Parrocchia Immacolata Diamante

Home

 

Il Parroco

29 Agosto 1953   Nasce a Sicilì  (SA)

20 Settembre 1953  E' Battezzato nella Chiesa Santa Maria Assunta in Sicilì (SA)

28 Marzo 1971  E' Confermato nella Chiesa San Nicola in Plateis a Scalea (CS)

24 Giugno 1981   E' ordinato Diacono nella Chiesa San Nicola in Plateis  a Scalea dal Vescovo Mons. Augusto Lauro

06 Giugno 1982    E' ordinato Presbitero nella Basilica Patriarcale di San Pietro in Roma, da S.S. Giovanni Paolo II

 

*  *  *  *  *  *

IV Domenica del Tempo Ordinario

Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono. Chi è Gesù? Potrebbe sembrare una domanda oziosa, ma non lo è, anche perché l'immagine che ne abbiamo raramente esprime pienamente le potenzialità che ci vengono presentate nei Vangeli. Alcune caratteristiche si accompagnano alla Parola che ascoltiamo. Uno simile a Mosè, che corrisponde alle attese di una presenza di dio che non faccia paura. Uno che insegna in modo nuovo, con autorità.

Dicevo altre volte, che i contenuti sostanzialmente li troviamo già dell'Antico Testamento, ma la potente realizzazione è caratterizzante la Sua presenza, vale per tutti lo scontro che intraprende contro le potenze del male. Potremmo quasi dire che i primi a riconoscere il messianismo, la potenza di Dio in Gesù, sono proprio i demoni, nella comprensione più ampia del termine per come era identificato nella ricca tradizione dell'apocalittica giudaica.

L'attesa, della tradizione giudaica, di un nuovo legislatore non sarebbe mai potuta arrivare alla comprensione di Dio che assume la natura umana, aspettavano un uomo certamente molto potente, ma comunque sia doveva essere un uomo, segnato dalla grazia di Dio, dallo Spirito di potenza dell'Altissimo, ma comunque sia doveva essere un uomo.

La comprensione divina di Gesù, che si coglie attraverso le sue azioni estremamente libere nei confronti della Legge e del Sabato, ma anche nella lotta intrapresa in modo vittorioso contro il male, ha fatto saltare ogni parametro di riferimento tradizionale. Gesù è colto come uno che ha autorità, ecco perché, nell'incontro con Lui, o ci si lascia emozionare al punto di seguirne puntualmente gli insegnamenti e le azioni, oppure lo si rigetta come manifestazione demoniaca.

L'Apostolo continua la sua catechesi sull'abbandono totale degli affetti e delle passioni del mondo, dedicandosi solo al Regno, che occorre diffondere in ogni modo e senza smarrirsi in altri impegni mondani. Personalmente ritengo di poter definire queste accentuazioni assolutizzanti, come esperienze personali che, erroneamente, vengono proposte  come norma per tutti, d'altra parte Lui stesso, in seguito, ripenserà le accentuazioni, modificando queste sottolineature, legate sostanzialmente all'attesa spasmodica del ritorno di Gesù in tempi brevi, che si accompagnava agli insegnamenti delle prime comunità cristiane.

Per quanto concerne invece l'atteggiamento dei consacrati, penso calzino a pennello, anche perché chi pensa di corrispondere pienamente alla volontà di Dio nella dinamica della sua consacrazione al Regno deve imparare a staccarsi da ogni affetto terreno, imparando a cogliere nell'amore verso Dio l'energia necessaria per amare in suo nome coloro che gli vengono affidati. Purtroppo spesso ci si dimentica dell'assolutezza dell'amore verso Dio e anche tanti consacrati, ritengono di potersi comodamente interessare fino a soffocare negli aneliti spirituali negli interessi del mondo.

Ecco perché è importante cogliere l'entusiasmo del salmista, che incoraggia a vivere la sequela nella disponibilità alla gioia, che deriva dal sostare nel tempio, nel cantare la gloria di Dio, nel mettersi in ascolto dei suoi insegnamenti, nella disponibilità a convertire il cuore rimuovendo ogni forma di indurimento. Occorre mettersi in adorazione, cercando nell'annullamento di se il tutto di Dio, avendo la certezza che, dando spazio nella nostra vita al tutto di Dio, noi troviamo veramente il tutto di noi stessi.

Solo in questo modo impariamo a leggerci per come siamo veramente, cogliendo dentro di noi anche tutto ciò che non avremmo scoperto mai, senza la presenza del Signore che incoraggia la ricerca interiore soprattutto attraverso la pratica della meditazione. Penetrare nel proprio intimo incoraggia a conoscersi meglio, a dare più profondità ai sentimenti, alle passioni, alla tensione verso il bene, al dominio sul male che pure tenta sempre la nostra vita.

 

III Domenica del Tempo Ordinario

Il tempo si è fatto breve, questo convincimento dell'Apostolo, rende più intenso l'invito alla conversione che troviamo, come nota dominante, nell'annuncio della Parola di questa Domenica. E' un annuncio imperioso, che appartiene al progetto di salvezza che Dio ha pensato per noi. E' un annuncio che esige la nostra disponibilità a cambiare modo di vivere, senza perdere tempo, senza indugiare, orientando la nostra vita, qualora ce ne fossimo allontanati, alla santità.

Convertirsi esige sempre la maturità di comprendersi nella condizione di peccato, che è la nostra situazione di vita ordinaria. Per quanto uno voglia sforzarsi, non riesce a mortificare le proprie passioni, per aprirsi alla comprensione di essere oltre quello che pensiamo di noi. Però Dio vuole incoraggiarci a comprendere i nostri limiti sostenuti e illuminati dall'azione e nella disponibilità allo Spirito Santo. In questa disponibilità noi viviamo la gioiosa sorpresa di comprenderci sempre novità di Dio nella vita di ogni giorno.

La conversione impone il cambiare vita in modo sostanziale, venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini, è la richiesta esigente di Gesù, che esige di stare sempre dietro a Lui, seguendone l'esempio in ascolto docile degli insegnamenti. Contemporaneamente questo chiede di cambiare atteggiamento verso gli altri e verso le cose, occorre dedicare il nostro tempo all'amore verso le persone. E' questa la testimonianza che il mondo ci chiede di vivere, tutti avvertono l'esigenza di essere amati, ma non sempre si stimola la capacità di fare il primo passo.

Il messaggio di conversione non è rivolto solamente ai credenti, ma a tutti gli uomini di buona volontà, è quanto ci propone il testo di Giona. Questo disubbidiente profeta, che comunque diventa strumento dell'amore di Dio per i popoli pagani, annuncia in modo riottoso la volontà di salvezza e la via per perseguirla, i Niniviti nell'ascolto del suo  messaggio vestono i panni penitenziali, cambiano vita e vengono salvati. Giona certamente non è contento di questa azione di Dio, ma Dio va sempre oltre la nostra comprensione e i nostri desideri, spesso egoistici.

Ecco perché è importante vivere la disponibilità alla sequela di Cristo, Uomo e Dio, manifestazione autentica e obbediente dell'amore del Padre per tutta l'umanità. Che cosa siamo disposti a lasciare, delle nostre affezzioni, per vivere la sequela? I discepoli radicalizzarono l'offerta della loro vita per dedicarsi all'annuncio, ma è importante che anche noi viviamo più staccati dalle cose del mondo, soprattutto dalle cose superficiali, per dedicarci ai poveri, ai più abbandonati, agli ammalati. Insomma per andare oltre noi stessi e diventare segno di rinnovata speranza nei nostri ambienti familiari e nella comunità.

 

II Domenica del Tempo Ordinario

E' la Domenica dell'intimità con Dio e della disponibilità alla chiamata. Insomma è la Domenica dell'amore che sollecita a vivere nell'amore la propria vita. Mi hai chiamato, eccomi ... Maestro, dove dimori? ... Allora ho detto: ecco io vengo. Queste affermazioni che troviamo nei vari testi della Parola, esprimono la disponibilità alla ricerca del  senso da dare alla vita e la disponibilità a incamminarsi alla sequela del Signore.

Ciascun Battezzato ad un certo punto della propria vita, ha sentito dentro di se la domanda: Cosa vuoi fare della tua vita. Come abbiamo risposto? a questa domanda non si può dare una risposta univoca e neanche definitiva, anche perché questa domanda deve sempre essere incarnata nelle varie fasi dell'esistenza e in realtà non sempre viene vissuta con la stessa coerenza iniziale.

Certamente alla base della disponibilità alla chiamata c'è per ciascuno di noi un entusiasmo vero, affettuoso per il Signore. Oserei dire, nella diversità dei modi e delle situazioni, lo stesso di Samuele, di Giovanni e Andrea che avvertono l'esigenza di dedicare al propria vita al Signore.  

Nel tempo del servizio al Regno, si corre il rischio di intiepidire l'entusiasmo iniziale con traguardi intermedi, la carriera, alcune volte il denaro, altre volte a motivo delle incomprensioni si diventa più egoisti. Ma il vero protagonista dell'impoverimento è la poca disponibilità alla preghiera. Chi prega con fedeltà non corre il rischio di perdersi per strada.

Anche quando le cose non vanno per come avevamo pensato, comunque si vive dedicandosi totalmente al Signore nel servizio alla Chiesa che ci ha affidato. Samuele ha dovuto attraversare la crisi istituzionale, dal sistema tribale Israele passa alla monarchia. Andrea e Giovanni fanno esperienza del dramma della Croce, ma poi tutto diventa chiaro alla luce del Signore.

Quando si fa la volontà di Dio non si corre il rischio di allontanarsi dalla fedeltà all'amore con il quale ci ha amati fin dal principio e che sempre deve contraddistinguere la nostra disponibilità vocazionale. Come sempre chiarisco che Vocazione lo comprendo nel senso ampio del vivere al propria vita per come il Signore ci Chiede di spenderla, da presbiteri, da religiosi, da laici consacrati, da sposati, da single.

Quello che è importante è che, nelle varie attività lavorative che contraddistinguono il nostro modo di essere protagonisti nel Regno, questa sia la volontà di Dio sulla nostra vita. Il Salmista ci ricorda che Lui si china su di noi, ci sostiene con la sua Parola, viene incontro alla nostra fragilità, noi dobbiamo solo corrispondere alla sua tenerezza e affettuosità con la nostra testimonianza coerente.

Ed è bello che anche noi, a conclusione della giornata, possiamo affermare: Ho annunciato la Tua giustizia nella grande assemblea: Vedi, non tengo chiuse le labbra. Signore, Tu lo sai.

 

Battesimo del Signore

Tu sei il figlio mio, l'amato. Con questa parola che riapre il dialogo tra il  cielo e Israele, chiudiamo il tempo di Natale, cogliendo la bellezza dell'essere cristiani, che nel Battesimo a ciascuno di noi è stato donato di vivere. Questo gesto che ciascuno di noi ha vissuto nei primi giorni della propria vita, è un dono vero che ci viene donato da Gesù.

Sappiamo bene che il dono della fede che abbiamo ricevuto come eredità preziosa dai nostri genitori, non sempre lo cogliamo nella sua preziosità, d'altra parte siamo figli di un mondo, quasi totalmente ripiegato su se stesso.

Ecco perché è importante vivere la Domenica, che ci è data per scoprire la gioia sempre nuova di guardare in alto, sentendoci anche cittadini del cielo. La mente aperta a Dio, il cuore che fa esperienza dell'amore di Dio, i piedi per terra nella disponibilità a testimoniare la gioiosità che ci viene dalla coscienza di appartenere al cielo.

E' il senso della gratuità che dobbiamo cogliere come presenza di Dio nella nostra vita, anche perché nella gratuità siamo stati segnati con lo Spirito Santo nel momento del Battesimo.

Oggi soprattutto il profeta Isaia ci  incoraggia a cogliere questo valore, che dona di reimpostare la propria esistenza orientandola al dono gratuito di se. O voi tutti assetati, venite all'acqua ... Inizia così il suo invito orientato a suscitare aneliti più profondi nella nostra vita ordinaria. Ci chiede di vivere la disponibilità all'ascolto, ci invita alla conversione.

Ma soprattutto ci chiede di non  innamorarci dei nostri progetti, le mie vie non sono le vostre vie, dobbiamo fare spazio al Signore, anche perché solo Lui è eterno. Le tante esperienze che pure sono significative per la nostra crescita, non devono mai assumere la connotazione del narcisistico compiacimento di se. Noi passiamo con le nostre passioni, il piano di Dio rimane per sempre.

Giovanni, l'apostolo che Gesù amava, ci chiede di guardare con fiducia assoluta a Gesù, senza incertezze, senza dubbi. Anche questo non sempre è facile anche perché sembra che il passatempo ordinario sia quello di svilire il protagonismo di Gesù nella storia, abbassandolo al livello di filantropo dell'umanità. L'apostolo ci dona la sua testimonianza: Gesù è il Figlio di Dio.

Ecco che con il Salmista anche noi eleviamo al Signore il canto della gioia, il grido dell'uomo liberato dal suo Signore, l'inno di fraternità che i fratelli riscoprono come il dono prezioso del Risorto ai suoi discepoli.

 

Epifania del Signore

Tra le feste liturgiche del Natale è forse quella meno compresa nella sua intensità, forse anche perché chiude il periodo festivo, però effettivamente è vissuta in modo distratto. In realtà racchiude in se un avvenimento importantissimo, la manifestazione della regalità messianica di Gesù ai popoli senza la rivelazione scritturistica. Ci ricorda che Dio, nella sua misericordia verso tutti gli uomini, manifesta il suo progetto di salvezza non solo attraverso la Legge e i Profeti ma anche attraverso la creazione.

La liturgia celebra le attese messianiche che, nella narrazione del Profeta Isaia, vedevano in Gerusalemme la centralità dell'azione di glorificazione dei popoli stranieri che si sarebbero recati in pellegrinaggio a contemplare la grandiosità della Città Santa, in realtà nella narrazione del racconto dei Magi, Gerusalemme viene presentata come distratta, assopita in riferimento a quanto stava accadendo nella vicina Betlemme, ed è verso Betlemme che i Magi orientano il proprio cammino alla sequela della Stella che li conduce all'incontro con Gesù.

L'azione di Dio è sempre imprevedibile, così come forse nessuno alla nascita del Signore si sarebbe atteso quanto San Paolo ci ricorda nella Lettera agli Efesini, che cioè la gloria di Dio e la sua Salvezza si sarebbero manifestate, grazie al Bambino di Betlemme, ad ogni uomo e non solo alla comunità giudaica. Questa universalità ci chiede di operare per come il Signore desidera, nell'attenzione ai poveri, ai non credenti, alle persone che cercano, senza trovare riferimenti credibili, in modo che guardando alle nostre azioni gli uomini ringrazino Dio per il bene che compiamo nella società.

Ma l'Epifania rimane anche la manifestazione di Gesù come la luce che rischiara il cuore dell'uomo anche in riferimento al dolore che lo accompagna, questa verità viene manifestata nei doni che i Magi fanno al Bambino Gesù: la potenza, la sacralità e il dolore. Questi valori non vanno mai separati, perché nessuno si illuda di poter fare delle scorciatoie. I doni sono fatti a ciascuno di noi , perché noi vivendoli possiamo manifestare la presenza di Cristo oggi nella vita del nostro tempo.

 Natale del Signore

Sono giorni di contemplazione e di silenzio durante i quali siamo invitati dalla Parola di Dio a riflettere i misteri centrali della nostra vita di fede. D'altra parte al centro delle feste di questi giorni è proprio il mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio. Tutto quanto proclamiamo durante l'anno liturgico in questi giorni lo riflettiamo nella celebrazione dei misteri del Natale. L'immagine del presepio che ciascuno organizza nella propria case e che troneggia all'interno delle chiese ci chiede di metterci in cammino spiritualmente per essere anche noi partecipi di questo mistero di amore, mediante il quale Dio ha voluto restituire a ciascuno di noi il dono della sua amicizia.

Prima di tutto ci viene proposto di riflettere la figura di Maria, e come comprimario quella di Giuseppe. Forse questa diversificazione di protagonismo appartiene alla nostra volontà di distinzione, ma certamente lo sforzo che fanno gli evangelisti è quello di proporci Giuseppe e Maria come necessari alla nascita e alla crescita di Gesù. Certamente rimane nella sua preziosità tutto ciò che concerne il mistero della divina maternità, ma questo è in ordine alla benevolenza di Dio verso Maria, che non dobbiamo mai stancare di meditare e di cogliere in quella preziosità con la quale ci viene proposta.

Ma è certamente la figura di Gesù che ci viene proposta con più insistenza, nella diversità delle situazioni che ha vissuto in compagnia di Giuseppe e Maria. La sua nascita nella grotta/stalla di Betlemme, lo stupore dei pastori. Siamo invitati a contemplare il cielo che si apre e incoraggia a mettersi in pellegrinaggio. Riflettiamo la violenza dell'uomo che, in Erode, si accanisce per distruggere la speranza che Dio dona all'umanità. Meditiamo sulla fedeltà di Giuseppe e di Maria ai riti della tradizione giudaica, nell'osservanza dei quali Gesù è stato circonciso,  e nella fedeltà alle prescrizione della legge con loro partecipava alle feste annuali di pellegrinaggio al Tempio di Gerusalemme.

Ma siamo stati anche incoraggiati al leggere Gesù nell'ampiezza della rivelazione dall'azione creatrice del Padre mediante la Parola, al lungo cammino delle rivelazioni ai profeti, nella diversità dei contenuti e delle immagini,  che hanno vitalizzato la fede in Israele, ma ancora di più a contemplare in germe la fede nel mistero di amore trinitario che ci fa cogliere la presenza Gesù nell'appartenenza a Dio, come svelamento proprio della comprensione cristiana della relazione trinitaria dalla quale promana tutto ciò che per amore Dio ha voluto realizzare mediante la nascita Immacolata della Vergine Santa e la nascita nel dono dello Spirito della Parola fatta Carne, mediante il suo si, proprio nel suo grembo.

A tutto questo dobbiamo necessariamente aggiungere le tante emozioni legate alle tradizioni natalizie che sin dall'infanzia si accompagnano alla nostra vita di fede, i canti legati all'ambiente rurale, i dolci che da sempre caratterizzano questo periodo così particolare dell'anno. Ma sopra ogni cosa certamente ritengo di poter mettere la maggiore disponibilità alla vita familiare che da calore alle case e le rischiara di luce veramente nuova. Fino ad oggi si è riusciti a conservare questa gioiosità e spirito di fraternità. La speranza è che si riesca a trasmetterlo alle nuove generazioni, come elemento di forza per la stabilità della vita familiare e per la gioia dei figli.

IV Domenica di Avvento

Siamo ormai a ridosso della gioiosa ricorrenza del Natale del Signore e la Parola vuole incoraggiarci a penetrare nel mistero dell'amore di Dio, che lo spinge ad amarci in modo sempre nuovo e intenso. Possiamo dire che la celebrazione di questa Domenica vuole incoraggiarci a comprendere questo amore.

Il Profeta chiede al Re Davide, che voleva costruire un tempio a Dio in Gerusalemme, di verificare la propria vita, cercando di cogliere quali sono state le azioni di Dio, e quali le sue. Comprendendo, in questa ricerca interiore, il senso assurdo della sua presunzione di poter fare qualcosa per il Signore.

La conclusione della scelta di alleanza e di fedeltà da parte di Dio, viene ripresa nel canto dal salmista che avverte viva l'esigenza di cantare, di lodare, di ringraziare il Signore che ha fatto della casa di Davide il germoglio della speranza messianica e che, instancabilmente, ha sostenuto i suoi figli nella difficoltà e nell'incertezza.

L'immagine dell'annuncio a Nazareth, ci riconduce alle radici della promessa al suo popolo. Ancora una volta un luogo sperduto, senza alcuna storia, diventa il centro della manifestazione di Dio. Dove prima era il nulla, adesso è la luce nuova. In una situazione di estrema fragilità si rende manifesta, in pienezza, la potenza di Dio.

La Vergine Santa ci viene restituita nella semplicità della descrizione evangelica, nel vivere i servizi di ogni giorno come quello di attingere l'acqua al pozzo. Una scena qualunque, come un giorno qualsiasi, diventa il momento della realizzazione delle profezie di Dio al suo popolo.

A fronte di una comprensibile incertezza nella disponibilità basata alle proprie condizioni sociali, alla propria situazione sponsale l'angelo risponde lapidario: Nulla è impossibile a Dio. Arrendersi di fronte alla missione, in una disponibilità piena a lasciarsi coinvolgere nella disponibilità allo Spirito Santo.

Questa è una lezione che noi non impareremo mai abbastanza, forse perché bloccati dal rispetto umano, dal contare sempre e solo sulle nostre forze. L'Apostolo che vive la stessa situazione non può che lasciarsi coinvolgere, aprendosi alla contemplazione, totalmente dal mistero trinitario al quale si affida, insieme alla sua comunità, nell'inno di lode.

 

III Domenica di Avvento

Inizia il periodo del tempo di Avvento che più immediatamente apre alla speranza dell'attesa. La celebrazione della gioia ha la sua radice nella promessa messianica che il profeta ci presenta nella missione dell'atteso alimentata dallo Spirito: mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi ... a promulgare l'anno di grazia del Signore.

Tutto ha inizio nella volontà del Padre di trasformare la condizione dei suoi figli, orientandola in modo definitivo al bene. E' la missione che Gesù viene ad incarnare e che il battezzatore Giovanni è chiamato a preparare.   L'uomo che osserva la storia, ieri come oggi, chiede con insistenza chi sei? Vuole capire, vuole conoscere, anche perché la fede ci chiede di fare scelte coraggiose, che esigono una determinazione capace di esprimersi pienamente se è motivata da convincimenti maturi.

Altrimenti è la fede della quale siamo disgustati anche noi, delle scelte mai vissute fino in fondo, della strada intrapresa e mai percorsa in modo coerente. Insomma è un po' come la nostra vita letta in uno specchio, con un livello di verità accettabile.

Il canto del Magnificat che ci viene proposto alla preghiera del Salmo, incoraggia a rileggerci guardando ai santi della scrittura e, ancora una volta, cogliendo nei nostri predecessori i segni della grazia con la quale Dio ha benedetto e preparato la nostra esistenza. Ci ricorda la Vergine Santa che dobbiamo sentirci tutti parte di questo progetto di Grazia.

E' solo in questo atteggiamento che noi saremo capaci di ringraziare e di lodare Dio, perché gratuitamente si accompagna alla nostra fragilità e ci rende segno di speranza per tutti. Anche attraverso di noi Dio vuole realizzare i segni messianici, che aprono a cogliere la gioia del domani, come momento della realizzane delle promesse antiche.

Non spegnete lo Spirito ... Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono, l'Apostolo Paolo che ordinariamente leggiamo nei suoi atteggiamenti molto determinati, incoraggia a vivere la prudenza dell'analisi, illuminati dall'alto, dobbiamo preservare e far crescere tutto ciò che di buono si realizza nella vita della persona. Questo dobbiamo imparare a farlo anche nei nostri confronti, anche perché spesso si accentua l'autolesionismo. Questo certamente non è manifestazione dello Spirito.

A lui io non sono degno di slegare il laccio dal sandalo questo è l'atteggiamento che anche noi dobbiamo imparare a vivere. Nell'umiltà, ci viene chiesto di cogliere la preziosità del preparare la società ad accogliere, nel Signore, gli altri, quelli che verranno dopo di noi. E' ancora il Profeta a sollecitarci nel ricordarci che: come la terra produce i suoi germogli, come un giardino fa germogliare i suoi semi, così il Signore Dio farà germogliare la giustizia la lode davanti tutte le genti.

II Domenica di Avvento

Consolate, consolate il mio popolo ... Parlate al cuore di Gerusalemme. L'Avvento entra nel vivo e ci chiede di entrare nell'intimo della persona, sia in riferimento ai valori, sia in riferimento ai destinatari.

Valore centrale del messaggio di Dio è quello di consolare, portare pace, donare serenità, trasmettere speranza. Ambito privilegiato è l'interiorità dalla persona, non ciò che appare, ma ciò che è nell'intimo dell'uomo. La sua fragilità, la sua spiritualità, la sua capacità di solidarietà, la sua disponibilità ad amare.

L'Avvento vuole aiutare a cercare i valori definitivi e fondanti la vita della persona, anche per questo cuore dell'Avvento è la festa dell'Immacolata Concezione di Maria, segno della nuova creazione che nasce dalla volontà di dio di restituire speranza al suo popolo. La donna nuova, che genera l'uomo nuovo: Gesù Cristo. E' l'immagine della creazione visitata dalla Grazia di Dio, che, in Gesù Cristo  si apre alla vita eterna.

La nostra missione rimane sempre quella di annunciare e preparare con vigore la venuta del Signore. La figura di Giovanni il battezzatore, ci viene proposta come modello penitenziale di attesa vigile e umile, la sua disponibilità a mettersi da parte per fare spazio a Gesù, alcune volta, si tenta a trovarla anche nella comunità dei cristiani.

E' anche molto bella l'immagine con la quale viene identificato: voce di uno che grida nel deserto. Dice molto, ma può anche non dire niente, cosa vuol dire essere voce di uno che grida, potrebbe anche caratterizzare una forma di pazzia. Effettivamente è proprio così, frequentemente Dio ci chiede di impazzire per Lui. Siamo chiamati a vivere situazioni e atteggiamenti umanamente irrazionali.

Atteggiamenti che però acquistano significati sempre più veri, nella dinamica del Regno, che siamo chiamati a preparare nell'accoglienza della sua manifestazione piena in Gesù.

Viviamo nell'attesa di nuovi cieli e una terra nuova questa novità dell'esistenza esige da parte nostra la disponibilità alla vigilanza e alla testimonianza. Non dobbiamo stancarci per l'attesa, ci ricorda San Pietro, che agli occhi di Dio il valore del tenpo va computato in modo diverso.

E' evidente che il ritardo della parusia comportava già allora una forma di rilassatezza nella comunità dei credenti in Cristo, per cui San Pietro si sforzava di stimolarli nell'attesa vigile. L'Avvento rimane il tempo privilegiato per dare significato vero al senso dell'attesa, cercandone i valori più veri in una seria verifica della propria disponibilità a leggersi spiritualmente, nei doni di Dio, di cui, per il dono dello Spirito Santo, ciascuno è depositario.

La promessa del Signore non verrà meno, c'è una nuova umanità da costruire, contrassegnata dall'amore misericordioso del Padre, noi siamo chiamati ad anelare l'esserne parte e a testimoniare, nella  disponibilità alla misericordia, l'averne compreso il valore più autentico e innovativo.

La Vergine Santa si accompagna alla nostra attesa, con la Sua presenza vigile e attiva. Velata nel nascondimento di Nazareth, si prepara a svelare ciò che solo Lei vive come esperienza cosciente, la nascita del Signore Gesù, l'atteso di Israele.

 

I Domenica di Avvento

La riflessione che il Profeta chiede di  vivere, incoraggia a cercare nell'intimità con Dio ciò che libera la nostra fede da tutto ciò che la appesantisce. Nei momenti di smarrimento, di incertezza non dobbiamo mai dimenticare questa verità: Signore, nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani.

Forse questa affermazione dovrebbe essere trasmessa nei cuori di quanti, responsabili e singole persone, in queste fasi di tormento sociale e spirituale, ritengono di poter risolvere i problemi solo confidando nelle risorse economiche. Ma noi sappiamo bene che è grazie all'anelito spirituale  che tante volte l'umanità a ripreso a sperare anche in situazioni di forse degrado sociale.

Noi siamo opera delle Tue mani, questo convincimento che ci viene dalla parola, fa di noi persone serene, che guardano con fiducia al futuro, avendo chiara coscienza della presenza di Dio, dentro ciascuno di noi e come guida davanti a noi.

Gesù ancora una volta ci incoraggia alla vigilanza, a non addormentarsi, essere attenti lettori della realtà, è quanto ci chiede anche il nostro tempo. Lo chiede con insistenza alla Chiesa, essere la luce capace di rischiarare le tenebre dall'errore che sembra soffocare l'anelito alla verità che è nel cuore dell'uomo, e dal peccato che misconosce il dono della grazie che pure si accompagna e rischiara la nostra vita interiore.

Il Signore ci richiama alle nostre responsabilità, che Lui stesso ci ha affidato. Ancora una volta richiamo all'impegno a vivere queste responsabilità senza cercare alcun tornaconto umano, ma guardando con fiducia solo a Dio e al suo progetto di salvezza.

L'Apostolo ci ricorda che fra noi, in virtù della grazia, non manca alcun carisma. Il Signore ci ha dato tutto quello di cui possiamo avere bisogno. A noi il dovere di donarli, guardando con attenzione alla volontà di Dio e al bene dei fratelli. Perché sia sempre più manifestato l'amore e la gloria di Dio al mondo.

Ma nonostante la pienezza dei doni che ci vengono dall'alto, il nostro cuore continua a vagare lontano da Dio, che nella parola del profeta, sembra nascondersi alla nostra ricerca. In noi si stabilizza perciò uno smarrimento che, anche in virtù alla confusione che alimenta il nostro tempo, noi stentiamo a superare con la ricerca sincera della sua presenza e della sua volontà nella nostra vita.

Il Salmista ci incoraggia a guardare alla luminosità che irradia il suo sguardo su di noi. E' questo sguardo benevolo ad alimentare il senso di salvezza e che dona pace al nostro cuore. Nel salmo la invocazione del cuore, desidera che Dio ascolti, ritorni e protegga l'opera delle sue mani.

E' con questo anelito che anche noi, ci incamminiamo in modo nuovo per accogliere Gesù, vestiamo gli abiti del pellegrino e accompagnati dalla Vergine Immacolata ci apprestiamo a intraprendere il Santo viaggio incontro al Cristo che, pellegrino anche Lui, viene in soccorso della nostra fragilità.

 

 

 

 

 

 


Riflessioni del Parroco 2011 clicca qui <<<<

Riflessioni del Parroco 2010 clicca qui <<<<

Riflessioni del Parroco  2009 clicca qui<<<<

Il centro storico memoria e risorsa per la città clicca qui<<<

Vivere la cittadinanza clicca qui<<<

 

 

Parrocchia Immacolata Concezione

Via  G. Carducci - 87023 Diamante - Telefax 0985.876966

Hit Counter