il passo è eccessivamente breve. Chi non è pronto si ammala, la depressione è la classica espressione dei non espressi. Intanto godiamoceli sulla ribalta e cerchiamo di essere pronti per quando li faranno scendere.

     Chi è il sacerdote? Per alcuni è l'uomo da invitare a pranzo, quando arriva lui, sembra che ne arrivino cinque o sei, almeno dalla roba che si prepara da mangiare. Ci si dimentica che in questo modo si dovrà ricoverare in tempi brevi, non lo si invita mai per la formazione cristiana della famiglia, per fare delle catechesi a tutta la famiglia. Quando raramente accade, la componente maschie si sente esonerata dall'impegno ed esce di casa. Quello che conta è che mangi, D'altra parte nell'immaginario collettivo il prete è rotondetto, rubicondo, con le guance sempre immerse nel piatto, appartiene alla casta dei sempre a tavola. E' vero, nei Vangeli anche Gesù apparteneva a quel gruppo accusato di essere beone e mangione, però ad un certo punto del pranzo, Gesù faceva bloccare tutto e cominciava a narrare le parabole, alcune di veramente belle infatti le ha fatte a tavola. Ma ai nostri giorni come si fa a bloccare i piatti che continuamente arrivano per ore dalla cucina. Come disse Gesù, in situazione più drammatica, se è possibile passi da me questo calice, meglio vivere in austerità. Quante sciocchezze si dicono a tavola? Quanto tempo si perde a tavola?

     Arriva il fine anno e molti enti, cosiddetti caritativi, chiedono contributi alla parrocchia. Mi chiedo, forse non sanno che anche le parrocchie sono enti che hanno tra i loro obbiettivi primari la disponibilità alla carità. Oppure pensano che le offerte che vengono date ai parroci per i poveri, il parroco se li mette in tasca sua? Certo rimane vera l'esigenza di contributi da parte di tutti, però sarebbe bene considerare la parrocchia come ente destinatario dei beni e non come ente a cui chiedere dei beni. Forse l'esperienza che costoro vivono  è quella di una parrocchia che non assiste i poveri, gli ammalati, le famiglie bisognose. Certo fa penare il pensare alle parrocchie come enti depositari di ricchezze da dare ad altri enti, che forse sono leggermente più ricchi, e che vivono meno attenzione della parrocchia al territorio nel quale operano.

13 dicembre - Grande festa della tradizione cristiana legata alla protezione degli occhi. Santa Lucia, martire siracusana. E' una tradizione di martirio legata alle persecuzioni del III/IV secolo, è il periodo delle martiri siciliane che furono introdotte nel Canone Romano. Tempi eroici della fedeltà a Cristo, fino a dare la propria vita, per amore di Gesù. Potremmo dire tempi lontani dalla nostra realtà, è vero, dalle nostre parti ci si allontana di Cristo, non sempre si comprende perché, però è così. E' una forma di orgoglio, come un liberarsi da un guinzaglio, molti la vivono così. Ma forse più semplicemente è rifiutare di vivere da persone libere, è un inseguire le schiavitù vecchie e nuove che il mondo oggi propone e delle quali spesso siamo succubi in modo attivo o in modo passivo. Meno male che Gesù non si allontana dall'uomo, anzi Lui stesso ci ha insegnato che se uno si allontana da Lui, Lui gli sta ancora più vicino. L'amore è così, non ti fa mai distaccare dalla persona amata.

     Dico dalle nostre parti, anche perché in altre parti del mondo, i cristiani sono chiamati ad essere ancora oggi testimoni fino al martirio, al dono della propria vita per il Signore. L'impegno della testimonianza riguarda tutti, nessuno deve sentirsi esonerato dall'impegno di vivere con coerenza il proprio Battesimo. Che è un dono del Signore, voluto generalmente dai nostri genitori, nella loro vita di preghiera hanno inteso far di noi dei cristiani fin dalla nascita, visitati e sostenuti dalla Grazia di Dio. Ho già detto altre volte che non sempre oggi si comprende la preziosità del dono ricevuto, questo non svilisce il gesto di chi lo ha compiuto come un bene per i figli, ma certamente incoraggia a riflettere come mai i figli non colgono come un bene prezioso ciò che nella gratuità hanno ricevuto dai propri genitori. Lo so, le motivazioni sono sempre tante e anche qualcuna in più. Però dispiace cogliere l'illusione di andare oltre nella libertà, rifiutando la via della libertà.

     Accenni semiseri di inverno, pioggia bella a tratti, per il resto abbastanza caldo, insomma di neve non se ne parla proprio, cosa dovremo vivere più avanti se si vuol recuperare non lo può ipotizzare nessuno. Una giornata intensa che si cerca di chiudere con dignità. Ho incontrato tanti confratelli, si comincia ad avvertire l'aria natalizia anche tra noi sacerdoti, cominciamo a scambiarci gli auguri, insomma ci si cerca un po' di più. Purtroppo a scompartimenti stagni, ma è sempre meglio di niente. Sarà un bel Natale, magari il merito è della crisi economica di cui ancora molti non hanno coscienza, però si avverte una maggiore sensibilità ed esigenza di Gesù nella gente. Lo si è sperimentato durante la novena all'Immacolata, mai avute tante confessioni. Contemporaneamente continuano le festicciole in famiglia con gli amici,  altre iniziative di intrattenimento e di socializzazione. Me ne accorgo dalla scarsa partecipazione agli incontri formativi. C'é bisogno anche di questo. e' inutile farne un problema, d'altra parte sarebbe inutile.

     L'amore cerca l'amato, recitava Sant'Agostino, così anche noi dobbiamo cercare Dio, per vivere pienamente l'amore. Ma anche quando stentiamo a relazionarci attivamente con Lui, è Lui che instancabilmente cerca noi. Perché è Lui l'amore fedele, noi restiamo sempre un po' infedeli. Questo non vuol dire molto, però ci incoraggia ad andare più in profondità nella ricerca del senso da dare alla nostra vita. Così ritorniamo a Santa Lucia, che ci viene proposta come modello di una vita contrassegnata dalla sua appartenenza totale a Cristo. Scoraggiarsi?  Non è il caso. Occorre sempre guardare avanti con fiducia, anche perché davanti a noi è il Cristo che illumina e rischiara il nostro cammino.

11 dicembre - Gaudete in Domino, è una Domenica che chiede di gioire, avendo la maturità di cogliere in Dio il senso della festa e della speranza. Lui non abbandona, anzi si premura di venire incontro alla nostra fragilità con il dono del Bambino Gesù. E' il tema di questa Domenica, anche la gioia di questa Domenica, vedere tanti bambinelli ai piedi dell'altare, ma diciamolo pure, tanti bambini attorno all'altare che facevano ancora più spettacolarità. Insomma una giornata pienamente rispettata nei suoi intenti progettuali. Conclusa ancora con i bambini nel Lucernario dell'Eucaristia alla ricerca dei valori del Tabernacolo dal cammino nel deserto alla Chiesa di oggi. Occorrerebbe tanto tempo in più, per assimilare i contenuti, ma anche per memorizzarli, di certo occorre rendersi disponibili allo studio per comprendere meglio quello che il Signore ci comunica attraverso l'esperienza di Israele.

     Ogni volta smontare il Tabernacolo, caricarselo sulle spalle, camminare sotto il sole del deserto, rimontarlo alla sosta successiva e così ogni volta per quaranta anni, non deve essere stata una cosa agevole e neanche piacevole. Però si è andati avanti così, il Signore voleva essere sentito presente dal suo popolo nella difficoltà del viaggio, il suo modo di essere presente era la presenza del Tabernacolo. Ecco perché era importante averlo sempre montato all'interno dell'accampamento. Certo che la vita dei sacerdoti aronniti non era molto agevole, uccidere animali, bruciare incenso, portare a spalle l'arca, mantenere dignitosamente gli spazi del santuario mobile, erano queste le loro attività ordinarie. Qualcuno potrebbe anche dire, ma la vita degli altri era forse migliore? Probabilmente no. Il deserto era tale per tutti.

     Magari questo discorso si riprende durante la Quaresima, adesso dobbiamo prepararci al Natale. Purtroppo non c'é la neve, ma qualcuno ancora potrebbe dire, ma al tempo di Gesù c'era la neve? Può essere che no, però noi ci siamo abituati e se non nevica non si crea il clima natalizio. Allora si potrebbe chiedere, ma il Natale è una festa legata al tempo? Certo che no, comunque è bello viverlo accanto al caminetto con la famiglia, con gli amici. Ancora domanda classica, e se il caminetto non ce l'hai? Beh, forse è ora di smetterla con queste domande melense. Lo sappiamo tutti che il Natale è un dono dall'alto, che va bene in tutte le stagioni e in tutte le situazioni, noi dobbiamo solo accoglierlo nella fede, il resto è gratuità dell'amore di Dio.

8 dicembre - Diciamo pure è stata una bella festa, sia per la partecipazione alle liturgie che per le tante confessioni, come anche per l'insperata bellissima giornata di sole che il Signore ha voluto donarci. Veramente tanta gente anche alla seconda celebrazione che in genere è meno affollata. E' stato un pellegrinaggio continuo tutto il giorno. Insomma la Madonna è stata onorata per come meritava a conclusione di una novena abbastanza partecipata.  Rimane comunque un periodo quasi magico, durante il quale ci si immerge nel mistero di Dio con la compagnia della Santa Madre di Gesù, per cui tutto diventa più facile. Liturgie molto composte e ordinate, novità assoluta tra le altre la celebrazione coordinata dalla Caritas dell'Unzione dei Malati. Forse ci ha colto impreparati, o forse abbiamo misurato ancora una volta, la mancanza di energie adeguate. Comunque sia, grazie anche al servizio prestato dagli scouts, è stato un momento molto intenso di preghiera e di pace interiore. Due sorrisi, tra gli altri, molto intensi di partecipazione e di saluto per l'appuntamento dell'indomani.

     Meriterebbe maggior fortuna la bella liturgia di Adesione all'AC, forse non è molto indicato il giorno della festa dell'Immacolata, andrebbe caratterizzato di più, dando maggiore spazio all'estro e al carisma dell'Associazione, ma per fare questo occorre spostare il giorno. Anche l'AC sembra sia stia stabilizzando, magari con eccessivi e frettolosi abbandoni, magari c'è ancora qualche tessera dei devoti più che degli ultras, però sostanzialmente nel bene e nel male. sta manifestando il suo volto nell'oggi della città. Ritengo sia completato il processo della rimozione della vecchia gloria associativa e si va operando perché oggi continui ad essere, per come viene chiesto dalla Chiesa, punto di riferimento per la formazione catechistica e umana degli associati e ambiente di educazione al servizio della comunità ecclesiale.

    Unica nota stonata, la processione. Che è stata una gimkana tra le bancarelle, per dove è stato possibile passare, altrove è stato impossibile andare a motivo dei lavori in corso. E' stato veramente triste vivere la processione in modo così tormentato, per il nuovo anno vedremo di cambiare, è evidente che l'itinerario, peraltro sempre concordato in anticipo con i vigili, deve poter essere percorso con solennità. Ma anche questo si affida al Signore come una benedizione, che ha voluto donare perché i mercanti della fiera potessero vivere una giornata attiva e prolungata. D'altra parte bastava far piovere e tutti sarebbero andati via. Meglio così. Anche se così non va bene. Si è pregato con molta difficoltà, pur cercando di non distrarsi troppo lungo l'itinerario, ma non è stato facile. 

     Adesso, si comincia a fare il presepio, tutto è orientato al Natale, che speriamo di vivere in compagnia di Gesù, portando un po' di pace alla vita familiare, accompagnandola con la benedizione dei bambinelli da mettere nel presepio, con i Lucernari di Avvento che ci vedranno accanto ai loro figli, alla scoperta del mistero della Fede. Sono momenti innovativi degli itinerari di formazione catechistica, ancora non sono entrati nella comprensione piena della loro organizzazione, si va avanti ad experimentum, cercando di coglier il meglio dei contenuti che i ragazzi si preparano a vivere durante l'anno di formazione. Oggi giornata di incontri e di verifiche, tutto molto sereno e gioioso, diciamo pure, ancora una volta, una giornata benedetta da Dio. Siamo comunque rientrati nei ritmi della vita ordinaria della parrocchia, con la centralità della Domenica, da vivere e da far vivere con intensità, per come riusciamo. A maggior gloria di Dio.

7 dicembre - ... Finalmente alla Cappella del Torrione hanno concluso i festeggiamenti, che si sono protratti fino a notte fonda attorno ai fuochi che sono rimasti accesi lungo tutta la notte, e attorno ai fuochi che cosa non è accaduto. Vino, donne, i guardiani che sparavano in segno di festa e villanie di ogni tipo. Il Governatore del Principe continua a spadroneggiare anche durante le funzioni religiose, per non parlare della soldataglia che ha assoldato altrove, che si permette di fare ogni tipo di commento sconcio sulla gente che vuole vivere la fede e la devozione. Con l'autorità e con le prebende date loro dal Principe, fanno venire  il Cappellano da Belvedere, che si  fa tutt'uno con gli abitanti del Torrione. Poi terminati i festeggiamenti a notte fonda raccoglie ogni cosa e se ne torna al Castello del Belvedere senza rendere conto, senza partecipare del raccolto, senza nulla cedere. Eccellenza questa è una situazione che non può durare, noi, clero del Diamante possiamo solo restare a guardare, Adesso ci prepariamo a solennizzare la Gran Madre di Dio, e dobbiamo farlo senza nessun sostegno di alcuno, nella miseria e nella paura di essere derisi dalla popolazione per la poca dignità che riusciamo a dare alla festa.  Loro che festeggiano un Santo, hanno tutti i privilegi e possono attingere a ogni prebenda, permettendosi così ogni lusso e sperpero, lecito e illecito. Eccellenza dovete porre fine a questa ingiustizia, viene prima la Madonna e solo dopo altri presunti festeggiamenti, ma sempre secondo quanto chiede la Santa Madre Chiesa e non certamente tra lazzi e sollazzi che nulla hanno a che vedere con la fede di questo popolo, e che servono solo a far capire chi comanda nel Casale e chi tiene la Cassa ... Riflessione semiseria della convivenza delle diverse anime del Casale tra il '500 e il ' 600. Probabilmente questo tenore livido e di contrapposizione di interessi diversi, si deve essere accompagnato alla vita del Casale per qualche decennio, per cui il Vescovo decise in seguito di istituire la parrocchia dell'Immacolata sul Timpone, traslando il titolo sacramentale dalla Cappella di San Nicola al Torrione.

     Ci prepariamo a vivere la veglia, quello di vigilare in preghiera è un incoraggiamento costante dell'Avvento, ma è anche un atteggiamento che Gesù viveva personalmente prima delle grandi scelte della sua vita terrena. Rimane perciò una esperienza ineludibile per vivere bene la festa. E' anche il momento nel quale restituiamo la centralità a Dio, l'adorazione rimane  un momento intenso di affidamento a Colui che ha sempre fiducia in noi e ci accoglie sempre. Chiudiamo così il cammino della novena, durante il quale ci siamo lasciati prendere per mano dalla Vergine Santa che, come sempre, si è accompagnata ai nostri problemi. In particolare questa sera ha accolto gli ammalati della comunità che si sono lasciti coinvolgere nella celebrazione dell'Unzione degli Infermi. E' stato un momento molto intenso di preghiera per i sofferenti, con i sofferenti.

     Domani è il giorno dell'emozione collettiva, la città restituisce per alcuni momenti la signoria alla sua Patrona, ponendola al centro per alcuni momenti della giornata, che per la gran parte viene spesa della Chiesa domestica, o per i più giovani nel vivere il mercato. Più che altro è una variante alla routine quotidiana, in realtà, non so se questo è vero, anche perché a me sembra che la vita sia abbastanza animata. Possiamo dire eccessivamente animata? Almeno per alcuni. L'Immacolata coinvolge da sempre questa comunità, chiaramente in modi molto diversificati, ma se vogliamo è il bello delle devozioni popolari. Ognuno le vive per come crede di poterle vivere meglio. O anche per come è stato abituato a viverle.

     Per tanti, ma ormai non è più per tutti, la tappa obbligata è la sosta ai piedi della statua che troneggia nel presbiterio per accogliere i pellegrini. Molti si fermano per il Rosario e la Messa, ma i più per una visita fugace, per toccare la statua e riprendere la passeggiata al mercato. Altri ancora preferiscono restare in disparte, in silenzio cercando di cogliere la bellezza che il fare festa crea nel cuore delle persone. Sarà una giornata molto bella da vivere insieme, il Signore sembra aver concesso una pausa di sole, per far vivere in serenità questo giorno santo. Sono tempi difficili anche per i commercianti e occorre sostenerne gli sforzi che compiono per poter portare avanti la famiglia e le attività, per molti di loro la festa rappresenta una boccata d'ossigeno nel clima di crisi generale che si accompagna ai nostri giorni.

6 dicembre - Tante cose viste il giorno dopo sembrano più belle, alcune volte persino bellissime. Continuano le schermaglie e le inquietudini tra coloro che stanno bene e ritengono purtroppo di avere più diritto di essere ascoltati che non altri. Bellissima giornata di acquazzoni, tutto nella normalità di un inverno finalmente arrivato, il vento soffia gagliardo, nulla a che fare con quello che alcune volte vediamo di catastrofico in giro per l'Italia. Solo la scena del porto, speranza per un turismo nuovo, diventa sempre più malinconica, il rischio è che sparisca di nuovo assorbito dalle onde. Con tutti i suoi blocchi e la sua speranza di novità, magari potrebbe essere il primo porto sottomarino, può anche essere che il progetto sia questo.

     Oggi San Nicola, è difficile immaginare la gioia dei pochi abitanti dell'allora Casale sul Diamante quando arrivò la statua alla Cappella del Torrione, per mare, dalla capitale del Regno che allora era Napoli. Probabilmente ai primi del seicento, solenne, artisticamente bellissima. A pensarci le statue che abbiamo in Chiesa, in questo mese, costringevano la gente a non muoversi, anche perché dovevano portare le statue dei lo padroncini che le avevano comprate per gli altari di famiglia. Senza contare tridui e novene. Il tre dicembre memoria San Francesco Saverio, il sei dicembre memoria di San Nicola di Bari primo patrono del Casale, l'otto dicembre arrivò a metà del settecento e si inserì anche l'Immacolata quale patrona del Castello, il tredici festa di Santa Lucia patrona degli occhi con le rituali crispelle, possibilmente con le alici, ormai è appurato che avesse una sua cappella sulla scogliera che in tempi recenti fu demolita per ricavarne una piazzetta. Tanto per chiudere in bellezza,  tutti in Chiesa, perché arrivava la novena di Natale, il divin Bambinello.

    Oggi come oggi emozionano molto di meno, ritengo che alcuni non li riconoscono nemmeno. Lo sforzo è quello di  valorizzarne la spiritualità, ma con molta difficoltà, il materialismo avanza gagliardo sfondando diverse frontiere. Mancano le risorse umane, la materia prima dell'evangelizzazione, speriamo sempre meglio. Stiamo recuperando sul fronte giovani, ma il fronte anziani si sfoltisce irrimediabilmente,. Molti sono chiamati dal Signore, solo nella piazza quest'anno sono già quattro, dobbiamo aggiungere le barriere architettoniche che vietano l'accesso a chi cammina con difficoltà, restano quelli che si sforzano di partecipare e con mille sforzi ci riescono.  Abbiamo ricevuto un po' di alimenti per le esigenze dei bisognosi, certamente porteranno gioia in tante case. Cercheremo di stare più attenti a quelle nelle quali stanno i bambini, ma le esigenze sono veramente tante.

     La novena questa sera ha vissuto una impennata di interesse, ma lo so che col tempo incerto i pellegrini stentano a inerpicarsi sul Timpone, se domani continua così, addio celebrazione dell'Unzione degli Infermi, d'altra parte gli ammalati correrebbero gravi rischi con la corrente che tira in alto. Speriamo di poterli fare incontrare con la Vergine Santa, ho colto in loro un sincero anelito di affetto verso la Madonna e mi piacerebbe vivere con loro questa liturgia, sarebbe una vera festa. E certamente per loro un grande consolazione. La preghiera è scivolata con grande serenità e gioia, poi lezione di ecclesiologia con gli aspiranti Diaconi, un gruppetto di papà non male che anelino a servire il Signore nella carità. E' un gruppo abbastanza motivato.

     Qual'é la differenza tra il pastore e l'uomo di cultura, semplice, il pastore è attento al gregge, l'uomo di cultura alle idee. Non sempre si riesce a stare insieme, ma quello che conta è camminare nella stessa direzione, tanto si sa, nel nostro campo la meta è la stessa. Produrre idee, non sempre si riesce, soprattutto se le idee hanno la pretesa di essere innovative. Tante volte il rischio che si corre, sforzandosi di proiettarsi a tutti i costi nel futuro, è quello di sprofondare irrimediabilmente nel passato. Male, male non è. L'unico problema è che poi si deve ricominciare daccapo e non tutti ne sono capaci. Meglio camminare insieme, così l'uno strattona l'altro e si cammina in modo dignitoso.

     Il giovane stenta a cogliere il senso della sua vocazione, cerca di sfuggire alle responsabilità, non comprendendo che fugge anche da se stesso, diventando sempre più evanescente. Come incoraggiarlo, resta la preghiera, ma occorrerebbe anche un po' più di dedizione e di impegno. I veri giovani sono sempre entusiasti di se. Sabato vedremo che aria tira, la speranza è di poter resistere almeno sei/sette riprese, poi al limite butto la spugna, sarebbe già un buon risultato. Della serie comunque sia sarà un successo, a mio parere sarà anche qualcosa di più. Troppi sorrisi complici, sarà esaltante.

5 dicembre - Ieri giornata mozzafiato, di quelle veramente memorabili. Cosa è accaduto di tanto straordinario? Tante cose. Intanto ha fatto capolino l'inverno con tanto di pioggia, persino un accenno di temporale, nuvoloni grigi e anche del vento. Insomma cose che ci stavamo abituando a vedere solo in televisione. Già questo mi ha donato una gioiosità molto intensa, che si è aggiunta a quella connaturale della Domenica. Una Domenica speciale, è stata una di quelle molto belle per la vita della comunità, con una liturgia sacramentale che la presenza del Vescovo ha reso ancora più solenne. Celebrazione praticamente perfetta nel suo svolgimento, il che vuol dire preparata bene, vissuta nella gioia, cantata con entusiasmo. Per farvi capire, vi basti dire, che non sono riuscito a dire neanche una parola.

     La novena scivola, però la mia percezione è che ci sia della distrazione, che non aiuta una partecipazione più piena, la parrocchia è attraversata da alcuni problemi esistenziali, che chiaramente non aiutano a vivere bene le emozioni che la Vergine Santa vorrebbe poter comunicare a tutti. Comunque sia tutto scorre abbastanza bene, nella serenità che solo la preghiera riesce a donare. Anche gli incontri formativi sono sufficientemente partecipati. Lo scrivo adesso, così spero di ricordarmene, per l'anno prossimo non ci saranno incontri aggiunti, ma la vita della comunità dovrà procedere con i ritmi ordinari. Anche perché si stenta a sostenere gli incontri suppletivi con la dignità necessaria. Della serie, se ciò che si vive è sufficiente, perché appesantire la serenità personale di chi deve farli tutti, anche senza averne bisogno?

     Intanto la Madonna del Carmelo cammina verso la fase finale del restauro. Tutto sta ricomponendosi come le tessere di un mosaico. L'immagine esprime una grande eleganza e signorilità, molto semplice nelle decorazioni essenziali, contribuirà certamente a far vivere la bellezza del Carmelo a coloro che le si rivolgono cercando segni di speranza per i propri cari che vivono la ricerca dell'incontro con la misericordia di Dio.

     Chi invece sembra non riuscire a comunicare misericordia è il Governo Monti, finalmente è stata partorita la manovra di risanamento, è inutile dire che il fronte politico/sindacale è sostanzialmente scontento. Dimenticando che avrebbero dovuto essere loro a farla e già da tempo, ma si sa', in un certo modo di vivere la politica, è meglio accontentare gli amici, magari correndo il rischio di andare a fondo, che non cercare di salvare la zattera ad ogni costo, anche con grandi sacrifici. E' proprio questa parola che si vuole demonizzare, come se un risanamento si potesse fare senza stringere la cintura. Certo ancora si è all'inizio, per cui si aspettano le prossime norme, se già adesso il lamento di Cassandra si è alzato immaginiamoci in seguito, cosa dovremo ascoltare.

     L'aspetto non è drammatico ma comico, anche perché gli attori della parodia in atto, giocano a essere persone diverse da quello che sono, o forse è meglio dire da quello che dovrebbero essere, comunque sia, ormai si è iniziato a raddrizzare la rotta. Riusciremo mai a riemergere? Molto dipenderà dai compagni di cordata, che chiaramente penseranno prima a salvare se stessi. La cosa migliore in questi casi è sempre quella di nuotare sereni, chi a proposito chi non lo sa fare è bene che impari in fretta, cercando di non andare a fondo, anche perché se  aspetti che siano gli altri a sostenerti, corri il rischio di affondare prima.

     Segnalo novità positive sul fronte interno, il vegliardo è più sereno, magari il temporale è durato più a lungo del necessario, ma sembra che il peggio sia passato, in realtà io non ne sono sicuro, per cui staremo a vedere le azioni concrete se vanno al di la delle belle parole di circostanza. Comunque sia, è bello rivedere la voglia di comunicare e di partecipare in chi riteneva di dover chiudere anzitempo la carriera. Anche oggi scrosci a chiazze, mare incerto sulla esigenza di mettersi in movimento in modo più deciso, sembra volersi stabilizzare nella quiete della risacca. E' un tempo che si lascia godere, chiaramente da coloro che amano il tempo e non solo il bel tempo.

3 dicembre - Memoria di San Francesco Saverio, è un coriaceo gesuita che ha annunciato il Vangelo in molte parti del mondo e in particolare nell'estremo oriente, patrono delle missioni. Ogni tanto faccio dei flash sui santi anche per dare ragione della loro presenza nei calendari, almeno finché li lasciano, prima o poi li toglieranno anche perché certamente il nostro tempo non si ispira ai loro modelli esistenziali. Una sua statua è anche presente nella nostra Chiesa, ma poiché non è miracolosa, la guardano in pochi, e magari se chiedo chi rappresenta faranno anche fatica a dirmi il nome. Comunque è una bella figura di santità per coloro ai quali piace il genere. La missione va anche di moda, insomma è una statua che meriterebbe più attenzione  e maggiore fortuna.

    Ma che cos'é la verità, chiese Ponzio Pilato a Gesù, che si sforzava di elevare la comprensione dei valori nel momento della condanna a morte. Effettivamente aveva delle pretese Gesù: La verità vi fa liberi. Lui era lì incatenato, coronato di spine e invece di supplicare per ottenere la grazia, cerca di instaurare una discussione sui valori morali e filosofici. A Ponzio Pilato deve essere sembrata una cosa veramente strana, e si comportò da uomo di potere, facendo capire chi gestiva la verità e chi la subiva. Noi sappiamo che poi la storia continuò in modo differente, ma intanto l'impressione che poteva dare era quella.

     Effettivamente la verità è poco più di una parola inutile per l'uomo di potere, più si sale nelle gerarchie più ci si educa agli equilibrismi relazionali, per cui si impara che una cosa non è mai totalmente bianca o totalmente nera, ma ha sempre qualcosa dell'uno o dell'altro. Possiamo dire che ai livelli alti la verità è una parola sconosciuta. Quando si scopre qualche potente che imbroglia, è solo perché altri hanno deciso di toglierselo dai piedi. Non è tanto la sete di verità a guidare la società, quanto la volontà di poterla gestire a proprio piacimento, utilizzando tutti i mezzi a disposizione. Ma allora non c'é alcuna speranza? Direte voi. Perché ci sia occorre che emerga il classico Giovanni il battezzatore, che mette da parte il proprio tornaconto e che vive solo per la idealità. E' anche vero che generalmente finisce ucciso, ma almeno per un po' di tempo riesce a purificare l'aria dallo strapotere dei potenti di turno.

     Sono giorni spesi ad inseguire il tempo, che proprio non si riesce a fermare. Dalla mattina alla sera, ma forse a pensarci meglio, può anche essere che sia io a rallentare i miei ritmi di impegno. No, penso proprio che siano troppe le cose da fare. O forse poche le persone che le possano fare. Comunque sia tutto molto bello, domani giornata sacramentale, i pargoli ricevono la Confermazione. Quand'ero piccolo ci dicevano che ricevevamo lo Spirito Santo, poi ci hanno detto che lo riceviamo già al Battesimo ma in una razione più piccola, insomma si arranca dietro al catechista di turno, sperando che qualcuno sia un po' più cosciente di quello che trasmette come verità di fede. E' sostanzialmente un gruppo di delinquenti, ma comunque non sono tanto da buttare, basterebbe avere degli educatori in gamba, ma le gambe le devono avere tutte e due, altrimenti, questi li fanno saltare come i grilli nel prato. Insomma ragazzi intelligenti che non si fanno passare l'aria sotto il naso. Vedremo in che modo imbrigliarli, per adesso li affidiamo allo Spirito Santo perché  dia loro una calmata. Anche se sappiamo bene che, in genere, lo Spirito ha il compito di animare di più le persone e le situazioni.

     Come sempre la Madonna fa il suo lavoro, fa avvicinare la gente, incoraggia a vivere la comunità, vitalizza il borgo storico, ci chiede di stare di più insieme con il suo figlio. Il periodo della novena è un tempo di festa per la parrocchia, è la festa dei cuori. Anche se per qualcuno è un tempo di trepidazione e di sofferenza interiore. Speriamo che il Signore ci metta una pezza, ma forse l'ha già messa più volte, comunque sia, preghiamo per la serenità dei cuori, il resto non appartiene alle nostre possibilità. Sali su un alto monte tu che annunci liete notizie a Sion, certo Isaia era una potenza espressiva, ancora oggi impressiona la libertà con la quale riusciva ad esprimere anche le sensazioni più intime. Comunica sempre una forma di esaltazione, capace di dare gioia sempre nuova a coloro che lo leggono, è capace di rilanciare sempre in modo attivo trasmettendo con  una dinamica gioiosa anche le situazioni più drammatiche. Fa assaporare sempre il gusto del rilancio dell'iniziativa.

1 dicembre - Quale'é il regalo più bello, un volto sorridente. A domanda facile, risposta facile. E' proprio così non c'é nulla di meglio di un volto che sorride. Ma quali sono i motivi che possono indurre al sorriso con i tempi che corrono. Questa è una domanda veramente difficile, per cui evito di rispondere. Ma che fine hanno fatto gli altri paesi che fanno parte dell'Europa Unita? Si parla solo di Francia e Germania, mo non eravamo qualcuno in più? Come con gli amici quando c'é il bisogno tutti svaniscono. Giornata contrassegnata da appuntamenti spirituali. Questa mattina ritiro del Clero, ossia incontro con gli amici. Oggi in particolare abbiamo rivisto il nostro vecchio rettore di Catanzaro, come sempre ancora bravo, profondo e intenso nella comunicazione. Terribilmente nostalgico nei contenuti. Tanti ricordi molto belli, mi accolse al teologico  dicendomi: hai già un quarto di secolo. Dovevo essere già vecchio allora, anche se mi sentivo giovane.

     Pomeriggio contrassegnato da una intensa attività pastorale: sistemazione chiesa, catechesi eucaristia, novena, santa messa, penitenziale, prove per la cresima. Insomma dalle tre di pomeriggio alle venti e trenta la sera. Una intensa immersione in emozioni spirituali, contrassegnate da tante sensazioni diverse, tutte ugualmente belle. Il momento più significativo è sempre quello della Confessione, quando il Signore restituisce al serenità ai battezzati che cercano la pace in Lui. E Lui la restituisce ogni giorno, anzi di più, ogniqualvolta che gliela si chiede. Sempre pronto ad accoglierci, a perdonarci, a farci sperimentare la bellezza del suo amore. Non sempre lo si comprende, ma è il sacramento ella totale gratuità dell'amore di Dio. Una gratuità che dona gioia sempre nuova. Bene possiamo dire così, una gioia sempre nuova che apre al sorriso sempre vero. Allora uno sorride se si confessa e così torna a casa sereno e gioioso.

30 novembre - Sono giornate intense di esuberanza spirituale e di proposte educative, è il tempo della novena, il tempo dell'Immacolata. Anche se non sempre è facile restituire il protagonismo a chi ne ha diritto, comunque cercheremo di farlo. Abbiamo rimosso ogni altro tema di carattere sociale e abbiamo voluto restituire al cammino della novena la sua ordinarietà spirituale, mettendo al centro della riflessione il significato di avere la Madonna come riferimento nel cammino della vita guardato dal punto di vista interiore. Come noi possiamo corrispondere alla nostra vocazione, di devoti alla Madonna, di seguaci di Gesù. Cosa vuol dire essere devoti, cosa vuol dire essere seguaci. Anche perché le parole spesso le usiamo senza comprenderle pianamente e conseguentemente senza viverle.

     Cosa vuol dire fare i Centri di ascolto della Parola, semplicemente restituire a Gesù la sua vivibilità familiare, spogliando la ritualità liturgica e cogliendolo presente nella propria casa, parte della propria famiglia. Non è facile, anche perché in molte realtà Gesù ormai non è l'amico con il quale potersi confidare ma un estraneo, di cui liberarsi al più presto. Come quelle persone che suscitano un certo fastidio. Sì, è vero, è importante, però è anche ingombrante e purtroppo esigente. Insomma è bene che si stia con Lui per il tempo giusto, altrimenti prende troppa confidenza ed è capace di chiederti di tutto. Vuole essere al centro di tutto, vuole che tutti viviamo come Lui. Ma noi abbiamo i nostri interessi da curare e quello che Lui ci propone è un po' troppo aleatorio, poco concreto. Insomma dovrebbe stare di più con i piedi per terra.

     E' così, Gesù resta una presenza imbarazzante. Però c'é, la nostra religione è nata attorno a Lui, anche se ognuno ne ha dato una interpretazione molto personalizzata, ma d'altra parte come si può essere oggettivi con Lui. E' troppo complesso per essere assorbito in atteggiamenti lineari e univoci, in alcune occasioni anche la Madre ha avuto delle difficoltà, ma era la mamma e Lei si poteva permettere delle interpretazioni tutte sue. E' vero anche la Madonna aveva sue interpretazioni su Gesù. Insomma il bello di Gesù è che ognuno lo può immaginare per come lo pensa, per farla breve ci sono tanti Gesù per quante sono le persone che lo cercano, magari anche qualcuno di più.

     Ma in questi giorni abbiamo deciso di affidarci alla guida della mamma, così non corriamo il rischio di perderci per via. Almeno così speriamo. Comunque certamente è così, la Madonna gli vuole bene e ci vuole bene, quindi non abbiamo nulla da temere, non possiamo smarrirci, lo provano le tante persone che lo incontrano nei grandi Santuari mariani, con Maria a Gesù, è uno slogan antico ma sempre nuovo. Le persone non sempre colgono l'importanza dell'immediatezza dell'impatto con Gesù, ma con la mamma si fa prima, per cui continuiamo il nostro cammino, vivremo una bella festa, anche se ci prepariamo a vivere un periodo economico difficile.

     Proprio per questo è meglio non distrarsi dalla Madonna, solo Lui può darci serenità anche nelle situazioni problematiche. Io permetto di non perdere di vista neanche i nostri cari, quelli che sono in mezzo a noi, ma anche quelli che il Signore ha chiamato a se. In situazioni difficili loro sono maestri, non dobbiamo fare altro che seguirne l'esempio. Sia quello spirituale, pregare senza stancarsi mai. Sia quello materiale, aggiungere sempre qualche foro in più alla cintura.

28 novembre - Isaia e il suo stuolo di discepoli, rappresentano una vera novità permanente nel cuore della rivelazione Antico Testamentaria. Ogni pagina del libro intestato a lui è una novità assoluta,  per la visione mosaica dell'alleanza tra Dio e il suo popolo, ma anche per gli sprazzi di luminosità che dona per  la visione cristiana, che trova in queste pagine la novità perenne e instancabile dell'amore di Dio. Il cammino di avvento è accompagnato dai suoi scritti ed è sostenuto perciò, dalla visuale universalistica dell'azione Dio. Effettivamente, a leggere bene la storia, è come se tra il sesto e il quinto secolo avanti Cristo, si fosse creata una congiuntura straordinaria di vita spirituale, talmente ampia da alimentare, ancora oggi, la vita religiosa del mondo.

     Nascono in questo periodo i fondatori delle  grandi religioni universali: oltre ai profeti che conosciamo Isaia, Geremia, Ezechiele, appartengono a questi due secoli anche Buddha, Confucio e Lao Tse, a questi occorre aggiungere anche i tanti autori che portarono a una comprensione più spirituale dell'Induismo i cui testi sono compresi nei Baghavat Gita. Tanto per scomodare solo le religioni più conosciute, altrimenti dovremmo aggiungere anche tanti altri riformatori spirituali di altre religioni ormai estinte. A questi fondatori o riformatori di religioni occorre aggiungere anche i grandi filosofi della Grecia classica: Erodoto, Socrate, Aristocle detto Platone che con le loro elaborazioni filosofiche, sociali e teologiche hanno aperto il cuore dell'uomo a un modo nuovo di leggersi al centro dell'azione creatrice di Dio, come anche oggetto dei diritti che ancora oggi alimentano e tutelano la dignità della persona.

     Lo so, voi direte ma Don Cono questa sera non ha proprio nulla da fare, che portarci in giro per il mondo delle grandi religioni pre-cristiane, eppure è così, ogni tanto dovremmo viaggiare nel grande mondo della spiritualità internazionale, incoraggerebbe a vivere meglio la fraternità e anche ad esercitare l'umiltà, che nasce anche dalla comprensione del proprio essere piccoli, nei confronti di n mondo che è terribilmente grande in ordine al pensiero spirituale che lo alimenta e lo guida. Ma di tutto questo non ne parla mai nessuno, si parla solo di economia e di tragedia a tutti i livelli. Evidentemente qualcuno tra quelli che comandano davvero ha deciso di somministrare a piene mani disperazione nel cuore dell'uomo, rimuovendo in radice tutto ciò che potrebbe determinare gioia e alimentare la speranza.

     Diciamolo pure, è un lavora che fa con molta arte, ne facciamo esperienza tutti, la nostra vita stenta ad essere visitata dalla speranza, anche se lo sappiamo bene, noi siamo visitati dalla speranza. Siamo manifestazione dell'amore di Dio, che si accompagna alla nostra vita, ma poi stentiamo ad esserne pienamente testimoni, pur sapendo che il mondo ne ha assoluto bisogno. La testimonianza si alimenta all'amore, è la sete di cui parla il Cristo dall'alto della croce, solo quella sete dona la coscienza della propria preziosità davanti a dio e davanti al mondo. Non sempre abbiamo la percezione di questo valore che ci è stato affidato, alcune volte abbiamo paura di rischiare, altre volte riteniamo inutile osare di più, è meglio restare allineati agli altri. Magari anche un po' più indietro, così rischiamo di meno.

     In realtà ci sono molte persone che colgono la gioia di rischiare tutto se stessi, magari non ce ne accorgiamo, ma ci sono accanto tutti i giorni, ed è bello prenderne coscienza per cercare di imparare qualcosa, sia in ordine alla donazione di se, sia in riferimento all'umiltà con cui viverlo. Ieri abbiamo celebrato le esequie della nostra sorella Alba. Una donna molto semplice, capace di vivere con l'umiltà delle donne dei nostri paesi, fino all'annientamento di ogni propria aspirazione, la gioia di essere al servizio della vita familiare, la gioia di cogliersi preziosa agli occhi dei propri familiari stretti accanto a lei fino alla fine dei suoi giorni terreni. Anche questo merita la nostra attenzione la gioia di porsi al servizio dei propri genitori ammalati, avendo la certezza che è in questo atteggiamento, che uno comprendo corrisponde all'amore con cui Dio ci ama, fino al desiderio per Lui vincente di averci tutto per Lui.

     Il mistero di questo amore totale, assoluto, vincente è cantato come canto di amore da tutte le religioni, nella diversità dei riti, degli scritti, delle tradizioni di pensiero. Però tutte le religioni cantano il canto di amore di Dio per l'uomo, e incoraggiano l'uomo a cogliere nell'otremateriale il senso della propria vita. Questo canto di amore lo cantano anche i nostri cari con la loro vita di totale disponibilità alla nostra crescita, è un canto di amore che non sempre memorizziamo, ma che una volta perduto suscita sempre tanto desiderio e nostalgia nei nostri cuori. Ecco perché è bello poterne godere finché il Signore ce li lascia accanto, prima che il suo canto di amore assorba totalmente quello che si è accompagnato alla nostra vita fin dalla nascita, lasciandoci inesorabilmente più affidati a Lui, ma anche con tanto desiderio di ciò che non godiamo più, come armonia serena che allietava i nostri giorni.

     E' il canto eterno della vigna, intramontabile, che non dovremmo mai trascurare, anche perché la vigna segue le leggi che non hanno un termine, inesorabili e travolgenti, capaci di stravolgere ogni desiderio, ma è un canto di amore che il Signore ci chiede di imparare ad amare sempre più, è il canto che anche noi dobbiamo imparare a cantare per essere gioia per coloro, vicini o lontani non ha importanza, che ci sono accanto ogni giorno.

26 novembre - Per concludere posso aggiungere che il buon pastore non lega mai le pecorelle a se, ma al Signore, nella certezza che ciascuno prima o poi passa, mentre l'amicizia e la consolazione di Dio rimane per sempre. E' stata una settimana molto intensa spiritualmente e nello stesso tempo rilassante, anche perché il tempo scorre per i valori eterni sui quali si è deciso di scommettere la vita e non sulle mille situazioni spesso di nessun valore che continuamente ti vengono sottoposte come accade ordinariamente in ogni ufficio amministrativo. Il Signore è stato buono con me e mi ha concesso di sostare con Lui un po' più a lungo, questo mi ha aiutato a capire perché i contemplativi vivono sempre a lungo, sereni, sempre in compagnia del Signore come impegno centrale, immersi tutto il giorno nella meditazione, coinvolti nella preghiera come impegno centrale della giornata e della vita. Diciamo che vivono già qui il Paradiso per cui non hanno nessuna fretta di collegarsi più in alto. Senza eccede con gli scherzi deve proprio essere così. Ma comunque deve essere una vocazione speciale, anche perché a me dopo un paio di giorni, già tutto diventa molto pesante.

    Fortunatamente come ogni cosa anche questa esperienza è finita, ed eccoci tornati al nostro lungomare dei sogni, o come dice qualcuno leggermente campanilista il più bel balcone sul Mediterraneo. Come sempre gli impegni si accumulano, ma le cose si affrontano con serenità, ed eccomi già sopravvissuto ai primi giorni del rientro. Come sempre mi guardo intorno e sembra che non manchi nulla, perfino i fiori sono gli stessi di quando sono partito. Il restauro dei banchi è quasi ultimato, per cui comincio a preparare il compenso. Prepariamo la liturgia festiva, cercando di connotarla con la gioiosità riflessiva dell'attesa del Signore. Quest'anno cercheremo di caratterizzarla con una maggiore attenzione alla Vergine Immacolata. Viviamo tempi difficili ed è importante focalizzare l'attenzione dei fedeli sulla speranza che deriva dalla fede, sull'importanza di stringersi attorno alla vergine santa. Tante volte la Madonna ha incoraggiato la comunità a risollevarsi dalle situazioni di abiezione, anche questa volta non mancherà di essere conforto sicuro per coloro che in Lei confidano.

    Come capita spesso non sempre si riesce a trovare i tempi necessari per una comprensione più piena del proprio ministero. D'altra parte come accennavo prima non è sempre facile, nella società del fare, recuperare i tempi del pensare e del contemplare. Per cui si inseguono le attività e si cerca di cogliere il massimo per quello che il Signore ci dona, aspettando tempi migliori e maggiori disponibilità, da parte di altri fedeli,  al servizio della comunità.

    Dare consigli è sempre facile, educare è leggermente più problematico, anche perché anche in questo caso i tempi di disponibilità non sono adeguati all'impresa da compiere. Mettendo da parte la buona volontà, nella certezza che non basta voler fare ma occorre poter fare. Nello stare con i preadolescenti e gli adolescenti ci si accorge della complessità delle situazioni di vita che i ragazzi attraversano nella loro crescita da cercare sempre al di là di come poi si relazionano con i compagni. Alcune note costanti, tutti cercano di apparire agli occhi degli altri, ordinariamente nei ragazzi prevale lo spirito di protagonismo nella devianza, le ragazze invece per la gran parte cercano ancora la complicità del gruppo, sposano quasi passivamente quanto vedono nei programmi di intrattenimento televisivi e attraverso i video games, il loro è un mondo fatto di comunicazione criptata che può intendere immediatamente solo chi è stato iniziato alla comprensione. Insomma puoi stare sempre attento cercando di capire, ma resti comunque l'estraneo da evitare, che comunque va lasciato fuori dal gioco. 

    Alle situazioni ordinarie occorre aggiungere la prassi estrema di chi deve emergere a tutti i costi, è poiché non ne ha i mezzi materiali per problemi sociali, ricorre alla violenza verso se stesso e verso gli altri. L'obbiettivo è sempre lo stesso, essere al centro dell'attenzione, essere accettato dagli altri, non restare ai margini del gruppo. A questo punto molto dipende da quanto la famiglia, ordinariamente molto distratta in altre faccende riesce a investire nell'accompagnarsi alla crescita dei figli. E' bene dire che anche i genitori non mancano di problemi, che vanno dalla ordinarietà dei drammi economici, agli equilibri educativi che si determinano all'interno della famiglia, alla poca disponibilità di sopportazione dei propri e degli altrui fallimenti. Insomma, per farla breve, che sceglie di educare, deve mettere al primo posto un buon livello di sopportazione e di pazienza relazionare, altrimenti smette subito di capire e, a sua volta, diventa un caso da educare.

    Alcune situazioni molto positive di vita di carità ti tirano su il morale, l'incontro con amici che si riteneva di aver smarrito per strada, la gioia di condividere un sorriso, in momento di fraternità, una parola di speranza da poter dare a sconosciti che hanno bisogno di conforto, l'anelito alla vita da parte di chi potrebbe impantofolarsi e disinteressarsi di tutto il resto, la voglia di continuare a lottare anche quando tutti ti incoraggiano a riposarti un poco. Ci sono molte situazioni che ti dicono tu sei vivo e io ho bisogno ancora di te, questo ti rende prezioso, nella coscienza di non essere indispensabile, ma nella certezza di poter essere necessario per coloro che almeno per adesso ti colgono come tale.

20 novembre - Alcuni mi chiedono, ma perché non scrivete tutti giorni, le risposte sono almeno due. La prima  è semplice, non sempre si ha qualcosa da scrivere. La seconda è ancora più semplice, non sempre posso scrivere ciò che vorrei scrivere. Conseguentemente affido al silenzio, i tormenti che si accompagnano al mio impegno pastorale, mentre comunico gli aspetti più spendibili delle tante gioie e situazioni che il Signore mi dona di vivere al suo servizio. Oggi vi parlo del mio vero innamoramento teologico. L'amore per la pastorale che anima il mio zelo di pastore e mi chiede di vivere anche supplenze di cui potrei anche fare a meno, ma in questo vivo la presunzione che senza di me le cose funzionerebbero di meno. Ma prima di tutto la domanda è che cos'é la pastorale, anche perché non tutti se la pongono.

    Almeno secondo me: la pastorale è quel particolare atteggiamento di attenzione al territorio e alla comunità che ti permette poi di pianificare in modo sistematico e innovativo il progetto di evangelizzazione orientato alla crescita cristiana della porzione di popolo di Dio che ti è stata affidata. La frase va letta tutta di un fiato senza fare pause intermedie. Dovevo inserire anche la parola sensibilità ma non ho trovato dome inserirla per cui la frase può andare bene anche così. Formulata in questo modo l'atteggiamento che si esige è quello di mettere al centro la comunità, la sua vita spirituale, le sue tradizioni, la sua ricchezza rituale, insomma tutto ciò che si accompagna alla sua storia, storia che il responsabile, il pastore, il catechista è incoraggiato a valorizzare, a emancipare e ad orientare in modo sempre nuovo alla luce del magistero della Chiesa. Questo impegno esige la propria detronizzazione, nei luoghi di comunità si trovano sedi presidenziali, sempre più simili a troni pontifici che andrebbero rimossi, per dare maggiore spazio al clima di conciliazione e di dialogo che dovrebbe caratterizzare la vita di comunità.

    Un altro aspetto fondamentale nell'azione pastorale è la preghiera, il pastore deve essere uomo o donna di preghiera, nella certezza che in questo atteggiamento si ritrova tutta la ricchezza della sensibilità che il Signore suscita e che ti rende particolarmente attento alle esigenze che l'altro avverte per vivere l'incontro con Dio. Questa disponibilità a crescere nell'attenzione alla spiritualità degli altri esige chiaramente la disponibilità a dialogare con coloro che ti vengono affidati e anche la disponibilità a metterti in discussione nei tuoi convincimenti, proprio in riferimento a ciò che l'altro percepisce come necessario per la propria crescita interiore. Ma l'elemento più sapiente dell'educatore è la capacità necessaria per coniugare in armonia la ricchezza che si accompagna da secoli alla vita di comunità con la perenne novità dello Spirito che rende ogni azione stabilmente nuova, nell'oggi della vita di comunità.

    Questa sensibilità ti permette di vivere sempre con gioia, nella coscienza della gioia con la quale sei chiamato a confrontarti, ma anche con la responsabilità di doverla animare, vitalizzare, condividere, trasmettere in ogni ambiente pastorale e in ogni situazione. Ecco perché i vari momenti di vita della comunità diventano sempre ulteriori occasioni che ti sono date per arricchirti del dono degli altri. La gioia della vita comune è il grande dono del messaggio cristiano, che noi siamo chiamati a testimoniare e a emancipare per realizzare la vita nuova in Cristo. Una vita che apre alla dinamica eterna dell'esistenza, una vita da comprendere nella novità perenne che Cristo rappresenta nella nostra vita. Ma soprattutto nella novità che siamo noi stessi a noi stessi nella nostra relazione con gli altri.

    Questo deve essere l'atteggiamento che deve guidare l'azione del pastore, senza mai trascurare la sensibilità che occorre maturare, questo si comprende con il passare degli anni, di dare sempre più spazio al protagonismo degli altri, non mancando di mortificare, anche correndo il rischio di sbagliare, i falsi protagonismi orientati solo alla valorizzazione di se stessi. Un po' di penitenza per chi ama i primi posti non fa male. Aiuta a riflettere e a cercare la verità delle proprie azioni, al di la del fatto che si compiono. C'é una verità che si verifica solo nella disponibilità a condividere la croce con Gesù. In questa disponibilità, ogni pastore, si prepara a vivere da buon pastore, sforzandosi di imparare dal buon pastore per eccellenza che è Gesù.  

19 novembre - Quando non ci sono é un problema, quando ci sono i problemi sono almeno due. Che cos'é? Erano i classici indovinelli da intrattenimento di una volta, la risposta ve la risparmio, così evitate anche la gelata finale. Di sicuro la musica crea un clima rilassante anche dopo una giornata usurante come è stata quella di oggi, e poiché ormai abbiamo a disposizione tutti i dischi che vogliamo, a tempo perso mi incammino sui sentieri musicali che mi hanno aiutato a crescere, donandomi un po' di quella spensieratezza, che caratterizza ancora oggi il ministero di servizio che mi viene affidato. La musica è giovane, anche dopo secoli è capace di alimentare e suscitare emozioni sempre nuove. In ogni momento della vita la musica aiuta a riprendere da eventuali scoraggiamenti o delusioni.

    Ci si immerge e ci si lascia trasportare dalle tante emozioni che la musica riesce a donare.  Il genere musicale non è molto rilevante, è importante che si voglia si voglia cogliere ciò che l'artista ha voluto trasmettere, o anche, più semplicemente ciò di cui si avverte l'esigenza di ascoltare. La musica è lì pronta ad accoglierti e a donarti la gioia di portarti con se, verso mondi sconosciuti, che meritano il tuo tempo e anche la tua intelligenza. Meritano la possibilità di stare un poco insieme.

    In realtà sono tanti i mondi che meriterebbero il nostro tempo, ma, spesso, noi lo dedichiamo a chi non ci valorizza ma ci consuma. Ma è poi vero che la vita trascorre? Passa in fretta? Ma sarà poi vero che passa veramente. O è solo una impressione di persone che non riescono a cogliere nulla otre se stessi. o ancora peggio non riescono a cogliere neanche se stessi, nell'avventura che gli è dato di vivere. Ricordo un corso di classici greci, molto interessante, degli andati andati: I frammenti di Eraclito, cosa strana ricordo anche il cognome del professore, si chiamava Borriello. Cosa non riusciva a recuperare dalle poche parole che di questo filosofo ci sono state tramandate. Ore di lezione incredibilmente piacevoli, su un argomento a dir poco noiosissimo. Quando uno è bravo e bravo, si lui era veramente bravo, ancora di più era innamorato del suo insegnamento, e questo gli permetteva di farcelo amare. Dobbiamo essere innamorati di quello che facciamo per farlo amare da coloro ai quali lo trasmettiamo.

    Fare le cose con amore, ma cosa dobbiamo fare con amore? Tutto. Anche le cose più banali, quelle ritenute più inutili, altrimenti è meglio non farle. Chiaramente se questo è possibile, sappiamo bene che tante cose si fanno per forza o per sopravvivere. Ma le cose che rimangono sempre vie sono quelle fatte con amore. Non importa cosa, quello che conta è averle fatte con amore. Noi poi dobbiamo fare tutto con amore, d'altra parte viviamo dell'amore di Dio, non possiamo che comunica l'amore che dio ci dona. E' una vera fortuna. Vivere sempre nell'amore. Dobbiamo amare i giovani, si accontentano di sentirsi amati, il resto ci passano sopra, ma sull'essere amati no. D'altra parte se ne accorgono subito anche perché loro di amore se ne intendono. E' il loro cavallo di battaglia, nel senso bello del termine.

    Fanno tutto per amore, spesso restano fregati per amore. Anche perché trovano spesso gente che approfitta dl loro bisogno di amore. Allora coraggio, diamo ai giovani spazio di amore nella parrocchia e loro daranno alla parrocchia la gioia di essere la comunità dell'amore. Semplicistico? Può essere, ma meglio andare a letto con la gioia nel cuore. Stasera ci restituiamo l'illusione di essere ancora giovani, mi toccherà sopportarli con gioia, oltre la misura che ormai mi appartiene. e allora coraggio si esce, anche perché la notte è giovane anche in autunno.

18 novembre - Il pellegrino, chiaramente parlo dei veri pellegrini non di quelli a cinque stelle superlusso tutto compreso, è una persona costantemente in cammino, la ricerca rappresenta l'ambito ordinario del suo pensare. L'infinito è la situazione ambientale  nella quale si trova più naturalmente a suo agio, è inutile dire che l'infinito è quasi sempre una sensazione interiore, non ha bisogno necessariamente di grandi spazi. Anzi spesso è nei piccoli spazi che si fanno le più belle esperienze di infinito. E' il mistero dell'infinitamente piccolo, direbbe qualcuno più letterato di me, che apre in modo vero al trascendente. La meta del pellegrino è la ricerca di senso da dare alla propria vita, o per meglio dire fare esperienza della ricerca di senso sulla quale è impostata la propria vita anche se in gran parte in modo incosciente. Ecco perché la nota dominante è quella dell'instancabile disponibilità a mettersi sempre in discussione, Ogni giorno rappresenta una vera novità da scoprire nella sua bellezza e nel suo mistero. Il pellegrino, è una figura spirituale presente in  tutte le religioni, con alcune caratteristiche comuni ma anche con differenze alcune volte molto accentuate.

    La cosa comune necessariamente a tutti è l'esigenza di cercare oltre se stessi. Non limitarsi a ciò di cui faccio esperienza, la bellezza è oltre la propria capacità di comprensione, perciò non si deve mai correre il rischio di arrendersi o di sentirsi appagati. Il luogo privilegiato del pellegrinaggio è il silenzio. Può essere sperimentato in una chiesa, in una grotta, in cima al monte, in riva al mare. Insomma ogni ambiente è quello giusto purché ci sia la predeterminazione a vivere il pellegrinaggio. Nota indispensabile, il pellegrino non deve pensare di poter possedere l'esperienza che vive, deve sempre essere l'esperienza a possederlo, lui la vive, ne conserva memoria, se ne arricchisce, magari vi si inebria persino, ma poi riparte verso la novità che come dicevo prima è sempre nuova è sempre più bella. Se non sembra tale è perché la si vive male, non si è abbastanza maturi per saperla gustare fino in fondo. Cosa importante, non è necessario fare foto, è importante che si imprima nella mente e nel cuore per il tempo in cui la si riesce a conservare. Altrimenti il rischio è quello di soffocare nei tanti ricordi che la vita ti chiede di conservare.

    Oggi è proprio una bella giornata per mettersi in cammino, anche per sentire meglio le urla di dolore che si accompagnano alla vita di comunità, capita che il disagio lo si legga come disperazione, ecco perché è importante leggersi nel protagonismo di chi ha dei doni da dare senza mai ritenere nulla per se, almeno per il tempo in cui si deve essere dono in quella realtà. Poi si cambia, si va oltre, si cerca di valorizzare la novità di Dio dove Lui stesso ci chiede di cercarla. Si, è proprio una bellissima giornata di autunno, si avverte persino il freddo del vicino inverno, in realtà non è molto intenso, quanto basta perché lo si gusti, poi via arriva il sole e si torna in primavera. Ma ormai tutti aspettiamo l'inverno. Ne avvertiamo il bisogno, anche la natura lo invoca in tutti i modi. Ogni tanto si affaccia, fa dei tentativi, ma poi ci ripensa. Comunque sia prima o poi certamente sfonderà in modo più deciso. Il pellegrino lo avverte sempre prima, anche perché lo sente nell'aria la mattina presto o la sera tardi, ne prova gusto, lo assapora e poi al momento giusto lo vive intensamente, anche perché ha imparato che senza l'inverno non c'é vita, è necessario per la novità perenne della creazione.

17 novembre - La presunzione dell'ignorante, si basa tutta sulla sua possibilità di prevaricare nelle cose degli altri, altrimenti resterebbe con la sua ignoranza senza combinare grossi danni, il problema si crea quando gli si danno delle responsabilità, determinanti il cammino da percorrere. Come dice bene Gesù il rischio è quello di andare a finire tutti nel fosso. Anche perché non si può far notare continuamente che uno sbaglia altrimenti quello ti fa la vittima sacrificale e non lo tiene più nessuno. La cosa migliore sarebbe non averlo sempre tra i piedi, ma se poi si pensa che ci sono persone che lo sopportano ogni giorno, uno può anche ritenersi fortunato per il fatto che deve sopportarlo ogni tanto. Giornate serene, un po' noiose, anche perché ci sarebbe tanto da fare ma forse manca il mordente, o forse è questo tempo che si mantiene caldo che perpetua il clima di disimpegno estivo. Si, lo so qualcuno dice che si lavora anche troppo, infatti tanta gente si è rotta, nel senso che si è spezzata, non penso per il lavoro, anche perché c'è anche gente che non sa che cosa sia il lavoro. Quindi non è che uno può stare ad ascoltare tutti.

    Rimane difficile da prendere il bandolo della matassa, anche perché le matasse sono tante, o almeno così sembra. La cosa migliore sarebbe quella di dedicarsi alla comprensione del lungomare, come valore aggiunto alla propria vita, anche perché in tutti gli anni di pastorale non l'ho mai frequentato e adesso me lo ritrovo sempre tra i piedi, anche questo certamente genera squilibrio. Bisogna proprio riflettere, cercare di capire, magari ridimensionare, per rilanciare meglio. Certamente bisognerebbe evitare di sostare, o, peggio ancora di andare in cento direzioni diverse contemporaneamente. Cercare dei compagni di cordata, percorrendo così dei sentieri esclusivi di ricerca? Non l'ho mai fatto, per cui non è il mio stile, anche perché oltretutto ritengo che non servirebbe a niente. Occorre camminare tutti insieme. Stare tutti fermi,  oppure è meglio camminare da soli. La risposta è facile occorre camminare tutti, e se uno non vuole? Qualche calcio e via a incoraggiare la ripresa della strada. Se uno potesse dare i calci li avrebbe già dati, quello magari poi si spezza, se poi sono tanti da prendere a calci siamo proprio sicuri di farcela. 

    Gesù certamente ci riuscirebbe anche senza i classici calci, ma Lui era il più forte di tutti. Chissà che allenamento aveva fatto, fin dall'eternità. Tempo per imparare ne ha avuto, poi è stato in mezzo a noi qualche anno, ha fatto vedere qualche miracolo, ha dato alcune parabole, qualche esorcismo qua e la. Per non parlare di alcuni insegnamenti di cui ancora non si comprende bene il significato, tanti saluti a tutti e se ne è tornato dal Padre. Ai discepoli che forse si aspettavano qualcosa in più, ha fatto capire di avere fatto anche troppo e che il resto toccava a loro, il che significa indirettamente a noi. Beh, si, duemila anni, possono sembrare anche tanti e Lui ancora non torna, anzi a molti sembra che non ne abbia proprio voglia di tornare per il famoso giudizio finale. Per cui intanto ci godiamo tutta questa bella gente che vive come se Lui non esistesse. Il mondo è divertente e tanti riescono a renderlo ancora più divertente. L'importante è organizzare una bella manifestazione e teli trovi sempre in prima linea, qualsiasi manifestazione purché siano visibili. La gente deve vederli, magari butta qualcuno dal balcone, l'importante è che ci sia la telecamera a filmare la scena.

    In realtà noi sappiamo bene che ci sono anche quelli che soffrono, ma se glielo dici che soffrono, quelli soffrono ancora di più. Per cui forse è meglio non farglielo pesare troppo, non farli pensare ai mali che li affliggono. Si riesce, purtroppo non sempre, ma, fortunatamente, alcune volte si riesce. Dare speranza, è questa la missione che Gesù ha affidato alla Chiesa. E' la nostra missione. Difficile? Non penso, quello che conta è lasciare al centro Gesù. Voi mi direte, ma non dovevamo essere noi a sbrigare la matassa. E' vero, ma senza di Lui non ci riusciremmo mai, per cui è meglio che noi facciamo finta di darci da fare, avendo la certezza che comunque Lui è li, sempre pronto a intervenire nelle emergenze. E cioè sempre. Anche perché noi siamo sempre in emergenza. Dicevamo giornata noiosa, chiusa però con serenità, proprio davanti a Gesù. Come ormai avete imparato anche voi, quando c'é Lui tutto torna al suo posto. I calci tornano al mittente, la noia diventa entusiasmo, il disorientamento linearità. Lui è veramente un'altra cosa. Meno male che non ci lascia mai soli.

14 novembre - Volendo riprendere qualche concetto non espresso pienamente si corre il rischio di creare delle barriere insormontabili, per coloro che stentano a cercarne il senso. Cosa significa vivere la disponibilità della Vecchia Guardia, significa vivere la tensione dell'attacco definitivo, cogliendo nella propria disponibilità eroica la certezza di un baluardo da difendere a tutti i costi.  Ma il ruolo della Guardia è quello di immolarsi per un ideale, se l'ideale è basso non rischia la propria vita. Nella comunità ecclesiale è esigito lo stesso eroismo, avendo coscienza di un pericolo estremo che si accanisce contro la Chiesa, forse però tutto questo non è suffragato dalla coscienza del pericolo per cui la disponibilità non sempre è totale. Insomma si arretra volentieri invece di morire per i valori cristiani. Purtroppo la realtà è alcune volte ancora più grave, anche perché quando muore uno della Guardia si apre una falla indifendibile anche perché non ci sono più soldati nella propria famiglia disposti a rischiare su Cristo. Questa è la situazioni di molte famiglie praticanti nei vertici, che purtroppo il Signore chiama a se, e latitanti nella base, che non sposano la idealità dei padri, anzi frequentemente remano contro.

    Insomma umanamente parlando è una situazione che genera poco futuro escatologico. Assistiamo all'impoverimento della vita di comunità, anche perché nelle famiglie di tradizione cristiana, il valore della fede non sempre supera la soglia delle scuole superiori. Il livello universitario è praticamente ateo. I professionisti ordinariamente appartengono alla mentalità del nostro tempo, che fa dell'economia il tutto della propria vita. Quando dico ordinariamente, voglio intendere nella gran quantità delle situazioni, questo vuol dire che ringraziando Dio, viviamo ancora delle situazioni di entusiasmo spirituale, anche se marginale rispetto alla totalità della comunità. Come creare una frontiera difendibile. Dico umanamente anche perché i progetti degli uomini spesso sono sovvertiti da quelli di Dio.

    Le linee sostanzialmente sono due. O ci si irrigidisce sui valori, sui contenuti, sui ritmi della vita di fede e in questo casa costruiamo una Chiesa dogmatica che indottrina e non dialoga. Oppure si da il massimo spazio ai valori di cui siamo depositari e, guardandoci attorno, si mettono in gioco nella relazione con gli altri,  che se non li sollecitiamo alla cooperazione sui valori comuni, ci camminano accanto ignorandoci vicendevolmente. Sembra la linea rigorista la faccia da padrona nelle nostre realtà parrocchiali, è una linea perdente, anche perché genera la presunzione della selezione elitaria e di fatto isola dal resto della comunità, per cui di fatto ci si allontana sempre più dalla realtà che percorrerà strade totalmente diverse. L'alternativa è quella del cortile dei gentili, delle alleanze educative che però esigono una grande disponibilità di energie culturali e di maturità umana che non sempre albergono negli ambienti ecclesiali.

    Insomma occorre una frontiera forte nei contenuti, ma morbida nella proposta e accogliente negli atteggiamenti. E' la proposta di Gesù che guardava al cuore di ciascuno, faceva indietreggiare le presunzioni degli arrivati che c'erano anche al suo tempo, e si sforzava di emancipare coloro che erano marginalizzati dall'elite religiosa del tempo. La meta lo sappiamo bene non è il conseguimento di traguardi terreni, ma la coabitazione stabile sulla via della croce, forse anche per questo si preferisce creare dei micro regni dove ognuno si installa nella presunzione della regalità e dimentico della missione del Servo di Dio.

13 novembre - Una Domenica veramente intensa, preceduta dalla premiazione ricevuta dal Rotary Club per la professionalità con cui vivo in modo Eminente la Vocazione al Sevizio, questa è la motivazione del riconoscimento ricevuto dai rotariani della Riviera dei Cedri. E' stata una occasione per entrare in contatto nella dinamica delle Alleanze Educative, con una della tante realtà che si accompagnano al servizio dell'uomo in ambienti diversi ma con le stesse persone. E' stata una serata in famiglia con i miei, accade molto di rado, quindi ne approfitto volentieri, ma è stata anche una occasione per confrontare i propri convincimenti con persone molto disponibili all'ascolto ma che chiaramente vivono in modo molto diverso l disponibilità al servizio all'uomo e al territorio. Diciamo che sono conosciuto abbastanza anche da molte persone che io non conosco abbastanza. Un po' di emozione in alcune fasi soprattutto nei ricordi di alcuni avvenimenti. Come sempre ci vorrebbe molto più tempo per il confronto, anche perché certamente si parte da punti di vista molto diversi. Comunque sia è andata. La serata è scivolata a tavola con gli amici di sempre e i familiari do oggi e di domani, in modo molto sereno e gioioso. Sono comunque situazioni nelle quali mi rileggo con difficoltà, anche se certamente sono necessarie alla ordinarietà dell'esistenza. Alla dinamica dell'esistenza di meno, anche perché sono abituato a vivere in modo molto diverso.

    Può un'aquila volare senza avere le ali? La risposta più immediata certamente è no. Eppure bisogna cercare di farla volare quest'aquila, che certamente vuol volare, ma per adesso non riesce, anche perché senza ali è obbiettivamente difficile. Ma magari con delle protesi si potrebbe provare. In qualche modo ci riusciremo, poi vi farò sapere. Si inizia con una richiesta di preghiera per una situazione difficile che ha cancellato immediatamente ogni gioia della festa, il classico tumore che non perdona da affrontare con le armi della fede, per poterlo vivere con gioia. Una cara signora, già molto provata dalla vita, adesso ancora più fragile di fronte al male e al dolore. Chiedo a tutti una intensa preghiera per la sua serenità e per la sua famiglia. Cercheremo di star loro vicini, sforzandoci di trasmettere, per come si può. la gioia di continuare a sperare. Quindi celebrazione molto gioiosa con i pargoli della festa, sempre più esuberanti nella loro partecipazione gioiosa alla vita di comunità. Poi sono andato a Cetraro per recuperare i giovani che hanno vissuto il loro primo pernottamento diocesano. Vero spettacolo di festa anche lì, erano molto gioiosi e motivati, questo è molto positivo per il prosieguo dell'impresa che il Signore ci ha donato di cominciare in parrocchia, ma è di buon auspicio anche per la diocesi, che ha bisogno di una dinamica giovanile attiva. Penso che si possa guardare con fiducia al futuro.

    Chiusura di serata stile Jamboree, nel senso di un groviglio di iniziative intrinsecamente ingarbugliate e collegate dall'unico denominatore comune che è rappresentato dal fatto che si concludevano con la mia presenza e partecipazione. Per il resto ognuno nell'autonomia delle varie iniziative con i propri responsabili e animatori. E' stata la celebrazione dei passaggi per i ragazzi dell'Iniziazione Cristiana. Il clima come sempre è quello della festa delle cose semplici e soprattutto segnato dalla gioia dello stare insieme. Mi è sembrato tutto molto bello, d'altra parte i ragazzi sono uno spettacolo in sé. L'importante è lasciarli esprimere, anche se non tutti sopportano la loro esuberanza. Anche i catechisti li ho visti abbastanza euforici nella loro disponibilità incosciente, anche questo è molto positivo, lo Spirito Santo diventa sempre più il vero protagonista della formazione. Quando non si hanno spazi autonomi è veramente un guaio. Poi sono arrivati gli aspiranti al Diaconato permanente, sono adulti di varie parrocchie, per il loro appuntamento formativo, a coronamento di una Domenica veramente intensa. Nel frattempo sono arrivate anche le pizzette, così mentre i ragazzi consumavano l'agape fraterna, io mi sono intrattenuto con loro per programmare insieme l'itinerario di  formazione per quest'anno. In tutto questo movimento devo aver perso qualcuno per strada, me ne sono accorto quando sono andato a cercarle, le restauratrici erano sparite senza lasciare traccia della loro presenza, ma si sa loro amano lavorare in silenzio.

    Tante le emozioni, almeno quante erano le espressioni dei visi incontrati, forse ancora di più, perché come sempre si aggiungono anche quelli dei ricordi, che non guastano mai. Tra questi visi ancora tra i dispersi della serata, un caro amico che inutilmente cerca un incontro in salta pace, prima o poi desisterà dalla sua volontà di incontrarmi. Oltretutto io pensavo di non doverlo più incontrare, perché mi dicevano sereno e gioioso in braccio al Signore e invece me lo ritrovo disperato in cerca di consolazione proprio mentre arrivavano i guerrieri della notte. Non h potuto fare altro che licenziarlo per un incontro più sereno, almeno spero, per domani. Ancora una giornata mitica nella sua bellezza autunnale, nitida, da gustare nella sua naturalezza. Tutto a maggior gloria di Dio, tutto per la gioia dell'uomo.

11 novembre - Avrei potuto parlarne già ieri, ma ho preferito aspettare per dare più spazio alla speranza, che come sappiamo bene è l'ultima a morire. Ma la prima notizia della piazza di questa mattina, è stata il ritorno al Padre della cara sorella Luisina. In realtà la gente diceva che era morta, ma io so bene che non è così, anche se a correggere il modo di esprimersi dei credenti è una impresa ardua, oserei dire praticamente impossibile. Molti in realtà credono davvero che una persona sia morta, nel senso più tecnico del termine, per cui occorrerebbe ricominciare con i preamboli della fede battesimale, ma chi te ne da il tempo. Donna minuta, energica, spiritualmente salda, non può che essere così anche perché ha sofferto tanto. La sofferenza rende più forti nella dedizione alla fede, anche perché si guarda con più fiducia a Cristo crocifisso. E' inutile ripetere sempre che questo non è un automatismo, ma che esige una dedizione interiore, a cogliere in Gesù l'energia necessaria per affrontare le difficoltà che la vita dona. Ha affrontato anche questa parte della vita in modo sereno e fiducioso, un sorriso sempre aperto all'accoglienza. Un amore totale verso i figli. era l'avvertimento che sentiva l'esigenza di ricordarmi, anche se non ho mai capito perché: a me possono fare quello che vogliono ma guai chi tocca i miei figli.

    Nei pochi anni che sono al Diamante ci siamo incontrati spesso, anche perché, finché ha potuto, era una delle poche assidue alla celebrazione quotidiana. Spirito di osservazione sempre vivo, piena di vita spirituale ma non bigotta. Profondamente devota alla Madonna e in particolare all'Addolorata, forse per l'assimilazione alla vita di sofferenza, ma certamente anche per tradizione familiare. Mi è stata molto vicina nella preghiera, la sua partenza ci lascia un po' più soli, come comunità alla quale lei si sentiva criticamente affezionata. Insomma era un persona importante, ma non per le ragioni del mondo, ma semplicemente per quelle dello spirito. Sono le donne che non si possono sostituire, semplicemente perché sono uniche. Potremmo ben dire e con ragione, ma siamo tutti unici, io direi forse si e forse no, comunque sia lei era veramente unica. L'incontro con lei mi ha anche fatto ripercorrere gli anni del liceo, dove io l'ho incontrata senza saperlo nei suoi figli. Guardandola e ascoltandola mi rileggevo in situazioni di vita molto diverse.

    Ma questo è un altro argomento che forse prima o poi tratterò, ma non adesso. Averla conosciuta mi ha aiutato ancora di più a leggere in modo complesso la vita delle persone,  anche ciò che immediatamente può sembrare molto lineare, merita un supplemento di analisi per averne un tentativo di comprensione più vera. Insomma un vero dono del Signore. Sarà un funerale di che livello? La piazza alcune volte tratta argomenti in modo ozioso. Non si può comandare al cuore, neanche vuol significare che si vuole svilire le persone o creare una categorizzazione impropria sull'importanza di questo o di quello. Io penso che ci sarà una buona partecipazione, ma non perché fosse da prima pagina nel senso ordinario del termine, ma semplicemente perché era veramente amabile e la gente ha bisogno di sentirsi amata e di amare che l'ha amata. Lo vivremo con l'entusiasmo dei figli che sentono l'esigenza di stringersi alla mamma, nel viaggio più importante della vita. Cercheremo di vivere la speranza che lei ha sempre vissuto e di dare la speranza per come lei l'ha sempre trasmessa e se stessa e agli altri.

10 novembre - Si, è proprio così, il Signore rasserena con i suoi racconti interminabili di avvenimenti che hanno contrassegnato la storia della sua presenza in mezzo a noi. Ma quante ne ha dovute passare. Non solo nella sua esperienza terrena, ma anche in tutto quanto nei secoli è stato fatto in suo nome. Ha ragione Lui, la situazione è d'oro al confronto con altri periodi storici dove sembrava che veramente non ci fosse alcuno sbocco di speranza, con milioni e milioni di vittime per la gran parte innocenti e indifese. Dobbiamo avere più coraggio e più pazienza, la ricetta è tutta qui. Stare vicino a Lui, senza distrarsi troppo, questo ci aiuterà a superare i problemi senza inasprirci troppo. Senza abbatterci troppo, avendo chiara la meta della nostra vita, sia quella terrena che quella eterna. Insomma cerchiamo di non allontanarci troppo da Lui e tutto scorre sereno. Per quanto è possibile.

    Ma allora che cos'é la preghiera, come pregare, insegnaci a pregare gli chiesero anche i suoi discepoli. Un po' erano invidiosi dei discepoli di Giovanni il battezzatore, che li faceva pregare alla sua scuola. E Gesù, ci dona il modello di ogni preghiera cristiana che è poi il Padre nostro. Ritengo sia la preghiera più naturale della nostra fede, ma anche non sempre riflettuta nel valore della fraternità che trasmette, della paternità di Dio, dell'importanza di confidare nella sua presenza provvidente, nell'impegno di perdonare agli altri per essere perdonati nelle nostre mancanze. Insomma diciamolo pure, un poco è un contratto, dove ci viene donato e ci viene chiesto qualcosa. Ma con gli anni abbiamo imparato che la preghiera è tutto ciò che facciamo, non solo quando recitiamo le formule mnemoniche, imparate sin da piccoli e anche per questo poco riflettute.

    In uno dei tanti viaggi di ricerca interiore ricordo un giovane che a Taizé aveva il ministero di cambiare e accendere i lumini nella Chiesa della Riconciliazione. Poiché erano tanti, impiegava delle ore. Io mi soffermai spesso a guardarlo e mi accorsi che il tempo diventava ancora più lungo anche perché lui ad ogni lumino che puliva e accendeva aggiungeva una preghiera. Nella sua azione era molto riflessivo, per lui era un itinerario spirituale più che un servizio. Toglieva la cera rimasta, vi metteva il lumino nuovo, lo accendeva, si soffermava in preghiera e passava al successivo. Faceva così per giornate intere.  In quella occasione compresi che la ricerca di Dio poteva essere vissuta anche nelle situazioni più umili nel servizio alla Chiesa.

    Un altro avvenimento che mi è rimasto molto impresso accadde a Gerusalemme, nella Basilica del Santo Sepolcro, in occasione della grande Via Crucis che attraversa ogni venerdì la Basilica e si ferma sulla collinetta del Calvario, che però è giurisdizione della Chiesa Greca bizantina e non della Chiesa Cattolica Latina. In quel luogo queste parole hanno un significato vero, altrove di meno. Ebbene in quella occasione ho imparato a usare in modo più intenso l'incenso e a vivere meglio l'incensazione degli ambienti liturgici. La liturgia come sempre era guidata dai Custodi di Terra Santa, i Frati con la Corda. Chi guidava con l'incenso riusciva a fare tre passi segnandone solo due, insomma sembrava, per alcuni aspetti, di camminare all'indietro invece di andare avanti. Arrivati sul Golgota, cominciò l'incensazione piastrella per piastrella con grande impazienza dei monaci greci che vigilavano sulla regolarità della liturgia, insomma non doveva invadere i loro spazi. Insomma tutto molto bello, alla fine una grande nostalgia di poterlo imitare, ma a tutt'oggi non ritengo di esserci riuscito, però ho certamente imparato che l'incensazione non deve mai essere trascurata o frettolosa.

9 novembre - Riesce difficile leggersi sereni nel progressivo sgretolarsi delle istituzioni che ci rappresentano come nazione. Nel 150 anno dell'Unità d'Italia, assistiamo ancora una volta alla commedia italiana più classica, la gioia di cogliere il male nell'altro; la cosa importante, il mio bene è aver fatto il male all'altro. Quindi si passa all'altro classico del nostro paese per il quale siamo famosi in tutto il mondo, quello delle marionette e del valzer delle poltrone. Della serie si salvi chi può, ma in mano a chi siamo stati affidati, e quale maledizione scontiamo per essere così mal governati? Molti dicono che ognuno ha il governo che si merita, forse è una affermazione vera, però certamente è molto triste doverlo sperimentare sulla pelle dei nostri figli. D'altra parte ogni papà preferirebbe soffrire lui, ma non veder soffrire i propri figli.  Quello che tanti  volevano è davanti ai nostri occhi, la caduta tanto attesa è arrivata. La cosa alla quale forse non si è tanto preparati è come sostituirlo, speriamo bene. Intanto le altre nazioni avranno modo di fare di noi quello che vorranno. Tanto ormai non ci può tutelare più nessuno in modo stabile, verso dove andiamo lo abbiamo già sperimentato. E' l'eterna macchietta di chi stenta a vivere da adulto le proprie responsabilità e ritiene di essere grande solo perché riesce a combattere gli altri. In realtà, questo lo abbiamo imparato, uno è grande quando sa governare se stesso.

    Una vecchia canzone di Gaber, ormai molto stagionata, ritengo sia degli anni settanta, ma come spesso accade particolarmente attuale, nella strofa sottolineava i drammi del tempo mentre nel ritornello ricordava gli atteggiamenti:  e l'Italia giocava alle carte e parlava di calcio nei bar, e l'Italia rideva e cantava. Storia antica, quindi, ma alla quale si stenta ad abituarsi. Almeno in quanto persone che si sforzano di costruire la speranza dei giovani. Purtroppo non è facile, dato lo spettacolo che è davanti ai nostri occhi, eppure dobbiamo continuare a lottare senza stancarci. Dobbiamo dare serenità e gioia a coloro che il Signore ci pone accanto. Hanno bisogno di guardare avanti con fiducia, ed è giusto che sia così. Forse dovremmo veramente chiudere i nostri giornali, facendo finta di essere soli nel mondo, riusciremmo a vivere meglio? Non lo so, anche volendo ci pensano i media a invadere le nostre case, con programmi di infinita litigiosità e insulsaggine. Fino a degenerare nel triviale e nel faceto, ma anche questo può derivare da ciò a cui si vuol assistere. Sempre le stesse facce, sempre le stesse attese e sono pure pagati profumatamente.

    Forse la cosa più utile la fanno proprio gli spalatori del fango in Liguria, peccato che le telecamere stiano poco con loro, d'altra parte far vedere persone che gratuitamente si mettono al servizio degli stride troppo con coloro che, strapagati, pensano solo ai propri interessi. Se per assurdo vanno a casa, come faranno adesso per maturare il diritto alla pensione? Devono per forza inventare qualcosa che li faccia restare a galla. Eppure le immagini di chi lavora per gli altri ci riconciliano con una Italia poco conosciuta e volutamente poco declamata dai nostri mass media, se ne dovrebbe parlare di più, di questa Italia che si rimbocca le maniche senza pretendere nulla, se non il diritto ad esserci. Continuare ad esserci per dare speranza a chi pensa di avere perso tutto. Il livello che alimenta l'attenzione agli ultimi deve essere proprio il dramma delle situazioni che si stanno determinando e presentando con una frequenza preoccupante. Anche i nostri paesi del bel tempo dovrebbero fare di più per prevenire eventuali intemperanza del tempo. Ma d'altra parte lo sappiamo bene, se prima non accade qualcosa non ci si muove. Politicamente l'attenzione alle marginalità non paga, l'intervento nelle emergenze è più remunerativo.

    Giornata complessa, si diceva una volta da terremoto, c'è una pioggia che deve cadere e non viene giù, lo scirocco continua a caratterizzare la temperatura e il cielo conserva il classico colore giallo della sabbia africana, ma piove a piccole dosi, quindi rimane stabile come clima dominante, serve a far mantenere la malinconia in una situazione di anormalità. Tutto il giorno alla ricerca di significati nuovi da dare al futuro della vita comune. Alla scoperta di nuove energie sulle quali poter poggiare. Si assiste ad un ripiegamento generale, è un po' come quando si aspetta il cataclisma che non arriva mai. Si resta come bloccati, nell'attesa. Eppure è opportuno scuotersi, darsi da fare, cercare vie nuove. Occorre uscire dalle tante parole e immergersi nelle piccole situazioni di speranza, come sempre è importante la presenza dei bambini. Forse oggi sono stato troppo tra gli adulti, per quello stento a trasmettere gioia. Quasi, quasi, ci dormo sopra e magari mi risveglio in una situazione più dinamica e creativa.

    Si ci vorrebbero i bambini con i quali giocare, sorridere, scherza, anche perché a farlo da adulti sembra veramente ridicolo, con i bambini è proprio bello. Siamo già a novembre e ancora niente neve, neanche su Pollino, quest'anno sarà veramente dura. La neve fa stare meglio, da l'impressione che le stagioni siano sempre le stesse. Quest'anno sembra tutto stravolto. Tanti problemi ci camminano accanto, alcune volte faccio finta di non vederli ma comunque mi rimangono dentro. Cosa fare? Meglio pregare, forse sarò più utile ai tanti che guardano con fiducia all'aiuto che viene dall'alto.

6 novembre - Domenica gioiosamente accompagnata dai parrocchiani, nelle varie manifestazioni che l'hanno accompagnata e caratterizzata. Tema dominante è stato la gioia dell'incontro con Gesù, anche per rimuovere la paura ancestrale che ci è stata inculcata sin da piccoli. Ho cercato di far leggere la propria vita come un cammino bello ed entusiasmante nella caratterizzazione dell'andare incontro allo sposo con gioia e in un clima di festa, per come la Parola oggi ci ha donato di ascoltare. La partecipazione mi è sembrata dignitosa, mai sufficiente per quanto il Signore merita, ma a mio parere molto intensa e gioiosa. Si vive sotto il cielo, anche da noi la giornata è scivolata in modo turbolento ma nulla di particolarmente drammatico. Nel cuore e nella mente restano presenti i drammi di Genova, la stabilità economica dell'Italia. Ma per quanto è possibile si fa buon viso a cattivo gioco, e si cerca di trasmettere serenità.  Chiusura di serata molto gioiosa e non poteva essere diversa, abbiamo avuto l'incontro con i fidanzati, se non si è contenti con loro, con chi possiamo esserlo. C'è stato anche l'onomastico del Papàs, anche lui molto sereno e gioioso, questo ci ha permesso più autonomia nella gestione del momento formativo. Poi è arrivato don Eugenio e, grazie al suo sorriso contagioso, tutto è stato ancora più gioioso. Insomma una bella Domenica vissuta nel Signore. 

5 novembre - Leggere la propria vita con maturità, esige la disponibilità a comprendere i limiti e anche gli errori. Vivere la presunzione dell'infallibilità non aiuta a crescere, ne tantomeno a perfezionare il proprio operato. Quali sono i margini di riferimento sui quali verificare il proprio operato. Nella società del relativismo non esiste una norma assoluta, ma se restringiamo il campo ai valori cristiani un primo riferimento può essere sociale. Sono tra quelli che inseguono o tra quelli che precedono? Un secondo riferimento può essere spirituale. Vivo con coraggio o con paura? Tra i tanti possibili un altro possiamo leggerlo in chiave morale. Preferisco la schiavitù oppure la libertà? La mia impressione è che su questi temi potremmo scrivere un libro, per cui è evidente che occorre andare per assunti brevi e immediati.

    Leggersi come un profeta è un dono dello Spirito che ti permette di precedere sempre gli altri, non solo dal punto di vista fisico, però è bene provare a precedere anche fisicamente. Non è bello lasciarsi attendere, non esprime bene la capacità di leggere le attese degli altri e comunica comunque una forma di pigrizia interiore che si corre il rischio di trasmettere nelle situazioni di responsabilità che siamo chiamati a vivere con gli altri. Guardare lontano, non serva a mortificare gli altri con la classica frase lo avevo detto, che oltretutto lascia il tempo che trova. In riferimento al dire tutti diciamo tutto e il contrario di tutto. Guardare lontano serve a prevedere i possibili errore e ad operare per evitarli, serve a mettere in guardia, serva a incoraggiare una lettura più attenta della realtà nella quale viviamo, cogliendo le situazioni di devianza e incoraggiando a vivere la sequela di Cristo. Insomma prima di incamminarsi è importante capire verso dove sto orientando i miei passi. Questo atteggiamento permette anche di non commettere troppi errori, come anche l'altra frase abbastanza dozzinale che dice non ci avevo pensato. Ma ormai il danno è fatto e come si pensa di rimediarvi o di risanare.

    I primi anni della propria vita sono molto coraggiosi, non abbiamo paura di nulla, andiamo con fiducia verso tutti, possiamo dire il rischio è il nostro mestiere. Poi ad un tratto succede qualcosa che blocca la nostra spontaneità, per cui le cose che precedentemente erano spontanee vengono affrontate con difficoltà, anzi spesso vengono totalmente rigettate. Questo è un esercizio non ozioso, scoprire quali sono state le prime situazioni di paura che ho sperimentato nella mia vita. In che modo quelle situazioni, ormai storicizzate, continuano a condizionare le mie azioni, i miei pensieri, la mia spontaneità. Siamo chiamati ad essere coraggiosi testimoni del Vangelo, ma alcune volte stentiamo a testimoniare il nostro essere vivi. abbiamo paura di ciò che pensano gli altri, di come possono reagire alle nostre parole, alle nostre azioni. Stentiamo a fare una proposta perché pensiamo di non esserne capaci. Insomma ci cogliamo nella dinamica della nullità. E' evidente che questa comprensione di sé non è facile da superare, però è il primo esercizio da vivere per coloro che sono chiamati ad educare gli altri. La positività di se, si comunica anche agli altri. La comprensione del proprio essere falliti, fa correre il rischio di vivere il rapporto con gli altri non in chiave educativa ma come la realizzazione di proprie frustrazioni. La disponibilità a servire gli altri esige sempre la maturità di comprendere positivamente se stessi, con i propri fallimenti, i propri limiti, solo in questo modo si aiuta a camminare insieme senza diventare una palla al piede.

    Sul tema della schiavitù la risposta è facile teoricamente, nessuno sceglie la via della schiavitù volentieri. Però capita che nei fatti, uno preferisce questa condizione alla più difficile via della libertà. Anche Israele partì con entusiasmo e lodando dall'Egitto, ma poi quando ha dovuto fare i conti con la sete, con la fame e con i problemi legati al deserto, le urla arrivavano realmente a Dio. Oggi come oggi viviamo sostanzialmente la condizione degli schiavi che rischiano poco sulla via della libertà. Anzi spesso siamo noi stessi a darci altre forme di schiavitù, nell'illusione che una schiavitù dorata è meglio della liberazione sofferta. Sostanzialmente è su questa mentalità che i nostri politici dormono sonni tranquilli, non si ama rischiare sulla libertà. Meglio le cipolle d'Egitto che la sabbia del deserto. Un altro atteggiamento molto diffuso è quello della falsa libertà, nel senso che mi propongo come persona libera e lo posso fare solo perché il mio guinzaglio è più lungo, quindi non si vede la persona dalla quale dipendo. La libertà è fortemente legata alla capacità di vivere gioiosamente delle cose che hai, senza mai desiderare quelle degli altri. Anche perché l'altro ti da volentieri quello che gli appartiene, ma in cambio certamente ti chiede parte della tua libertà. Immediatamente sono contento di possedere anche altro, ma prima o poi mi viene presentato il conto che generalmente attraversa la sfera della mia vita personale, fino a legarla nei lacci del ricatto, ordinariamente questi sono i lacci dell'affetto. Questo vuol dire che anche gli affetti disordinati raramente danno libertà, ma frequentemente, magari in modo più velato, solo nuove forme di schiavitù.

    Eppure è questo l'ambiente nel quale dobbiamo testimoniare la gioia di essere liberi e fedeli in Cristo, è il mondo nel quale dobbiamo essere testimoni della pace che Lui ci dona, ecco perché non dobbiamo mai staccarci dal suo amore. Molti non aspettano altro che un momento di distrazione, di ricerca deviata di autonomia. Ma da parte nostra ci deve essere questa serena ricerca di se, nella semplicità della vita e nella coerenza degli atteggiamenti. Ma guardare ai propri interessi, sempre cercare il bene, magari senza guardare troppo a se stessi. Andare sempre verso gli altri con una particolare predilezione verso gli ultimi. Queste scelte fanno di noi delle persone per la nostra società inutili, ma per la presenza del Regno preziosissime. La capacità di  libertà, rimane questo anelito alla coerenza e alla semplicità, esplicitato nella semplicità della propria disponibilità gratuita.

3 novembre - Ieri giornata di silenzio spirituale, vissuta nelle celebrazioni e nella meditazione. Fa bene concedersi delle pause interiori, mettendo al primo posto la preghiera  e la ricerca di senso, mettendo al primo posto l'incontro con Dio, la memoria dei propri cari. Sforzandoci di coglierli presenti ancora oggi nella nostra vita, con i loro suggerimenti una volta ritenuti inutili, ma man mano passano gli anni sembrano più preziosi. Ma soprattutto renderli presenti con la loro testimonianza di vita, semplice, totalmente immersa in Dio, nella gioia di vederci crescere e realizzare gli obbiettivi, come loro unico scopo di vita. E' il ricordo del bene che il Signore ci ha dato modo di avere accanto e che siamo chiamati ad affidare alla misericordia di Dio attraverso la nostra preghiera. La vita al Camposanto cambia quelli che sono gli atteggiamenti ordinari, si entra in silenzio, ci si muove tra le tombe in silenzio, si cerca di abbellirle per quanto è possibile, quindi ci si ferma in ascolto delle voci che pure sono presenti ogni giorno ma che non sempre viviamo nella disponibilità all'ascolto. Il 2 novembre è veramente uno dei giorni più preziosi del nostro calendario.

    Ma come ormai accade da qualche anno, dai miei cari ci sono andato oggi. Come al solito il giorno dopo, avrà mormorato mia madre. Lo penso io, anche perché per come ho già detto qualche giorno fa, non ne percepisco più la voce viva, come accadeva prima. Sarà la legge del tempo. Non c'é quasi nessuno, tutti al lavoro. Per cui posso girare con calma tra gli amici della mia vita che già sono tornati a Dio. Oggi mi sono concesso un po' di tempo, per restare con loro. Preghiera, meditazione, preghiera tra le tante tombe, visita a don Tolentino, a Beniamino e ultimo saluto ai miei. Poi anche per me riprende la vita ordinaria, con gli appuntamenti saltati in attesa di essere espletati. Giornata spesa in modo gioioso, gironzolando con fare annoiato tra le varie faccende ordinarie. Ascolto passivo, ancora immerso nei miei ricordi, e anche in qualche rimpianto. Nulla di particolarmente grave, ma ogni tanto emerge qualche rimpianto. La testa immersa nella Gerusalemme celeste, questa grande liturgia che avvolge ogni energia dei viventi in Cristo in un unico canto di lode, anche grazie all'Apocalisse di Giovanni che si sta accompagnando al nostro cammino biblico.

    Questo libro spesso viene usato per fare del terrorismo spirituale, lo schema è quello classico, si isolano i brani in modo da mettere in risalto quelli che parlano di distruzione e di morte, ignorando lo schema generale che invece parla di risurrezione e di vita. Il perché è semplice, incutere paura nell'illusione di generare maggiore attenzione alla vita di fede. Nella realtà noi sappiamo bene che il problema non è la paura del giudizio eterno di Dio, che oltretutto, almeno per noi cristiani, sappiamo essere improntato sulla misericordia. A questo in genere ci piace aggiungere senza dimentica la giustizia, che però ordinariamente trasliamo sugli altri, per cui inconsciamente, noi ci sentiamo beati nella misericordia del Padre, gli altri devono temere il giudizio del Dio severo, che però con noi certamente è benevolo. In realtà, purtroppo per noi, sappiamo bene che accade il contrario. Non voglio farla lunga, certamente però è bello pensare che l'incontro con Dio non elimina la comunione con i viventi, ed è questo il significato della preghiera e della celebrazione offerta per i defunti. Al nostro bene che viviamo nutrendoci all'altare del Signore corrisponde il bene dei nostri cari che attraverso di noi vivono la grazia della misericordia.

    E' inutile ripetere quanto già affermato precedentemente, che questo concettualizzare deve essere spogliato dalla cosificazione delle azioni, come anche da una comprensione troppo meccanicistica che spesso come Chiesa, passivamente inculchiamo nei fedeli. Insomma non dovremmo mai dimenticare che tutto è grazia. Se è grazia, non è assoggettato al mercatino del mio e del tuo, del dare e del ricevere. Tutto è grazia, vuol semplicemente dire quello che Gesù stesso ha insegnato ripetutamente: gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Dobbiamo esercitarci maggiormente nella gratuità dell'azione di Dio, da far vivere attraverso la gratuità delle nostre azioni umane. Dobbiamo ripeterci, fino a convincerci che la celebrazione dell'eucaristia non può essere pagata, altrimenti naturalmente ingenera nei credenti la dinamica del mercatino, che si esplicita nelle affermazioni ordinarie di tanti credenti: è la mia messa e quanto costa. Ancora oggi la Chiesa ha bisogno di purificazione, la nostra missione rimane sempre quelle di essere testimoni della gratuità di Dio nella nostra vita. Quanto più lo comprendiamo tanto più vivremo la gioia di essere la presenza di dio nel mondo. Che ha sempre più bisogno di fare esperienza di gratuità. Certo non è bello che anche nella Chiesa si parli ordinariamente di soldi da dare e da ricevere. Fino a determinare l'assunto popolare: Senza soldi non si canta messa.

    Il silenzio è lo spazio di Dio, il nostro impegno deve essere quello di trovarlo. La giornata di spiritualità è un bene anche per i laici, lasciare le attività di ogni giorno e cogliere la presenza di Gesù come necessaria, è un grande dono che l'amicizia di Dio ci concede. Dobbiamo valorizzarla, Lui ce lo ha ripetuto con insistenza, io sto alla porta e busso. Gesù aspetta che noi gli diamo un po' di spazio nella nostra vita. E' premuroso, ma è anche discreto, non fa violenza alla nostra libertà. Beh, adesso vi lascio, anche perché Lui vuole stare con noi anche questa sera. E' anche bello preparargli una accoglienza degna dell'onore che ci concede. I lumini, i fiori, le luci, tutto deve incoraggiare a cogliere la sua presenza come il bene più prezioso. Non sempre ci riusciamo, è vero, ma certamente ci sforziamo di farlo sempre in modo nuovo.

1 novembre -  Il valore di questi due giorni rimane sempre immutato, prepararsi a vivere il pellegrinaggio al Camposanto, per sostare accanto alle spoglie dei nostri cari, cercando di dare conforto e di trovare conforto nella loro presenza, nei loro ricordi, in tutto ciò che di più bello si accompagna alla nostra vita, ancora oggi. Tutti i Santi ci chiede di vivere l'appartenenza al cielo. Mi chiede qualcuno ma questa frase cosa vuol dire. Ritengo che ogni fase della storia abbia avuto modo di leggersi in questa appartenenza a Dio, in modo diverso. La cosa più brutta è che oggi non riusciamo a trovare le categorie lessicali capaci di trasmettere in modo più comprensibile questa verità che da sempre appartiene alla fede dei Cristiani. Possiamo dire che questa verità è costitutiva la speranza della nostra appartenenza a Cristo, conseguentemente, in nessun modo può essere messa da parte o marginalizzata. Detto questo, è evidentemente che non ho detto nulla sul quesito.

    E allora cerco di andare più immediatamente sul problema. Il nostro tempo è ammalato di razionalismo, per cui si riesce ad accettare o a concettualizzare solo ciò che passa attraverso l'analisi cosiddetta scientifica, che chiaramente annulla tutto ciò che appartiene alla possibilità di trasmettere verità non assoggettate a queste analisi, ma ugualmente meritevoli di attenzione. La fede nella resurrezione appartiene alle verità trasmesse, in virtù di una testimonianza credibile, quando con questa affermazione vogliamo intendere che chi l'ha trasmesso lo ha fatto a spese della sua vita. Sappiamo che, per noi cristiani, tutto inizia a Gerusalemme, al mattino presto di un giorno dopo il Sabato ebraico, alla scoperta di una tomba vuota dove qualche giorno prima era stato sepolto Gesù. Dico per noi cristiani perché la fede nella risurrezione non appartiene esclusivamente all'annuncio del Regno di cui Gesù era depositario, ma lo troviamo presente all'interno dell'ambiente giudaico, nella tradizione farisaica, già alcuni secoli prima della nascita di Gesù.  Allora dove sta la novità apportata dall'annuncio cristiano. La vera novità non è tanto la resurrezione che, come abbiamo già detto, era già creduta, ma il fatto che Gesù è risorto totalmente, quindi anche il suo corpo non appartiene più alla terra. Ma soprattutto che anche noi risorgeremo come lui, in virtù della sua morte redentrice, nella quale siamo stati inseriti per mezzo del Battesimo.

    Questo è quanto affermiamo nella fede creduta da sempre, a noi consegnata fin da piccoli dai nostri cari, che noi dobbiamo trasmettere ai nostri figli per perpetuare la speranza che Gesù ci ha donato. Ma il problema è come, nel 2011, dobbiamo pensare il fatto della resurrezione. Noi viviamo in una fase cosmologica molto diversa da quella dei primi cristiani, per i quali era più immediato pensare che il cielo fosse sopra di noi e che gli inferi fossero sotto di noi. Noi studiamo che non esiste un sopra e un sotto, che noi stessi siamo parte infinitesimale del creato e via a seguire. Allora, come pensare e trasmettere che questo corpo risorga e che l'anima torna a Dio? La prima cosa è riqualificare il linguaggio, sempre alla luce della rivelazione, intesa come la luce che illumina il nostro cammino. Occorre rimuovere ogni antropomorfismo in Dio, come d'altra parte si sono sempre sforzati gli autori biblici, cercare di rimuovere ogni antropomorfismi nella concezione del termine cielo, che generalmente a noi piace pensare pieno di persone, compresi i nostri cari che prima o poi andremo ad incontrare.

    Occorre dare più valore spirituale alla centralità di Dio, da cogliere nell'essenza di colui che dona ed alimenta la vita. E verso il quale è orientato tutto quanto appartiene alla vita. Occorre leggere l'uomo non solo dal punto di vista materiale, ma cogliendo in lui la realtà più complessa della vita spirituale che lo rende immediatamente orientato a Dio. In questa comprensione ci dobbiamo comprendere in questa tensione connaturale nella quale già adesso viviamo. Possiamo dire che gli autori che più immediatamente ci possono essere di aiuto, sono i sapienziali e gli apocalittici, però dei secondi non possiamo sposare pienamente la loro comprensione spaziale. Anzi per quanto è possibile occorre rimuove la dinamica spaziale delle relazioni personali. Ciò che si riesce a cogliere come vivente e orientato al Vivente, è quanto deve appartenere alla verità più profonda della nostra fede, non solo ma deve essere costantemente vissuto nella tensione di purificazione, il che vuol dire cogliere questa verità come realtà dinamica, sempre in movimento e sempre perfettibile in una comprensione più profonda. 

    Lo so, non è proprio ciò che a noi piace immaginare, in realtà non so nemmeno se è ciò che è bene immaginare, ma certamente è ciò da cui possiamo partire per poter avviare un dialogo sull'eternità con i nostri figli, cosa che magari non sempre alberga nei loro cervelli, ma che alcune volte sottopongono come quesito alla nostra intelligenza. Intanto vi auguro di vivere con intensità la giornata di domani, nella certezza che la memoria dei nostri cari, aiuti a guardare sempre con più fiducia agli sforzi per vivere il presente nella tensione costante all'incontro eterno con Dio, come loro hanno vissuto e che come io personalmente credo e spero, contemplino adesso nella loro vita più vera.

31 ottobre - Il giudizio appartiene al Signore, la gioiosità viene dal Signore. Risponderebbe il saggio. Oggi incredibile a dirsi abbiamo vissuto in diverse situazioni tre ore con il giovane. Situazione atipica, la volontà di parlare, di scaricare, non è molto positivo, anche perché il ruolo non sempre lo consente, ma eravamo in poco, per cui scarichiamo. La Canonica è piena di giovani, sono qui per una festa tutta loro, si sa i giovani sono esclusivisti, non ho capito bene di cosa si tratta, tutto sommato sono cose che non mi riguardano molto, ho smesso di andare alle feste da tempo. Poi, non ho capito perché usano sempre quei nomi stranieri. Mi sembrano molto contenti, forse il vicinato non gioirà per la disponibilità, ma ogni tanto fa bene vitalizzare il Timpone. Non lo so se è per il degrado della vita spirituale, ma alcune volte viviamo veramente un'ansia che non si addice agli uomini di fede. Dovremmo avere e dare più fiducia agli altri. Prima o poi dovrò cominciare. Giornata di festa per la comunità di Tortora Marina, ingresso del nuovo parroco, molta gioia, molti giovani, troppa enfasi? No, tutto abbastanza equilibrato, a parte le tante parole, molte delle quali si potrebbero evitare. Sarebbe tutto più spiritualmente autentico. Bella partecipazione, il popolo aspettava da tempo una ripartenza. Ho cercato di pregare, non sempre riesco a capire, ma certamente è dovuto all'età che incalza. Me lo ripeto sempre, non è necessario capire sempre tutto. Molti vivono benissimo non capendo niente, o almeno così sembra, magari è semplicemente un atteggiamento di sapiente vita paesana.

    Ah, si, adesso ricordo, l'ho trovato ieri sera: All Hallows Even. Significa: Vigilia di Tutti i Santi, è una festa alla quale si attribuiscono poteri nefasti. Ma questi poteri forse, come sempre, sono nella mente di noi adulti. E' vero c'è un grande abbandono del sacro per la ricerca del trasgressivo, ma tutto questo riguarda ogni cosa, ed è la conseguenza dell'abbandono della vita di fede che si sta accompagnando al nostro tempo. Certamente la speranza è che la tendenza si inverta, ma questo in parte dipende anche dall'entusiasmo con cui cerchiamo di corrispondere alla nostra vocazione all'amore. Tutte le feste sostanzialmente erano di origine pagana, anche quelle di tradizione biblica ricevute dall'ebraismo, poi sono state tutte cristianizzate, in virtù della diffusione della fede in Gesù Risorto. Possiamo anche dire, con l'aiuto della spada dei re, che aiutavano l'evangelizzazione con leggi molto restrittive della libertà dell'individuo.  Oggi come oggi purtroppo il cristianesimo sembra arretrare, essere marginale, nella vita dei nostri figli, ed ecco riemergere un neo paganesimo fortemente commercializzato. Qual'é il nostro ruolo? Direbbe il Santo Padre occorre reagire con una Testimonianza Credibile, perché l'altro possa vivere la gioia di convertirsi. Ma frequentemente ci si limita a parlare o a sparlare sulle cose che fanno gli altri. Ritengo che la cosa più coerente sia quella di vivere più seriamente la nostra fede. E' l'amore che converte, nelle parole sono più bravi i figli del mondo, ci sommergono subito, anche perché i mezzi che utilizzano sono sempre molto potenti. Ci fanno dire sempre quello che vogliono loro e poiché quasi nessuno legge i testi integralmente, la gente non sa leggere,  li si segue passivamente in quello che affermano.

    Certo lo sappiamo bene che il mondo vive il suo corso, come sappiamo anche che Dio si accompagna alla nostra vita, per cui nessun problema insormontabile. Semplicemente dobbiamo continuare a vivere con serenità la nostra fede in quella disponibilità semplice e gioiosa verso i più bisognosi. Dobbiamo essere disponibili all'accoglienza verso tutti, cercando di capire le situazioni al di la delle facciate che ordinariamente velano la realtà. La musica si è calmata, le cosi sono concitate. Magari vivo un po' di invidia per la loro gioiosità.  Adesso scendo a vedere che cosa mi stanno combinando. Magari riesco anche a calmare l'eccessiva euforia, in realtà voglio solo stare un po' con loro. Spero che non scappino subito tutti. Alcune volte basta veramente poco per diventare il centro del mondo, magari senza esagerare troppo diciamo del micro mondo. Molto gentili, tutti milanisti, forse sono esaltati per aver vinto una partita Domenica, insomma sono dipinti tutti in rosso e nero. Niente di particolarmente esagitato, l'unico problema è che hanno intenzione di permanere a lungo, sembra che nessun genitore si sia preoccupato.  Tanto sono in parrocchia, c'é don Cono.

30 ottobre - Forse l'ho già scritto, ma ritengo di poter aprire una agenzia matrimoniale. Vediamo, vediamo, intanto mi esercito a organizzarli e a combinare le coppie. Devo anche ammettere che non vengono troppo male. Forse si è troppo permalosi, però tutto sommato non vengono proprio male. Adesso non ricordo bene come si chiamano, ma è un tipo di tortura che alterna l'acqua calda con quella fredda. Questi gironi sono stati così attraversati frequentemente da diverse sensazioni contrastanti. Chiaramente da parte degli altri, per me tutto atarassico. Alcune volte si vive bene anche se in modo disarticolato, anzi forse è meglio vivere la disarticolazione, magari aiuta a trasmettere più trasparenza delle cose troppo articolate. Che cosa c'è nel cuore dell'uomo? A domanda difficile, risposta impossibile. Il cuore dell'uomo, direbbe quel grande studioso che è Sant'Agostino, è inquieto e non trova pace se non in Dio. L'uomo del nostro tempo, ripiegato su se stesso, stenta a cogliere questa verità basilare e si illude di vivere la quiete in se stessi, dimenticandosi del riferimento ineludibile per la propria vera gioia.

    Il cuore è carico di amarezza e di gioiosità. L'amarezza si libera con molta lentezza, togliendo magari più spazio all'amore. Ma non è facile, anche perché per liberare il cuore, occorrerebbe comunicare tutto quanto si ha dentro di se, ma poiché questo non è sempre possibile, allora si preferisce tenere dentro per periodi più o meno lunghi per poi scaricare periodicamente in modo più o meno violento. E' come i temporali di questi giorni, certo bisogna stare sempre all'erta, anche perché dove e quando arriva distrugge. Certamente non è facile conservare conflittualità trasmettendo amore, però alcune volte accade così. E' la nostra società che ci impone una dinamica complessa di vita non lineare. Ma forse è sempre stato così, magari oggi riusciamo ad affermarlo con più serenità mentre negli anni passati, si doveva tenere tutto dentro. Lo so, vorreste anche sapere da dove deriva tutto questo soliloquio nella dinamica dell'irrazionale complesso. In realtà più di questo non riesco a dire, quindi si cambia disco.

    Ieri gioioso cinquantesimo tra Vincenzo e Carmela, coppia semplice, tanti sacrifici, tanti problemi, li ho conosciuti anni fa nell'altra parrocchia in situazioni familiari complesse, oggi con tanta voglia di un giorno di pace, tanta voglia di fare festa, tutto pronto, ma purtroppo manca il celebrante. Semplicemente me ne ero dimenticato e fortunatamente non sono andato via, così mi hanno recuperato con un po' di ritardo in piazza in un momento prolungato di relax con il popolo di Dio del corso. Giornata bella da condividere con i ragazzi della Confermazione, lentamente le cose prendono la piega giusta anche se l'azione educativa esige una disponibilità e una serenità che non sempre si trova in chi deve viverla. E' quello stare tranquilli e sereni in braccio al Signore che alcune volte stentiamo a cogliere come il bene più prezioso da condividere. Per vivere così occorre veramente essere trasparenti, ma sembra che ogni giorno ci sia qualcosa di nuovo da scoprire, della serie voglio andare fino in fondo, dimenticando che alcune volte l'equilibrio esigerebbe una misura mediale.

    Vera consolazione, la piega che hanno preso i giovani, si stanno organizzando in modo stabile, la cosa più importante è che lo stanno facendo in modo autonomo senza angosce preesistenti, cercando nella gioia della vita comune la capacità di relazionarsi nel vuoto determinato dalla parvenza. I giovani sono belli, sorridono, hanno delle attese, si innamorano, cercano la novità della loro vita dentro se stessi, anche se alcune volte in verità si illudono di trovarla nelle cose. Insomma con la presenza dei giovani è tutta un'altra musica, non riesco ad esprimere quello che penso, però ci si accorge che alcune volte il Signore interviene con potenza e trasforma ogni cosa. Alcune chiedono la luna, ma in questa fase anche se chiedessero il sole glielo darei. Certo uno la luna dovrebbe possederla, magari da solo, se si deve condividere si deve rendere conto anche agli altri. Ma per adesso la dono, poi con i comproprietari si vedrà.

    Ma io cosa mi aspetto dagli altri? Personalmente niente. Il Signore mi dice che devo donarmi e basta, l'altro non mi deve dare niente, in questa disponibilità vissuta disinteressatamente si configura la possibilità a trasmettere sempre la gioia che mi viene dal Signore, senza mai pensare che l'altro debba ripagarmi in alcun modo. Se riesco a vivere in questo modo, sarò quasi sempre felice, altrimenti farò sempre fatica a perdonare i tanti torti veri o falsi che ritengo di aver ricevuto e che mi vietano di essere riconciliato anche se negli atteggiamenti esterni sembra che tutto vada normalmente. La vita è gratuità ricevuta, è gratuità da donare. Sarebbe più bello dire da condividere, ma sappiamo bene che questo non sempre si riesce a vivere. Se volete seguire il mio consiglio, la cosa migliore da fare è donare sempre senza aspettarsi nulla in cambio. Comunque bisogna donare, per come possiamo, in questa capacità di essere sempre dono si vive direbbe San Francesco, quello più famoso: la perfetta letizia.

    Vera letizia anche l'esperienza vissuta in quel di Grisolia per la celebrazione delle Cresime. Dispiace un po' lasciare la parrocchia, ma occorre essere staccati altrimenti si determinano delle dipendenze e questo non è un bene. Ad accogliermi il caro don Franco, sempre molto emozionato, semplice negli atteggiamenti, molto umile. Insomma il contrario di me. Clima non molto caldo, ma sufficientemente gioioso, liturgia snella, gioiosa, solenne. Insomma tutto molto bello, salvo il rendermi conto ancora una volta di essere molto più anziano di lui. Son stato in Sant'Antonio, non ero ancora stato in quella Chiesa restaurato o forse è meglio dire reinventata. Creatività romanica su una precedente struttura di tradizione barocca. Non male come reimpostazione, salvo il fatto che chiaramente è un falso architettonico, ma questo a chi lo dici, della serie a caval donato non si guarda in bocca. L'altro convincimento che ho maturato in modo estemporaneo, è che la vecchia dizione di Cipollina con la quale si identificava l'attuale Santa Maria del Cedro, che oltretutto un tempo era frazione di Grisolia, non doveva derivare dal greco come affermano i cultori delle lingue classiche, ma più semplicemente dalle cipollazze di cui il territorio è ancora oggi abbastanza pieno.

28 ottobre - E' proprio così, è stata una giornata fluida. Come è la nostra società, come è la mente, fluida come l'acqua che scorre verso il mare. Inarrestabile, da guardare, da riflettere, ma non da possedere. Insomma fluida. Come sempre si inizia con la preghiera, il Signore ci ha donato uno spaccato della preziosità della persona sulla ritualità, anche quella liturgia, tutto viene dopo la persona. E' un insegnamento che non sempre riusciamo ad assimilare, però è una costante della diatriba di Gesù con i suoi contemporanei, viene prima la persona dopo viene il Sabato. Si, lo so, per noi è difficile cogliere la drammaticità di questo insegnamento, d'altra parte non viviamo in una società teocratica, come era la Giudea al tempo di Gesù. Né tanto meno ci sono problemi a lavorare di più la Domenica, orami svilita totalmente dalla sua veste sacrale. Ma ai suoi tempi si poteva anche essere uccisi per aver violato la sacralità del riposo. Mi sono organizzato la mattinata in modo domestico, lavoro pastorale al computer per la giornata di programmazione, momento di verifica in Chiesa Madre, passeggiata sul lungomare con l'immancabile frasario di inglese. Quindi il momento clou della mattinata, pranzo con i confratelli Eugenio e Mario, gli orfanelli, che non hanno nessuno che cucina per loro. Ormai lo sapete bene, basterebbe chiedere, ma lo dico così tanto per lamentarci. Pranzo di lavoro iniziato in ritardo a motivo della catechizzazione non prevista che ha subito Eugenio. Comunque sia è sopravvissuto, d'altra parte viene dall'Africa, ne avrà passate di peggio prima di sbarcare a Maierà. Successore apprezzato del mio Solidum.

                

    E' durante l'attesa, tanto per ingannare il tempo, circa tre quarti d'ora, che ho fatto le foto al caro Corvino. Scorre sereno, tra due ali di verde, un costante luccichio alla luce del sole, capace di spezzare l'ombra degli alberi. Insomma si è lasciato gustare nella sua bellezza, mentre nel frattempo venivo aggiornato sulla situazione del cammino formativo imprevisto. Finalmente a tavola, evito i particolari. Abbiamo parlato e programmato le attività per i giovani, che chiaramente erano loro, anche perché i giovani restano un grande affetto, ma corro sempre il rischio di scadere nei ricordi. Insomma è stato un momento gioioso di fraternità sacerdotale che speriamo di poter ripetere in modo ordinario, sempre tra gli orfanelli. Anche perché ritengo che gli altri si trovino meglio a casa propria. Ma solo perché sono più accuditi e custoditi. Breve riposo e partenza per Belvedere per momento comunitario. Diciamo pure che è stato troppo caricato di contenuti, anche slegati tra loro. E' già difficile riflettere un solo contenuto, immaginiamoci quando sono tanti. Forse non molti ricordano più don Silvio, si, siamo stati in quella che era la sua Chiesa. Non c'era neanche mamma Rosa, mi hanno detto che è andata con lui. Però qualcuno doveva restare, come memoria vivente. Si guarda avanti, insomma consegna qua, consegna la, consegna questo, raccomanda quest'altro. Non pesante, tutto molto leggiadro, anche perché al giovane piacciono le cose brevi, quindi tutti a casa felici e contenti. Tutto sommato sono cose da fare, ma magari si potrebbero fare in modo diverso, suscitare qualche emozione in più. Così tanto per farle restare più impresse nella memoria, suscitare qualche lacrima di emozione.

    Si salutano gli amici, si cerca di capire verso dove andare e si riparte, sperando di trovare prima o poi la strada giusta, per adesso si prosegue a naso. Ma prima o poi si riprende con il radar, la speranza è quella di non sbattere prima. Torno a casa, il giovane è già partito, il coro ha scapolato per tempo, e io mi metto al computer riprendendo dove avevo terminato. Tra i ricordi tornano i fidanzati, quelli contenti e quelli scontenti. Quelli che sposano e quelli che si lasciano. Bisogna seguirli tutti, anche perché comunque rappresentano l vera novità del nostro tempo, loro sì che suscitano qualche emozione. Un pensiero alle tante situazioni di incomunicabilità, anche perché dovete sapere che non sempre l'amore si riesce a conservarlo in modo emozionante. Alcune volte diventa anche pesante da sopportare, come mai succede? False motivazioni, false attese, falsi obbiettivi, parenti troppo soffocanti, vicini invadenti, incapacità di accettare l'altro, illusione di cambiamenti mai realizzati. E si potrebbe continuare all'infinito. Perché come ho detto prima il mondo è fluido, per cui anche l'amore è fluido. Meglio chiudere pensando a quelli belli, che sono ancora capaci di sognare e di emozionare, nelle difficoltà che la vita impone riescono a sorridere per i piccoli traguardi, guardano con fiducia a traguardi più definitivi, magari per l'otto settembre, tanto per tornare a Nazareth, dove ogni cosa piccola diventa grandissima, ogni cosa insignificante diventa importantissima. Insomma Nazareth, la nostra casa. Ma qual'é la casa di Nazareth? Magari è anche qui, in mezzo a noi. Domani comincio a cercarla, adesso è tardi. E poi se non sai dove andare, chi ti indica la strada a quest'ora?

27 ottobre - Oggi si vive ad Assisi la giornata delle Religioni per la  pace. La speranza rimane sempre quella di vedere tutte le Religioni concorrere nel rispetto vicendevole, a costruire un mondo sempre più inquinato dalla violenza tra le persone e anche da disastri ambientali. Due modi di invocare l'urgenza della pace, ugualmente gravi e pressanti ai quali non sempre si riesce a corrispondere da parte dei leaders delle grandi religioni con la stessa intensità e tempestività. Anche ai nostri giorni spesso assistiamo alla violenza tra le frange estremiste animate dalla presunta fede in Dio. Se non altro questi incontri servono a rendere visibile la esigenza di Pace e la volontà di Pace che tutte le Religioni esprimono e di cui vogliono essere segno di fronte al mondo contemporaneo che, spesso, ama strumentalizzare per altre finalità l'appartenenza religiosa. Sono incontri che esprimono l'apertura al dono dello Spirito di Pace che alimenta tutte le Religioni, che, anche se per secoli hanno vissuto la tensione alla violenza e allo scontro vicendevole oggi colgono nei loro Responsabili il grande dono della Pace che Dio vuole da sempre per le realtà da Lui creata e affidate da sempre a noi. Ecco perché la Pace esige una particolare dedizione alla tutela della creazione nella sua integrità, stiamo sperimentando con dolore che una creazione che subisce violenza genera violenza, dolore, drammi personali e collettivi.

    Ma oggi ci introduciamo anche a questo periodo così particolare che, normalmente, è caratterizzato dal pellegrinaggio al Camposanto. I gesti sono ripetitivi, il lumino da accendere, i fiori da riporre, una preghiera da elevare al Signore. Ma sono sempre nuovi, anche perché nel frattempo è passato un nuovo anno, e anche noi ci avviciniamo a vivere la gioia del ritorno alla Casa del Padre. Dove Gesù ci ha preceduto per prepararci un posto. Intanto ci sono le persone a noi care e questo fa di noi dei pellegrini alla ricerca di un senso più vero della vita. Cos'è l'eternità? E' sempre difficile dare una risposta definitiva, anche perché l'idea di fondo non può mai essere definitiva, ma sempre innovativa.  L'eternità deve aver la forze di esprimere l'amore con il quale Dio ci ama, per cui non può essere compresa come un momento statico, potremmo dire quasi uno stare apatico, ma tutto deve essere colto nella dinamicità dell'amore che coinvolge sempre in modo nuovo e apre alla novità del corrispondere nuovamente, dinamicamente a questo amore instancabile che si accompagna alla nostra vita e ci orienta a cercarne il completamento in Dio. Solo chi non ama si appiattisce, ecco perché l'incontro eterno con Dio deve animarsi di una dinamica sempre nuova. E' la dinamica dell'amore trinitario, che purtroppo riflettiamo così raramente. Un amore che non ha mai fine e che rinasce sempre in modo nuovo, che ci fa rinascere sempre in modo nuovo. E' l'eternità della quale dobbiamo sentirci sempre più parte, per vivere fin da adesso la serenità dell'appartenenza a Dio.

    Nella cosiddetta societas post cristiana, dobbiamo abituarci a mettere in discussione, nella dinamica del confronto, tutto quanto appartiene alle verità che si accompagnano alla nostra vita di fede sin da bambini. Spesso questa esigenza del confronto spaventa, ed ecco perché all'interno della Chiesa è ripreso con vigore il fenomeno delle barriere contro ogni forma di ricerca, ci si chiude nelle proprie sicurezze e guai a dubitare o più semplicemente pensare di poter dubitare le verità di fede credute, che non vanno nemmeno analizzate, ma solo accettate nella dinamica stessa della rivelazione. Anche se evidentemente la dinamica stessa della verità è di livello diverso da quello della rivelazione. Oggi viene chiesto il coraggio del confronto e nel confronto la capacità di rispettare la diversità, che necessariamente si accompagna alla nostra società globalizzata, interculturale, multietnica. Cosa vuol dire stare insieme, se non cogliere anche nell'altro ciò che per me è sacro, ma che l'altro vive in modo totalmente diverso da me. Questa complessità di relazione che porta inevitabilmente a una verità molteplice nella sua formulazione, anche se unita nella verità, non sempre ci trova disposti a scomodarci dalle verità di fede sulle quali ci adagiamo sonnecchiosi da secoli, e raramente sollecitiamo la nostra intelligenza per la loro comprensione più piena, anche perché furono formulate da una cultura e da una società molto diversa dalla nostra. E' la paura di deviare a bloccare ogni potenziale dialogo. E' questa paura che siamo incoraggiati a sconfiggere rileggendoci in questi incontri che la Chiesa incoraggia per essere insieme, nelle nostre potenzialità spirituali, la speranza sempre nuova di cui il mondo ha bisogno più che mai.

25 ottobre - Per leggere la Bibbia cogliendone sempre il cuore del messaggio, occorre certamente avere una mente cattolica, nel senso più autentico del termine, occorre cioè essere aperti alla comprensione della universalità della salvezza, e alla volontà, da parte di Dio, di coinvolgere tutti i popoli, dialogare con tutti i popoli e cercare in tutti i popoli i segni della sua presenza. Certamente sarebbe più comprensibile quello che ho affermato se il testo sacro, invece di averlo tutto tradotto in italiano, o in latino, o in greco, o in ebraico, o in aramaico e ancora nelle tante lingue vive o morte nelle quali è reperibile. Fosse scritto secondo quanto gli autori sacri hanno saputo e voluto comunicare nelle diverse lingue a secondo del tempo nel quale i singoli testi o le singole frasi, che poi composte, hanno costituito i libri sacri. Allora ci troveremmo tra le mani una serie di libri scritti in varie lingue e anche in tanti dialetti regionali, cosa del tutto naturale se teniamo presente che la Bibbia parla di una storia che abbraccia circa duemila anni di storia dei vari popoli del medio oriente, e con l'aggiunta del nuovo testamento anche del mondo greco e latino.

    E' perciò normale pensare di poter leggere con gli occhi sempre sul libro di storia cercando di portarci con la comprensione alla regione geografica, alla civiltà che si accompagna ai singoli testi attraverso i quali Dio si è accompagnato al suo popolo e ancora oggi parla a ciascuno di noi. Ci troviamo così a cogliere la preziosa presenza spirituale di popoli che noi abbiamo conosciuto solo dal punto di vista storico o culturale. Possiamo dire ancora di più, questi popoli che si sono accompagnati al popolo di Israele, ne hanno anche caratterizzato le varie fasi della storia, ne hanno delineato la personalità e affinato o irrigidito, a secondo dei momenti storici, la propria capacità di corrispondere all'amore di Dio. Tutto questo chiaramente ha accompagnato anche la bimillenaria storia della Chiesa cattolica, che ha sposato dalle varie culture tutto ciò che oggi concorre ha farne una presenza non solo spirituale, ma anche culturale di rilevanza universale.

    Insomma per leggere la Bibbia è opportuno riprendere a studiare, innamorandoci di tutto ciò che l'uomo è stato capace di costruire e di comunicare nel suo essere partecipe dell'azione creatrice di Dio. Una creazione, che nel racconto biblico ha come cuore l'uomo, come protagonista l'uomo, al punto che nella tradizione cristiana ci viene comunicato che lo stesso Dio ha dovuto sposare la condizione dell'uomo in Gesù di Nazareth, per elevare l'uomo, mediante il dono dello Spirito del Risorto, alla dignità di Figlio di Dio. Anche per comprendere la preziosità di questo scambio di doni così determinante è opportuno andare in profondità al mistero della salvezza che da sempre Dio aveva pensato perché l'uomo fosse per sempre partecipe della vita eterna in Dio.

24 ottobre - Quanta forza la musica riesce a veicolare, quante energie, quante situazioni cambiano totalmente in virtù della musica ascoltata, gli umori che vengono animati nella partecipazione a un concerto. Di certo la musica ha forza capace di trasformare la vita, così come certamente la trasforma in coloro che si lasciano coinvolgere totalmente da quest'arte antica ma sempre capace di novità. Immergerci nel clima che un concerto riesce a creare ti permette di isolarti totalmente da tutto ciò che ti circonda. Quanti giovani si avvertono protagonisti pur vivendo massificati all'interno di queste emozioni. E' sempre straordinario cogliere quanta potenza viene data all'uomo, e come questa potenza riesce a coinvolgere, ad emozionare, ad animare le masse. Noi siamo cresciuti nel periodo delle grandi trasformazioni musicali, davanti ai nostri occhi sono passati centinaia di artisti, come delle meteore che hanno rischiarato i momenti bui, i momenti di solitudine, ma anche i momenti più gioiosi e piacevoli della nostra crescita. Ancora oggi è emozionante coinvolgersi nella volontà di comunicare che gli artisti trasmettono con la voce, con il corpo, ma soprattutto con tutto ciò che appartiene alla propria capacità di andare oltre i propri limiti, praticamente diventando immateriali e leggendosi nelle condizioni di vita nuove che gli artisti, per il tempo in cui si rendono presenti riescono a sollecitare, in chi si coinvolge nelle loro voci. Sono tante le sensazioni che l'ascolto di un brano musicale fa vivere in coloro che sono capaci di ascolto. Chi dedica la propria vita al lasciarsi andare sempre oltre se stessi, fa fatica a cogliere la mediocrità di chi non si legge novità nella ordinarietà dell'esistenza. Cielo tempestoso, minaccia temporali lontani, clima ideale per lasciarsi pensare nelle mille situazioni diverse che un concerto riesce a crearti accanto, lasciamoci attraversare dall'energia dell'universo e sentiamoci espressione di questa potenza che si esprime anche attraverso di noi.

    Poi a pensarci bene, ieri mattina, mi sono ritrovato per la prima volta a contatto diretto con un ruolo che molti incarnano speculando sulla creduloneria o forse è meglio dire sulle paure della gente, ritengo anche all'interno della Chiesa. Aprendo la Chiesa, la mattina presto, ho trovato alla porta alcune persone mandate da altri, che con molta circospezione hanno chiesto se io ero disposto ad ascoltarle. Alla mia annuizione, loro hanno aperto il cuore delle loro paure legate alle superstizioni, che albergano in tanti credenti, sul potere dell'occhiatura, sulle magharie spiegandomi i fatti accaduti nella loro famiglia che li avevano portati a sospettare una qualche forma di maledizione da parte dei vicini invidiosi. Mentre parlavano in modo drammatico spiegandomi i fatti accaduti, io pensavo a quante paure continuano ad abitare i nostri ambienti resistendo all'era tecnologica. Per chiudere il discorso li ho fatti parlare per più di mezz'ora. Poi li ho benedetti rasserenandoli e chiedendo loro di pregare, per vivere nella serenità e nella pace con tutti. Il finale non lo posso narrare però ho cercato di evitare che cadessero nelle mani di qualche avventuriero capace di speculare economicamente sulle loro ansie, dovute alla fragilità della psiche umana. Tanta parte della popolazione continua a vivere di malocchio e di formule magiche di guarigioni. E' la complessità della nostra società che stenta a liberarsi pienamente di paure ancestrali, pur essendosi liberta totalmente, rimuovendole, da altre paure esistenziali.

    Poi abbiamo vissuto la giornata della scuole con la partecipazione gioiosa dei ragazzi, anche questa iniziativa non ha mancato di surriscaldare il clima comunitario del villaggio. Troppa euforia suscita l'invidia, l'incomprensione dell'iniziativa genera parole inutili che ulteriormente trasmesse alimenta la gratuità della maldicenza che è sempre immediatamente dietro l'uscio di casa. Della serie il rospo scoppia, la balena sbuffa, lo squalo azzanna, la tartaruga si trascina e l'aquila vola. Direbbe qualcuno, molto più esperto di me nelle cose umane plurisecolari: a ciascuno il suo. In questa fase a noi purtroppo tocca la gioia, il sorriso, l'entusiasmo, la volontà, la solidarietà tutte cose tristissime che ci fanno incontrare con gioia, sorridendo anche nei problemi veri o presunti che siano.

    Speriamo di poter continuare sempre con più entusiasmo con la collaborazione di tutti. Ma come sempre soprattutto con la disponibilità a operare secondo il dono dello Spirito che alimenta sempre la novità della sua presenza. Quello che conta è non creargli ostacolo, d'altra parte lo sappiamo bene Lui opera sempre per la nostra gioia sia piena. La gioia piena si coglie nel dono totale di se, cercandosi sempre in ciò che non si può possedere, ecco perché è rigenerante guardare un bambino che sorride, lo puoi ammirare il sorriso ma non puoi mai possederlo. Questo gli permette di essere sempre novità per la gioia di ogni giorno. Guai a volerlo possedere, potremmo correre il rischio di farlo spegnere. E' tempo di mettersi in ascolto di musica live, senza eccedere altrimenti addio sonno tranquillo.

23 ottobre - E' stata una giornata bella da immaginare e per alcuni aspetti da incorniciare, per cui poiché sono un po' stanco, per stasera faccio parlare le immagini, domani spero di integrare con le emozioni che il Signore ci ha donato di  vivere. Lascio alle immagini la possibilità di comunicare ciò che io stenterei a cogliere. D'altra parte è evidente che la parrocchia cresce nei suoi componenti più giovani. Il che vuol dire più sorrisi, più gioia, più voglia di esserci. La speranza è che il Signore ci doni la gioia di condividere ancora tanti momenti come questi. Magari anche più intensi. Però, diciamolo pure, si è interrotta l'emorragia e la piantina di senape comincia a diventare luogo di rifugio per tutti gli uccelli che hanno ancora voglia di volare.  Abbiamo messo al centro una presenza autorevole che rende più credibile un quadro altrimenti troppo idilliaco. Persino sul fronte dei giovani il piccolo seme, piantato da Raffaele e Don Fiorino, sta crescendo e si prepara  a portare i frutti sperati da tutti.

 

                    

Insomma una Domenica pienamente smile.

 

 

 

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