Il Parroco

29 Agosto 1953 Nasce a Sicilì
(SA)
20 Settembre 1953 E' Battezzato nella
Chiesa Santa Maria Assunta in Sicilì (SA)
28 Marzo 1971 E' Confermato nella
Chiesa San Nicola in Plateis a Scalea (CS)
24 Giugno 1981 E'
ordinato Diacono nella
Chiesa San Nicola in Plateis a Scalea dal Vescovo Mons. Augusto Lauro
06 Giugno 1982 E'
ordinato Presbitero nella
Basilica Patriarcale di San Pietro in Roma, da S.S. Giovanni Paolo II
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IV Domenica del Tempo
Ordinario
Comanda persino agli
spiriti impuri e gli obbediscono. Chi è Gesù? Potrebbe sembrare una
domanda oziosa, ma non lo è, anche perché l'immagine che ne abbiamo
raramente esprime pienamente le potenzialità che ci vengono presentate
nei Vangeli. Alcune caratteristiche si accompagnano alla Parola che
ascoltiamo. Uno simile a Mosè, che corrisponde alle attese di una
presenza di dio che non faccia paura. Uno che insegna in modo nuovo, con
autorità.
Dicevo altre volte, che i
contenuti sostanzialmente li troviamo già dell'Antico Testamento, ma la
potente realizzazione è caratterizzante la Sua presenza, vale per tutti
lo scontro che intraprende contro le potenze del male. Potremmo quasi
dire che i primi a riconoscere il messianismo, la potenza di Dio in
Gesù, sono proprio i demoni, nella comprensione più ampia del termine
per come era identificato nella ricca tradizione dell'apocalittica
giudaica.
L'attesa, della
tradizione giudaica, di un nuovo legislatore non sarebbe mai potuta
arrivare alla comprensione di Dio che assume la natura umana,
aspettavano un uomo certamente molto potente, ma comunque sia doveva
essere un uomo, segnato dalla grazia di Dio, dallo Spirito di potenza
dell'Altissimo, ma comunque sia doveva essere un uomo.
La comprensione divina di
Gesù, che si coglie attraverso le sue azioni estremamente libere nei
confronti della Legge e del Sabato, ma anche nella lotta intrapresa in
modo vittorioso contro il male, ha fatto saltare ogni parametro di
riferimento tradizionale.
Gesù è colto come
uno che ha autorità,
ecco perché,
nell'incontro con Lui,
o ci si lascia emozionare al punto di
seguirne puntualmente gli insegnamenti e le azioni, oppure lo si rigetta
come manifestazione demoniaca.
L'Apostolo
continua la sua catechesi sull'abbandono totale degli affetti e delle
passioni del mondo, dedicandosi solo al Regno, che occorre diffondere in
ogni modo e senza smarrirsi in altri impegni mondani. Personalmente
ritengo di poter definire queste accentuazioni assolutizzanti, come
esperienze personali che, erroneamente, vengono proposte come
norma per tutti, d'altra parte Lui stesso, in seguito, ripenserà le
accentuazioni, modificando queste sottolineature, legate sostanzialmente
all'attesa spasmodica del ritorno di Gesù in tempi brevi, che si
accompagnava agli insegnamenti delle prime comunità cristiane.
Per quanto
concerne invece l'atteggiamento dei consacrati, penso calzino a
pennello, anche perché chi pensa di corrispondere pienamente alla
volontà di Dio nella dinamica della sua consacrazione al Regno deve
imparare a staccarsi da ogni affetto terreno, imparando a cogliere
nell'amore verso Dio l'energia necessaria per amare in suo nome coloro
che gli vengono affidati. Purtroppo spesso ci si dimentica
dell'assolutezza dell'amore verso Dio e anche tanti consacrati,
ritengono di potersi comodamente interessare fino a soffocare negli
aneliti spirituali negli interessi del mondo.
Ecco perché è
importante cogliere l'entusiasmo del salmista, che incoraggia a vivere
la sequela nella disponibilità alla gioia, che deriva dal sostare nel
tempio, nel cantare la gloria di Dio, nel mettersi in ascolto dei suoi
insegnamenti, nella disponibilità a convertire il cuore rimuovendo ogni
forma di indurimento. Occorre mettersi in adorazione, cercando
nell'annullamento di se il tutto di Dio, avendo la certezza che, dando
spazio nella nostra vita al tutto di Dio, noi troviamo veramente il
tutto di noi stessi.
Solo in questo
modo impariamo a leggerci per come siamo veramente, cogliendo dentro di
noi anche tutto ciò che non avremmo scoperto mai, senza la presenza del
Signore che incoraggia la ricerca interiore soprattutto attraverso la
pratica della meditazione. Penetrare nel proprio intimo incoraggia a
conoscersi meglio, a dare più profondità ai sentimenti, alle passioni,
alla tensione verso il bene, al dominio sul male che pure tenta sempre
la nostra vita.
III Domenica del Tempo
Ordinario
Il tempo si è
fatto breve, questo convincimento dell'Apostolo, rende più intenso
l'invito alla conversione che troviamo, come nota dominante,
nell'annuncio della Parola di questa Domenica. E' un annuncio imperioso,
che appartiene al progetto di salvezza che Dio ha pensato per noi. E' un
annuncio che esige la nostra disponibilità a cambiare modo di vivere,
senza perdere tempo, senza indugiare, orientando la nostra vita, qualora
ce ne fossimo allontanati, alla santità.
Convertirsi
esige sempre la maturità di comprendersi nella condizione di peccato,
che è la nostra situazione di vita ordinaria. Per quanto uno voglia
sforzarsi, non riesce a mortificare le proprie passioni, per aprirsi
alla comprensione di essere oltre quello che pensiamo di noi. Però Dio
vuole incoraggiarci a comprendere i nostri limiti sostenuti e illuminati
dall'azione e nella disponibilità allo Spirito Santo. In questa
disponibilità noi viviamo la gioiosa sorpresa di comprenderci sempre
novità di Dio nella vita di ogni giorno.
La conversione
impone il cambiare vita in modo sostanziale, venite dietro a me, vi
farò diventare pescatori di uomini, è la richiesta esigente di Gesù,
che esige di stare sempre dietro a Lui, seguendone l'esempio in ascolto
docile degli insegnamenti.
Contemporaneamente questo chiede di cambiare atteggiamento verso gli
altri e verso le cose, occorre dedicare il nostro tempo all'amore verso
le persone. E' questa la testimonianza che il mondo ci chiede di vivere,
tutti avvertono l'esigenza di essere amati, ma non sempre si stimola la
capacità di fare il primo passo.
Il messaggio di
conversione non è rivolto solamente ai credenti, ma a tutti gli uomini
di buona volontà, è quanto ci propone il testo di Giona. Questo
disubbidiente profeta, che comunque diventa strumento dell'amore di Dio
per i popoli pagani, annuncia in modo riottoso la volontà di salvezza e
la via per perseguirla, i Niniviti nell'ascolto del suo messaggio
vestono i panni penitenziali, cambiano vita e vengono salvati. Giona
certamente non è contento di questa azione di Dio, ma Dio va sempre
oltre la nostra comprensione e i nostri desideri, spesso egoistici.
Ecco perché è
importante vivere la disponibilità alla sequela di Cristo, Uomo e Dio,
manifestazione autentica e obbediente dell'amore del Padre per tutta
l'umanità. Che cosa siamo disposti a lasciare, delle nostre affezzioni,
per vivere la sequela? I discepoli radicalizzarono l'offerta della loro
vita per dedicarsi all'annuncio, ma è importante che anche noi viviamo
più staccati dalle cose del mondo, soprattutto dalle cose superficiali,
per dedicarci ai poveri, ai più abbandonati, agli ammalati. Insomma per
andare oltre noi stessi e diventare segno di rinnovata speranza nei
nostri ambienti familiari e nella comunità.
II Domenica del Tempo
Ordinario
E' la Domenica dell'intimità con Dio e della disponibilità alla
chiamata. Insomma è la Domenica dell'amore che sollecita a vivere
nell'amore la propria vita. Mi hai chiamato, eccomi ... Maestro,
dove dimori? ... Allora ho detto: ecco io vengo. Queste affermazioni
che troviamo nei vari testi della Parola, esprimono la disponibilità
alla ricerca del senso da dare alla vita e la disponibilità a
incamminarsi alla sequela del Signore.
Ciascun Battezzato ad un
certo punto della propria vita, ha sentito dentro di se la domanda: Cosa
vuoi fare della tua vita. Come abbiamo risposto? a questa domanda non si
può dare una risposta univoca e neanche definitiva, anche perché questa
domanda deve sempre essere incarnata nelle varie fasi dell'esistenza e
in realtà non sempre viene vissuta con la stessa coerenza iniziale.
Certamente
alla base della disponibilità alla chiamata c'è
per ciascuno di noi un entusiasmo vero, affettuoso per il Signore.
Oserei dire, nella diversità dei modi e delle situazioni, lo stesso di
Samuele, di Giovanni e Andrea che avvertono l'esigenza di dedicare al
propria vita al Signore.
Nel tempo del servizio al
Regno, si corre il rischio di intiepidire l'entusiasmo iniziale con
traguardi intermedi, la carriera, alcune volte il denaro, altre volte a
motivo delle incomprensioni si diventa più egoisti. Ma il vero
protagonista dell'impoverimento è la poca disponibilità alla preghiera.
Chi prega con fedeltà non corre il rischio di perdersi per strada.
Anche
quando le cose non vanno per come avevamo pensato, comunque si vive
dedicandosi totalmente al Signore nel servizio alla Chiesa che ci ha
affidato. Samuele ha dovuto attraversare la crisi istituzionale, dal
sistema tribale Israele passa alla monarchia. Andrea e Giovanni fanno
esperienza del dramma della Croce, ma poi tutto diventa chiaro alla luce
del Signore.
Quando
si fa la volontà di Dio non si corre il rischio di allontanarsi dalla
fedeltà all'amore con il quale ci ha amati fin dal principio e che
sempre deve contraddistinguere la nostra disponibilità vocazionale. Come
sempre chiarisco che Vocazione lo comprendo nel senso ampio del vivere
al propria vita per come il Signore ci Chiede di spenderla, da
presbiteri, da religiosi, da laici consacrati, da sposati, da single.
Quello
che è importante è che, nelle varie attività lavorative che
contraddistinguono il nostro modo di essere protagonisti nel Regno,
questa sia la volontà di Dio sulla nostra vita. Il Salmista ci ricorda
che Lui si china su di noi, ci sostiene con la sua Parola, viene
incontro alla nostra fragilità, noi dobbiamo solo corrispondere alla sua
tenerezza e affettuosità con la nostra testimonianza coerente.
Ed è bello che anche noi,
a conclusione della giornata, possiamo affermare: Ho annunciato la
Tua giustizia nella grande assemblea: Vedi, non tengo chiuse le labbra.
Signore, Tu lo sai.
Battesimo del Signore
Tu sei il figlio mio, l'amato. Con questa parola che riapre il
dialogo tra il cielo e Israele, chiudiamo il tempo di Natale,
cogliendo la bellezza dell'essere cristiani, che nel Battesimo a
ciascuno di noi è stato donato di vivere. Questo gesto che ciascuno di
noi ha vissuto nei primi giorni della propria vita, è un dono vero che
ci viene donato da Gesù.
Sappiamo bene che il dono della fede
che abbiamo ricevuto come eredità preziosa dai nostri genitori, non
sempre lo cogliamo nella sua preziosità, d'altra parte siamo figli di un
mondo, quasi totalmente ripiegato su se stesso.
Ecco perché è importante vivere la
Domenica, che ci è data per scoprire la gioia sempre nuova di guardare
in alto, sentendoci anche cittadini del cielo. La mente aperta a Dio, il
cuore che fa esperienza dell'amore di Dio, i piedi per terra nella
disponibilità a testimoniare la gioiosità che ci viene dalla coscienza
di appartenere al cielo.
E' il senso della gratuità che
dobbiamo cogliere come presenza di Dio nella nostra vita, anche perché
nella gratuità siamo stati segnati con lo Spirito Santo nel momento del
Battesimo.
Oggi soprattutto il profeta Isaia ci
incoraggia a cogliere questo valore, che dona di reimpostare la propria
esistenza orientandola al dono gratuito di se. O voi tutti assetati,
venite all'acqua ... Inizia così il suo invito orientato a suscitare
aneliti più profondi nella nostra vita ordinaria. Ci chiede di vivere la
disponibilità all'ascolto, ci invita alla conversione.
Ma soprattutto ci chiede di non
innamorarci dei nostri progetti, le mie vie non sono le vostre vie,
dobbiamo fare spazio al Signore, anche perché solo Lui è eterno. Le
tante esperienze che pure sono significative per la nostra crescita, non
devono mai assumere la connotazione del narcisistico compiacimento di
se. Noi passiamo con le nostre passioni, il piano di Dio rimane per
sempre.
Giovanni, l'apostolo che Gesù amava,
ci chiede di guardare con fiducia assoluta a Gesù, senza incertezze,
senza dubbi. Anche questo non sempre è facile anche perché sembra che il
passatempo ordinario sia quello di svilire il protagonismo di Gesù nella
storia, abbassandolo al livello di filantropo dell'umanità. L'apostolo
ci dona la sua testimonianza: Gesù è il Figlio di Dio.
Ecco che con il Salmista anche noi
eleviamo al Signore il canto della gioia, il grido dell'uomo liberato
dal suo Signore, l'inno di fraternità che i fratelli riscoprono come il
dono prezioso del Risorto ai suoi discepoli.
Epifania del Signore
Tra le feste liturgiche del Natale è forse
quella meno compresa nella sua intensità, forse anche perché chiude il periodo
festivo, però effettivamente è vissuta in modo distratto. In realtà racchiude in
se un avvenimento importantissimo, la manifestazione della regalità messianica
di Gesù ai popoli senza la rivelazione scritturistica. Ci ricorda che Dio, nella
sua misericordia verso tutti gli uomini, manifesta il suo progetto di salvezza
non solo attraverso la Legge e i Profeti ma anche attraverso la creazione.
La liturgia celebra le attese messianiche
che, nella narrazione del Profeta Isaia, vedevano in Gerusalemme la centralità
dell'azione di glorificazione dei popoli stranieri che si sarebbero recati in
pellegrinaggio a contemplare la grandiosità della Città Santa, in realtà nella
narrazione del racconto dei Magi, Gerusalemme viene presentata come distratta,
assopita in riferimento a quanto stava accadendo nella vicina Betlemme, ed è
verso Betlemme che i Magi orientano il proprio cammino alla sequela della Stella
che li conduce all'incontro con Gesù.
L'azione di Dio è sempre imprevedibile,
così come forse nessuno alla nascita del Signore si sarebbe atteso quanto San
Paolo ci ricorda nella Lettera agli Efesini, che cioè la gloria di Dio e la sua
Salvezza si sarebbero manifestate, grazie al Bambino di Betlemme, ad ogni uomo e
non solo alla comunità giudaica. Questa universalità ci chiede di operare per
come il Signore desidera, nell'attenzione ai poveri, ai non credenti, alle
persone che cercano, senza trovare riferimenti credibili, in modo che guardando
alle nostre azioni gli uomini ringrazino Dio per il bene che compiamo nella
società.
Ma l'Epifania rimane anche la
manifestazione di Gesù come la luce che rischiara il cuore dell'uomo anche in
riferimento al dolore che lo accompagna, questa verità viene manifestata nei
doni che i Magi fanno al Bambino Gesù: la potenza, la sacralità e il dolore.
Questi valori non vanno mai separati, perché nessuno si illuda di poter fare
delle scorciatoie. I doni sono fatti a ciascuno di noi , perché noi vivendoli
possiamo manifestare la presenza di Cristo oggi nella vita del nostro tempo.
Natale
del Signore
Sono giorni di contemplazione e di silenzio durante i
quali siamo invitati dalla Parola di Dio a riflettere i misteri centrali della
nostra vita di fede. D'altra parte al centro delle feste di questi giorni è
proprio il mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio. Tutto quanto proclamiamo
durante l'anno liturgico in questi giorni lo riflettiamo nella celebrazione dei
misteri del Natale. L'immagine del presepio che ciascuno organizza nella propria
case e che troneggia all'interno delle chiese ci chiede di metterci in cammino
spiritualmente per essere anche noi partecipi di questo mistero di amore,
mediante il quale Dio ha voluto restituire a ciascuno di noi il dono della sua
amicizia.
Prima di tutto ci viene proposto di riflettere la figura
di Maria, e come comprimario quella di Giuseppe. Forse questa diversificazione
di protagonismo appartiene alla nostra volontà di distinzione, ma certamente lo
sforzo che fanno gli evangelisti è quello di proporci Giuseppe e Maria come
necessari alla nascita e alla crescita di Gesù. Certamente rimane nella sua
preziosità tutto ciò che concerne il mistero della divina maternità, ma questo è
in ordine alla benevolenza di Dio verso Maria, che non dobbiamo mai stancare di
meditare e di cogliere in quella preziosità con la quale ci viene proposta.
Ma è certamente la figura di Gesù che ci viene proposta
con più insistenza, nella diversità delle situazioni che ha vissuto in compagnia
di Giuseppe e Maria. La sua nascita nella grotta/stalla di Betlemme, lo stupore
dei pastori. Siamo invitati a contemplare il cielo che si apre e incoraggia a
mettersi in pellegrinaggio. Riflettiamo la violenza dell'uomo che, in Erode, si
accanisce per distruggere la speranza che Dio dona all'umanità. Meditiamo sulla
fedeltà di Giuseppe e di Maria ai riti della tradizione giudaica,
nell'osservanza dei quali Gesù è stato circonciso, e nella fedeltà alle
prescrizione della legge con loro partecipava alle feste annuali di
pellegrinaggio al Tempio di Gerusalemme.
Ma siamo stati anche incoraggiati al leggere Gesù
nell'ampiezza della rivelazione dall'azione creatrice del Padre mediante la
Parola, al lungo cammino delle rivelazioni ai profeti, nella diversità dei
contenuti e delle immagini, che hanno vitalizzato la fede in Israele, ma
ancora di più a contemplare in germe la fede nel mistero di amore trinitario che
ci fa cogliere la presenza Gesù nell'appartenenza a Dio, come svelamento proprio
della comprensione cristiana della relazione trinitaria dalla quale promana
tutto ciò che per amore Dio ha voluto realizzare mediante la nascita Immacolata
della Vergine Santa e la nascita nel dono dello Spirito della Parola fatta
Carne, mediante il suo si, proprio nel suo grembo.
A tutto questo dobbiamo necessariamente aggiungere le
tante emozioni legate alle tradizioni natalizie che sin dall'infanzia si
accompagnano alla nostra vita di fede, i canti legati all'ambiente rurale, i
dolci che da sempre caratterizzano questo periodo così particolare dell'anno. Ma
sopra ogni cosa certamente ritengo di poter mettere la maggiore disponibilità
alla vita familiare che da calore alle case e le rischiara di luce veramente
nuova. Fino ad oggi si è riusciti a conservare questa gioiosità e spirito di
fraternità. La speranza è che si riesca a trasmetterlo alle nuove generazioni,
come elemento di forza per la stabilità della vita familiare e per la gioia dei
figli.
IV
Domenica di Avvento
Siamo ormai a ridosso della gioiosa
ricorrenza del Natale del Signore e la Parola vuole incoraggiarci a penetrare
nel mistero dell'amore di Dio, che lo spinge ad amarci in modo sempre nuovo e
intenso. Possiamo dire che la celebrazione di questa Domenica vuole
incoraggiarci a comprendere questo amore.
Il Profeta chiede al Re Davide, che
voleva costruire un tempio a Dio in Gerusalemme, di verificare la propria vita,
cercando di cogliere quali sono state le azioni di Dio, e quali le sue.
Comprendendo, in questa ricerca interiore, il senso assurdo della sua
presunzione di poter fare qualcosa per il Signore.
La conclusione della scelta di alleanza
e di fedeltà da parte di Dio, viene ripresa nel canto dal salmista che avverte
viva l'esigenza di cantare, di lodare, di ringraziare il Signore che ha fatto
della casa di Davide il germoglio della speranza messianica e che,
instancabilmente, ha sostenuto i suoi figli nella difficoltà e nell'incertezza.
L'immagine dell'annuncio a Nazareth, ci
riconduce alle radici della promessa al suo popolo. Ancora una volta un luogo
sperduto, senza alcuna storia, diventa il centro della manifestazione di Dio.
Dove prima era il nulla, adesso è la luce nuova. In una situazione di estrema
fragilità si rende manifesta, in pienezza, la potenza di Dio.
La Vergine Santa ci viene restituita
nella semplicità della descrizione evangelica, nel vivere i servizi di ogni
giorno come quello di attingere l'acqua al pozzo. Una scena qualunque, come un
giorno qualsiasi, diventa il momento della realizzazione delle profezie di Dio
al suo popolo.
A fronte di una comprensibile incertezza
nella disponibilità basata alle proprie condizioni sociali, alla propria
situazione sponsale l'angelo risponde lapidario: Nulla è impossibile a Dio.
Arrendersi di fronte alla missione, in una disponibilità piena a lasciarsi
coinvolgere nella disponibilità allo Spirito Santo.
Questa è una lezione che noi non
impareremo mai abbastanza, forse perché bloccati dal rispetto umano, dal contare
sempre e solo sulle nostre forze. L'Apostolo che vive la stessa situazione non
può che lasciarsi coinvolgere, aprendosi alla contemplazione, totalmente dal
mistero trinitario al quale si affida, insieme alla sua comunità, nell'inno di
lode.
III
Domenica di Avvento
Inizia il periodo del tempo di
Avvento che più immediatamente apre alla speranza dell'attesa. La celebrazione
della gioia ha la sua radice nella promessa messianica che il profeta ci
presenta nella missione dell'atteso alimentata dallo Spirito: mi ha
mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori
spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi ... a promulgare l'anno di
grazia del Signore.
Tutto ha inizio nella volontà del
Padre di trasformare la condizione dei suoi figli, orientandola in modo
definitivo al bene. E' la missione che Gesù viene ad incarnare e che il
battezzatore Giovanni è chiamato a preparare. L'uomo che osserva la
storia, ieri come oggi, chiede con insistenza chi sei?
Vuole capire, vuole conoscere, anche perché la fede ci chiede di fare scelte
coraggiose, che esigono una determinazione capace di esprimersi pienamente se è
motivata da convincimenti maturi.
Altrimenti
è la fede della quale siamo disgustati anche noi, delle scelte mai vissute fino
in fondo, della strada intrapresa e mai percorsa in modo coerente. Insomma è un
po' come la nostra vita letta in uno specchio, con un livello di verità
accettabile.
Il canto del Magnificat che ci
viene proposto alla preghiera del Salmo, incoraggia a rileggerci guardando ai
santi della scrittura e, ancora una volta, cogliendo nei nostri predecessori i
segni della grazia con la quale Dio ha benedetto e preparato la nostra
esistenza. Ci ricorda la Vergine Santa che dobbiamo sentirci tutti parte di
questo progetto di Grazia.
E' solo in questo atteggiamento che noi saremo capaci di ringraziare e di lodare
Dio, perché gratuitamente si accompagna alla nostra fragilità e ci rende segno
di speranza per tutti. Anche attraverso di noi Dio vuole realizzare i segni
messianici, che aprono a cogliere la gioia del domani, come momento della
realizzane delle promesse antiche.
Non spegnete lo Spirito ...
Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono, l'Apostolo Paolo che
ordinariamente leggiamo nei suoi atteggiamenti molto determinati, incoraggia a
vivere la prudenza dell'analisi, illuminati dall'alto, dobbiamo preservare e far
crescere tutto ciò che di buono si realizza nella vita della persona. Questo
dobbiamo imparare a farlo anche nei nostri confronti, anche perché spesso si
accentua l'autolesionismo. Questo certamente non è manifestazione dello Spirito.
A lui io non sono degno di
slegare il laccio dal sandalo questo è l'atteggiamento che anche noi
dobbiamo imparare a vivere. Nell'umiltà, ci viene chiesto di cogliere la preziosità del
preparare la società ad accogliere, nel Signore, gli altri, quelli che verranno dopo di noi.
E' ancora il Profeta a sollecitarci nel ricordarci che: come la terra produce
i suoi germogli, come un giardino fa germogliare i suoi semi, così il Signore
Dio farà germogliare la giustizia la lode davanti tutte le genti.
II
Domenica di Avvento
Consolate, consolate il mio
popolo ... Parlate al cuore di Gerusalemme. L'Avvento entra nel vivo e ci
chiede di entrare nell'intimo della persona, sia in riferimento ai valori, sia
in riferimento ai destinatari.
Valore centrale del messaggio di
Dio è quello di consolare, portare pace, donare serenità, trasmettere speranza.
Ambito privilegiato è l'interiorità dalla persona, non ciò che appare, ma ciò
che è nell'intimo dell'uomo. La sua fragilità, la sua spiritualità, la sua
capacità di solidarietà, la sua disponibilità ad amare.
L'Avvento vuole aiutare a cercare
i valori definitivi e fondanti la vita della persona, anche per questo cuore
dell'Avvento è la festa dell'Immacolata Concezione di Maria, segno della nuova
creazione che nasce dalla volontà di dio di restituire speranza al suo popolo.
La donna nuova, che genera l'uomo nuovo: Gesù Cristo. E' l'immagine della
creazione visitata dalla Grazia di Dio, che, in Gesù Cristo si apre alla
vita eterna.
La nostra missione rimane sempre
quella di annunciare e preparare con vigore la venuta del Signore. La figura di
Giovanni il battezzatore, ci viene proposta come modello penitenziale di attesa
vigile e umile, la sua disponibilità a mettersi da parte per fare spazio a Gesù,
alcune volta, si tenta a trovarla anche nella comunità dei cristiani.
E' anche molto bella l'immagine
con la quale viene identificato: voce di uno che grida nel deserto. Dice
molto, ma può anche non dire niente, cosa vuol dire essere voce di uno che
grida, potrebbe anche caratterizzare una forma di pazzia. Effettivamente è
proprio così, frequentemente Dio ci chiede di impazzire per Lui. Siamo chiamati
a vivere situazioni e atteggiamenti umanamente irrazionali.
Atteggiamenti che però acquistano significati sempre più
veri, nella dinamica del Regno, che siamo chiamati a preparare nell'accoglienza
della sua manifestazione piena in Gesù.
Viviamo
nell'attesa di nuovi cieli e una terra nuova questa novità dell'esistenza
esige da parte nostra la disponibilità alla vigilanza e alla testimonianza. Non
dobbiamo stancarci per l'attesa, ci ricorda San Pietro, che agli occhi di Dio il
valore del tenpo va computato in modo diverso.
E' evidente
che il ritardo della parusia comportava già allora una forma di rilassatezza
nella comunità dei credenti in Cristo, per cui San Pietro si sforzava di
stimolarli nell'attesa vigile. L'Avvento rimane il tempo privilegiato per dare
significato vero al senso dell'attesa, cercandone i valori più veri in una seria
verifica della propria disponibilità a leggersi spiritualmente, nei doni di Dio,
di cui, per il dono dello Spirito Santo, ciascuno è depositario.
La promessa
del Signore non verrà meno, c'è una nuova umanità da costruire, contrassegnata
dall'amore misericordioso del Padre, noi siamo chiamati ad anelare l'esserne
parte e a testimoniare, nella disponibilità alla misericordia, l'averne
compreso il valore più autentico e innovativo.
La Vergine Santa si accompagna alla nostra attesa, con la Sua presenza vigile e
attiva. Velata nel nascondimento di Nazareth, si prepara a svelare ciò che solo
Lei vive come esperienza cosciente,
la nascita del Signore Gesù, l'atteso di Israele.
I
Domenica di Avvento
La riflessione che il Profeta chiede di vivere, incoraggia a cercare nell'intimità con
Dio ciò che libera la nostra fede da tutto ciò che la appesantisce. Nei momenti
di smarrimento, di incertezza non dobbiamo mai dimenticare questa verità: Signore,
nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera
delle tue mani.
Forse questa affermazione dovrebbe essere trasmessa nei cuori di quanti,
responsabili e singole persone, in queste fasi di tormento sociale e spirituale,
ritengono di poter risolvere i problemi solo confidando nelle risorse
economiche. Ma noi sappiamo bene che è grazie all'anelito spirituale che
tante volte l'umanità a ripreso a sperare anche in situazioni di forse degrado
sociale.
Noi siamo
opera delle Tue mani, questo convincimento che ci viene dalla parola, fa di noi
persone serene, che guardano con fiducia al futuro, avendo chiara coscienza
della presenza di Dio, dentro ciascuno di noi e come guida davanti a noi.
Gesù ancora
una volta ci incoraggia alla vigilanza,
a non addormentarsi, essere attenti lettori della realtà, è quanto ci chiede
anche il nostro tempo. Lo chiede con insistenza alla Chiesa, essere la luce
capace di rischiarare le tenebre dall'errore che sembra soffocare l'anelito alla
verità che è nel cuore dell'uomo, e dal peccato che misconosce il dono della
grazie che pure si accompagna e rischiara la nostra vita interiore.
Il Signore ci richiama alle
nostre responsabilità, che Lui stesso ci ha affidato. Ancora una volta richiamo
all'impegno a vivere queste responsabilità senza cercare alcun tornaconto umano,
ma guardando con fiducia solo a Dio e al suo progetto di salvezza.
L'Apostolo ci ricorda che fra
noi, in virtù della grazia, non manca alcun carisma.
Il Signore ci ha dato tutto quello di cui possiamo avere bisogno. A noi il
dovere di donarli, guardando con attenzione alla volontà di Dio e al bene dei
fratelli. Perché sia sempre più manifestato l'amore e la gloria di Dio al mondo.
Ma nonostante la pienezza dei
doni che ci vengono dall'alto, il nostro cuore continua a vagare lontano da Dio,
che nella parola del profeta, sembra nascondersi alla nostra ricerca. In noi si
stabilizza perciò uno smarrimento che, anche in virtù alla confusione che
alimenta il nostro tempo, noi stentiamo a superare con la ricerca sincera della
sua presenza e della sua volontà nella nostra vita.
Il Salmista ci incoraggia a
guardare alla luminosità che irradia il suo sguardo su di noi. E' questo sguardo
benevolo ad alimentare il senso di salvezza e che dona pace al nostro cuore. Nel
salmo la invocazione del cuore, desidera che Dio ascolti, ritorni e protegga
l'opera delle sue mani.
E' con questo anelito che anche
noi, ci incamminiamo in modo nuovo per accogliere Gesù,
vestiamo gli abiti del pellegrino e accompagnati dalla Vergine Immacolata ci
apprestiamo a intraprendere il Santo viaggio incontro al Cristo che, pellegrino
anche Lui, viene in soccorso della nostra fragilità.
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