Parrocchia Immacolata Diamante

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Restauro Madonna del Carmine

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 In occasione della Festa della Madonna del Monte Carmelo, il 16 luglio 2011,  abbiamo avviato il  restauro della Statua a Lei dedicata,  e le sorprese artistiche, come sempre,  non sono mancate. Grosso modo del settecento, cinque interventi di restauro successivi, che, sovrapponendosi uno all'altro, ne hanno fortemente appesantito l'impostazione artistica. Il deterioramento e la bellezza dell'immagine sono evidenziate nelle foto. La statua è il risultato di  interventi strutturali nella dinamica del laboratorio complesso. Come a dire uno fa il corpo, uno le mani, un'altro la testa, ancora un altro l'assemblaggio e il coordinamento finale. L'effetto del primo restauro è stato quello di semplificarne totalmente l'aspetto pittorico, nei fatti ha appiattito la bellezza della veste eliminandone la profondità pittorica e l'ornamento dei  fiori.  Nel secondo è stato abbellito, almeno nelle intenzioni del restauratore il mantello con le stelle a otto punte  in oro e sono state appesantite le parti del corpo con uno strato di stucco. Il terzo intervento è nato da un deterioramento strutturale dell'immagine, che è stata suturata in più parti utilizzando della tela irrigidita con la colla. Un quarto intervento pittorico ha tentato una proposizione dei colori più vivaci sul rosa/giallo cartone la veste e sull'azzurro/blu il manto, sono state riproposte le stesse stelle, però a cinque punte. Intanto il lavoro dei tarli indeboliva fortemente la stabilità della statua e la abbruttiva esteriormente , per cui un restauratore negli anni '70 ha pensato bene di incartarla totalmente con carta da pacchi e ridipingerla in modo molto personale. L'amore per l'arte non è di tutti, però che almeno non si distruggano le opere anche perché, prima o poi un bravo restauratore viene e si riparte per restituire la bellezza iniziale che non delude mai.

Gradualmente, come abbiamo già detto altrove, dopo sette mesi di intervento sta per rientrare in Chiesa Madre  la Madonna del Carmelo. La statua di chiara matrice seicentesca, neoclassica, si ripresenta con una decorazione floreale sulla veste rosa, un ornato decorativo sul manto azzurro, e un dorato, in oro conchiglia di probabile matrice settecentesca, distribuito come cornice decorativa su tutto l'immagine. Si spera di restituirla al culto dei fedeli nella propria nicchia nei primi giorni  di febbraio. L'opera esprime pienamente l'impronta neoclassica delle statue di divinità della tradizione imperiale, impreziosita dal bellissimo Gesù Bambino portato in braccio che, con la sua manina,  indica la Santa Madre di Dio. L'opera è imponente nella sua solennità e bellezza, si ritiene sia stata portata al Diamante dalla Famiglia Brancati dal suo feudo sull'Abatemarco alla fine del '700 quando i loro antenati vi si trasferirono imparentandosi, in epoche successive con i Leporini e i De Luna.

     Il lavoro è stato lento, lungo e contrassegnato dalla pazienza, per far riemergere tutto quanto era possibile recuperare di originale, salvaguardandolo integralmente nella fase finale di restauro. L'aspetto più prezioso ed evidente è la rifinitura pittorica, ma è certamente ugualmente prezioso, anche se meno appariscente. il consolidamento, per una statua che si stava sgretolando, anche a motivo della procedura, totalmente incartata e pittata, con cui era stato realizzato l'ultimo intervento  alla fine degli anni sessanta.  Economicamente, l'intervento attuale è stato reso possibile, sostanzialmente con il contributo della famiglia Brancati, e a completamento con le integrazioni spontanee dei fedeli.

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 Statue di San Vincenzo Ferreri  e di San Pasquale Baylon.

 

Tra le opere che sono state completare quest'anno nella loro iconografia tradizionale vanno certamente ricordate  l'acquisto e la postura delle ali alla statua di San Vincenzo Ferreri e l'angioletto alla statua di San Pasquale Baylon. La Statua di San Vincenzo era stata acquistata, con il contributo dei fedeli, nei primi anni '90. Ed è stata completata con questo elemento iconografico suo proprio a fine dicembre 2011, sempre con il contributo dei fedeli. Le ali in san Vincenzo vogliono esprimere il vigore della sua predicazione, che lo faceva comparare agli angeli dell'Apocalisse, ma anche al suo modo di pregare che nell'intensità lo faceva levitare verso il cielo. La statua di San Pasquale è presente nella Chiesa Madre dal '700 e negli anni '90 è stata oggetto di furto dell'angelo porta ostensorio e dei putti che ne ornavano la nuvola sulla quale poggia. Adesso l'angelo porta ostensorio è stato sostituito con questo, sempre settecentesco donato dalla signora Cherubina Grandinetti nel mese di dicembre 2011, mentre gli altri angeli che erano alla base saranno acquistati entro Pasqua a Napoli.


 

Statua di Sant'Antonio di Padova

 

La Statua di Sant'Antonio di Padova è stata acquistata negli anni '30 come ex voto dalla famiglia Fabiani ed è stata donata alla Parrocchia, insieme alla sua Cappella quest'anno con atto notarile in data 04 gennaio 2011.  Il restauro è stato sostenuto con un finanziamento di una fedele. Dalla statua, per come si evince dalla foto iniziale, sono stati rimosse,  con tecniche di pulitura, le vernici che erano state aggiunte negli anni al suo colore iniziale. La statua per come si presenta oggi ai fedeli manifesta in pienezza  l'intensa bellezza di questo Santo così caro alla tradizione cattolica. Austero nell'impostazione, intenso nell'espressione, lo sguardo immerso nei pensieri, attento agli occhi di chi lo fissa negli occhi, i movimenti del corpo vellutati. Il bambino che in modo classicheggiante si accompagna a questa icona è il classico batuffolo di cotone messo lì per impreziosire la scena, occhietti vivaci e atteggiamento accattivante. Insomma si può veramente dire che l'artista ha avuto una mano felice nello scolpire questa immagine facendole esprimere tutto quanto il fedele si attende in ordine alla tensione spirituale e al sentirsi accolto nella sua preghiera.


Teca

La Teca settecentesca utilizzata per accogliere il SS. Sacramento il Giovedì Santo, è stata restaurata con il contributo di una fedele. Il lavoro di ripulitura ha restituito alla Teca la sua bellezza originaria, anche perché i diversi strati di vernice dorata, utilizzati nel corso dei decenni, ne hanno fortunatamente preservato l'impianto decorativo iniziale. Per cui oggi si presenta nella sua bellezza tutta argentata per come è richiesto come colore liturgico nella Settimana Santa. Integrata nelle parti mancanti in foglia d'argento, rimosse le aggiunte che ne avevano appesantito lo stile, oggi appare solenne grazie alla eleganza degli intarsi nella sua elegante sobrietà, per come doveva essere al suo arrivo, alla fine del 1700,  nella Chiesa Madre del Diamante.  


 Croce processionale

La Croce processionale argentea della seconda metà del 1800, è stata restaurata con il contributo dei fedeli. Era totalmente rovinata nel suo argento e segnata dal degrado del tempo e dell'incuria per come appare nelle foto iniziali. Il restauro conservativo ce la restituisce nella sua bellezza ed eleganza. E' utilizzata occasionalmente per aprire le processioni e far vivere con adeguata solennità la manifestazioni pubbliche più importanti della comunità.


Statua della Madonna del SS. Rosario

La settecentesca statua della Madonna del SS. Rosario, godeva di una propria cappella, ubicata dove oggi sono i locali pastorali, all'interno della Chiesa Madre. Per un certo periodo, tra fine settecento e prima metà dell'ottocento, vi è stata anche l'animazione spirituale di una sua Confraternita. La statua è stata ripresentata ai fedeli il 7 ottobre 2010. Si è proceduto ad interventi orientati a rimuovere gli strati pittorici, sul viso e sulle mani, sovrapposti al suo originale, è stata acquistata una parrucca per la Vergine Santa e, in sostituzione di quello rubato nel 2002, è stato modellato un bambino in stile settecento. Le corone del Santo Rosario sono dono delle signore Luraschi nella mano della Vergine e Cammarano in quella del bambino.  Alla Vergine è stato fatto indossare  il pregiato abito suo proprio, che fortunatamente era stato conservato tra i beni storici della parrocchia. Il 4 ottobre 2011 le è stato regalato, da parte di alcuni fedeli, il velo sponsale che ne completa l'icona nella sua impostazione classica. Nella cassaforte si conserva ancora una corona settecentesca  della Confraternita, è in madreperla con medaglione argenteo.    


Crocifisso

Questo prezioso Crocifisso, di tradizione ottocentesca,  è stato donato alla Parrocchia dalla Signora Magurno nell'anno 2011, per completare e  impreziosire la statua di San Francesco Saverio. Questo Santo Gesuita, patrono dell'azione missionaria della Chiesa, nell'iconografia classica si  caratterizza proprio dall'avere sempre il crocifisso in evidenza, per cui questo dono, mette bene in evidenza il suo zelo missionario e il suo carisma.          


Tela

 

Poiché la Chiesa guarda al futuro e il suo futuro è in Gesù Cristo, è questo che si è rappresentato nella tela che dalla Pasqua del 2010 impreziosisce la navata centrale della Chiesa Madre Immacolata Concezione in Diamante. La tela è stata donata alla comunità da una fedele. Iconograficamente perfetto nella sua ieracità e serenità, Gesù manifesta la misericordia del Padre attraverso i raggi della grazia sacramentale, simboli del Battesimo e dell’Eucaristia. L'icona è quella universalmente riconosciuta come Gesù Misericordioso, completata dalla frase: Io confido in te. I Sacramenti, dono di Dio per la salvezza dell’uomo, suscitato e alimentano la santità in Padre Pio da Pietralcina, in Madre Teresa di Calcutta  e in Papa Giovanni Paolo II, manifestata nella loro gioia di aderire a Cristo rispettivamente: nella partecipazione alla sua Croce e al dono della riconciliazione, nella Carità verso gli ultimi, nella disponibilità a portare dappertutto la Buona Parola del Regno di Dio. Manifestazione vera e spontanea della presenza di Dio sono i tanti bambini che esprimono con gioia l'essere parte della speranza cristiana, si stringono attorno ai Santi del nostro tempo per avere dei riferimenti sicuri con i quali orientate i propri passi e percorrere sereni il cammino della vita. Non poteva mancare la Madonna Nera di Czestochowa, ancora una volta è una bambina, quasi esclusivamente immersa in questa missione, che indica la via della Madre. Questa icona, per secoli segno ispiratore della sofferenza e della fede del popolo Polacco,  ha costantemente alimentato la dedizione spirituale del Santo Padre Giovanni Paolo II, dono di Dio all’umanità credente e non credente. Egli  ha saputo trasmettere a tutti noi, aiutandoci a cogliere la popolarità della santità, la capacità di contemplare la  Grazia di Dio, come vero dono che viene dall’alto e che trova nella Vergine Santa il modello più autentico di disponibilità e di accoglienza.


Crocifisso in carta pesta

 

Questo crocifisso in cartapesta,  di tradizione settecentesca, era appesantito, per come si evince nelle foto iniziali, da molteplici strati di vernice  che nel tempo erano state soprapposte, velando totalmente la bellezza iniziale. Il lungo lavoro di pulizia sostenuto economicamente dalla  parrocchia, gli ha restituito nella semplicità e nelladell'opera, la drammaticità e la bellezza dei crocifissi di tradizione spagnola, orientati  sostanzialmente a suscitare al pietà in chi lo contemplava.  Come elemento innovativo, anche perché nelle croce non c'era, gli è stato  sovrapposto il cartiglio, con il motivo della condanna nelle tre lingue della tradizione evangelica: l'aramaico, il greco e il latino. 


Statua della Patrona, l'Immacolata Concezione

 

 

 

 Una piccola nota tecnica la voglio dedicare anche alla statua della Patrona, l'Immacolata Concezione. La statua, come raccontano le cronache del tempo è un dono del Principe Tiberio Carafa al Castello sul Diamante. In realtà questo è un po' difficile da accettare anche perché, siamo al 1638, nella cappella che aveva l'accesso dal suo palazzo, da intendere in senso ampio, dedicata a San Nicola lui godeva dello Jus Patronato.  Di certo lui ha fatto costruire il Palazzo e fortificare la Torre.

    In riferimento ai fatti che portarono alla scomunica della suddetta cappella, dobbiamo andare al tempo di Francesco Maria Carafa nel 1727, forse è a questo periodo che risale la statua dell'Immacolata donata per riparare a quanto avevano fatto i suoi soldati nella sua Cappella al Torrione contro la dignità delle persone durante le celebrazioni e in opposizione al Vescovo e al Clero locale, tenuti prigionieri per tre giorni nella chiesetta delle Anime Purganti al Timpone. Quello che effettivamente è accaduto, ritengo sarà difficile appurarlo in modo obbiettivo, anche perché erano troppi e di varia natura gli interessi sulla traslazione della vita religiosa dal Torrione al Timpone. Di fatto il Principe Francesco Maria Carafa ritenne di poter superare lo scontro con l'autorità religiosa donando l'immagine dell'Immacolata alla nuova costruenda Chiesa del Castello. Per chi non ha competenza in merito, chiarisco che la parola Castello non ha riferimento a particolari costruzioni difensive, ma alla dignità sociale di autonomia dalla Città di Belvedere, della quale il Diamante faceva sempre parte, ma che grazie al Tiberio Carafa aveva maturato una sua sovranità, anche se parziale, da Casale era diventato Castello.

    Certamente la parrocchia era titolata all'Immacolata Concezione fin dal 1645, questo lo attestano i registri parrocchiali. Comunque sia sin dal suo arrivo la Madonna Immacolata è rimasta saldamente intronizzata al centro della sua Chiesa, anche nelle diverse fasi architettoniche che ne hanno caratterizzato l'ampliamento nel corso del tempo. Materialmente è un unico pezzo di ulivo incavato in tutta la sua estensione e scolpito, all'interno non è stato rinvenuto nulla che potesse definirne meglio la provenienza e il periodo di elaborazione artistica. Il retro è stato chiuso con una tavola divisa in tre parti. Si può ritenere che il tutto, nella sua elaborazione finale sia stato scolpito dallo stesso artista.

     Per quanto concerne la definizione pittorica, invece non corrisponde molto a quella originale. La statua ha avuto quattro dipinture successive e nell'ultimo restauro purtroppo, sono state tolte e le ultime due sul bianco dorato e sul bianco che l'avevano caratterizzata dagli anni trenta, ma ne ha ricevuta una quinta. Come si evince facilmente nella prova colore che potete notare nelle foto, non sono stati rimossi gli strati più antichi di colore. Il manto originariamente non era bleu notte ma azzurro giorno. La veste era bianco panna e non azzurro fiorata come si presenta adesso. La nuvola dove è poggiata presenta una tonalità sul grigio nero e non sul verde. Per quanto concerne le maniche che escono dalla veste erano rosse e oggi sono diventate azzurre, anche qui con decorazioni floreali.

    Come mai è accaduto tutto questo oltretutto ai nostri giorni? Attualmente non posso rispondere anche perché in parrocchia non c'è la scheda del restauro, ma l'ho richiesta, e appena mi perviene vi farò sapere.

 

 

                 

 

Parrocchia Immacolata Concezione

Via  G. Carducci - 87023 Diamante - Telefax 0985.876966

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