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Incontro di programmazione pastorale a
Scalea il 1 novembre 2011 - Scheda di lavoro
La Chiesa: Casa e scuola di Comunione
(2009/2011)
Su quali valori costruire la speranza
A noi oggi è affidata
questa grave eredità sociale e spirituale, continuare un cammino che la
Chiesa ha percorso in questa comunità, vivendo dedizioni spesso eroiche
che noi non dobbiamo dimenticare e dalle quali abbiamo molto da imparare
per continuare, come i nostri padri, l’impegno di costruire la speranza
per i nostri figli che forse si sentono trascurati nelle loro attese.
La nostra città,
continua ad essere, come abbiamo già detto, profondamente segnata dalla
tradizione religiosa cristiana e in particolare dalla profonda devozione
all’Immacolata Concezione, ma nel contempo è particolarmente bisognosa,
come tante comunità di antica cristianità di una nuova evangelizzazione
capace di restituire ai battezzati la freschezza della novità che Gesù
Cristo rappresenta per ogni uomo di ieri, di oggi e di sempre. Non
dobbiamo illuderci dei trascorsi storici, né sognare situazioni
idilliache che non esistono più. E’ evidente anche a uno sguardo
superficiale che c’è bisogno di un lungo lavoro pastorale orientato a
ricomporre il collante spirituale della città. Inoltre, soprattutto la
componente giovanile è assoggettata al martellante bombardamento
ideologico del materialismo, del consumismo orientato a trasformarli in
consumatori, né va dimenticato che anche nei nostri ambienti è presente
il dramma giovanile delle tante droghe con tutto ciò che questo
determina in ordine al coinvolgimento delle famiglie sia dal punto di
vista economico, sia da quello psicologico. Perciò riteniamo necessario
incoraggiare a perseguire, ancora una volta con linearità e coerenza,
l’impegno di annunciare la Buona Notizia della risurrezione del Signore.
Questa notizia è la vera novità per la vita dell’uomo di ogni tempo, una
novità che ha sempre alimentato l’anelito alla santità, e che ha
incoraggiato alla speranza la comunità cristiana anche nelle situazioni
più difficili da affrontare.
Questa speranza che
nasce dall’incontro personale con Gesù Cristo risorto si trasmette
attraverso:
- l’Ascolto e l’Annuncio della Parola che il
Signore ci ha affidato;
- la Vita di Comunione celebrata attorno
alla Mensa del Signore;
- la Testimonianza dell’Amore/Carità che
dobbiamo vivere e diffondere in tutti i cuori.
Perseguendo
fedelmente questi itinerari formativi riteniamo di poter valorizzare
questi valori, che sono basilari nella vita della comunità cristiana:
- l'amore per la giustizia e la pace;
- l'amore per la comunità nella quale il
Signore ci ha posto;
- la valorizzazione della persona in quanto
persona;
- la disponibilità a crescere insieme nella
comprensione vicendevole;
- la capacità di vivere l'ascolto
dell'altro;
- la volontà inappagabile di vivere, nella
gratuità più autentica, la costruzione del Regno di Dio.
Organismi di partecipazione della Comunità
E’ ormai coscienza comune del sentire
ecclesiale, sostenuto costantemente dal Magistero del Santo padre e dei
nostri Vescovi, che non può esserci pastorale parrocchiale orientata
alla missione senza il coinvolgimento attivo dei fedeli laici. La
parrocchia, ogni parrocchia ha bisogno di Catechisti, di Animatori, di
economi, di Evangelizzatori, di Cantori, di operatori della Carità, e il
lavoro ministeriale è proficuo se la comunità matura nel mettersi al
servizio dei fratelli e delle sorelle. Per corrispondere a questo
anelito della Chiesa per il bene delle anime il lavoro del Parroco e del
Parroco in Solidum è sostenuto attraverso la proposta e la verifica del
Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici e Consiglio Pastorale
Parrocchiale. La speranza è quella di far respirare la comunità con la
valorizzazione di tutto ciò che lo Spirito Santo le ha donato per la sua
crescita in ordine alla ministerialità e ai carismi.
Lo Spirito Santo e la Spiritualità di
Comunione
Ma allora
concretamente come, nella complessità della nostra esistenza, costruire
una spiritualità di comunione. Ripropongo con semplicità quanto il Santo
Padre Giovanni Paolo II ci indicava nella Novo millennio ineunte:
"Prima di programmare
iniziative concrete occorre promuovere una spiritualità della comunione,
facendola emergere come principio educativo in tutti i luoghi dove si
plasma l’uomo e il cristiano, cove si educano i ministri dell’altare, i
consacrati, gli operatori pastorali, dove si costruiscono le famiglie e
le comunità.
Spiritualità della
comunione significa innanzitutto sguardo del cuore portato sul mistero
della Trinità che abita in noi, e la cui luce va colta anche sul volto
dei fratelli che ci stanno accanto.
Spiritualità della
comunione significa inoltre capacità di sentire il fratello di fede
nell’unità profonda del corpo mistico, dunque come "come uno che mi
appartiene" per saper condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per
intuire i suoi desideri e prendersi cura dei suoi bisogni, per offrirgli
una vera e profonda amicizia Spiritualità della comunione è pure
capacità di vedere ciò che di positivo c’è nell’altro, per accoglierlo e
valorizzarlo come dono di Dio "un dono per me" oltre che per il fratello
che lo ha ricevuto.
Spiritualità della
comunione è saper "fare spazio" al fratello, portando "i pesi gli uni
degli altri" (Gal 6,2) e respingendo le tentazioni egoistiche che
continuamente ci insidiano e generano competizione, carrierismo,
diffidenza, gelosie … senza questo cammino spirituale a ben poco
servirebbero gli strumenti esteriori della comunione. Diventerebbero
apparati senz’anima, maschere di comunione più che sue vie di
espressione e di crescita". (NMI 43)
Sappiamo tutti che la
Carità si esprime non tanto e non solo nell’efficacia dei soccorsi
prestati, ma nella capacità di farsi vicini e solidali con chi soffre
così che il gesto di aiuto sia sentito come fraterna condivisione. Senza
questa testimonianza dettata dall’amore verso gli ultimi, l’annuncio del
Vangelo, che è sempre la prima
carità, rischia di essere incompreso. Vogliamo ancora ricordare che la
carità delle opere assicura una forza inequivocabile alla carità delle
parole. (cfr NMI 49)
Coraggio, mettiamoci in cammino
La comunità
cristiana, ci chiede con ansia di corrispondere sempre con più impegno
alla vita di comunione, per poter continuare a costruire e a sperare,
tutti insieme superando ogni divisione, nella sinergia dei carismi di
cui ogni battezzato è depositario, il bene comune. Tutti speriamo di
poter vivere e testimoniare come Chiesa una maggiore serenità grazie
alla pace che ci viene dal Signore, per continuare a trasmettere la
fiducia in un domani migliore nel nostro cammino incontro al Signore che
viene nella sua gloria.
«Ti amo, o mio Dio, e
il mio solo desiderio
è di amarti fino
all’ultimo respiro della mia vita.
Ti amo, o Dio
infinitamente amabile,
e preferisco morire
amandoti
piuttosto che vivere
un solo istante senza amarti.
Ti amo, Signore, e
l’unica grazia che ti chiedo
è di amarti
eternamente.
Mio Dio, se la mia
lingua
non può dirti ad ogni
istante che ti amo,
voglio che il mio
cuore te lo ripeta
tante volte quante
volte respiro.
Ti amo, o mio Divino
Salvatore,
perché sei stato
crocifisso per me,
e mi tieni quaggiù
crocifisso con Te.
Mio Dio, fammi la
grazia di morire amandoti
e sapendo che ti amo».
* * * * *
Rabbì, che tradotto
significa maestro, dove dimori? (2012/2014)
Gli orientamenti
pastorali Educare alla vita buona del Vangelo (n. 52-55), offrono delle
indicazioni indispensabili perché ogni Chiesa Diocesana possa progettare
la propria pastorale in sintonia con gli orientamenti nazionali. Vengono
indicati Esigenze fondamentali e Obiettivi e scelte prioritarie. Fra le
scelte prioritarie sono riportate: L’iniziazione cristiana, Percorsi di
vita buona e Alcuni luoghi significativi.
La sequenza degli
ambiti, per come sono proposti dagli orientamenti pastorali,
incoraggiano a privilegiare: la Famiglia, la vita di Comunità, la
costruzione della Società. Ci viene anche chiesto di dare maggiore
centralità, nella pastorale parrocchiale, alla persona nelle sue
sensibilità a riguardo del rinnovamento dell’azione ecclesiale alla
formazione di laici, per come sono emerse negli ambiti del Convegno
Ecclesiale di Verona ( 2006): Affettività, Lavoro e Festa, Fragilità,
Tradizione, Cittadinanza.
Riteniamo interessante osservare e raccogliere le impressioni sul valore
e le proposte sui percorsi di vita buona. Questi ambiti presentati alla
nostra attenzione e sensibilità ecclesiale diocesana sono da incarnare
nei Percorsi di vita buona da incarnare nella nostra Diocesi.
Vita affettiva. È di
particolare rilievo per la costruzione dell’identità personale la vita
affettiva. Lavoro e festa. La capacità di vivere questo ambito come
compimento della vocazione cristiana appartiene agli obiettivi
dell’educazione cristiana. Fragilità. La fragilità si manifesta in tanti
modi ed in tutte le età. È una «scuola» da cui imparare, in quanto mette
a nudo i limiti di ciascuno.
Tradizione. Nel suo
nucleo essenziale la tradizione è trasmissione di una cultura e di un
patrimonio spirituale all’interno del quale crescono e si formano le
persone nel volgere delle generazioni. Cittadinanza. L’attuale dinamica
sociale appare segnata da una forte tendenza individualista che svaluta
la dimensione sociale.
Sono temi che nella
comunità parrocchiale abbiamo affrontato più volte e in diversi modi,
nel lavoro orientato alla valorizzazione della presenza cristiana sia
all’interno della comunità che al di fuori dell’ambito strettamente
parrocchiale: la tecnica oratoriale, le missioni nei quartieri, i centri
di ascolto della parola, gli incontri di formazione biblica, le tante
iniziative legate alla missione e al coinvolgimento dei giovani, le
attività di sensibilizzazione al sociale coordinate dalla Caritas, la
promozione del sito parrocchiale, il sostegno dato a tante e varie
povertà e iniziative culturali del territorio di Diamante.
Sono da valorizzare e
stabilizzare. L’Apostolato Biblico, attraverso l’articolazione dei
Centri di Ascolto della Parola, che, più volte proposto per la sua
preziosità come strumento ordinario di evangelizzazione, a tutt’oggi
stenta a diventare via ordinaria di formazione per la crescita della
Chiesa nella dinamica missionaria. Gli itinerari di Catechesi per
l’Iniziazione Cristiana in chiave catecumenale, per come sono stati
codificati dall’Ufficio Catechistico della nostra diocesi. E’ il modo
nuovo, adeguato alla sensibilità del nostro tempo di annunciare Cristo
ai fanciulli e ragazzi, coinvolgendo attivamente le famiglie, primi
responsabili della trasmissione della fede.
Come luoghi
significativi certamente vanno considerati: la sinergie delle Alleanze
Educative con le altre agenzie formative presenti nel territorio, si
chiede di attivare, per come incoraggia il Santo Padre; il Cortile dei
Gentili rivolto, nella dinamica del confronto culturale, al dialogo con
coloro che, anche se non credenti, contribuiscono, con il loro impegno,
alla costruzione della società.
Dobbiamo rileggerci
anche nel quadro di una reimpostazione strutturale per come cammina la
diocesi di San Marco Argentano – Scalea della quale siamo parte.
Cambiare esige sempre un ripensare, ed è per quello che il Signore oggi
sollecita, la nostra disponibilità a rileggerci in modo nuovo alla Sua
sequela e al servizio della nostra Chiesa diocesana per Educare alla
vita buona del Vangelo.
Si propongono come
ambienti educativi significativi: la Famiglia, la Comunità e nelle
relazioni ad extra, la Società.
Come generare una
relazione stabile con Gesù in chi non lo conosce
Come vivere con
coraggio la sequela sulla via della Carità
Cosa nella vita di
oggi può spingere a vivere con gioia lo stare con Lui.
* * * * *
Diamante 16
ottobre 2011
OGGETTO: Incontro di Verifica e di
Programmazione a Scalea martedì, 1 novembre presso l’Istituto delle
Suore Madre Clarac in via Lauro.
"Come è bello e gioioso che i fratelli
stiano insieme"
Carissimi Fratelli e
Sorelle,
da circa tre anni il
Signore ci chiede di vivere la vita di comunità, con molti sacrifici voi
condividete con me e Don Tonino il peso degli impegni pastorali. Spesso
ci siamo incontrati per ascoltarci e anche per sostenerci nel servizio
al Vangelo, che il Signore ci ha affidato da testimoniare e da
trasmettere nella comunità di Diamante.
Nell’intraprendere il
nuovo anno pastorale avverto l’esigenza di vivere con voi un momento
prolungato di fraternità e di confronto, per fare una verifica del
cammino percorso nel Signore, ma anche per rilanciare gli impegni
pastorali, per come la Chiesa ci chiede, nella dinamica della
evangelizzazione e della comunione.
Perciò vi invito
caldamente a partecipare all’incontro che vivremo a Scalea, presso
l’Istituto delle Suore Madre Clarac, con le vostre famiglie. Inizieremo
alle ore 10,00 con la preghiera e la meditazione, poi proseguiremo con
la risonanza e l’analisi della situazione parrocchiale. Quindi
consumeremo il pranzo sul lungomare al ristorante ViGrì (per il quale
chiedo un contributo di € 5,00). Dopo una breve pausa continueremo
con i gruppi di interesse pastorale. Concluderemo con la celebrazione
dell’Eucaristia che avrà inizio alle ore 16,00. Durante la liturgia
metteremo in comune, come vero dono del Signore, quanto Lui stesso ci ha
donato di vivere e di riflettere.
Nella certezza della
vostra disponibilità e della vostra partecipazione, vi incoraggio a
pregare instancabilmente per la vita parrocchiale, perché il Signore
doni nuovi carismi, faccia emergere sempre il bene che conduce
all’incontro con Lui e ci doni di rimuovere dalla nostra vita tutto ciò
che è ostacolo alla vita di comunione e alla pace con tutti.
Il Parroco
Mons. Cono ARAUGIO
* * * * *
Ai Genitori dei Ragazzi dell'Iniziazione Cristiana
Diamante 13 ottobre 2011
Cari Genitori,
nell’impostare il lavoro del nuovo anno pastorale, avverto l’esigenza di
sollecitare la vostra partecipazione attiva alla trasmissione della
Fede, nella quale siamo nati e nella quale abbiamo inserito i nostri
figli con il dono del Battesimo. Il tempo che il Signore ci chiede di
vivere, esige una maggiore collaborazione tra le persone egli enti, che
hanno responsabilità educativa. Certamente chi maggiormente avverte il
disagio e la complessità della formazione dei figli, siete proprio voi
che li amate al di sopra di ogni altro bene.
Perciò chiedo, a
voi genitori, di vivere un incontro con me, Domenica 30 ottobre con
inizio alle ore 17,00 presso il Centro Pastorale Mons. Grandinetti. La
speranza è quella di coinvolgervi maggiormente nella trasmissione della
Fede dei vostri figli, avendo la certezza che solo il vostro
coinvolgimento attivo sortirà l’effetto di entusiasmarli a continuare a
camminare con Gesù.
Il primato
educativo della famiglia. Nell’orizzonte della comunità cristiana, la
famiglia resta la prima e indispensabile comunità educante. Per i
genitori, l’educazione è un dovere essenziale, perché connesso alla
trasmissione della vita; originale e primario rispetto al compito
educativo di altri soggetti; insostituibile e inalienabile, nel senso
che non può essere delegato né surrogato. Educare in famiglia è oggi
un’arte davvero difficile. Molti genitori soffrono, infatti, un senso di
solitudine, di inadeguatezza e, addirittura, d’impotenza. Si tratta di
un isolamento anzitutto sociale, perché la società privilegia gli
individui e non considera la famiglia come sua cellula fondamentale.
Padri e madri faticano a proporre con passione ragioni profonde per
vivere e, soprattutto, a dire dei "no" con l’autorevolezza necessaria.
Il legame con i figli rischia di oscillare tra la scarsa cura e
atteggiamenti possessivi che tendono a soffocarne la creatività e a
perpetuarne la dipendenza. Occorre ritrovare la virtù della fortezza
nell’assumere e sostenere decisioni fondamentali, pur nella
consapevolezza che altri soggetti dispongono di mezzi potenti, in grado
di esercitare un’influenza penetrante. La famiglia, a un tempo, è forte
e fragile. La sua debolezza non deriva solo da motivi interni alla vita
della coppia e al rapporto tra genitori e figli. Molto più pesanti sono
i condizionamenti esterni: il sostegno inadeguato al desiderio di
maternità e paternità, pur a fronte del grave problema demografico; la
difficoltà a conciliare l’impegno lavorativo con la vita familiare, a
prendersi cura dei soggetti più deboli, a costruire rapporti sereni in
condizioni abitative e urbanistiche sfavorevoli … L’istituzione
familiare mantiene la sua missione e la responsabilità primaria per la
trasmissione dei valori e della fede. Se è vero che la famiglia non è la
sola agenzia educatrice, soprattutto nei confronti dei figli
adolescenti, dobbiamo ribadire con chiarezza che c’è un’impronta che
essa sola può dare e che rimane nel tempo. (Educare alla vita buona del
Vangelo, n.36)
L’invito è rivolto
al Papà e alla Mamma, anche perché insieme vivete la responsabilità di
orientare la formazione dei vostri figli, così come è opportuno che
insieme diate loro la testimonianza della vostra fede personale che vi
ha spinti al matrimonio da cristiani. All’incontro vi darò un calendario
degli incontri mensili che vi propongo come sostegno vicendevole per
educare alla vita di fede, che ci deve accompagnare e che alimenta la
nostra vita di comunione.
Il Parroco
Mons. Cono ARAUGIO
* * * * *
Diamante - Città dell’Immacolata - Virgo Unitatis
Fratelli
e sorelle, vi invito a vivere intensamente questo tempo di grazia, in
preparazione alla ricorrenza dell’Incoronazione della Vergine Santa che
ci vedrà tutti riuniti attorno a Lei il 12 Agosto. Il tema formativo che
si accompagnerà al nostro pellegrinaggio spirituale di quest’anno sarà
quello di: Maria Madre Eucaristica. I nostri Vescovi ci chiedono di
operare perché la vita buona del Vangelo sia resa presente in ogni
famiglia, in ogni comunità. Chi più di Lei può aiutarci a cogliere, per
l’esempio che ci ha donato nella sua missione di Madre, tutto ciò che
ogni mamma deve imparare e proporre, per far incontrare i propri figli
con Gesù.
Inoltre pregheremo insieme per
l’Unità del Popolo Diamantese e dell’Italia tutta. In occasione della
ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia, la Chiesa, chiede a tutti
noi, di affi dare alla Vergine Maria il popolo italiano. Preghiamo per
la nostra amata Italia, perché vivendo con fiducia l’affidamento a Dio
possa continuare a essere, nella comunione tra le diverse popolazioni
che la compongono, modello di giustizia e
costruttrice di pace anche per gli altri popoli.
La nostra Città deve molto
all’Unità d’Italia, è proprio grazie alla partecipazione di tanti nostri
concittadini al processo di unificazione,
che Diamante ha avuto una identità municipale ed ha assunto un ruolo
sempre crescente nella nostra area geografica. Diamante nel 2012 sarà
interessata dalle elezioni amministrative, sappiamo bene come questi
momenti di partecipazione democratica, non sempre
sono vissuti con la
maturità necessaria, possono diventare occasione di divisioni e di
inimicizie. Preghiamo perciò la Vergine Incoronata, che invochiamo con
il titolo di Mater Unitatis di vitalizzare sempre più la nostra fi ducia
in Dio, nel contempo contemplando la luce che promana dagli insegnamenti
di Cristo possa aiutarci a vivere nella
concordia e nella fraternità.
A Maria, Vergine Immacolata e
Madre dell’Unità, che conosce le necessità dei figli, chiediamo di
intercedere presso il Figlio suo, perché il nostro popolo, protetto
dalla sua benevolente intercessione, possa continuare a godere, nella
testimonianza della propria
appartenenza a Gesù, di pace e di prosperità.
Da Mercoledì 3 Agosto a Giovedì
11 Agosto nella Chiesa Madre si svolgerà il Solenne Novenario
con inizio alle ore 18,30 S.to
Rosario, Novena e Celebrazione Eucaristica
Le Meditazioni avranno come
tema:
“Maria Madre Eucaristica e Virgo Unitatis ”
Nei giorni della novena terranno la predicazione:
mercoledì 3 e giovedì 4 Don Fiorino IMPERIO, sabato 6 Don Fernando
RANUIO, lunedì 8 Don Francesco LAURIA, martedì 9 Don Miguel Angel ARENAS,
mercoledì 10 Don Mario BARBIERO, che accogliamo con affetto e che, nella
preghiera, affi diamo alla protezione della Vergine Santa.
Venerdì 5 vivremo la Giornata Eucaristica con
l’esposizione del SS. Sacramento dalle ore 8,00 alle ore 20,00 e con la
disponibilità dei Sacerdoti per le Confessioni.
DOMENICA 7 AGOSTO
Alle ore 19,00 accoglieremo in
Parrocchia e presiederà per noi l’Eucaristia il nostro Vescovo
S. Ecc.za
Mons. Leonardo BONANNO.
Ore 21,30 Chiesa Madre: Concerto Armoniae Dei
Cantores in “Cantare amantis est” - Coordina Massimiliano Silvestri
Nei giorni 3 al Parco del Sole, 4 in via Botticelli, 5
in via Bruxelles, 8 in c.da Felicetto, 9 in c.da Sagarote con inizio
alle ore 21,30 vivremo un Pellegrinaggio nei quartieri della Parrocchia.
MERCOLEDÌ 10 AGOSTO
Nella Chiesa Madre con inizio alle ore 21,30
Manifestazione: Tante voci per ricordare Ettore - Coordina Claudia
Perrone.
GIOVEDÌ 11 AGOSTO
Nella Chiesa Madre dalle ore 21,30 alle ore 24,00
Veglia di preghiera Mariana animata dalle Aggregazioni Ecclesiali.
VENERDÌ 12 AGOSTO Memoria dell’incoronazione della
Vergine Immacolata
ore 08,30 - 10,30 Santa Messa
ore 19,00 Chiesa Madre
Celebrazione dell’Eucaristia nella Chiesa Madre presieduta dal
Padre Metropolita
S. Ecc.za Mons. Salvatore NUNNARI
A conclusione
seguirà la Processione per le vie cittadine
SABATO 13 AGOSTO
Ore 21,30 in Largo san Biagio
II edizione del “Premio Mons. Grandinetti”
Quest’anno è stato scelto il Prof. Ciro
Cosenza, in questa occasione sarà presentato il suo ultimo libro:
Alla ricerca della memoria perduta.
Manifestazioni esterne animate dall'Amministrazione Comunale
GIOVEDÌ 11 AGOSTO
Lungomare Santa Lucia alle ore 21,00 Concerto
Bandistico animato dall’Associazione Nazionale Carabinieri
VENERDÌ 12 AGOSTO
A conclusione della processione, saranno bruciati i
Fuochi d’Artifi cio dalla Ditta FORESTIERO di Buonvicino
SABATO 13 AGOSTO
Lungomare Santa Lucia, alle ore
22,30 Spettacolo di Musica Leggera
Nel ricordare che, poiché
non ci sono comitati esterni autorizzati a raccogliere le offerte, le
eventuali vostre offerte saranno ricevute direttamente in Chiesa dal
Consiglio per gli Affari Economici, e saranno utilizzate per organizzare
i festeggiamenti esterni, per le tante esigenze caritative della
comunità parrocchiale e per la riqualificazione strutturale della Chiesa
Madre.
La Chiesa Madre sarà addobbata
dalla ditta Domenico MONTAGNESE di Laureana di Borrello
Accompagnerà la processione
l’Orchestra dei Fiati Città di Diamante
Consiglio per gli Affari Economici
Consiglio Pastorale Parrocchiale
Diamante, 16 luglio 2011
Beata Vergine del Monte Carmelo
* * * *
*
Alla scuola di Cristo, maestro e pedagogo
(Rivista del Pettoruto 30 aprile 2011
- Seconda Parte)
Nelle nostre comunità parrocchiali
si è pregato molto in questo periodo, la primavera rimane la stagione
dell’attesa, è la stagione della vita che si apre alla speranza, la
stagione del Risorto. La stagione delle folle che riempiono le nostre
chiese. Ci si prepara, in attesa della Pentecoste, agli appuntamenti di
Prima Comunione che ordinariamente significano gioia nuova per le nostre
parrocchie. Il Signore alimenta in modo sempre nuovo la gioia di
preparare perché ciascuno avverta il sentore di essere cercato da Dio,
di sentirsi accolto dalla Vergine Santo, soprattutto nel mese di maggio
a Lei tanto caro.
Abbiamo da poco vissuto il dono
della Pasqua del Signore, con le tante emozioni liturgiche pastorali che
lo accompagnano, ma soprattutto l’entusiasmo di sentirsi popolo di Dio,
esperienza che non sempre riusciamo a sperimentare durante l’anno
liturgico. La Pasqua riesce ancora a suscitare grandi emozioni di
disponibilità a sostare lungamente in ascolto del Signore, questo è un
vero dono della grazia di Dio.
Per questo ho ritenuto opportuno
aprire questa riflessione sull’Educare alla vita buona del Vangelo,
riprendendo l’esortazione di un sacerdote, Don Zeno, che ha scommesso
tanta parte della sua vita nell’impegno delle scelte educative, una
scelta impostata sulla centralità della vita familiare condivisa nel
Signore. Una esperienza vissuta con coerenza anche quando ha perso la
sembianza della gioia e si è colorata di sofferenza. Ma ciò che il
Signore dona anche comporta gravi difficoltà per il ministero e per la
sua attività pastorale, alla fine viene restituito nella gioiosità di
poter cantare come Chiesa la gloria del Risorto.
La Pasqua vi porti una nuova forza, una nuova spinta
al bene.
Se anche avete fatto degli sbagli, avete fatto delle
cose che non sono andate bene, rimettetevi nella Pasqua.
Risorgete alla nuova vita.
Che non passi la Pasqua come una festa qualunque, che
invece è una festa grande.
Cristo ha detto: io sono la vita, io sono la
resurrezione.
Così ognuno di voi sia di quelli che sentono questo
spirito: io voglio essere la resurrezione,
chi avvicina me, anche se l'hanno mortificato, anche
se soffre, risorgerà,
avrà da me la vita, avrà da me il ristoro, avrà da me
la gioia.
Possiamo dire anche noi nel giorno della resurrezione
di Pasqua:
io sono la resurrezione.
Io sono tua mamma, sono la tua resurrezione, io sono
tuo figlio, mamma,
e io per te sono la tua resurrezione, ti porto il mio
amore di figlio.
Sono tuo fratello, sono la tua resurrezione, ti porto
la gioia del fratello.
Io sono tuo padre e quindi sono la tua resurrezione
perché ti porto la vita, ti do la gioia della vita.
Ciascuno sia la resurrezione dell'altro. Questa è la
Pasqua del Signore.
Noi lo sappiamo bene, anche
perché spesso ha attraversato la nostra vita: La sofferenza, se viene da
Dio, non è per il male, ma per un speranza nuova. Il nostro compito
rimane quello di coglierla in pienezza per poterla valorizzare ogni
giorno e corrispondervi con entusiasmo. La Chiesa ha sempre goduto
di vitalità nuova nei momenti persecuzione. Forse è quello che le manca
più immediatamente per essere pienamente pronta per costruire la
speranza. E’ il sacrificio che fa gustare la gioia dell’incontro e la
disponibilità a camminare insieme condividendo la possibilità scoprire
la bellezza di una amicizia nuova nell’amico che il Signore mi pone
accanto e che io, nella mia pigrizia, non avrei cercato.
Negli orientamenti pastorali
Educare alla vita buona del Vangelo, ci viene chiesto di guardare con
rinnovata fiducia a Gesù Maestro e Signore della nostra vita. Il testo
ci chiede di guardare con fiducia a Dio, con immagini affettuose, piene
di pace, di anelito per il futuro. E’ vero occorre guardare avanti con
fiducia, anche perché la storia è guidata da Dio.
Proprio in questi giorni la
liturgia ci ha ricordato con insistenza, che Gesù non ha abbandonato i
discepoli nello smarrimento determinato da avvenimenti così contrastanti
e disorientanti: L’accoglienza spettacolare, la gioia della cena
pasquale, il dramma dell’arresto, l’abbandono il tradimento, le notizie
così diversificate e turbanti della sua resurrezione.
Con pazienza si è messo dalla
parte dei discepoli incoraggiandoli a ripercorrere il cammino percorso,
aiutandoli a leggerlo nella drammaticità, per come Lui lo aveva proposto
e vissuto e non per come a loro piaceva intenderlo. Possiamo dire che
sono stati giorni vissuti in modo molto drammatico dai suoi discepoli.
Anche con noi Gesù usa la
stessa pazienza, forse è opportuno che ne abbia ancora di più, anche
perché nel nostro tempo sembra che la disponibilità all’ascolto dei suoi
insegnamenti sia diminuita di molto. Il tempo va dedicato ad ogni cosa,
ad ogni attività, ma si riduce inesorabilmente il tempo della vita
spirituale e dell’affidamento al Signore.
Qualora se ne sia bisogno sentiamo
l’esigenza, ancora una volta di indicare l’atteggiamento della Vergine
Santa, che soprattutto nei momenti del dramma e della incomprensione,
cercava luce nella preghiera e nella promessa di cui il Signore l’aveva
resa destinataria privilegiata, sia dal punto di vista della gioia sia
dal punto di vista del dramma, su tutto emergeva sempre la certezza che
il Signore è fedele e non può venire meno alle sue promesse. Anche Lei
discepola del suo Figlio, cercava nell’ascolto della Parola la serenità
che, alcune volte a motivo della vita che il Figlio conduceva, non
riusciva a trovare nella promessa che l’angelo aveva manifestato in
ordine alla benevolenza di Dio.
Clemente Romano ci ricorda
che la scuola dove Gesù insegna è la Chiesa, la Chiesa viene descritta
con enfasi con le categorie della bellezza, è la manifestazione più
autentica della presenza di Dio. Una presenza che va scoperta sempre
nelle tante manifestazione che il sacro celebrato le dona, ma anche
nelle tante emozioni che la vita comune in Cristo determina. Solo in
questo modo la Chiesa viene colta nella bellezza e nella
insostituibilità della sua presenza anche nel nostro tempo. Occorre però
ricordare che anche la Chiesa deve gioire e testimoniare della presenza
del risorto, una presenza che la rigenera, una presenza che le dona
freschezza, una presenza che apre all’entusiasmo, per come ci ha
insegnato la Vergine Santa, di vivere sempre al servizio del Signore.
Nel nascondimento, nella festa, nel dolore, nelle sensazioni più intime
suscitate dalla coscienza che solo nell’appartenenza a Lui è la nostra
gioia piena.
L’impegno dell’educare è sempre
stato al centro delle preoccupazioni della Chiesa, già il Vaticano II ci
ricordava: "La Chiesa … ha il dovere di occuparsi dell’intera vita
dell’uomo, anche di quella terrena, … essa ha un suo compito specifico
in ordine al progresso e allo sviluppo dell’educazione" (Gr ed,
proemio).
Ma è dal convegno di Verona
che vengono delineandosi nuove linee pastorali capaci di rileggere
l’esperienza ecclesiale in chiave antropologica. La Chiesa viene
presentata come: Un popolo in cammino nella storia, posto al servizio
della speranza dell’umanità intera.
Per il nostro tempo vengono indicate delle priorità
pastorali ormai ritenute ineludibili:
Il primato di Dio nella vita e nell’azione delle
nostre chiese;
La testimonianza quale forma dell’esistenza
cristiana;
Una pastorale che converge sull’unità della
persona;
Una pastorale capace di alimentare una speranza
integrale;
Una vera attenzione alla vita;
L’unità sinergica tra le diverse vocazioni;
La valorizzazione delle molteplici soggettività
ecclesiali;
Mettere in rilievo le dimensioni fondamentali
dell’esperienza cristiana.
Già in occasione del Grande
Giubileo del 2000 siamo stati incoraggiati a non aver paura di prendere
il largo, orientando in modo nuovo la vita pastorale più attento alla
persona nella complessità della sua esistenza, confidando totalmente
dell’amore del Signore che sospinge la Chiesa nei marosi della vita.
Questa coscienza di essere incarnati nella storia, ha prodotto gli
orientamenti del primo decennio del terzo millennio, Comunicare il
Vangelo in un mondo che cambia, che ci hanno accompagnati e guidati nel
rendere presente Gesù, come la speranza sempre viva alla quale dobbiamo
guardare, per alimentare la gioia di guardare con fiducia al futuro.
Ogni giorno ci sforziamo di rendere presente Gesù mediante la preghiera,
la santificazione della giornata, la condivisione della nostra vita con
i più abbandonati, i figli privilegiati della Vergine Santa.
Per rendere visibile in modo
sempre nuovo questa energia dinamica della vita spirituale in Cristo, le
parrocchie devono riscoprire l’entusiasmo di essere comunità
missionarie, che anelano con entusiasmo a rendere presente la Chiesa
come casa e scuola di comunione. Alla base del servizio educativo che la
Chiesa è chiamata a testimoniare è posta la vocazione all’ascolto di
tutto ciò che può concorrere alla costruzione della persona e al dialogo
con tutti, nella certezza antica, ma ogni volta da riscoprire in modo
nuovo, che la via di Dio è la via dell’uomo, da comprendere nelle
situazioni di vita, che è chiamato ad alimentare e a vitalizzare con la
propria testimonianza. Ogni battezzato deve maturare la coscienza di
essere segno dell’amore misericordioso del Padre che instancabilmente lo
cerca per accoglierlo nella sua casa.
Gesù ha affidato alla Chiesa
la cura del bene delle persone, per cui dobbiamo sentire come
ineludibile la responsabilità di educare al gusto dell’autentica
bellezza della vita. La nostra è una società che sembra voler costruire
ed emancipare tutto ciò che è trasgressione: Dal punto di vista morale
orientando a forme di neo paganesimo tutto ciò che è di più sacro nella
crescita della persona. Dal punto di vista sociale nell’imbarbarimento,
posto sotto i nostri occhi, della contrapposizione politica. Dal punto
di vista educativo nella dissuasione di un relativismo che rifiuta ogni
confronto sulla via della verità che Gesù Cristo ci ha annunciato.
Questo rifiuto di tutto ciò
che viene dall’alto, come gratuità dell’intervento di Dio nella storia,
crea una sorta di neo paganesimo che rende l’uomo sempre più ripiegato
su se stesso, nella tante forme di schiavitù che si accompagnano al
nostro tempo e che purtroppo, nella dinamica della strumentalizzazione e
della spersonalizzazione, coinvolgono soprattutto i nostri giovani. Al
punto che lo stesso Santo Padre ha avuto modo di enunciare, come lettura
complessiva, per il nostro tempo, la dinamica del peccato contro lo
Spirito Santo, proprio in riferimento al rifiuto aprioristico di ogni
verità che venga dall’alto e non dall’analisi scientista della realtà.
Il Santo Padre Benedetto XVI, nel
suo intervento al Convegno di Verona ci ha ricordato che educare
comporta la preoccupazione che:"siano formate in ciascuno
l’intelligenza, la volontà e la capacità di amare, perché ogni individuo
abbia il coraggio di decisioni definitive". In una società fortemente
contrassegnata dalla frammentazione questo significa, vivere con
decisione l’andare controcorrente, alcune volte è opportuno vivere il
coraggio delle testimonianza anche all’interno della Chiesa, quando le
situazioni che si vivono possono correre il rischio di inficiare il bene
che il Signore ci ha affidato.
Per far comprendere meglio
quello che la Chiesa ci chiede di testimoniare mi preme sottolineare
l’importanza di vivere la missionarietà come impegno di pastorale
ordinaria, occorre annunciare la speranza dove l’uomo si trova a lottare
nella quotidianità la sua vita.
Tutto questo è stato
sottolineato altre volte, ma per il nostro tempo diventa una esigenza
ineludibile proprio perché oggi siamo di fronte a una grande emergenza
educativa, confermata dagli insuccessi a cui troppo spesso vanno
incontro i nostri sforzi per formare persone solide, capaci di
collaborare con gli altri, di dare un senso alla propria vita. E’ perciò
necessario questo sforzo educativo comune orientato alla diffusione
capillare del Vangelo attraverso l’annuncio, la gioia della vita comune
e la testimonianza della carità. E’ in questa ottica che è stato
impostato il lavoro della pastorale diocesana, la dinamica delle Unità
Pastorali è finalizzata a generare più vita comune, questo vuol dire
impostare la pastorale insieme, nella certezza che unendo le energie si
riesca a fare fronte alla esigenza che emerge in tante comunità di una
presenza più vigorosa e gioiosa della Chiesa.
La speranza è che, la
Chiesa, alimentata alla mensa dell’Eucaristia, tappa ineludibile per la
comprensione dell’amore che ci fa incontrare e che genera in noi amore
verso tutti, sappia trovare la volontà di trasmettere la gioia di vivere
in compagnia del Risorto nella comunità degli uomini, nelle scuole,
negli spazi di socializzazione.
Occorre affermare che ancora
troppe nostre iniziative sono celebrate e animate nei luoghi liturgici e
coinvolgono poche persone. E’ l’illusione di essere pochi ma buoni a
guidare tante parrocchie, quasi totalmente arroccate sulla vita
tradizionale della comunità.
E alla Chiesa di Roma
ricordava come:"oggi la nostra speranza è insidiata da più parti e
rischiamo di ridiventare anche noi, come gli antichi pagani, uomini
senza speranza e senza Dio in questo mondo … Anima dell’educazione, come
dell’intera vita, può essere solo una speranza affidabile". Anche nelle
nostre comunità da più tempo si eleva la comprensione che la parrocchia
non è più il luogo naturale di aggregazione, troppi agenti educativi
invadono anche gli spazi fino ad oggi preservati della Domenica con
attività finalizzate al coinvolgimento dei ragazzi e dei giovani che
conseguentemente si allontanano quasi naturalmente dalla vita attiva
della parrocchia. Neanche vogliamo dimenticare la triste situazione di
tante famiglie che stentano a vivere, alcune volte anche a motivo di
fattori esterni, con continuità la dinamica della coppia cristiana. La
vita morale e sociale diventa sempre più degradata soprattutto nelle
fasce giovanili, il che vuol dire il nostro futuro.
Purtroppo alla chiara coscienza di
questo fenomeno che ormai è sotto gli occhi di tutti non corrisponde una
dinamica pastorale più adeguata ad emozionare e a suscitare una
comprensione più autentica del significato esperienziale, morale,
sociale dell’appartenenza a Cristo. Ci vogliono più energie, da
valorizzare meglio e soprattutto con gli adulti, nella certezza che la
famiglia tutta deve essere coinvolta se si vuole guardare con fiducia
alla speranza di una vitalità nuova nella nostra chiesa diocesana.
Diceva un mio caro confratello che dobbiamo remare tutti, invece sembra
che tutti si abbia la capacità di coinvolgersi per il bene comune. Forse
occorre un po’ di preghiera in più avendo la certezza che nella
preghiera il Signore genera sensazioni ed energie sempre nuove per il
bene della comunità che, in Cristo, viene affidata alla nostra fragilità
visitata e sostenuta dal dono dello Spirito Santo.
Sono incoraggiati a vivere il
protagonismo dell’azione educativa:"i presbiteri e quanti condividono
con loro il servizio e la responsabilità educativa … aprendosi con
coraggio alla fantasia dello Spirito e al soffio della missione. Questo
incoraggiamento ci chiede di vivere la frontiera dell’anelito educativo,
ovunque è una persona lì siamo anche noi, con l’anelito a trasmettere il
grande dono della misericordia, fraternità e della pace. Sono i dono che
il Risorto ha comunicato alla comunità dei Discepoli, che insieme con la
Vergine santa e con gli altri che erano scesi con Lui dalla Galilea in
occasione della Pasqua, vivevano con ansia i momenti successivi
all’abbandono, al tradimento. Ma Gesù è disarmante, li libera
immediatamente da ogni paura e dice immediatamente Pace a voi. Gesù dona
lo Shalom, lo stare bene in Dio e non in virtù delle proprie capacità ma
per la volontà del padre misericordioso.
Anche a noi Gesù dona la pace e
anche noi dobbiamo aiutare i fratelli a vivere nella pace. Non sempre
riusciamo ad essere testimoni della pace che il Signore dona, forse
alcune volte corriamo il rischio di vivere come i depositari e non i
canali del dono del Signore. Stare con Gesù in questo tempo di Pasqua ci
aiuterà ad avere confidenza con la sua Parola di Salvezza e alimenterà
in noi l’attesa del dono dello Spirito Santo che come sempre susciterà i
carismi che ciascuno di noi deve imparare a mettere al servizio dei
fratelli.
La comunità dei cristiani è una
comunità ministeriale, una comunità di mandati dal Signore a
testimoniare e a trasmettere la gioia di vivere il Vangelo. Spesso ci
viene chiesto di vivere la testimonianza con il martirio altre volte
nella ordinari età di una esistenza spesa per io bene della comunità
della quale siamo parte. La Beatificazione del Santo Padre Giovanni
Paolo II, della quale siamo stati testimoni, ha un significato
universale immediatamente leggibile da parte di tutti: La Chiesa è la
comunità dei Santi, i Santi si accompagnano alla nostra vita e la Chiesa
vuole che i Santi siano sempre visibili nella Chiesa del nostro tempo.
Sostenuti dalla gloriosa testimonianza dei tanti Santi del nostro tempo,
accompagniamoci allora alla Vergine Santa e viviamo questo mese
sostenuti dalla preghiera incessante, che lei viveva e che incoraggia e
vivere ancora oggi, nei tanti cenacoli delle nostre comunità
parrocchiali, perché ogni parrocchia possa sperimentare la gioia di
testimoniare e di educare alla vita buona del Vangelo.
* *
* *
Il Santuario
del Pettoruto luogo privilegiato per educare alla vita buona del Vangelo
(Rivista del Pettoruto 20
febbraio 2011 - Prima Parte)
Quando penso alla vita
del Santuario del Pettoruto, non posso che accompagnarmi idealmente alle
migliaia e migliaia di pellegrini che, nel corso dei secoli, si sono
incamminati verso la Santa Montagna, avendo la certezza di potervi
vivere un momento intenso di affidamento a Dio attraverso la
contemplazione dell’immagine della Vergine Santa.
Quanta gioia, quanta
disperazione, quanta festa del cuore, soprattutto quanta Fede personale
ha accompagnato la vita di questo santuario a tutti tanto caro. Il
pellegrinaggio è un momento di vera educazione all’appartenenza a
Cristo, con tutta la famiglia ogni anno ci si incammina, fin da piccoli,
accompagnando con lo sguardo e con i gesti le azioni dei più grandi, è
un momento molto bello che non va trascurato di gioia familiare. La
Vergine Santa troneggia sulla Santa Montagna e ci aspetta per donarci
serenità, ma come accade per le persone amiche basta la certezza di
esserci incontrati anche quest’anno.
E’ un gesto antico ecco
perché è sempre nuovo. E’ il gesto del nomade che vive insoddisfatto la
sua vita quotidiana finché non si trova davanti a colei che da sempre si
accompagna alla nostra vita. Vero dono di Gesù a noi, veramente donati
da Gesù a Lei. Oggi la famiglia vuole vivere la vera festa. Vive la
festa l’Ascolto all’Altare della Parola di Dio; fa esperienza della
Misericordia all’Altare della Riconciliazione, si nutre di Cristo, nel
mistero più vero della Sua presenza, all’Altare dell’Eucaristia. Un
momento al Trono della Vergine Santa, per contemplare il suo volto
austero, immutato nei secoli, e nel contempo severo e benevolo, poi via
con entusiasmo a pranzare insieme alla Fiumarella.
Gesti semplici, colti
con naturalezza perché parte integrante della propria storia spirituale
e sociale, anche perché vissuti con semplicità sin dall’infanzia. In
questi gesti e in queste situazioni la persona trova anche nella sua età
adulta la serenità che gli è necessaria per affrontare le difficoltà
della vita. Anche perché quello che si fa da sempre non ha bisogno di
essere riflettuto, lo si vive e questo dona pace.
Ecco perché, per
cogliere in pienezza l’incoraggiamento dei nostri Vescovi che ci
chiedono di mettere al centro del nostro impegno pastorale l’Educare
alla vita buona del Vangelo, non possiamo che vestire anche noi i panni
dei pellegrini e incamminarci verso il Santo Monte per innalzare alla
Vergine Santa l’invocazione di aiuto per le difficoltà che si
accompagnano al nostro tempo e alla nostra vita, ma soprattutto per
affidare a Lei le comunità cristiane e delle comunità i nostri figli più
fragili: i giovani, i fanciulli e i ragazzi.
Anche i nostri Vescovi,
nell’incoraggiare a guardare con maggiore coraggio ai valori del Vangelo
e a Gesù, nostro unico maestro, che chiede di vivere con entusiasmo alla
sua sequela e di assumerci la responsabilità del Regno, non trascurano
di affidare alla Vergine Santa il cammino pastorale di questo nuovo
decennio che siamo incoraggiati a intraprendere incamminandoci
sull’impegno dell’Educazione. I Vescovi ci chiedono questa volta di
cogliere nella Vergine Santa la missione di madre, di moglie che insieme
al suo sposo hanno composto la famiglia nella quale hanno accolto Gesù
donandogli di vivere con semplicità e laboriosità l’inizio
dell’avventura del Regno che il Padre gli aveva affidato.
Infatti quasi a
conclusione degli orientamenti pastorali ci viene ricordato che: Il
volto di un popolo si plasma in famiglia. È qui che “i suoi membri
acquisiscono gli insegnamenti fondamentali. Essi imparano ad amare in
quanto sono amati gratuitamente, imparano il rispetto di ogni altra
persona in quanto sono rispettati, imparano a conoscere il volto di Dio
in quanto ne ricevono la prima rivelazione da un padre e da una madre
pieni di attenzione”. Soprattutto grazie alla donna è possibile
riscoprire i valori che rendono umana la società: ella “conserva
l’intuizione profonda che il meglio della sua vita è fatto di attività
orientate al risveglio dell’altro, alla sua crescita, alla sua
protezione”. Maria, donna esemplare, porge alla Chiesa lo specchio in
cui essa è invitata a riconoscere la propria identità, gli affetti del
cuore, gli atteggiamenti e i gesti che Dio attende da lei. Con questa
disponibilità, ci poniamo sotto lo sguardo della Madre di Dio, perché ci
guidi nel cammino dell’educazione. (EVBV 56)
Scorrendo la vita della nostra diocesi
possiamo affermare che nelle varie tappe che ne hanno scandito la vita,
il Popolo di Dio ha sempre vissuto in questo Santuario, i momenti
salienti che ne hanno caratterizzato il percorso spirituale. Per intere
generazioni ogni battezzato, guidato in questo dai propri pastori, ha
voluto lasciare in questo luogo il segno della sua presenza.
Una propria impronta, quasi a voler
ricordare ai propri figli che nel lungo cammino storico percorso per la
crescita della chiesa diocesana all’ombra della Vergine Incoronata del
Pettoruto, c’è stato anche il proprio contributo. Magari nascosto, non
immediatamente significativo agli occhi degli uomini, ma la certezza che
ci guida nell’analisi e che ogni pellegrino con la propria preghiera e
la propria dedizione affettuosa, nei confronti della Vergine Madre,
contribuisce alla crescita e alla trasmissione della fede alle nuove
generazioni.
Questo sentimento di riconoscenza e
questa comprensione dell’importanza dei gesti, lo ha espresso e lo
esprime nella profonda devozione che nutre verso l’Incoronata, che da
secoli è venerata come Madre della nostra diocesi, nella diversità delle
articolazioni territoriali che ne hanno contrassegnato la sua storia.
Nelle diverse emozioni che la pietà
popolare riesce a suscitare si coglie questo filiale affetto verso la
Vergine Santa che l’ha accompagnata da generazioni, solenne e maestosa,
nelle diverse situazioni e nei diversi tempi che la comunità ha vissuto
con sacrificio e passione nella gioia di lottare ogni giorno nel suo
cammino terreno incontro al Signore che viene.
Il Popolo di Dio ha sempre sentito
accanto a se la Vergine Santa e ha sempre corrisposto a questa certezza
con grande passione e dedizione interiore.
La storia, come tutti sappiamo, è
maestra di vita e deve essere sempre presente nella nostra memoria.
Sappiamo bene che noi passiamo mentre la storia continua nel suo
cammino, spesso al di là e al di sopra di come noi cerchiamo di
percorrerlo. E la storia di questo luogo è rappresentata dai tanti volti
di uomini, donne, adulti, fanciulli che si sono avvicendati nel corso
dei secoli, cercando in questo luogo ciò che mancava per vivere con
gioia la propria esperienza terrena.
Ogni volta un volto nuovo, una
sensazione nuova e la Vergine Santa sempre lì, maestosa, ieratica ad
accogliere con semplicità e nello stesso tempo con lo sguardo dolce la
comunità dei credenti che guardava a Lei sempre con rinnovata fiducia.
Nella storia il Santuario, si è
accompagnato alla vita della comunità cristiana nella diversità delle
tipologia di presenza spirituale: eremo, cappella di pellegrinaggio,
santuario diocesano, santuario regionale. Ogni fase è stata accompagnata
e rischiarata dalla partecipazione fedele della comunità orante che vi
ha sempre cercato sicurezza e stabilità anche perché spesso la storia è
stata attraversata da situazioni e ideologia che, nella loro
presunzione, avrebbero dovuto e voluto cambiare il mondo intero. Ma poi
tutto è passato nel silenzio del tempo che continua il suo corso al di
là delle illusioni che alcune volte lo hanno accompagnato, con una unica
certezza la Vergine Santa è lì ad aspettare il mio contributo, la mia
invocazione, le mie lacrime, la mia gioia.
Maturare la coscienza di questa
verità, dona la capacità di vivere di valori che non appartengono al
momento che stò vivendo, ma sono eterne; le sento mie perché vissute da
sempre ma mi trascendono, so che non mi appartengono e né tanto meno
sono vincolate alle mie scelte.
Questo modo di leggere la realtà
certamente, non svilisce il contributo che ciascuno è chiamato a dare
nella parte che gli spetta perché la storia della fede continui il suo
corso, ma ci incoraggia a cogliere la verità della storia e il rispetto
che ci deve essere tra ciò che siamo nella preziosità degli
atteggiamenti e delle attese e ciò che da tempo, nella nostra finitezza
potremmo dire da sempre, è certezza per coloro che sono capaci di
mettersi in cammino alla ricerca di una speranza più vera e questa
speranza la coglie nella verità eterna che Gesù è venuto ad insegnarci e
che ci trasmette nella nostra disponibilità a viverne gli atteggiamenti
e le emozioni. Il Vangelo ci ricorda che anche Gesù, con Maria sua madre
e Giuseppe suo padre terreno, tutti gli anni si recava in pellegrinaggio
ai luoghi santi. Tutti gli anni gli stessi gesti, gli stessi itinerari,
cogliendo in questa ripetitività la vera novità della presenza e
dell’amore con il quale Dio ama l’uomo. Ma soprattutto l’amore con il
quale Dio voleva manifestare attraverso di Lui l’amore verso ciascuno
noi.
Tutto questo viene
sintetizzato, dai nostri Vescovi, sempre negli orientamenti pastorali,
nella comprensione purificata ed evangelizzata della pietà popolare
che, ci viene ricordato: costituisce anche ai giorni nostri una
dimensione rilevante della vita ecclesiale e può diventare veicolo
educativo di valori della tradizione cristiana, riscoperti nel loro
significato più autentico. Purificata da eventuali eccessi e da elementi
estranei e rinnovata nei contenuti e nelle forme, permette di
raggiungere con l’annuncio tante persone che altrimenti resterebbero ai
margini della vita ecclesiale. In essa devono risaltare la parola di
Dio, la predicazione e la catechesi, la preghiera e i sacramenti
dell’Eucaristia e della riconciliazione e, non ultimo, l’impegno per la
carità verso i poveri. (EVBV 44) Quanto, nel documento, viene colto come
prezioso e ineludibile, è quello che la visita al Santuario vuole
comunicare: la pace della vita familiare, l’amore per la Parola, la
gioia dell’incontro tra i fratelli, l’amore per la natura che il Signore
ci ha affidato, la capacità sempre nuova di riprendere il cammino della
vita avendo la certezza dell’amicizia della Vergine Santa che si è
accompagnata ancora una volta ai nostri passi.
La nostra Diocesi guarda con fiducia
alla Vergine Santa, la Madre che il Signore ci ha affidato e alla quale
ci ha affidati e che, venerata come Madre di Dio nella diversità dei
suoi titoli, venerata come patrona in quasi tutte le comunità
parrocchiali, instancabilmente continua a proteggere la nostra vita, la
vita delle nostre comunità e a guidare il nostro cammino incontro al
Cristo che viene.
Nel Vangelo di Matteo, ci viene
ricordato che il primo invito che viene dal cielo, rivolto a Giuseppe, è
”Non temere di prendere con te Maria … perché quel che è generato in
Lei viene dallo Spirito Santo” (Mt 1,20). Il nostro popolo da sempre
accoglie con estremo entusiasmo questo annuncio, tanta parte del nostro
popolo testimonia con vigore filiale che non ha timore di prendere con
se Maria. La sente parte della propria vita familiare e, soprattutto nei
momenti più difficili, nelle situazioni di sofferenza, non si stanca di
elevarle affettuosamente la preghiera del Santo Rosario.
Ancora di più, possiamo affermare che
nella nostra esperienza di fede è la Vergine Santa che ci ha fatto
incontrare, quasi portandoli per mano, tanta parte delle nostre comunità
cristiane in occasione dei pellegrinaggi, delle feste a lei dedicate in
ogni luogo. L’affidamento delle nostre comunità a Maria resta forte, la
nostra gente continua a guardare a Lei come Madre di sicura speranza.
Nella nostra esperienza sacerdotale
abbiamo imparato che la Vergine Santa, nella storia della salvezza,
salvaguarda e realizza la vera prossimità di Dio tra gli uomini,
donna dello Spirito ella ci dona l’Emanuele, il Dio con noi. Sappiamo
bene che Maria è anche garanzia di umanità nella Chiesa e nel mondo, è
donna e Madre.
Come tutte le madri: “Maria è
buona, è tenera; ma non vi è in Lei nulla di austero né di scoraggiante,
nulla di troppo sublime né di troppo brillante; vedendo lei vediamo la
nostra natura pura” (G. de Montfort), come ogni madre lei possiede
il senso delle persone e della diversità.
Perciò il rapporto che si crea con la
Vergine Santa con la nostra gente è sempre individuale, personale. Per
questo il nostro popolo nutre tanta confidenza e fiducia nei suoi
confronti, si sente amato e accolto, dalla Madre Santa, anche al di
fuori e al di là dei tanti itinerari di perfezione evangelica nei quali
si cerca di coinvolgerli in tutti i modi.
Lo sappiamo bene, Maria ci accoglie
sempre nonostante i nostri limiti e ci prepara ad accogliere Gesù, ci
chiede di essere attenti alla sua voce, ai suoi insegnamenti. Lei è
attenta ai nostri aneliti anche quando stentiamo ad esprimerli. Ci
conosce troppo bene per non sapere ciò di cui abbiamo veramente bisogno.
Allora come sempre ci prende per mano, incoraggia ad aprire il nostro
cuore e ci porta riconciliati all’incontro con Gesù. Sì, lo sappiamo
troppo bene è un dono troppo prezioso. Il Signore ce ne ha fatto dono,
quale nostra Madre dall’alto della Croce, a lei ci ha affidato nel
momento del dramma dell’amore non corrisposto.
La Parola di Dio nel ricordarci che:
“Ciò che è generato in Lei viene dallo Spirito Santo”, vuol farci
capire che la potenza di Dio si manifesta pienamente nella madre di
Gesù, e che l’andare verso di Lei, in nulla deve essere colto come un
distrarsi dal mistero della Santissima Trinità, perché la Vergine Santa
è stata creata per essere, in ogni tempo, segno della potente opera di
Dio, mistero di comunione trinitaria, per la salvezza degli uomini.
Contemplare la sua presenza nella nostra vita non può che far aumentare
la sensibilità spirituale e avvicinarci in modo sempre nuovo alla
contemplazione del mistero di amore della SS. Trinità, di cui è Lei è
radiosa manifestazione.
La Chiesa, la vita familiare cellula
primaria della Chiesa, si costruisce stringendosi alla Vergine Santa, la
comunità dei credenti rendeva vivo il Cenacolo “… nella preghiera …
con Maria la madre di Gesù …” (At 1,14) in attesa del dono dello
Spirito. L’augurio che dobbiamo sentire rivolto a noi è che il nostro
impegno pastorale possa suscitare nella nostra gente gli stessi frutti
della preghiera vissuta attorno alla Vergine Santa dalla prima comunità
dei credenti: nuovo entusiasmo per la fede e una sincera dedizione alla
missione di salvezza.
Accompagnarsi alla vita del Santuario
vuole anche esprimere la disponibilità a contemplare e a celebrare la
gloria di Dio. Il nostro popolo che ogni giorno eleva le lodi al Signore
mediante la recita della corona del Santo Rosario, meditando la vita di
Gesù e sostenuta dalla costante compagnia di Maria, instancabilmente,
possa dare serenità ai nostri sforzi e incoraggiarci a continuare con
umiltà, con perseveranza, con rinnovata gioia il servizio per la
crescita del Regno.
Dalla comunità cristiana, ma
frequentemente anche coloro che non si dicono cristiani, ci viene
chiesto con ansia di corrispondere sempre con più impegno alla vita di
comunione, per poter continuare a costruire e a sperare, tutti insieme
superando ogni divisione, nella sinergia dei carismi di cui ogni
battezzato è depositario, il bene comune. Camminare sulla via del bene,
indicare la via del bene, far cogliere nell’incontro con Gesù il bene
per ogni uomo è quanto riusciamo a sperimentare e a trasmettere vivendo
la gioia di sostare in questi luoghi eterni nel messaggio di cui sono
depositari e che noi dobbiamo imparare a cogliere sempre più nella sua
profondità.
Solo così tutti possiamo sperare di
poter vivere e testimoniare come Chiesa una maggiore serenità grazie
alla pace che ci viene dal Signore, per continuare a trasmettere la
fiducia in un domani migliore nel nostro cammino incontro al Signore che
viene nella sua gloria. E in questa attesa testimoniare con semplicità
la bontà della vita illuminata dal Vangelo che Gesù ci ha trasmesso e
indicato come il bene per la vita di ogni giorno.
E’ verso questi valori che i nostri
Vescovi avvertono l’esigenza di orientare la nostra attenzione
incoraggiandoci a cercare nella Tutta Santa gli atteggiamenti della sua
vita terrena che l’hanno resa così simile a noi nelle mille situazioni
della sua vita quotidiana.
Ci viene chiesto di elevare una
invocazione alla Vergine Santa, avendo la certezza che nella sua
disponibilità a condividere con noi le povertà della vita siamo
incoraggiati a riflettere e a compenetrarci in Lei con le nostre vite
fino a farne un tutt’uno con la sua vita, per camminare insieme
sostenuti dal suo esempio e dalla sua materna benevolenza incontro a
Cristo che ci chiede di guardare con fiducia al futuro della storia e
della nostra vita:
Maria, Vergine del
silenzio
non permettere che davanti
alle sfide di questo tempo
la nostra esistenza sia
soffocata dalla rassegnazione o dall’impotenza.
Aiutaci a custodire
l’attitudine all’ascolto,
grembo nel quale la parola
diventa feconda
e ci fa comprendere che
nulla è impossibile a Dio.
Maria, Donna premurosa,
destaci dall’indifferenza
che ci rende stranieri a noi stessi.
Donaci la passione che ci
educa a cogliere il mistero dell’altro
e ci pone a servizio della
sua crescita.
Liberaci dall’attivismo
sterile,
perché il nostro agire
scaturisca da Cristo, unico Maestro.
Maria, Madre dolorosa,
che dopo aver conosciuto
l’infinita umiltà di Dio nel Bambino di Betlemme,
hai provato il dolore
straziante di stringerne tra le braccia il corpo martoriato,
insegnaci a non disertare
i luoghi del dolore;
rendici capaci di
attendere con speranza quell’aurora pasquale
che asciuga le lacrime di
chi è nella prova.
Maria, Amante della vita,
preserva le nuove
generazioni
dalla tristezza e dal
disimpegno.
Rendile per tutti noi
sentinelle
di quella vita che inizia
il giorno in cui ci si apre,
ci si fida e ci si dona.
(EVBV 56)
* *
* * *
Una storia al mese: Don Cono
Un servo per il Regno -
di Francesco CIRILLO
“Un servo per il Regno è
il titolo del libro scritto da Cono Araugio parroco da qualche anno
della Chiesa Madre di Diamante. Un libro coraggioso prima di tutto.
Perché quando una persona scrive di sè , della sua storia, delle sue
origini, della sua famiglia, compie sempre un atto di coraggio in quanto
mostra al pubblico che lo legge la parte nascosta, i sentimenti, i
pensieri, le paure, le contraddizioni. E Don Cono non ha paura di
scrivere delle sue origini umili e povere, del lavoro contadino del
padre, del lavoro della madre: “ Ricordo
che eravamo molto poveri,avevamo un asino e una volta si rovesciarono le
ceste dove eravamo io e mio fratello e siamo andati a finire nel fiume
“. Così come non ha paura di scrivere dei
suoi percorsi per giungere a diventare prete
“ volendo riassumere 7 anni a Sicilì (Sa), 4 annia
Mezzana (Pz), 2 anni a Policastro di Bussentino (Sa),5 anni a Scalea, 3
anni a Cermenate (Co), 1 anno a Padova, 5 anni a Catanzaro, 2 anni a
Napoli, 4 anni a Verbicaro, 4 anni a San Marco Argentano, 9 anni a
Cirella, 9 anni a Belvedere marittimo ed adesso a Diamante “.
Don Cono in definitiva dalla
lettura del libro, non ha avuto alcuna conversione, nessuna
illuminazione , non è stato altro, sin da bambino. Don Cono è nato
prete, doveva fare il prete e basta, e tutto ciò che ha fatto sin dal
liceo a Scalea, all’Università a Milano è stato fatto in questa unica
direzione. Vive il nomadismo come un cammino nella natura, portandosi
dietro l’essenziale, sfidando le insidie della ricchezza, e portandosi
dietro solo uno zaino: “ la pedagogia che
vive chi porta lo zaino è che non puoi mettere dentro più di quello che
puoi portare in spalla”.
Da qui nasce la sua
tranquillità, il suo sorriso verso gli altri, il suo sentirsi sempre
parte della comunità dove viene mandato. Accetta tutto come dono, come
parte di un progetto divino, e questo gli da la forza di andare avanti
anche nelle avversità nelle quali spesso si è trovato. Dalla morte dei
genitori, ai sei incidenti stradali dai quali è sempre uscito indenne.
Un prete che si dà agli altri , soffre di un male umano che è quello
della solitudine e lo scrive più volte : “ comunque è così, forse è
meglio stare soli, anziché far finta di non essere soli”. Vive la
solitudine perché Don Cono da prete vero, e forse un poco
tradizionalista, vede solo nella Chiesa il fulcro centrale della
salvezza dell’uomo. Don Cono rifugge all’effimero. Gli piacciono poco le
processioni e tutto quanto distoglie il fedele dalla vera essenza che è
il cristianesimo, senz’altro simbolo della povertà e dell’umiltà
piuttosto che dell’ostentazione e della ricchezza. “Dire che si
preghi è un po’ eccessivo, diciamo che si recitano le preghiere,
contemporaneamente ognuno tratta delle cose più disparate, la banda
suona marcette da teatro, la statua avanza barcollando portata a spalla
da persone che ordinariamente non si vedono in Chiesa, ma in occasione
della festa avvertono l’esigenza di fare un gesto eroico, alcune volte
persino fuori misura”.
Ecco cosa cerca e vorrebbe Don
Cono, l’uomo purificato dai mali della società. Don Cono avverte la
mancanza di fede, nei fedeli . E’ a loro che si rivolge con il libro :
“ la prima difficoltà che si riscontra è
l’incapacità o la non volontà ad uscire da se stessi, dal proprio io,
dalle proprie ambizioni, dalle proprie proprietà; posso dire che, almeno
secondo me, questo rende impossibile la gioia del Natale, che
chiaramente esige atteggiamenti opposti. Ma perché la gente non li vive
?”. Queste domande turbano più che il Don
Cono umano, il Don Cono prete, di colui che sta fra la gente, di chi sa,
tramite le confessioni, tutte le debolezze della comunità che vive, e
risponde a sé stesso, sferzando i suoi fedeli : “ Prima
di tutto per la poca fede, quasi nessuno rischia veramente su Gesù
Cristo la propria vita e se lo fa spera in qualche ricompensa, qualche
riconoscimento umano “. E poi ecco
l’affondo nella stessa pagina: “ poi manca
la capacità di gioire, spesso la Chiesa è piena di gente insoddisfatta
che cerca consolazione, non in Dio, nel servire; ma in quello che fa,
nel primeggiare. Frasi classiche che mi sento ripetere spesso: quello
l’ho fatto io, quello è di mio padre, se non ci fossi io. Certo loro si
attenderebbero da parte mia frasi consenzienti ma poiché non do retta in
genere perdo i clienti perché questi cari fedeli trovano sempre qualche
mercante che valorizza meglio la loro merce. Anche quando non si dice,
si avverte che nella mente di alcuni questo è il pensiero dominante. A
tutti costoro occorre aggiungere quelli che si contrappongono per
partito preso e per affermare i propri fallimenti sociali. Una soluzione
sarebbe facile, buttarli fuori tutti, ma forse dovrei poi uscire anche
io, perché farei in questo modo una cosa che il Signore non
apprezzerebbe“.
Ma nel libro Don Cono ne ha anche
per i politici, non ama l’ipocrisia e partecipando ad alcune
commemorazioni scrive : “ si dovrebbe
lasciar parlare i bambini loro sanno cogliere la novità nella vita delle
persone…….invece in genere si alzano i soliti noti: il sindaco che
blatera su attività inesistenti di impegno sociale, il professorone che
elogia il nulla,gli amici che pensano a lodare se stessi facendo finta
di parlare dell’altro. Incenso di qua , incenso di là, occorre dire che
era anche di qualità scadente per cui il rischio era l’intossicazione “
. Certo adesso non voglio spaventare i
nostri fedeli cristiani ed i nostri politici limitando la lettura del
libro . Immagino già le telefonate a Don Cono. Il libro è fatto di tante
altre cose belle , i lavori fatti da Don Cono, nelle Chiese di
Belvedere, Cirella e Diamante, il recupero delle statue, i
pellegrinaggi, ed è pieno di consigli per vivere al meglio la propria
spiritualità ed il proprio percorso da credente . Una che mi è piaciuta
di più è l’apprezzamento per la comunità rom di Diamante. Don Cono ha
avuto modo di conoscerla durante una funzione funeraria:
“ E’ stata un insieme di gioia e dolore, di solennità
e di disperazione. La cosa nuova o più semplicemente antica è la
partecipazione di tutti i componenti della famiglia, anche i bambini
sono stati coinvolti nella ritualità. Eh si, Diamante è proprioun
insieme di comunità molto diversificate e sottilmente incomunicabili, è
proprio come un diamante, è bello per le tante sfaccettature, tutte
ugualmente importanti e luminose “.
Un libro che si legge di un
fiato, scritto come un diario, che ricorda anche le varie feste
religiose , le funzioni e le preghiere da fare giorno per giorno
invitando il lettore ed il fedele a meditare sul proprio essere e sulla
propria esistenza. Chiudo con una mia curiosità che proviene
dalla mia formazione politica e culturale. Don Cono
scrive a proposito dei suoi processi formativi : “Poi tante situazioni
di vita molto diversificate tra loro. Tensioni spirituali e devianze più
materiali,studi liceali,quindi accesso all’università erano i tempi
degli eskimo e delle sciarpe rosse ed io ero alla Statale di Milano.
Potrei narrare tanti avvenimenti ma sanno di vecchio e quindi ve li
risparmio. “ Bè, qui sarei stato proprio
curioso di sapere cosa ha combinato a Milano, ma forse ci sta preparando
un nuovo libro per farci conoscere questo capitolo “misterioso” della
sua vita. Ultima cosa diretta ai miei amici e compagni che mi leggono .
Tranquilli, ho intervallato la lettura del libro di Don Cono con quello
di Piergiorgio Odifreddi, “ Il Vangelo secondo la scienza”.
A integrazione per i lettori aggiungo che,
purtroppo, nel nostro tempo: Vale
più una bugia ripetuta che non una verità mai detta
per cui,
mio malgrado, vi faccio sapere come vivo la mia responsabilità di tutore
dell'arte nella Chiesa Madre. Buona lettura
Alla Sovrintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici
per le province di Cosenza, Catanzaro e Crotone
P.zza dei Valdesi,13
87100 COSENZA
OGGETTO: Comunicazione di Mons, Cono ARAUGIO,
Parroco dell’Immacolata Concezione in Diamante, in riferimento ai lavori
urgenti effettuali senza l’autorizzazione di codeste Sovrintendenze.
Il sottoscritto Mons. Cono
ARAUGIO, facendo seguito alla mia richiesta per un intervento di urgenza
riguardante la situazione della Chiesa Immacolata Concezione in
Diamante, fatta, successivamente al sopralluogo dell’Architetto Stefania
BENVENUTO in data 7 gennaio 2010, all’Ufficio per l’Arte Sacra e i Beni
culturali della Diocesi di San Marco Argentano – Scalea del 02/03/2010,
e da quanto scrivete a voi pervenuta solo in data 12/07/2010 e alla
Vostra nota 4183 del 29/11/2010; avverte l’esigenza di sottoporre alla
vostra attenzione che nella mia vita di Parroco, ormai da ventotto anni,
ho sempre avuto chiara la responsabilità di tutore del patrimonio
storico artistico, percependo che tra i primi doveri del mio ministero
c’è la sua conoscenza e la sua tutela, secondo le norme che regolano i
rapporti tra la Conferenza Episcopale e lo Stato Italiano. A questo
posso aggiungere che la gran parte del ministero sacerdotale l’ho
esercitata in Chiese sotto vincolo.
Per cui ciò che è accaduto è
dovuto solo alla mia sensibilità verso la tutela del patrimonio
storico/artistico, che con la mia nomina di parroco
dell’Immacolata Concezione in Diamante dal 1 settembre 2009 ho cercato
di applicare all’opera monumentale che mi è stata affidata.
La mia prima preoccupazione,
aiutato ad hoc da un team di tecnici che mi collaborano nell’estensione
di un progetto complessivo da sottoporre all’autorizzazione della
Sovrintendenza stessa, è stata quella di conoscere bene la Chiesa che mi
veniva affidata sempre per poterne valorizzare al meglio le
caratteristiche sia dal punto di vista liturgico che dal punto di vista
turistico. E’ inutile sottolineare che l’immobile rappresenta una delle
poche opere storiche di cui la città può vantarsi, vero fiore
all’occhiello per la dinamica turistica che tanto coinvolge questo
centro marinaro.
Proprio in riferimento a
questa mia passione, allego la relazione del sopralluogo effettuato
dall’Architetto Stefania BENVENUTO e una scheda conoscitiva sulle varie
fasi che hanno caratterizzato lo sviluppo architettonico dell’immobile,
che ne delineano la lenta progressione e stabilizzazione sia dal punto
di vista architettonico che dal punto di vista pittorico.
In riferimento a quanto
realizzato, a mia parziale scusante, penso di poter addurre solo di aver
effettuato un alleggerimento del fondo con un colore giallo paglierino,
che per quanto posso constatare, caratterizza l’intervento della
Sovrintendenza in quasi tutte le chiese di tradizione neo
classiche/barocche costruite tra il settecento e l’ottocento.
Il fondo era di un
travertino molto intenso e in alcune sezioni finto marmo con molte
varianti di marrone circondato da pesanti dipinture anche esse finto
marmo di un marrone cupo (definite dagli estensori, forse in modo troppo
ampolloso, come affreschi) che comunque, nelle paraste
sottostanti i capitelli corinzi, anch’essi marrone, ancora oggi
percorrono nella sua circonferenza tutta la chiesa, le stesse sono state
realizzate, intonacando le precedenti colonne molto più snelle nella
loro impostazione iniziale.
Le stesse paraste, sono
circondate da stucchi, che anziché avere il loro colore naturale bianco
sono in finto travertino, leggermente più chiaro.
L’altro intervento è stato
quello di riqualificare, in chiave conservativa, il portone di ingresso
in pino rosso, che era ridotto in uno stato fatiscente per l’incuria, di
chi pensava di conservarne meglio l’antichità. Inoltre la rimozione del
tamburo al portone d’ingresso in formica, anch’esso verniciato in
travertino e marrone che ormai rappresentava un pericolo per i fedeli
sempre a motivo della scarsa manutenzione.
Nei saggi effettuati sulle
pareti contrassegnate da crepe sono emerse le tre nicchie, chiuse nel
precedente intervento degli anni cinquanta, nelle stesse sono state
posizionate le tre statue senza sede: San Nicola Magno che era stato
collocato dietro la porta d’ingresso, Santa Filomena e la Madonna della
Salette erano state posizionate sopra il tamburo d’ingresso.
Nell’esprimere i più sentiti
ringraziamenti per la vostra attenzione e sensibilità, dall’incontro
avuto insieme ai Tecnici con la Dottoressa Mari e l’Architetto Mingrone
in sopralluogo a nome delle due Sovrintendenze nei mesi di ottobre e
novembre, ne sono uscito molto edificato, nell’attestare il mio più
sincero dispiacere per tutti i problemi che vi ho causato, confermo la
disponibilità ad ogni vostra indicazione.
Per cui resto a vostra
totale disposizione per ogni ulteriore sopralluogo conoscitivo di vostri
tecnici orientato, mediante saggi esplorativi qualificati, alla
riscoperta dei colori iniziali che caratterizzavano con tanta
delicatezza questo luogo di culto. Tutto quanto sarà definito e
richiesto, in collaborazione con le Sovrintendenze ai Beni Monumentali e
Artistici, oltre tutto quello che è già stato annotato in riferimento a
quanto richiesto nei sopralluoghi effettuati, sarà inserito nel progetto
complessivo elaborato da Tecnici qualificati, che lentamente va
definendosi, per poter così dare inizio pienamente approvato,
all’intervento strutturale integrale sulla Chiesa dell’Immacolata
Concezione in Diamante.
Diamante 13 dicembre 2010
Il Parroco
(Mons. Cono ARAUGIO)
Relazione del sopralluogo
La presente relazione si
riferisce al sopralluogo da me effettuato presso la Chiesa
dell’Immacolata Concezione di Diamante in data 7 gennaio 2010.
La Chiesa dell'Immacolata
Concezione la cui costruzione risale al XVII secolo, con un impianto
molto più piccolo dell’attuale, ha avuto nel corso dei secoli, un
ampliamento consistente alla fine del settecento e dell’ottocento e
diversi rifacimenti, adeguamenti strutturali, aggiunte e decorazioni
pittoriche negli anni cinquanta e negli anni settanta e ottanta.
Costituita da una navata
centrale, coperta con volta a botte e collegata con un ampio arco
all’abside di forma rettangolare, coperta a cupola. Il fabbricato si
collega ad ovest con la casa canonica e ad est con altri fabbricati. La
facciata principale, a sud, è contraddistinta da una sobria veste
neoclassica con ordinanze poco aggettanti.
Dal sopralluogo, si è potuto
riscontrare che tutta la struttura nel suo insieme versa in uno stato di
degrado generale, le cui cause possono essere individuate in vari
fattori, ed in particolare:
-alla scarsa e/o cattiva manutenzione negli anni;
-ai fenomeni di risalita capillare dell’umidità
presente nel terreno dalle murature;
-alla presenza di umidità generata dall’infiltrazione
di acqua piovana dalle coperture che ormai necessitano di interventi di
ripristino e di riqualificazione generale.
Tutto quanto sopra ha comportato
che le facciate esterne, soprattutto quelle laterali, si sono degradate,
al punto da verificarsi fenomeni di distacco di parti di intonaci per
gli evidenti segni di infiltrazione e conseguente formazione di
fessurazioni e danneggiamento delle strutture (è già di diversi anni fa,
l’intervento urgente di spicconatura eseguito sui cordoli di cemento
lungo la linea di gronda del tetto delle facciate laterali, per
eliminare le parti fatiscenti e pericolanti, lasciando a vista le
armature che oggi riversano in uno stato di deterioramento, prive di
copriferro e con fenomeni di carbonatazione).
La facciata principale versa in
condizioni di forte degrado, con distacchi dell’intonaco, lacune
dell’intonaco e di cornici e modanature, disgregazione dell’intonaco e
tracce di scialbatura cementizia sull’ordine inferiore, alterazione
biologica e presenza di licheni e muffe. Così come le pareti esterne
dell’abside, sul lato nord, presentano fenomeni di umidità diffusa con
visibili segni di degrado e fessurazioni dell’intonaco; alterazioni
materiche generate dall’infiltrazione dell’acqua piovana non
canalizzata, nonché da acque disperse e soprattutto dalla risalita
capillare dell’umidità presene nel terreno e quindi alle fondazioni.
Inoltre, tale condizione di
degrado è causata, oltre che dalla diretta esposizione agli agenti
atmosferici, dalla mancanza di manutenzione negli anni, (la posizione in
cui si trova la Chiesa, rende difficile e dispendioso qualsiasi tipo
d’intervento di manutenzione anche ordinario da eseguire).
Elementi di degrado molto
importanti, per la tutela del patrimonio storico ed artistico, vi sono
all’interno della Chiesa. Diffuse macchie di umidità sulla volta e nelle
nicchie, dovute ad infiltrazioni d’acqua provenienti dalla copertura e
dai finestroni laterali -in alluminio anodizzato- che ormai non
assolvono alla propria funzione.
All’altezza della zoccolatura
intorno agli altari laterali e lungo le pareti sono presenti diverse
alterazioni materiche derivanti da acque disperse e soprattutto dalla
risalita capillare dell’umidità presente nel terreno. Gli effetti
dell’attacco umido nelle sue diverse forme, variano a seconda della
porosità dei diversi materiali permeabili e si manifestano con fenomeni
quali:
Effluorescenza – formazione di sostanze,
generalmente di colore biancastro, e di aspetto cristallino o
polvurolento, sulla superficie delle pareti e delle volte. In alcuni
casi di effluorescenze saline, la cristallizzazione avviene
all’interno dell’intonaco, provocando il distacco delle parti
superficiali.
Esfoliazione – degrado dell’intonaco con
distacco, spesso seguito da caduta, di uno o più strati superficiali
subparalleli tra lori (sfoglie).
Polverizzazione – decoesione dei
materiali che si manifesta con la caduta spontanea del materiale sotto
forma di polvere o granuli.
Rigonfiamento – sollevamento superficiale del
materiale, che assume forma e consistenza variabile.
Patine – formazione di strati sottili,
morbidi ed omogenei, aderenti alle superfici, di evidente natura
biologica, di colore variabile, per lo più verde. La patina è
costituita prevalentemente da microrganismi cui possono aderire
polveri ecc..
Macchie – alterazione che si manifesta
con pigmentazione accidentale e localizzata dalla superficie
dell’intonaco o dell’affresco, e correlata dalla presenza di materiale
estraneo al substrato, per esempio ruggine, sali di rame, sostanze
organiche ecc..
Disgregazione – decoesione
caratterizzata da distacco di granuli o cristalli sotto minime
sollecitazioni meccaniche.
Deformazione – alterazione della sagoma
dell’intonaco, che ne interessa l’intero spessore e che si manifesta
soprattutto in elementi nastriformi.
Alterazione cromatica – alterazione che
si manifesta con la variazione di uno o più parametri che definiscono
il colore: tinta, chiarezza, saturazione. Si presenta con morfologie
diverse a secondo delle condizioni e può riferirsi a zone ampie o
localizzate.
Tutti questi fenomeni hanno
provocato e provocano continuamente ingenti danni alla struttura
muraria, nonché agli elementi architettonici ed artistici, agli stucchi
ed ai rivestimenti in marmo e pietra.
Inoltre, l’arco principale, posto
tra la vota a botte della navata e l’imposta della volta dell’abside
presenta diverse fessurazioni anche di entità consistente, così come le
pareti laterali e quella di fondo dell’abside presentano lesioni sia del
tipo che interessano solo lo strato superficiale (intonaco), sia aperte
che interessano lo strato più interno della muratura.
In occasione del sopralluogo, sono
state rilevate sulle pareti laterali alcune lesioni verticali, la cui
posizione, a distanze regolari tra loro, ha portato a pensare alla
presenza di vani, presumibilmente nicchie, esistenti e successivamente
chiuse con muratura più recente rispetto a quella preesistente.
Tali lesioni non sarebbero del
tipo strutturali, come quelle sopracitate, ma dovute soltanto all’uso di
materiale diverso utilizzato per murare i vani preesistenti.
A conclusione, tutto il manufatto
necessita di un urgente progetto di restauro, da concordare, che
consente di ripercorrere i molteplici nessi esistenti fra conoscenza del
manufatto e progetto stesso, fra diagnosi e rimedi, fra tecnologie
disponibili e soluzioni messe a punto per risolvere problemi diversi;
ciò per fare emergere ed evidenziare il carattere di un restauro idoneo
e pertinente all’organismo architettonico della Chiesa.
L’Architetto
(Stefania BENVENUTO)
Relazione conoscitiva sull’ampliamento e le successive
modifiche Architettoniche e Pittoriche della Chiesa Madre di Diamante
di Mons. Cono Araugio
In alto, su uno spuntone roccioso
"il Timpone", nella parte più elevata, al confine dell'allora
Diamante quasi a vigilarlo, è posta la chiesa dell'Immacolata
Concezione. La costruzione fu intrapresa agli inizi del XVII secolo,
alcuni dicono nel 1645, inglobando una precedente piccola cappella del
Purgatorio, sulla quale in seguito fu innalzato il Campanile.
Fu costruita in stile romanico, molto semplice, più piccola
dell’attuale immobile, in materiale povero. Nel corso dei secoli, come è
accaduto per tante chiese, ha subito vari adeguamenti e
rifacimenti, strutturali e pittorici.
L'interno della Chiesa Madre è a
navata unica, si presenta in stile neo classico con leggero influsso del
barocco. Conserva un pregevole fonte battesimale marmoreo del '600
proveniente dalla Chiesa di San Nicola Magno, che era situato al
Torrione, nel feudo del Principe Carafa. da questa Chiesa proviene
anche la statua dedicata al santo di Mira e un pregevole Cristo in
Croce.
Nella torre campanaria sono
conservate tre campane dei Principi Carafa, la più antica è del 1714,
l'altra è del 1723 la più recente del 1751. Mentre nella torre
campanaria vi è una campana piccola del 1515 che potrebbe indicare
l'inizio delle attività liturgiche della Chiesa delle Anime Purganti. Vi
è un'altra campana più recente del 1920. Sono inoltre presenti
oltre la monumentale statua lignea dell'Immacolata, dono di Tiberio
Carafa alla parrocchia, le statue lignee di San Giovanni Battista,
Sant'Anna e la Madonna del Carmine, Santa Lucia, San Pasquale Baylon. Le
statue vestite della Vergine del SS Rosario e dell'Addolorata.
Completano l'ornamento artistico della Chiesa due putti lignei
capoaltare e due tele dei primo del '900 raffiguranti Gesù con i bambini
e l'Immacolata con ai piedi Diamante.
Di altra provenienza sono tre tele
della fine del '700 e successive raffiguranti Sant'Antonio di Padova con
Bambino, La Vergine del SS Rosario con i Santi Domenico di Gutzman e
Caterina da Siena, la Vergine con Bambino con i Santi Francesco d'Assisi
e Francesco di Paola. Una quarta tela raffigura la Misericordia di Dio
con San Pio da Pietralcina, Madre Teresa di Calcutta e Papa Giovanni
Paolo II circondati dai bambini.
Tra le opere d'arte sono da
ascrivere anche alcuni argenti dei primi dell'800, tra i quali,
artisticamente rilevante è la croce processionale del 1876. Pezzo di
particolare pregio artistico è la Corona in oro della Vergine, dei primi
anni del '900 e altri calici in argento del '700. Tra le opere d'arte
sono da ascrivere anche le due acquasantiere in pietra. Fino agli inizi
del secolo figurava anche una tela settecentesca con le anime purganti
nella cappella del Purgatorio.
La Chiesa dell’Immacolata tra il
1787 e il 1880 è stata ampliata di tutto il Presbiterio, ed è stata
elevata in altezza quasi di un terzo del suo volume iniziale, la data
finale di questo intervento strutturale ritengo sia stata il 1796, data
che era presente nell’arco trionfale e che è stata sostituita dalla
nuova fase dei lavori con il 1950. Dall’iniziale impianto romanico, per
come si evince in una delle nicchie emerse negli ultimi interventi di
consolidamento, si è passati allo stile barocco molto ricco e segnato da
una leggera coloritura in finto marmo rosa a imitazione dell’altare
maggiore.
Un ulteriore intervento è stato
realizzato ai primi del novecento con l’inserimento, ex abrupto, della
Cantoria sull’ingresso per l’organo. Questo intervento ha di fatto
eliminato i sei stemmi gentilizi posizionati sulla parete di fondo della
chiesa sopra l’ingresso principale. Alcuni di questi stemmi sono stati
riproposti, tra gli anni trenta e cinquanta, in corrispondenza degli
altari laterali, sono stati inseriti anche altri stemmi con i nobili del
tempo.
Ancora un intervento strutturale,
decorativo e pittorico è del 1954. Questo intervento ha rivisitato lo
stile iniziale riqualificandolo in stile impero. Sono stati
rimossi molti stucchi, eliminati alcuni altari, riqualificate le date a
carattere storico presenti.
Negli anni settanta/duemila altri
interventi sono stati realizzati immettendo sempre nella navata
centrale: una pesante zoccolatura perimetrale, le finestre in alluminio
anodizzato, la rimozione delle balaustre, il rifacimento del fonte
battesimale. Inoltre sono stati effettuali ulteriori interventi
pittorici al punto che al mio arrivo, per come si può vedere ancora
oggi, la Chiesa evidenzia due livelli di pittura: uno ad altezza d’uomo,
il secondo fino ai cornicioni.
Per come è evidente ai nostri
giorni, anche in virtù di successivi e costanti interventi di
riqualificazione, la navata centrale della Chiesa è connotata
pittoricamente con una pesante variante di marrone, che ne percorre
tutta l’ampiezza. Mentre la volta si caratterizza con un’altra tipologia
pittorica sull’azzurro/celeste che la rende totalmente diversa dalla
navata.
Posso ritenere, senza paura di
sbagliare, che tutto questo sia sempre accaduto senza alcun
coinvolgimento di codeste Sovrintendenze e soprattutto senza che alcun
cittadino, in questo caso lodevolmente così premurosi, abbia sollevato
qualche perplessità.
Affermo questo non per
giustificare un atteggiamento eccessivamente preoccupato della stabilità
dell’immobile che, in seguito ai Vostri sollecitati sopralluoghi, è
stato definito non pericoloso per l’incolumità della gente. Ma d’altra
parte in via prudenziale la verifica della stabilità delle lastre
marmoree percorse da pericolose crepe, la presenza costante di polvere
proveniente dall’alto sui pavimenti, che peraltro continua a cadere,
intonaci sollevati all’altezza della zoccolatura e ulteriori crepe a
ridosso delle porte laterali di sinistra entrando avevano sollecitato la
mia preoccupazione in ordine all’utilizzo dell’immobile.
Lo stesso comunque presenta
pericolose crepe in più parti sia a ridosso dell’arco trionfale sia in
riferimento alla parete di fondo, come soprattutto la lesione e la
caduta di tratti di intonaco di tutto il cornicione perimetrale in
cemento armato realizzato negli anni settanta tutto intorno al tetto,
dal quale tutt’oggi continuano a cadere calcinacci.
Cetraro il 14 ottobre 2010 Aggiornamento del Clero
"La regola di vita come attuarla e renderla
presente nel Presbiterio diocesano"
Voglio iniziare questa
comunicazione riproponendoci alcune frasi della riflessione che Mons.
Vescovo ci proponeva in occasione dell’anno sacerdotale: Il racconto dei
due Discepoli che, delusi, incontrano il Risorto … ci ricorda che non
è necessario scorgere orizzonti lontani, basta la luce di un solo passo
nella direzione giusta, in compagnia del Risorto … Quale gioia quando i
sacerdoti sono liberi da ceppi che altrimenti li ingabbierebbero in un
ricettacolo di compromessi e falsità! … Talora ci scopriamo scadenti e
incapaci, ma sono proprio questi momenti che ci fanno rivivere le parole
dell’Apostolo: è nella debolezza che riscopro la potenza di Dio … La
risposta la troveremo nella capacità che avremo di abbassarci in gesti
di totale e gratuita carità, in una vita di continua pazienza verso le
pene e le gioie degli altri. In un rigoroso attaccamento alle precise
responsabilità che il ministero esige … Voi siete la mia lettera, cari
fratelli nel sacerdozio, perché in voi ho cercato sempre di intravedere
quel Cristo che ha chiamato voi e me a seguirlo sulla strada dell’amore.
Proprio Lui dobbiamo ancora continuare a seguire e ad amare, ogni giorno
più intensamente, in qualunque situazione ci troveremo, sia dal punto di
vista pastorale sia nelle nuove situazioni ecclesiali ed esistenziali
che ciascuno di noi, a cominciare da me, si troverà a vivere "(D.
CRUSCO, Cristo Risorto è una vita da vivere, pp. 24 - 25.112, La
Poligrafica, 2009).
Se è vero come è vero che
noi siamo la lettera del Vescovo, mi piace dire, parafrasando, che la
Regola di Vita è la lettera, che è il Vescovo, per tutti noi. Chiudendo
il mandato episcopale Mons. Lauro ha lasciato il suo ministero
consegnandoci il documento sinodale, che contiene gli aneliti della
novità dello Spirito per la nostra Chiesa di San Marco Argentano -
Scalea. Nella continuità dello sforzo Sinodale, Mons. Crusco a chiusura
del suo mandato episcopale ci dona una norma di vita, perché noi tutti,
sua lettera in Cristo, possiamo essere quello che la Chiesa si attende
da ogni Presbiterio, il segno della Comunione Trinitaria nella comunità
Cristiana e nel mondo. La preoccupazione di essere l’oggi della Chiesa,
nella comunione, è stata la premura costante del servizio episcopale di
questi anni. La collegialità delle scelte pastorali attraverso
l’articolazione in Aree del coordinamento degli Uffici diocesani e il
cammino di formazione con la relativa istituzione delle Unità pastorali
sono state le scelte per orientare al coinvolgimento corresponsabile e
collegiale di tutto il Presbiterio nella proposta educativa diocesana.
Far uscire i presbiteri dall’individualismo pastorale, coordinando
sempre più le tante attività formative parrocchiali e diocesane in una
sinergia di carismi orientata al bene comune, trasformare la pastorale
orientandola sempre più alla missione e all’evangelizzazione sono stati
obbiettivi che hanno guidato i piani pastorali che si sono succeduti con
la loro scansione triennale: Alzati e va 2001/2003, Il tuo volto
Signore io cerco 2004/2006, La nostra Chiesa in Missione 2007/2010.
Gli strumenti
innovativi, nella diversificazione della loro applicazione, frutto di
queste scelte di fondo sono certamente: una crescita della mentalità
missionaria nella pastorale ordinaria e il rinnovamento degli itinerari
per la formazione all’iniziazione cristiana in chiave catecumenale.
Si è pervenuti a questi
obbiettivi mediante lo sforzo notevole fatto, ormai da almeno venti
anni, per la crescita della corresponsabilità del laicato nella
partecipazione alla missione della Chiesa vissuto attraverso l’Istituto
di Scienze Religiose, la Scuola di Formazione Teologica e le tante
iniziative formative e spirituali delle Aggregazioni ecclesiali presenti
nella nostra Chiesa diocesana.
Ma la scelta più coerente e
coraggiosa che si è accompagnata alla crescita della Chiesa diocesana è
stata certamente la volontà di affrontare, per codificare attraverso una
Regola di Vita, la crescita formativa per il presbiterio, perché
diventasse sempre più quello che la CEI ha indicato come traguardo
pastorale del primo decennio del nuovo millennio: una Chiesa, casa e
scuola di comunione.
E’ come per la seconda parte
del Vangelo di Luca, quando Gesù orienta con decisione il suo cammino
verso Gerusalemme, così la nostra diocesi sin dal 2006 ha intrapreso
questo percorso, orientato a far maturare il senso della priorità della
formazione dei presbiteri n ordine alla comunione in se e con gli altri,
come persona e come alter christus.
La Regula Vitae nella
sua stesura non si presenta con una veste canonica, nel senso che non fa
riferimento ai tanti articoli del Codice di Diritto Canonico, che pure
potevano darle una autorevolezza istituzionale. Volutamente le si è data
una impostazione pastorale e personale, incoraggiando quello che Mons.
Vescovo così spesso ha indicato come la via privilegiata della propria
dedizione a Cristo: la sequela della Vergine Santa, modello
insostituibile di ogni via di perfezione alla santità; l’amore per la
propria vita (essere galantuomo); l’amore per la comunità cristiana e
per la nostra terra (disinteressato e senza carrierismi velati o
manifesti).
E’ stata presentata
nell’introduzione come frutto dell’anno sacerdotale, e deve essere
accolta come un dono della preghiera che si è accompagnata alla vita del
presbiterio in questo anno così particolare. Le tre articolazioni nelle
quali è stato suddiviso il testo non vogliono indicare una
settorializzazione, ma solo una sottolineatura per ambiti valoriali che
comunque possono e debbono essere compresi in dinamica di interazione.
Vuole essere uno strumento attivo per la crescita della comunione tra i
presbiteri, ma da usare anche come pista di riferimento per la
correzione fraterna. Alcune sottolineature, quali la direzione
spirituale, l’adorazione pubblica, la disponibilità alla
Riconciliazione, esigono una sincera conversione spirituale.
E’ bene ricordare che alcuni
presbiteri si relazionano, all’interno del presbiterio e anche
nell’azione pastorale, ancora come liberi battitori. Certamente occorre
un sincero spirito di umiltà per comprendere come immaturità
vocazionale, il proprio non vivere quanto ci viene chiesto per la
crescita della comunione tra i presbiteri. Così come è importante
responsabilizzare nella disponibilità alla correzione fraterna tutti
coloro che per elezione o per scelta del Vescovo entrano a far parte dei
quadri formativi del Presbiterio diocesano. Non è certamente edificante,
ne qualificante, deresponsabilizzarsi dal concorrere alla crescita della
vita di comunione, facendo ricadere tutto il peso della costruzione
delle relazioni di fraternità sul Vescovo.
Abbiamo detto che la Regula
Vitae si inserisce nel quadro del progetto pastorale che Mons. Vescovo
ci ha chiesto di percorrere, dobbiamo perciò coglierla come l’inizio di
una nuova fase, fase necessaria delle relazioni tra presbiteri. Occorre
creare rapporti più autentici tra noi. Rapporti che ci donano la
capacità di intervenire, quando dal nostro punto di vista il fratello
non concorre alla crescita della comunione nella famiglia presbiterale.
Insomma sarà necessario
vivere, come espressione della propria maturità, relazioni più mature
nella linearità della propria crescita e nella disponibilità a
concorrere con le proprie capacità alla crescita del presbiterio
diocesano.
Abbiamo voluto integrare
l’uscita della Regula Vitae, con l’itinerario che abbiamo percorso
insieme negli anni della preparazione. La memoria delle cose fatte non
sempre ci sostiene, è perciò opportuno richiamare alla mente il percorso
vissuto insieme. Questi contenuti si sono accompagnati alla nostra
crescita per alcuni anni, perciò ritengo che ciascuno di noi debba
sentirla parte della propria vita di presbitero. Nello stesso tempo deve
avvertire come un fardello necessario l’impegno di costruire
l’autenticità dei rapporti di fraternità tra i presbiteri. Sarebbe
tristissimo se noi chiedessimo ai fedeli cose che noi stentiamo a
vivere, o ancora peggio rifiutiamo di vivere in ordine alla nostra
correzione fraterna.
Il lavoro è stato lungo,
collegiale, ha esigito la partecipazione attiva di tutti, adesso esige
il coinvolgimento emotivo di tutti a incamminarsi sulla via della
santità. Può sembrare strano ma è una regola che è affidata
sostanzialmente alla maturità individuale, avendo chiara la coscienza
che l’amore non si impone. In una sua comunicazione Mons. Vescovo ci
ricordava la scelta di fondo del suo ministero in mezzo a noi: "Una
cosa non potrà e non dovrà cambiare: l’amore con cui dovremo accoglierci
gli uni con gli altri, quello con cui ho cercato di essere in mezzo a
voi, pur con i miei immancabili limiti. E’ un amore che sebbene assuma
tante forme, non può e non deve essere scambiato per semplice bonomia,
perché si tratta si un amore da vivere sempre come amore di quel Cristo
che è la ragione ultima della nostra speranza e di tutta la nostra vita"
(D. CRUSCO, Cristo Risorto è una vita da vivere, pp. 112-113,
La Poligrafica, 2009).
Tra gli aspetti che
caratterizzano la vita del Presbitero di tradizione cattolica e noi
siamo e vogliamo essere Sacerdoti cattolici, è certamente il profondo
attaccamento spirituale alla Vergine Santa. Possiamo dire di più, la
nostra diocesi è profondamente debitrice verso la Vergine Santa. Spesso
è Lei a farci incontrare le nostre comunità che, in occasione delle
feste mariane, si presentano a Lei fiduciose di essere accolte, di
essere ascoltate.
Ed è sempre Lei che dona a
tutti noi la serenità di essere accolti all’Altare con la certezza di
essere perdonati, nonostante i limiti e le infedeltà che si accompagnano
alla nostra vita nel servire il Regno. Ancora una volta vogliamo
affidare a Lei questo strumento di perfezione cristiana perché ci aiuti
ad accoglierlo con umiltà, e a viverne gli orientamenti in una
disponibilità sincera alla fraternità e alla gioia della vita comune,
per questo diciamo:
Sub tuum praesidium confugimus,
Sancta Dei Genitrix.
Nostras deprecationes ne despicias
in necessitatibus nostris,
sed a periculis cunctis
libera nos semper,
Virgo gloriosa et benedicta
Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,
Santa Madre di Dio:
non disprezzare le suppliche
di noi che siamo nella prova,
ma liberaci da ogni pericolo,
o Vergine gloriosa e benedetta.
Borsa di Studio "Mons.
Pasquale Grandinetti" Regolamento
ART. 1 – Finalità
La Parrocchia Immacolata Concezione di Diamante, in
occasione della Festa Patronale, istituisce il Premio Culturale
"Mons. Pasquale Grandinetti", finalizzato a tener sempre vivo il ricordo
di un Sacerdote che nella sua lunga azione pastorale, ma anche con la
preghiera nel corso della sua malattia, ha contribuito a valorizzare la
solidarietà e la pace nei rapporti umani, promuovendo l'aggregazione e
l’emancipazione spirituale e umana della città di Diamante. Contribuendo
così, per come è universalmente riconosciuto, al suo sviluppo culturale
e sociale.
ART. 2 – Partecipanti
Possono partecipare tutti coloro che amano la città
di Diamante di qualsiasi nazionalità ed età .
ART. 3 – Modalità di partecipazione
La partecipazione al Premio è completamente gratuita.
I partecipanti potranno scegliere tra due percorsi: quello artistico e
quello letterario.
Il primo percorso prevede la realizzazione di un
elaborato artistico che potrà essere, a scelta del candidato, o un
dipinto, o un collage, o una scultura, o una fotografia artistica, o un
video, eseguito con tecniche a scelta del candidato stesso.
Il secondo percorso prevede la stesura di un
elaborato scritto che potrà essere, a scelta del candidato, o un
racconto, o una poesia, o un libro di poesie o di narrativa o di altro
genere.
Ogni candidato potrà partecipare al concorso con la
presentazione di un solo elaborato, pertanto dovrà scegliere uno solo
dei percorsi proposti.
ART. 4 – Tema
Gli elaborati devono riferirsi al territorio e alla
Città di Diamante. I temi sono i seguenti:
Art. 5 – Giuria
La Giuria del Premio è composta da componenti del
mondo culturale di Diamante, selezionati per competenze sulle tematiche
proposte di volta in volta ogni anno, ed è presieduta dal Parroco.
Art. 6 – Premiazioni
Il premio di € 500,00 viene assegnato ogni anno
in materiale didattico, divulgativo o professionalmente legato all'opera
presentata a concorso. La premiazione si effettua durante la Festa
Patronale, a giudizio insindacabile e inappellabile della giuria che
redige apposito verbale da depositare e conservare presso l’Archivio
Parrocchiale.
Art. 7 – Condizioni
Le opere consegnate non vengono restituite ai
concorrenti. Ai sensi dell’art. 10 della Legge n. 675/96 i dati
personali acquisiti sono utilizzati solo per le finalità legate al
premio e per garantire il suo svolgimento.
Diamante, li 3 agosto 2010
Il Parroco
PER UNA
MIGLIORE COMPRENSIONE DELLA SETTIMANA SANTA
Diamante
28 marzo 2010
La
celebrazione della Pasqua ritmata nel triduo pasquale, preceduto
dall’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, è radicata nella
tradizione delle celebrazioni che si svolgevano fin dal secondo secolo
nelle chiese costruite a Gerusalemme sui luoghi santi. Questa
articolazione liturgica fu trasmesse a tutta la cristianità quando la
chiesa, terminate le persecuzioni, poté celebrare liberamente i riti che
riguardavano gli avvenimenti principali della vita del Signore: la Cena,
la Passione, la Risurrezione e infine la sua Nascita.
Questa
tradizione celebrativa si rifà all’antica liturgia della Chiesa Madre di
Gerusalemme. Tutto viene descritto negli appunti di pellegrinaggio che
la galiziana Egeria fece alla fine del IV secolo, partecipando ai riti
della Pasqua del 381.
I riti erano
celebrati tutti nella mattinata, nelle chiese fatte costruire da
Costantino sopra i luoghi santi. Faceva eccezione il venerdì santo, in
quanto all’alba si svolgeva la liturgia al Pretorio con la riflessione
della condanna, all’ora terza si venerava la Croce all’Eleona
contemplando e baciandone il legno, dall’ora sesta ci si spostava al
Golgota per l’agonia e la riflessione della morte all’ora nona, quindi:
“Dopo il commiato, si va all’Anastasis; giunti là, viene letto il
passo del Vangelo in cui Giuseppe richiede a Pilato il corpo del Signore
e lo depone in un sepolcro nuovo. Letto questo passo, si dice
una preghiera, si benedicono i catecumeni, poi i fedeli, e cosi ha luogo
il commiato. In quel giorno non si è fatto l’invito di continuare la
vigilia all’Anastasis, perché si sa che la gente è molto stanca: però
c’è ugualmente la consuetudine di continuarla in quel luogo. Cosi chi
vuole o, meglio, chi può, veglia ancora; chi invece non se la sente, non
rimane fino al mattino; da parte loro i membri del clero seguitano a
vegliare, almeno chi è più forte o più giovane; cosi durante tutta la
notte fino al mattino si dicono inni e antifone. Una folla immensa non
cessa di vegliare, alcuni dalla sera, altri dalla metà della notte,
secondo le forze”.
Questa veglia
proprio dinnanzi al sepolcro veniva accompagnata dal più rigoroso
digiuno, probabilmente è questa la radice che ha originato la tradizione
delle quarant’ore nel tempo della quaresima. E’ evidente l’influsso
delle celebrazioni della primitiva chiesa di Gerusalemme
sull’articolazione della Settimana Santa sia nella tradizione liturgica
d’oriente che in quella d’occidente.
Tra le
tradizioni già presenti e testimoniate dai pellegrini che si recavano in
terra santa era quella dell’offerta del grano nuovo, al
cosiddetto Sepolcro del Signore presso il Calvario.
Occorre affermare che in se il gesto ha le sue origini nelle grandi
feste di primavera presenti nella cultura rurale, che con questo gesto
intendeva ringraziare e ingraziarsi il Signore o gli Dei, per i nuovi
raccolti dell’anno.
E’ bene sempre
ricordare che nell’ambiente di Gesù il capodanno era festeggiato con la
primavera.
Durante
il secolo X nella Chiesa latina gradualmente si impone, , prima nel nord
germanico e da qui si estende a tutto il Sacro Romano Impero, dal 965 al
975, il rito della deposizione della croce: “essa consiste anzitutto
nella erezione di un sepolcro simbolico, nel quale si depone il
Crocifisso dopo la processione del Venerdì Santo”.
Questo uso
divenne familiare nei nostri ambienti. Al punto che in tutte le chiese
invalse l’uso dell’ornamento con il grano nei giorni di giovedì e
venerdì santo. L’ambiente di riferimento in cui il sepolcro prende
forma, è ancora quello contadino. Il riferimento all’ambiente contadino
è dato dal grano che viene utilizzato per preparare il sepolcro, dal
tipo di preparazione che ricorda quella del contadino che cura il
campo, e dall’uso successivo, perché è visto come segno di protezione e
di assicurazione di fronte alle avversità. Il sepolcro qui può essere
visto come un modo per vincere il timore della natura e per difendere il
raccolto dai disastri climatici.
Le cose
cambiarono tra il mille e il milleduecento, con il grande dibattito
sull’Eucaristia. Siamo nel periodo della separazione tra la chiesa
latina e la chiesa greca. A tutela della centralità del culto
Eucaristico e per evitare una distrazione spirituale, si stabilì di
mettere al centro del Sepolcro non più la Croce e i segni della morte di
Cristo ma la sua presenza viva, sotto il segno del Pane Eucaristico da
conservare per la comunione della Liturgia della Croce.
Per cui la
Reposizione della Croce all’altare, diventato Sepolcro, si
fonde con quella della riserva del Pane Eucaristico nell’Altare
della Reposizione. Questa scelta segnò una distorsione dal suo
significato iniziale, e nei secoli spinsero ad abbandonare il rito della
deposizione della croce attorno all’altare. Infatti, nella sua
comprensione più piena l’altare ricorda e rappresenta l’istituzione
dell’Eucaristia e non può essere confuso con il luogo della sepoltura di
Cristo, anche se in sé l’altare comporta anche la memoria del
sacrificio di Cristo sulla Croce.
Nel corso dei
secoli, in seguito alle varie riforme liturgiche, si è pervenuti alla
definizione dell’unico altare della reposizione cancellando
definitivamente il significato dei sepolcri che per tanto tempo
avevano accompagnato e sostenuto la pietà popolare che in questo periodo
ornava con il grano tutte le Chiese. Dalla ritualità popolare, è rimasta
la tradizione per i contadini (questo in realtà non si riscontra da noi)
di ornare con il grano nuovo l’altare della reposizione.
Proprio dal
luogo della Reposizione o per meglio dire anticamente al luogo
del Sepolcro si celebrava il Lucernario e da lì aveva
inizio la processione che apriva la solenne Veglia Pasquale
vissuta nella Chiesa dell’Anastasis o della Risurrezione del Signore,
con la quale si concludevano i riti della Settimana Santa.
La pratica
quaresimale della memoria della passione del Signore, come Via della
Croce, è legata alla pietà spirituale di San Francesco d’Assisi e alla
predicazione popolare dell’ordine francescano. L’omiletica era orientata
a suscitare nel popolo la commozione verso i fatti accaduti durante la
passione del Signore.
Nel
1294 il frate domenicano Rinaldo di Monte Crucis nel descrivere il suo
pellegrinaggio in Terra Santa, per la prima volta definisce come
stationes le varie tappe della salita al Calvario: il Pretorio,
l’incontro con le pie donne, la consegna della croce a Simone di Cirene,
il luogo della spoliazione al Calvario, la tomba in cui fu sepolto. Per
secoli il numero delle stationes non fu fissato, le stesse
variavano a secondo della sensibilità del predicatore che le narrava.
Inizialmente
si incoraggiavano i fedeli a vivere un vero pellegrinaggio in Terra
Santa, ma poiché non tutti potevano, si cercò di portare gli ambienti di
Gerusalemme nelle Chiese.
Dal
1342 tale pratica fu diffusa specialmente dai Minori francescani, i
frati con la corda, che ebbero dal Sultano l’autorizzazione a custodire
i Luoghi Santi. Era istituita con la possibilità dell’indulgenza nelle
chiese dei minori osservanti e riformati.
Di tali tradizioni è rimasta solo la grande processione del Venerdì
Santo da noi definita come Cordata, gli stessi Statuanti,
che con dedizione e sacrificio si tramandano di padre in figlio la
tradizione del portare i Misteri, terminati questi riti non
sentono l’esigenza di continuare la loro testimonianza cristiana nelle
comunità di appartenenza. Questo lo scrivo non per sminuire la
preziosità di questa partecipazione, ma per incoraggiare alla
testimonianza della fede per come il nostro tempo esige.
Nel 1731 il
Papa Clemente XII estese la possibilità di tale istituzione in tutte le
Chiesa, sempre con l’autorizzazione dei Frati Minori. Infine nel 1750,
in occasione del Giubileo, ne fu codificata la ritualità sul modello
della Via Crucis romana del Colosseo. Per cui furono istituzionalizzate
le quattordici stazioni e l’uso delle edicolette commemorative ad opera
del padre francescano San Leonardo da Porto Maurizio.
Siamo nel
frattempo al Concilio Vaticano II e la Congregazione per il culto divino
e la disciplina dei sacramenti onde evitare ogni confusione, così si
esprime in riferimento alla centralità dell’Eucaristia nel triduo
pasquale: “Il Sacramento venga custodito in un tabernacolo chiuso. Non
si può mai fare l'esposizione con l'ostensorio. Il tabernacolo o
custodia non deve avere la forma di un sepolcro. Si eviti il termine
stesso di «sepolcro»: infatti la cappella della reposizione viene
allestita non per rappresentare «la sepoltura del Signore», ma per
custodire il pane eucaristico per la comunione, che verrà distribuita il
venerdì nella passione del Signore”. In effetti occorre concordare che
non si può confondere l’altare con il luogo della sepoltura. Nel
tabernacolo, soprattutto, risiede il Cristo vivente nella specie
eucaristica, mentre nel sepolcro ha trovato posto, sia pure per un breve
periodo, il Cristo morto.
Nella sua
comprensione liturgica, oggi il Sepolcro è rappresentato dall’Ambone
e da qui si spiega il significato dell’annuncio e della proclamazione
della Parola come una buona novella: Cristo è Risorto! Alleluja.
Fortunatamente il Signore è venuto incontro al suo popolo, e oggi
possiamo affermare che la liturgia della Chiesa viene vissuta con
intensità e con partecipazione popolare. Nel contempo la partecipazione
alle tradizioni si mantiene sostenuta e purificata dalle esteriorità,
vera manifestazione di pietà popolare.
Per la nostra
parrocchia iniziamo la Settimana Santa con l’unica celebrazione delle
Palme perché si viva la gioia di essere unica comunità parrocchiale
attorno all’unico altare. Avremo la penitenziale il Martedì Santo con
il canto del Vespro. Il Mercoledì Santo in serata viene celebrato e
riflettuto in particolare il tradimento di Giuda, quindi la riflessione
sulla fede in Maria modello per ogni uomo che sceglie di aderire a
Cristo. Nella tradizione della Chiesa questi fatti venivano evidenziati
con lo spegnimento graduale del candeliere simbolo della fede che viene
meno durante il canto del Miserere, è il momento delle tenebre
espresso anche con i rumori e i lamenti del popolo che riflette il
proprio peccato.
Il Giovedì
Santo, tutti i Sacerdoti vivono attorno al Vescovo nella Cattedrale San
marco argentano la liturgia della Consacrazione degli Oli Sacri
utilizzati nell’anno per la Celebrazione dei Sacramenti nelle varie
comunità parrocchiali. In parrocchia gli Oli vengono accolti durante la
Liturgia della Cena del Signore, dopo della quale all’altare della
Reposizione si ha la riflessione sull’Eucaristia, sulla Croce, sulla
dignità calpestata dell’uomo, sul dolore della Vergine Maria.
Il Venerdì
Santo apriamo con la celebrazione dell’Ora Terza, è il momento del
giudizio davanti al Pretorio quindi si snoda la processione dei misteri
della passione. Nella tradizione popolare, certamente legata alla realtà
marinara della nostra città, viene chiamata Cordata e si apre con
questa azione che i marinai vivevano e vivono nel tirare a riva le
barche e anche nei canti che si accompagnano al cammino della croce
vengono conservate le Grida che servivano a coordinare gli sforzi
che tale azione esige, ma anche a farsi coraggio nello sforzo che si
compie nel tirare il peso. Quindi la sera con il Vespro vivremo la
Liturgia della Croce e a seguire la riflessione sull’agonia del Signore.
Tutto si concluderà con una processione silenziosa durante la quale con
l’immagine dell’Immacolata ci porteremo al Calvario, per riflettere in
silenzio il mistero del dolore del Signore.
Il Sabato
Santo continua il grande silenzio della chiesa che medita la morte del
Signore e l sua discesa agli inferi. Sarà interrotto nella mattinata
dall’ora della Madre, ancora una volta ci stringiamo attorno alla
Vergine Santa, solo lei la Madre del Signore può aiutarci a comprendere
questo grande mistero di amore. Infine la notte del Sabato Santo si
illuminerà di luce nuova con la liturgia del Lucernario. Apriamo così il
nostro cuore alla speranza nuova che ci donerà la solenne Veglia di
Pasqua.
Certamente chi
guarda dall’esterno ha ancora molti motivi per sollevare perplessità,
ancora molti parlano di esteriorità canore, di come viene
chiamata la Madonna, della bellezza dei canti tradizionali, della
bellezza del sepolcro, purtroppo probabilmente non tutti
rispettano il digiuno e l’astinenza del venerdì santo.
Tutti sappiamo
che il cammino di una comunità è lento, l’importante è perseguire con
gradualità l’obbiettivo che la Chiesa ci indica, e cioè suscitare nel
Battezzato la nostalgia di Dio, seguendo e ascoltando l’Uomo della Croce
che manifesta l’amore misericordioso del Padre fino alla gloria della
Risurrezione.
E allora
incoraggiamoci nel Signore a intraprendere anche quest’anno il nostro
cammino, perché la conversione che il Signore ci ha chiesto di vivere
durante la quaresima sia conseguita testimoniata durante i ritmi intensi
delle celebrazioni di questi giorni.
Progetto pastorale della parrocchia - Bozza
non definitiva
Una Chiesa:
“casa e scuola di comunione”
Parrocchia Immacolata Concezione
Via Carducci, 21
- 87022 Diamante - Telefax 0985.876966
www.parrocchiaimmacolatadiamante.it
immacolatadiamante@tiscali.it
1. UN PÒ
DELLA NOSTRA STORIA
1.1
Il Casale sul Diamante
La nostra
parrocchia è erede spirituale di un insediamento abitativo, documentato
fin dai tempi della ripartizione feudale del nostro territorio. Con gli
angioini fu assegnato ai Sangineto, infatti il fiume Diamante è indicato
come confine del loro dominio. La piccola comunità viveva la sua fede
attorno della Chiesa sacramentale di San Nicola Magno, presso la quale
nella prima metà del ‘600, col regno dei Sanseverino, fu eretto il
Torrione, a difesa dalle scorrerie dei pirati berberi che in quel tempo
infestavano i mari.
La vita sacramentale di questa chiesa
è attestata, nelle relazioni ad limina, dal 1622.
La storia non ha trasmesso nulla del
primo insediamento canonico al Casale sul Diamante, purtroppo non si
conserva neanche la memoria del sito dove la Cappella era situata. Si sa
che era all’interno della proprietà feudale, cioè tra il settecentesco
palazzo dei Carafa e il Torrione.
Di questa cappella sono conservati
nella Chiesa Madre la statua di San Nicola Magno e il Fonte Battesimale.
1.2
Nasce la Chiesa Madre
Successivamente, a motivo di conflitti giurisdizionali e canonici tra i
Governatori dei Carafa e il Vescovo del tempo, la sede fu traslata nella
nuova Chiesa dedicata all’Immacolata Concezione. La costruzione risale
ai primi del ‘600, fu edificata sul Timpone al di fuori delle proprietà
feudali, a ridosso di una preesistente Cappella dedicata alle Anime
Purganti, nella quale fino a qualche anno fa si conservava una tela, poi
trafugata.
La vita liturgica e sacramentale
nella Chiesa Madre, per come si evince dai registri di battesimo e di
matrimonio, ha avuto inizio nel 1666, il suo primo parroco è stato
l’Arciprete Don Francesco Scaglione.
1.3
Il Castello tra ‘700 e ‘900
Grazie
all’azione del Principe Tiberio Carafa, il Diamante assurse alla dignità
di Castello, e a motivo della crescita della popolazione si ritenne
necessario ampliare la Chiesa Madre, tra il 1738 e il 1750 fu aggiunto
l’abside e fu elevata in altezza.
E’ della
seconda metà del ‘700 la Cappella di San Giuseppe, costruita
immediatamente sul mare, era molto più piccola rispetto alla forma
attuale. E’ stata ingrandita e impreziosita dai fedeli agli inizi del
‘900.
Quasi a
ringraziare la Vergine Immacolata per la nuova dignità acquisita da
Diamante che diventa Comune, nel 1882 la Chiesa Madre viene nuovamente
riqualificata strutturalmente e artisticamente, e viene trasformata
architettonicamente per come oggi si presenta ai nostri occhi.
Dal 29
settembre 1917 la nostra comunità parrocchiale viene canonicamente
ampliata fino al torrente Aurora (allora torrente Pietrarossa), con
l’aggregazione di parte del territorio canonico della confinante
Parrocchia di Cirella, Santa Maria dei Fiori.
In seguito alla
divisione canonica del territorio fatta nel 1964 con l’istituzione della
parrocchia di San Biagio Vescovo e Martire, la comunità che vive la
testimonianza della fede nella Chiesa Madre è costituita da circa 2100
battezzati, che abitano il centro storico della città e alcune aree di
sviluppo urbano e rurale.
Con il
concordato del 1985 la Parrocchia Immacolata Concezione, ha avuto il
riconoscimento di persona giuridica regolarmente iscritta al RPG n.348
in data 7 novembre 1986, Gazzetta Ufficiale del 20 novembre 1986.
Dal 1 settembre
2008 il Vescovo ha nominato per nove anni Parroco della Comunità Mons.
Cono ARAUGIO e Parroco in Solidum Don Tonino BIONDI.
1.4
L’Immacolata anima di Diamante
Scorrendo
questo excursus storico possiamo affermare che nelle varie tappe che
hanno scandito la vita della nostra città, Diamante ha sempre vissuto
nella Chiesa Madre, quale punto di riferimento di tutti i cittadini, la
celebrazione dei momenti storici che ne hanno accompagnato la crescita
sociale e politica. Per intere generazioni ognuno vi ha lasciato la sua
impronta, quasi a voler ricordare ai propri figli il lungo cammino
storico percorso per la crescita della città all’ombra della Vergine
Immacolata.
Ma Diamante ha
anche voluto ricordare che ciò che oggi è diventato, ha quale baluardo
della sua libertà, come sua guida la Vergine Santa. Questo sentimento di
riconoscenza lo ha espresso e lo esprime nella profonda devozione che
nutre verso l’Immacolata, che fin dall’arrivo della statua è stata
venerata come Patrona della Città.
Nelle diverse
emozioni che la pietà popolare riesce a suscitare si coglie questo
filiale affetto verso la Vergine Santa che l’ha accompagnata da
generazioni, solenne e maestosa, nelle diverse situazioni e nei diversi
tempi che la comunità ha vissuto con sacrificio e passione nella gioia
di lottare ogni giorno nel suo cammino terreno incontro al Signore che
viene.
La città ha
sempre sentito accanto a se la Vergine Santa e ha sempre corrisposto a
questa certezza con grande passione e dedizione interiore.
La storia, come
tutti sappiamo, è maestra di vita e deve essere sempre presente nella
nostra memoria. Le cose e le situazioni sono nate prima di noi e
continueranno anche dopo di noi.
Sappiamo bene che noi passiamo mentre
la storia continua nel suo cammino, spesso al di là e al di sopra di
come noi cerchiamo di percorrerlo.
Nel breve
cammino delle nostre vite personali, abbiamo visto cambiare e a volte
morire anche situazioni e ideologia che nella loro presunzione avrebbero
dovuto e voluto cambiare il mondo intero.
Maturare la coscienza di questa
verità, chiaramente, non svilisce il contributo che ciascuno è chiamato
a dare nella parte che gli spetta perché la storia continui il suo
corso, ma è sempre bene aver chiaro il giusto rapporto e
conseguentemente il rispetto che ci deve essere tra ciò che siamo e ciò
che è da tempo.
1.5 Su quali valori costruire la
speranza
A noi oggi è
affidata questa grave eredità sociale e spirituale, continuare un
cammino che la Chiesa ha percorso in questa comunità, vivendo dedizioni
spesso eroiche che noi non dobbiamo dimenticare e dalle quali abbiamo
molto da imparare per continuare, come i nostri padri, l’impegno di
costruire la speranza per i nostri figli che forse si sentono trascurati
nelle loro attese.
E’ ormai
trascorso un anno dalla presa di possesso canonica della Comunità
parrocchiale, un tempo prezioso durante il quale abbiamo cercato di
cogliere i doni di grazia che il Signore ha fatto alla nostra città, ma
soprattutto di comprendere con maggiore attenzione in che modo il
Signore ci chiede di renderlo presente nella quotidianità.
La nostra
città, continua ad essere, come abbiamo già detto, profondamente segnata
dalla tradizione religiosa cristiana e in particolare dalla profonda
devozione all’Immacolata Concezione, ma nel contempo è particolarmente
bisognosa, come tante comunità di antica cristianità di una nuova
evangelizzazione capace di restituire ai battezzati la freschezza
della novità che Gesù Cristo rappresenta per ogni uomo di ieri, di oggi
e di sempre.
Non dobbiamo
illuderci dei trascorsi storici, né sognare situazioni idilliache che
non esistono più. E’ evidente anche a uno sguardo superficiale che c’è
bisogno di un lungo lavoro pastorale orientato a ricomporre il collante
spirituale tra le varie famiglie che compongono il tessuto sociale della
città. Tra le quali, soprattutto tra quelle storicamente cittadine
sussiste una esasperata contrapposizione e un accentuato familismo.
Inoltre,
soprattutto la componente giovanile è assoggettata al martellante
bombardamento ideologico del materialismo, del consumismo orientato a
trasformarli in consumatori, né va dimenticato che anche nei nostri
ambienti è presente il dramma giovanile delle tante droghe con tutto ciò
che questo determina in ordine al coinvolgimento delle famiglie sia dal
punto di vista economico, sia da quello psicologico.
Perciò
riteniamo necessario incoraggiare a perseguire, ancora una volta con
linearità e coerenza, l’impegno di annunciare la Buona Notizia della
risurrezione del Signore. Questa notizia è la vera novità per la vita
dell’uomo di ogni tempo, una novità che ha sempre alimentato l’anelito
alla santità, e che ha incoraggiato alla speranza la comunità cristiana
anche nelle situazioni più difficili da affrontare.
Questa speranza
che nasce dall’incontro personale con Gesù Cristo risorto si trasmette
attraverso:
-
l’Ascolto e l’Annuncio della Parola che il Signore ci ha affidato;
-
la
Vita di Comunione celebrata attorno alla Mensa del Signore;
-
la
Testimonianza dell’Amore/Carità che dobbiamo vivere e diffondere in
tutti i cuori.
Perseguendo
fedelmente questi itinerari formativi riteniamo di poter valorizzare
questi valori, che sono basilari nella vita della comunità cristiana:
-
l'amore per la giustizia e la pace;
-
l'amore per la comunità nella quale il Signore ci ha posto;
-
la
valorizzazione della persona in quanto persona;
-
la
disponibilità a crescere insieme nella comprensione vicendevole;
-
la
capacità di vivere l'ascolto dell'altro;
-
la
volontà inappagabile di vivere, nella gratuità più autentica, la
costruzione del Regno di Dio.
Solo in questo
modo tutti potranno attingere alla sorgente, che è Cristo, energie
sempre nuove di fiducia nei fratelli che il Signore ci pone accanto e
con i quali dobbiamo camminare con gioia nell’amore eterno del Padre,
verso la gloria eterna.
2.
L’ASCOLTO E L’ANNUNCIO DELLA PAROLA
Riportiamo alla
nostra memoria l’invito accorato di Giovanni XXIII che nell’indire il
Concilio Vaticano II incoraggiava a prendere in mano gli Atti degli
Apostoli e a rivivere i tempi in cui i discepoli riuniti nel Cenacolo
attendevano il dono dello Spirito: “… erano assidui e concordi nella
preghiera … con Maria la madre di Gesù …” (At 1,14). Il
Santo Padre chiedeva al Signore di rinnovare nella nostra epoca le
meraviglie di allora: “come per una nuova Pentecoste” .
A che punto siamo nella Comunità
cristiana di Diamante per quanto concerne il rinnovamento conciliare?
Siamo disposti come Comunità cristiana a vivere in modo sempre nuovo la
Pentecoste? O forse viviamo la fede in modo appagato, apatico, incapaci
di conversione vera, troppo immersi nei nostri cammini di vita
spirituale incapaci di cogliere la novità perenne dello Spirito Santo.
Lo Spirito Santo ha bisogno della
nostra costante disponibilità allo stupore, per continuare ad operare ed
a rendere presente, le meraviglie sempre nuove che il Padre ha affidato
alla Chiesa nel suo agire nel mondo per aprire l’uomo alla speranza.
2.1 Lo Spirito
del Risorto educa all’ascolto
La Parola di Dio, con la
quale il Signore si accompagna alla nostra vita nella città, è una
Parola che, grazie al nuovo cammino di Chiesa intrapreso con il Concilio
Vaticano II, fin dalla nostra giovane età abbiamo sentito risuonare come
la novità perenne della presenza di Dio nell’oggi della storia
dell’uomo, è capace di illuminare di luce sempre nuova, anche la vita
della Chiesa.
Mediante la Parola Gesù stesso parla
al nostro cuore, e vuole orientare la nostra attenzione all’azione
amante del Padre. Una azione che manifesta l’amore misericordioso del
Padre che, attento alla debolezza dei suoi figli, sostiene e incoraggia
la disponibilità alla costruzione del Regno con la potente azione dello
Spirito Santo.
La Parola apre
la nostra mente a una comprensione più vera della realtà nella quale
viviamo, invita ad un modo nuovo di relazionarci, propone valori nuovi,
legati alla vita nello Spirito, sui quali spendere le nostre energie ed
il nostro tempo, apre all’amore vero, alla gratuità, al dono di sé:
“Quando verrà il Paraclito … egli darà testimonianza di me e anche voi
darete testimonianza … Lo Spirito della Verità vi guiderà a tutta la
verità … egli vi annuncerà cose future … il frutto dello Spirito è
amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza,
dominio di sé …”
Queste immagini
che la Parola rivitalizza nel nostro cuore, si coniugano bene con ciò
che il Signore ha donato di vivere mediante il Battesimo: rendere
presente l’azione dello Spirito Santo, nella disponibilità alla
testimonianza, incarnando con umiltà, instancabilmente ciò che la
Chiesa, in perenne ascolto della voce dello Spirito Santo, prepara per
il bene della comunità umana.
Cieli nuovi e terra nuova
affermerebbe l’autore dell’Apocalisse, poiché lo Spirito incoraggia a
comprendere sempre come novità l’agire di Dio, che nella vita di ogni
giorno si manifesta attraverso il coraggioso pellegrinare della Chiesa
nel mondo.
Oggi
costantemente siamo sollecitati come Battezzati, mediante l’ascolto
costante della Parola e seguendo l’esempio della Vergine Immacolata, a
rivisitare il nostro essere al servizio del Signore in una terra spesso
provata da difficoltà obbiettivamente non sempre facili da affrontare,
che da sempre si accompagnano al pellegrinare della nostra gente e che
hanno sempre esigito una grande disponibilità al sacrificio.
Come dare
speranza, come incoraggiare, come educare alla gioia di sentirsi liberi,
come cercare in modo sempre nuovo il vivere la nostra disponibilità di
servi costantemente in ascolto della Parola, come testimoniare l’ascolto
della Parola nella disponibilità all’accoglienza delle tante voci che il
nostro popolo costantemente eleva, nella speranza che qualcuno le
ascolti.
Alla comunità
cristiana si chiede, da più parti con insistenza, una maggiore
attenzione ai problemi sociali e politici, che certamente esigono da
parte di tutti energie sempre nuove per contribuire a umanizzare la
città.
Come rispondere a queste attese, come
continuare ad essere segno di speranza tra la nostra gente.
Ma soprattutto dobbiamo porci questa
domanda: che cosa lo Spirito Santo chiede di mettere al centro della
nostra attenzione spirituale per costruire la pace nella comunità
cristiana di Diamante.
2.2 Il Cammino della Croce
Noi sappiamo
che il Pane della vita è anche il pane del sacrificio, segno dell’amore
con cui Gesù ci ha amati, l’amore assume frequentemente le sembianze
della croce. Questo non ci deve spaventare poiché la fede vissuta nelle
nostre case, nella quale siamo cresciuti e testimoniata dai nostri
cari, ci ha insegnato che la sofferenza è germe di vita.
E’ perciò normale che le tante
sofferenze che si accompagnano alla nostra vita, osservate con cristiana
attenzione, vissute con dedizione nel Signore, per il cristiano aprano
in modo particolarissimo alla speranza: “L’ora dello sconforto è
l’ora di Dio. Non ci sono più speranze, allora è l’ora della speranza …
occorre riconoscersi perduti, offrirsi perduti. Per lodare sempre più
pienamente il Signore che salva” ( H.Caffarel).
Il Signore ci
chiede di invocare il dono dello Spirito del Padre, di leggere la nostra
realtà alla luce di quanto lui vorrà svelarci, perché solo lo Spirito
apre alla comprensione della verità tutta intera. Per vivere tale
esperienza occorre riconoscere la propria condizione di povertà,
ragionare secondo Dio e non secondo gli uomini, con la potenza di Dio e
non tanto con le amicizie degli uomini.
Più si fa esperienza della povertà,
più si vive la capacità di comprendersi totalmente ricchi in ciò che Dio
ci ha donato, la sua amicizia, la sua alleanza, il vivere al suo
servizio.
Il salmista ci ricorda che non siamo
nulla, siamo soffio, siamo momento che passa, siamo erba che dissecca,
in Dio diventiamo forza, siamo eternità.
2.3 La Missione dei Battezzati
E’ il mistero
della missione che il Signore affida alla nostra fragilità, più noi
cogliamo il senso della nostra finitezza e ci apriamo al dono dello
Spirito tanto più lui viene incontro alle nostre paure, ci trasforma e
ci apre a una comprensione del valore infinito, quasi impossibile da
cogliere nella sua pienezza, dell’impegno pastorale, una comprensione
che ha in Dio il suo riferimento iniziale con la chiamata, in Dio il suo
compimento nel giorno dell’incontro con la sua misericordia in paradiso.
La coscienza piena di questo progetto
ci rende sereni, ci rende liberi, totalmente affidati a Dio, totalmente
dediti alla missione che lui, nonostante tutti i nostri limiti, ci
affida.
Come
corrispondere alle tante attese della nostra gente se non con una
coraggiosa coerenza nella solidarietà e nella testimonianza, completata
con il sostegno della preghiera e l’annuncio della verità che libera
l’uomo da tutte le schiavitù?
Il Signore ci chiede di essere sua
presenza che ama i suoi figli, che ama ogni uomo. Ci chiede di confidare
nella potenza dello Spirito Santo che dona a chi lo accoglie, una
libertà nuova, dona gioia, dona fiducia.
Come comunità
di battezzati nel mistero di comunione della SS.Trinità diventiamo più
credibili, se viviamo il messaggio che il Signore ci ha affidato con la
disponibilità a incarnarlo nella testimonianza a vivere nell’amore
l’impegno pastorale.
In ogni attività, in tutte le
relazioni deve sempre emergere il guardate come si amano delle
prime comunità del Risorto. E’ questo il messaggio che i nostri
fratelli e le nostre sorelle attendono, perché apre alla fraternità e
conseguentemente alla fiducia nel futuro.
Il Signore ci
incoraggia ad essere non tanto una Chiesa ripiegata su se stessa che
piange il dramma dell’uomo del nostro tempo, ed eleva instancabile il
suo lamento per i mali del mondo che lo circondano; ma soprattutto una
Chiesa libera nello Spirito Santo che guarda con coraggio alla missione
di restituire speranza all’uomo del nostro tempo, perché è sostenuta e
illuminata dalla fede nel Signore Crocifisso e Risorto per sempre, segno
di resurrezione per tutti coloro che lo cercano, che confidano nel suo
aiuto, nella sua presenza, nella sua amicizia.
La Parola ci
ricorda che ai discepoli disorientati per l’annunciata partenza del loro
Maestro il Signore promette un altro Consolatore, il Paraclito:
“Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la
verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà
udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché
prenderà del mio e ve lo annuncerà” (Gv 16, 13-14).
Questa parola
di attesa e di speranza ha sempre alimentato e vitalizzato la comunità
dei seguaci di Cristo donando in ogni tempo la certezza che nelle
difficoltà della vita non si è mai soli, ma il Signore stesso, come per
i discepoli di Emmaus si accompagna alla nostra storia, la rischiara e,
nella nostra disponibilità a camminare in sua compagnia, le dona
luminosità sempre nuova con la sua Parola che apre a una comprensione
più vera dell’esistenza.
E’ attraverso
la Parola eterna del Padre, illuminata e compresa alla luce dello
Spirito Santo, che noi cogliamo la preziosità di essere eletti figli di
Dio. La sua presenza dona calore insostituibile. Ancora una volta,
confidando nella volontà di Gesù di accompagnarsi ai nostri passi, come
sempre deve fare ogni battezzato, sull’esempio dei discepoli di Emmaus
vogliamo ripetere: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è
ormai al tramonto” (Lc 24, 29).
2.4 Iniziative di Formazione della
Comunità
Formazione Biblica
- Tutte le iniziative formative e liturgiche animate dalla parrocchia
saranno orientate alla formazione biblica, per venire incontro alla sete
della Parola di Dio che è presente in molti cuori.
L’obbiettivo immediato che ci
prefiggiamo è quello di una maggiore dimestichezza nell’uso ordinario
della Parola per la propria crescita spirituale, attraverso la
valorizzazione della Lectio divina.
Gli itinerari formativi, impostati
sull’approfondimento biblico, sono orientati a far crescere l’amore
verso la Parola di Dio e la disponibilità a viverne l’annuncio nei
quartieri e nelle case della Comunità durante i tempi forti dell’anno
liturgico.
Azione Cattolica
- Fin dalla sua nascita, ha operato nella nostra parrocchia per la
crescita e il consolidamento della fede nei battezzati, contribuendo con
alcuni suoi componenti alla diffusione dell’Associazione anche nella
nostra diocesi.
Continua ancora oggi, con molti
sacrifici, a vivere il suo servizio educativo per la crescita della fede
con gli adulti, i giovani e i ragazzi.
L’Azione Cattolica sta vivendo un
profondo rinnovamento in ordine:
- alla
comunione, in virtù della sua presenza capillare in ogni ambito
dell’azione pastorale è chiamata ad animare la comunione nella comunità
cristiana e ad alimentarla nelle relazioni con le altre presenze
ecclesiali presenti nel territorio della città.
- alla
formazione, dando maggiore spazio all’uso della Parola di Dio e
continuando a operare, attraverso il metodo della catechesi
esperienziale, la trasmissione della fede in Gesù Cristo nell’oggi della
storia;
- alla
missione, mediante un più attivo coinvolgimento nella vita della città
attraverso la prassi delle settimane, questo concorre all’animazione
della vita sociale della città, secondo quanto la Chiesa le affida di
volta in volta negli itinerari formativi.
Iniziazione Cristiana
- Seguendo quanto la Chiesa ci chiede di attualizzare, gli itinerari di
formazione cristiana orientati alla Iniziazione Cristiana dei fanciulli,
dei ragazzi e dei giovani sono impostati in chiave catecumenale.
Questo significa che la Parola di
Dio, la Liturgia della Chiesa, l’impegno nella Carità, il coinvolgimento
attivo dei genitori sono parte integrante del cammino formativo.
Pur cogliendo molte resistenza da
parte delle famiglie che, in buona parte distratte dai tanti interessi
del nostro tempo, continuano a vivere una prassi catechistica orientata
ai sacramenti, l’azione educativa viene orientata a far crescere l’amore
per vita cristiana e l’impegno nella partecipazione attiva e gioiosa
alla vita di Comunità.
Formazione per le Coppie
– La nostra comunità parrocchiale
è formata da circa 800 nuclei familiari. Per sostenere la crescita del
protagonismo della vita cristiana nelle famiglie, e anche per rimuovere
il forte arroccamento che molte famiglie vivono, si è avviato, con la
partecipazione di poche coppie, un cammino formativo orientato alla
comprensione ecclesiale del valore della vita familiare.
Questo itinerario prende spunto da
quanto il Direttorio Pastorale dei Vescovi italiani propone sulla
famiglia cristiana oggi, dove viene ricordato che la Parrocchia è la
famiglia delle famiglie.
Si spera così di poter creare,
all’interno della parrocchia, un gruppo di famiglie impegnate nella
propria crescita spirituale e capaci di diventare nel tempo, punto di
riferimento per il coinvolgimento delle altre famiglie della comunità.
Famiglie che a loro volta si rendano
disponibili, con la loro testimonianza attiva, ad accompagnarsi e a
sostenere il lavoro dei catechisti, per concorrere insieme alla crescita
dei figli nella fede.
L’esperienza
liberante dell’amore di Dio, trova il suo momento più vero, quando lo si
vive come assemblea orante attorno all’altare. Tutti facciamo esperienza
che quando ci incontriamo attorno alla mensa del Signore, per celebrare
l’Eucaristia radice della comunione, viene alimentata in noi la gioia
del ringraziamento.
Il ringraziamento nasce dalla
coscienza di aver ricevuto un dono, il dono più grande che il Signore ci
ha fatto è la comunione nella Comunità, di cui siamo segno; e la
comunione all’interno della Chiesa, di cui Gesù è segno quando ci
convoca attorno alla mensa, e quando noi corrispondiamo al suo invito.
E’ sempre bello e rendere visivamente
questa comunione, mettendoci vicini gli uni agli altri, e non isolandoci
e disperdendoci nell’aula liturgica.
3.1 Gesù Cristo è nostro cibo e
nostra bevanda
Il cammino che
la nostra Comunità cristiana ha percorso, è sempre stato sostenuto dalla
presenza di Cristo, Gesù stesso si è accompagnato alla vita della nostra
gente con sensibilità e intensità. E’ Gesù il cuore dell’unica Comunità
dei Redenti, alcune volte corriamo il rischio, in virtù dell’adesione a
particolari forme di aggregazione ecclesiali, di frammentare quello che
lui, mediante il sangue sparso sulla Croce per i nostri peccati, ha
generato in unità.
Sappiamo bene
che stare attorno alla Mensa del Signore costituisce il centro della
vita cristiana. Occorre affermare che forse la comunità cristiana,
ancora oggi, si frammenta in troppe celebrazioni per vivere la festa
dell’incontro con Cristo nel giorno che Lui stesso ci ha donato.
Ritrovarsi per celebrare l’unica
Eucaristia della Comunità, è restituire al Signore il protagonismo nella
storia della nostra città, tutti uniti attorno allo stesso altare, in
questo modo noi viviamo la disponibilità all’ascolto della sua parola,
alla pace che lui ci dona, alla missione che lui ci affida.
Ogni volta che il Signore ci chiede
di stare con lui, noi lo sappiamo bene, lo fa per farci gustare la gioia
di intrattenerci in sua compagnia, di fermarci per ascoltare la sua
parola di vita che apre alla speranza eterna.
Il Maestro apre
vie sempre nuove, sulle quali ci chiede di incamminarci con coraggio
alla scoperta di una libertà sempre più autentica, la libertà dei figli
di Dio che nell’incontrarsi tra i fratelli si sentono visitati dal
Signore. Senza trascurare il cammino che la comunità ha percorso, Gesù
ci chiede di guardare avanti con coraggio, come sempre, Lui ci precede e
prepara i sentieri che dobbiamo percorrere con docilità per vivere alla
sua sequela.
Ma ancora di
più, egli ancora una volta si dona come nostro cibo, ci chiede di
condividere la nostra storia attorno a Lui. Il pane del sacrificio e del
lavoro dell’uomo, grazie alla potenza dello Spirito, diventa presenza di
Cristo, Pane della vita di cui tutti ci nutriamo per poter vivere come
lui.
La vita di
comunione in Cristo apre a una speranza vera. Vera perché non è nostra
ma ci è donata, vera perché non la possediamo ma ci possiede. Gesù
stesso ci chiede di farne un dono perché tutti facciano l’esperienza
della pace che nasce dall’incontro con lui, dallo stare con lui. E una
speranza che fa di noi una comunità di fratelli, e che incoraggia a una
fraternità universale, da diffondere sempre con gioia e da vivere con
tutti coloro che il Signore ci fa incontrare.
3.2 Lungo la via il Risorto si
accompagnò ai loro passi
L’incontro con
Cristo risorto ci apre a una comprensione più piena della vita di
comunione. Vogliamo riflettere insieme sulla preziosità di questo dono e
lo facciamo con le parole del Santo Padre Benedetto XVI, il quale
citando la Pastores dabo vobis, affida alla nostra preghiera e
alla nostra riflessione di parroci, in questo anno così caro alla
vocazione, la grave responsabilità di testimoniare la vita di comunione:
“Il ministero ordinato ha una radicale “forma comunitaria” e può
essere assolto solo nella comunione dei presbiteri con il loro Vescovo.
Occorre che questa comunione fra i sacerdoti e col proprio Vescovo,
basata sul sacramento dell’Ordine e manifestata nella concelebrazione
eucaristica, si traduca nelle diverse forme concrete di una fraternità
sacerdotale effettiva ed affettiva. ” (Lettera per l’indizione di un
anno sacerdotale, Libreria Editrice Vaticana 2009, p.21).
Per estensione
questo principio ineludibile della comunione, in questo caso con il
proprio Parroco, vale anche per tutti voi fratelli e sorelle che nella
Pastorale Biblica, nella Catechesi di Iniziazione Cristiana, nell’Azione
Cattolica, nella Caritas, nel Servizio Liturgico o nel nascondimento
della testimonianza quotidiana, in quanto fedeli laici in Cristo, ogni
giorno rendete presente l’amore di Dio nella comunità cristiana,
mettendo a disposizione di tutti i carismi che lo Spirito vi ha
donato, e contribuendo in tal modo attivamente e cristianamente alla
costruzione della città dell’uomo.
La nostra
storia ci ha affidato, una città dell’uomo che, pur tra molte
contraddizioni, difficoltà sociali e spirituali, vive ancora alla
presenza e alla ricerca del Signore. Una città dell’uomo che guarda
ancora con attenzione, pur fra molte contraddizioni, alla Chiesa,
cercando nelle sue parole e nelle sue azioni quella capacità che le dona
lo Spirito Santo di essere segno del Regno di Dio, che è sempre in
divenire.
A noi è
affidata la grave responsabilità di cercare le vie nuove che il Signore
incoraggia a percorrere. Cercare vie nuove, non vuol mai diventare il
rischio di camminare per vie inesplorate e solitarie legate a proprie
scelte personali a protagonismi personali, ma vuol dire cercare in modo
nuovo lo stare con Gesù, è Gesù stesso che scoraggia da simili
atteggiamenti legati “al prurito di novità” ricordando a tutti
che: “Senza di me non potete far nulla” (Gv 15, 5).
Il Signore,
promettendo il dono dello Spirito Santo, quale potenza che viene
dall’alto e dono del Padre ai suoi discepoli, non ha dubitato
nell’affidare la missione di rendere presente il suo Regno di giustizia
e di pace alla nostra fragilità. Nel contempo insistentemente ci ha
messo in guardia dalla presunzione di diventarne proprietari, questo non
sempre viene compreso nella comunità, è sua volontà che noi restiamo
docili ai suoi insegnamenti.
Sappiamo bene
che a motivo della fiducia che ha riposto in noi, si attende che
ciascuno di noi corrisponda alla sua fiducia con impegno sincero;
vivendo, nella fedeltà agli insegnamenti della Chiesa, la disponibilità
ad essere come lui stesso ci ha insegnato e come tutti si attendono, al
servizio di tutti e soprattutto al servizio degli ultimi.
3.3 Il Pane della vita alimenta
la speranza dell’uomo
Alla sequela
del pellegrinare di Maria che cerca l’uomo per ricondurlo alla
misericordia del Padre, come Chiesa siamo chiamati ad educare che
costruire l’oggi della città dell’uomo, esige l’impegno di tutti per
restituire centralità alla persona. Ricordando a se stessi che la via
del Vangelo, la via della Chiesa è l’uomo.
La città dell’uomo, spesso trascinata
in modo confuso e disorientante dal vortice della frenesia del nostro
tempo, ha bisogno di vivere con più serenità per riscoprire che ogni
uomo è persona, preziosa, insostituibile, da rispettare sempre,
qualunque sia la sua condizione sociale, dalla nascita all’ultimo
instante di vita, perché alla luce di quanto il Signore ci ha insegnato,
noi abbiamo imparato che ogni persona è tempio dello Spirito Santo.
E’ vero ogni
persona è un cumulo di fragilità da ricomporre in comunione, di
sensazioni legati ai sentimenti, ogni persona vive le tensioni sociali
legate ai ritmi e ai drammi che la vita ogni giorno propone e verso i
quali tutti siamo incoraggiati dal Signore a investire le energie
spirituali.
Le parabole del
Regno però ci ricordano che le responsabilità, i talenti, i carismi,
doni dello Spirito, che ci derivano dalla fede nel Signore Gesù, vanno
condivisi, vanno spesi e che, se valorizzati orientandoli gratuitamente
al bene comune, fanno di ciascuno di noi la novità della storia.
Ogni storia
personale diventa più vera, anche verso se stessi, se condivisa nella
trasparenza con i fratelli e le sorelle che camminano con noi e che il
Signore ci pone accanto, sono i cristiani della soglia, i fratelli della
porta accanto, l’ammalato che abbiamo sempre trascurato; bussano con
insistenza alla porta del nostro cuore e attendono da noi maggiore
attenzione, più amore, meno pregiudizi, più accoglienza e attenzione ai
loro problemi.
Tutti sappiamo
bene, lo abbiamo imparato da Gesù, che anche la storia più nascosta agli
occhi degli uomini, è una storia che Dio conosce, è una storia che è
amata da Dio. Ed è questo ciò che conta perché l’amore con cui Dio ci
ama è eterno, non ha mai fine, non viene mai meno.
3.4 Attività
di Animazione Liturgica nella Parrocchia
La liturgia della festa
– La Domenica è il giorno della comunità, del ringraziamento e della
lode. La Comunità cristiana sin dai primi tempi della chiesa ha vissuto
questo giorno come esperienza di liberazione e di fraternità. E’ un
fatto evidente a tutti la poca comprensione del significato
dell’appuntamento festivo. La mancanza di una coscienza del
ringraziamento verso il Signore viene evidenziata con una partecipazione
frammentata e occasionale.
Un’altro dei motivi di impoverimento,
per la vita di comunità, è il fatto ineludibile delle troppe messe
festive che spezzettano di fatto la vita liturgica della nostra
comunità. Auspichiamo di poter dimezzare, almeno in alcune occasioni
festive, le tante celebrazioni per poter godere come comunità una sola
celebrazione attorno all’unica mensa del Signore.
L’Adorazione Eucaristica
– Questo appuntamento settimanale è il dono che Gesù fa alla nostra
comunità, stare insieme per nutrirci dell’amore contemplato nel mistero
della presenza mistica di Gesù nell’Eucaristia.
E’ un momento da vivere nell’intimità
con il Signore, e in questa intimità riuscire a superare, proprio in
virtù della sua presenza, le tante fragilità dettate dal rispetto umano,
che si accompagnano all’impegno della testimonianza nella vita di ogni
giorno.
Un momento più intenso e prolungato
di contemplazione del mistero eucaristico è vissuto ogni primo venerdì
del mese con la giornata eucaristica. In questa giornata i sacerdoti
vivono la visita agli ammalati e si rendono più disponibili per le
confessioni e la direzione spirituale.
Animazione Liturgica
– E’ un gruppo di fedeli laici impegnato ad operare per un
coinvolgimento attivo dell’assemblea liturgica festiva, personalizzando
la celebrazione e valorizzando i doni dello Spirito con i quali il
Signore ci chiede di vivere il Ringraziamento.
Si spera che questo servizio alla
liturgia possa concorrere a cogliere meglio l’azione che Dio compie ogni
giorno per il bene della comunità dei battezzati, alimentando così il
senso della riconoscenza e della disponibilità all’amore con il quale il
Signore ci ama.
Cori Parrocchiali
– L’azione liturgica viene celebrata e vissuta meglio se è animata e
vitalizzata dai cantori. Per cui il servizio che i cori presenti in
parrocchia offrono è prezioso e insostituibile.
Nel ricordare che il Coro è parte
integrante dell’assemblea liturgica, per cui la posizione dei coristi va
localizzata pienamente nell’Assemblea liturgica, ci si sforzerà mediante
il cammino di formazione di far comprendere sempre meglio quanto la
chiesa chiede di vivere per servire la liturgia.
E’ opportuno, con un lavoro coerente
e metodico, cogliere l’importanza di coinvolgere tutta l’Assemblea, per
le parti che le competono, nel canto liturgico. Questo permette a tutti
i fedeli di sentirsi protagonisti di questo ambito della liturgia,
grazie al quale tutta la comunità cristiana diventa un inno di lode al
Signore.
Gruppo dei Lettori
– La proclamazione Liturgica della Parola di Dio esige una preparazione
e anche un coordinamento delle disponibilità per evitare confusione,
pressapochismo e per non vanificare, attraverso una proclamazione non
preparata, la ricchezza che promana dall’annuncio nella liturgia. Il
problema centrale non è saper leggere, ma sapere che cosa si va a
leggere, o per meglio dire proclamare.
Una cura particolare sarà dedicata
alle persone che chiedono di annunciare la Parola, perché, la loro
crescita spirituale sia permeata dal servizio che offrono alla comunità
e perché loro stessi crescano sempre più nella comprensione del
particolare privilegio che il Signore dona di esercitare per il bene
della comunità.
Gruppo di Preghiera di Padre Pio
– La comunità per crescere ha bisogno di pregare e di essere sostenuta
con la preghiera, mettendo sempre al centro della propria attenzione
coloro che sono nella sofferenza.
Questo cammino spirituale, al quale
Padre Pio, affidava la buona riuscita di ogni attività. sia spirituale
che sociale, è prezioso perché il suo motivo di esistere è legato alla
preghiera.
La preghiera è l’anima di ogni
iniziativa, è l’essenziale che deve sempre precedere e accompagnare la
vita della comunità.
La Comunità dei
cristiani visitata dal Risorto e animata dalla Spirito Santo di Dio, è
perciò una presenza particolarmente preziosa nella società dell’uomo.
Una comunità che vive con impegno il proprio battesimo nella vita di
ogni giorno, senza mai dimenticare che la meta dell’esistenza è
l’incontro con la misericordia del Padre, nella vita eterna.
Questa speranza
alla quale siamo stati introdotti mediante il battesimo ricorda anche
che l’esistenza terrena deve essere spesa in conformità a quanto lo
Spirito suscita dentro ciascuno di noi. Liberi dalle passioni,
arricchiti nella vita spirituale, nella ricerca sincera della povertà,
tutti protesi alla comunione vera con Dio, anelito derivato proprio
dall’incontro con Gesù risorto. E’ l’incontro con Gesù risorto che fa di
noi persone nuove, persone visitate dalla gioia dell’incontro con Gesù
che fanno della speranza il senso della vita.
L’essere
inseriti nel Corpo Mistico di Cristo mediante il Battesimo esige da
parte nostra la disponibilità a vivere secondo lo Spirito. Questo
significa fare discernimento nei nostri atteggiamenti, rimuovendo ogni
falsità vero ostacolo alla comunione nello Spirito, e mettendo in
risalto tutto ciò che apre a Dio, alla Grazia e manifesta la santità.
L’Apostolo ci ricorda che “Voi
però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal
momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo
Spirito di Cristo, non gli appartiene. Ora se Cristo è in voi, il vostro
corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E
se lo Spirito che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che
ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi
mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi” (Rm 8, 9-11).
La vita secondo
lo Spirito lungi dall’essere una esistenza che rifiuta l’impegno
sociale, il vivificare il mondo, è al contrario totalmente orientata
alla salvezza del mondo, siamo chiamati cioè a essere per il mondo, per
come ci insegna Gesù, la casa sul monte, la luce che rischiare
le tenebre. Questo insegnamento del Maestro è rivolto a tutti i
battezzati, ma in questa occasione voglio affidarlo soprattutto ai
gruppi di vita spirituale, ai contemplativi.
Nessuna
vocazione alimentata dai doni dello Spirito Santo va intesa come
estraniarsi dal nostro tempo, ma va compresa sempre nell’ottica di una
maggiore profondità, di un più intenso coinvolgimento nel dramma
dell’uomo e noi sappiamo che questo viene vissuto maggiormente nella
disponibilità, intensa e prolungata, alla ricerca interiore e alla vita
di preghiera.
Nel sollecitarvi a una intensa
cooperazione nella preghiera ci guida la certezza che la radice di ogni
servizio orientato all’emancipazione dell’uomo è la ricerca della
volontà di Dio, che ha nella preghiera e nella meditazione le vie
privilegiate.
Gesù stesso ci
è modello, prima di ogni scelta importante: inizio della missione,
scelta dei dodici, le tentazioni dei messianismi terreni, nel Getsemani;
nella sua storia di fedeltà alla volontà del Padre, si appartava anche
dai suoi discepoli più cari e restava solo, lungamente per pregare, per
vivere l’intimità con il Padre.
La comunione
vera si sperimenta nel cercare la volontà del Padre, non è facile in una
società confusa e complessa come la nostra; ecco perché è importante
seguendo l’esempio del Maestro trovare il tempo per restare con se
stessi nel silenzio, nella contemplazione avendo la certezza che si fa
esperienza di armonia con se stessi, di comunione vera quando ci
impegniamo a fare la volontà del Padre, anche quando questa sembra
superiore alle nostre possibilità o più semplicemente alla nostra
volontà.
Quando esercitiamo l’impegno alla
fedeltà nella preghiera, nella disponibilità al perdono, alla fraternità
verso i fratelli e le sorelle, quando esercitiamo la solidarietà verso
l’amico importuno.
4.1 L’accoglienza del Vangelo
apre alla fraternità
Il Signore si
attende da noi, come segno dell’appartenenza a Lui, una profonda
disponibilità alla comunione, poiché questa è la vocazione alla quale
siamo chiamati e alla quale dobbiamo corrispondere: “Non vogliate
rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale foste segnati nel
giorno della redenzione … siate benevoli gli uni verso gli altri,
misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in
Cristo” (Ef 4, 30.32).
Ascoltiamo
Gesù, ci nutriamo di Gesù, questo vuol dire guardare con più attenzione
al nostro modo di vivere la sequela. Come nella nostra vita viviamo la
fedeltà a Cristo? L’incontro quotidiano con Gesù cambia la nostra vita?
Riusciamo a vivere l’emozione di
sentirlo presente dentro di noi? Ci sentiamo sollecitati alla
solidarietà, alla condivisione? Per amore suo rimuoviamo dalla nostra
giornata tutto ciò che è ostacolo alla comunione, alla fraternità, alla
gioia della vita comune?
Sono domande
che chi vive al servizio del regno si pone sempre anche perché il nostro
tempo, esige una nuova dinamica di evangelizzazione, nuova negli
strumenti, nuova nelle forme, ma soprattutto nella valorizzazione dei
carismi e dei ministeri.
Si avverte sempre più l’esigenza di
rendere presente l’amore del Signore al di fuori dei luoghi di culto, la
comunità cristiana è perciò incoraggiata a testimoniare il Battesimo
nelle proprie case, negli ambienti di lavoro, nell’impegno della vita
politica, in una maggiore attenzione verso le marginalità. Il Signore,
ne siamo certi, ci darà la forza e la gioia di rendergli testimonianza
tra i più abbandonati della nostra comunità.
4.2 L’incontro con Cristo è una
esperienza di libertà
La comunità che
ci è stata affidata, vuole continuare a trovare nella chiesa, nella
fede in Dio che siamo chiamati a trasmettere e a testimoniare la
speranza che la società oggi non riesce a dare: alle famiglie, sempre
più alla ricerca di una nuova identità, di un ruolo educativo nuovo, ai
nuclei familiari in crisi.
Non è facile riconoscere ed
incontrare l’autentica felicità nel mondo in cui viviamo, in cui l’uomo
è spesso ostaggio di correnti di pensiero, che lo conducono, pur
credendosi libero, a perdersi negli errori o nelle illusioni di
ideologie aberranti.
E’ urgente
liberare la libertà (VS 86) rischiarare l’oscurità nella quale tanti
nostri figli si incamminano. Si parla molto, si fanno convegni per dare
più importanza e più stabilità alle politiche familiari, per fare più
spazio ai giovani, per essere più attenti ai problemi legati alla
disoccupazione ma obbiettivamente occorre affermare che si fa fatica a
cogliere questi valori come impegno politico e sociale vero, come
l’oggi nel quale si rispecchia la vita della nostra comunità.
Ma soprattutto
riteniamo sia importante vivere una maggiore attenzione verso i ragazzi
e i giovani che, fortemente strumentalizzati dal nostro tempo, si
allontanano dalla pratica religiosa e sempre con più difficoltà guardano
alla vita di comunità come l’ambiente naturale nel quale crescere,
sembra che dopo la Cresima il fatto religioso entri con difficoltà nella
vita dei nostri ragazzi e giovani.
Occorre una catechesi più dinamica,
capace di coinvolgere i nostri figli anche nel loro vissuto ordinario,
una catechesi esperienziale capace di suscitare entusiasmo per la vita
cristiana e non solo in riferimento alla recezione dei Sacramenti.
Da questa
esigenza nasce l’importanza di avere catechisti dinamici non semplici
trasmettitori di nozioni, ma catechisti disponibili a solidarizzare con
i ragazzi e i giovani, capaci di vivere la dinamica della complicità, al
punto da percepirsi vicendevolmente parte integrante della storia che il
Signore chiede di vivere insieme nella diversità dei ruoli e delle
situazioni.
Spesso la catechesi viene
vissuta come un doposcuola, dove si viene a fare i compiti o ad
ascoltare un professore che parla di cose che spesso non emozionano, non
coinvolgono.
La capacità di rendere testimonianza
al Risorto nasce dalla disponibilità, che Gesù viveva così bene, del
mettersi in ascolto del fratello o della sorella che Lui stesso ci fa
incontrare, è verso di loro, dopo averli ascoltati nelle loro esigenze,
siamo chiamati ad esprimere con i gesti e le parole la salvezza che il
Signore ci ha affidato.
Come dare
centralità all’accoglienza dei giovani se, come comunità d’amore, non li
aiutiamo a cogliere il futuro come traguardo verso cui orientare le
energie che hanno ed il protagonismo che gli è proprio?
Il Santo Padre Benedetto XVI
ricordava ai giovani “Amate la Parola di Dio e amate la Chiesa … essa
ha ricevuto dal Cristo la missione di indicare agli uomini il cammino
della vera felicità” (Messaggio XXI GMG). In tanti nostri figli la
coscienza di cercare Cristo e di trovarlo come sorgente della felicità
nella Chiesa, probabilmente non è più presente.
4.3 Una Comunità
corresponsabile
Di fronte alle
tante povertà pastorali del nostro tempo il Signore è attento e ci
sostiene con il suo Spirito, ma spesso nella comunità si guarda con
difficoltà ai doni che provengono dall’alto. Le novità ministeriali
alimentate dallo Spirito non sempre sono accolte nella pastorale
ordinaria, alcune stentano a trovare cittadinanza nel vissuto della
comunità, poiché spesso si preferisce sgomitare in spazi stretti, tra i
soliti noti, mentre il Signore ci sollecita ad aprirci nella dinamica
della missione.
Dobbiamo fare
nostra la preoccupazione sempre più viva, già presente nelle prime
comunità cristiane, della prudenza pastorale: “Non spegnete lo
Spirito, non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa, tenete ciò
che è buono” (1Ts 5,19-21). Lo Spirito Santo alimenta costantemente
la vita della Chiesa con nuovi carismi, ma nonostante le costanti
sollecitazioni del magistero non sempre la ricchezza dei carismi e dei
ministeri, viene colta quale primavera dello spirito nella sua
preziosità.
Siamo
pienamente coscienti che gli Organismi di partecipazione laicali e le
Aggregazioni ecclesiali, sono un dono del Signore alla sua Chiesa per la
evangelizzazione delle tante periferie del nostro tempo. Perciò sarà
nostro impegno valorizzare questo dono, coltivando e dilatando giorno
per giorno, con la vostra partecipazione attiva e corresponsabile, ad
ogni livello gli spazi della comunione.
E ancora, lo
ripetiamo con rinnovato vigore, che la comunione deve rifulgere con
trasparenza in tutti gli ambiti della vita ecclesiale:
- nei rapporti interpersonali tra i
Parroci, che devono improntare le loro relazioni nell’ottica dell’Unità
Pastorale con la sinergia dei carismi; facendo ogni sforzo per la
realizzazione vera della pastorale integrata, superando in questo modo
ogni divisione e contrapposizione negli sforzi dell’evangelizzazione
della città.
- nel dialogo pastorale con le Suore
Missionarie del Sacro Costato, dono prezioso che lo Spirito ha fatto
alla nostra città, occorre valorizzarne al meglio il carisma per un
ulteriore arricchimento della pastorale.
- tra le varie
forme di Aggregazioni laicali, che devono gareggiare nella disponibilità
sempre più autentica e testimoniata all’Annuncio e
non tanto nel fare i primi della classe in
virtù di presunte perfezioni raggiunte e forse non sempre visibili nella
testimonianza ordinaria.
La comunione è
il segno luminoso che fa la differenza tra come si vive e si edifica la
Chiesa e il modo di relazionarsi nella società civile. E’ tristissimo
constatare che, spesso, anche persone che si ritengono impegnate nel
costruire la vita della comunità stentano a cogliere il valore
ineludibile della comunione.
Dobbiamo
imparare sempre più ad amare, questo ci aiuterà a comprendere la
preziosità di coloro che Gesù ci mette accanto e che devono sentirsi
amati, inoltre concorrerà a orientare l’impegno pastorale verso
una valorizzazione vera e non strumentale degli Organismi di
partecipazione ecclesiali (Consiglio Pastorale Parrocchiale e Consiglio
per Affari Economici), incoraggerà anche la dinamica della
corresponsabilità e della comunione.
La vita di
comunione deve essere condivisa tra tutti coloro che in Cristo colgono
il grande dono della vita comune e della partecipazione al mistero
dell’appartenenza al suo Corpo mistico.
Il discepolo che Gesù amava ricorda
con insistenza nel suo Vangelo e nelle Lettere che ciò Gesù si attende
da noi è l’amarci con la stessa intensità con la quale lui ci ha amato.
“Da questo sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni
per gli altri” (Gv 13,35).
Il Signore ci
ha posti in questa terra la cui storia, lo abbiamo già detto, è segnata
da una profonda fede in Dio e nella Vergine Santa ma anche, e noi lo
sappiamo bene, da tante sofferenze e drammi umani. Ebbene la nostra
gente ci insegna che non dobbiamo mai perderci d’animo, il cristiano non
deve mai perdersi d’animo, nè cedere alla tentazione della disperazione
e dello scetticismo, il cristiano vive con fede e nella preghiera la
comprensione del progetto di Dio.
Il segreto che
ci permette di mantenere intatta la capacità di leggere i segni della
salvezza di Dio, che instancabilmente continua ad operare nella nostra
Chiesa, sta nell’incontro fedele e perseverante con Cristo sorgente
della vera gioia.
La gioia che si
accompagna alla missione, non deriva dall’incoscienza, dall’illusione o
dall’incapacità di leggere i drammi del nostro popolo ma dall’aver
compreso che la gioia è un dono di Dio, che è un frutto dello Spirito.
La gioia, di cui noi parliamo e che
abita la nostra vita nel servire il Signore, deriva ed è conseguenza
del nostro dimorare in Dio, deriva dal vivere costantemente nella
preghiera e dalla disponibilità sempre nuova a celebrare il suo amore
per noi. Di questo facciamo esperienza se siamo coscienti della nostra
appartenenza a Cristo.
Perciò con
l’apostolo, ancora una volta, anche noi ripetiamo incoraggiandovi:
“Siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete
grazie: questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi”
(1Tes 5, 16-18). La gioia cristiana, ci veniva ricordato da Paolo VI
nel suo testamento spirituale, apre alla carità che significa portare
con Cristo il peso della sofferenza propria e altrui, servire la Chiesa
cooperando così in modo disinteressato, gratuitamente alla costruzione
del Regno di giustizia e di pace che lui ci ha affidato.
4.4 Una comunità di santi
All’indomani
del grande giubileo, guardando al futuro con fiducia, Giovanni Paolo II
affidava alla comprensione dei doni di Grazia del Signore, la capacità
di valorizzare quanto il grande giubileo aveva suscitato in ordine alla
grazia, alla santità e alla crescita spirituale vissuta da tutti coloro
che avevano sperimentato la misericordia di Dio attraverso un
pellegrinaggio interiore che li aveva condotti all’incontro con Gesù
Cristo.
Il Santo Padre sollecitava alla
nostra attenzione e ci incoraggiava a cercare prima di tutto l’azione di
Dio, e poi chiedeva un supplemento di impegno per corrispondere
pienamente, senza porre alcun ostacolo, alla sua volontà di salvezza.
L’elevazione all’altare di tanti Santi e Beati era il suo modo di farci
capire che la santità abita l’oggi della storia dell’uomo, in ogni
luogo, in ogni condizione sociale.
Noi facciamo
costantemente esperienza di questa presenza e disponibilità alla santità
ordinaria. Visitando gli ammalati nella parrocchia incontriamo tante
persone che in modo eroico e nascosto dedicano tutta la vita ai loro
familiari bisognosi di affetto, di solidarietà, di compagnia, di
sostegno; la loro instancabile dedizione alla carità, generosa e
disinteressata incoraggia a guardare avanti con fiducia, perché ci
rendiamo conto che il Signore continua a guidare la sua Chiesa.
Queste
esperienze meritano la nostra attenzione soprattutto quando il nostro
ragionare, l’analizzare l’oggi dell’uomo orienta altrove la nostra
attenzione, e osservando atteggiamenti di interesse esasperato, di
guadagno ad ogni costo, di carrierismo spesso anche all’interno della
Chiesa, nella nostra vita tende a prevalere lo scoraggiamento e la
stanchezza.
In queste
situazioni l’apostolo Pietro ci ricorda che il nostro dovere è quello di
calare sempre le reti per come e dove dice il Maestro (cfr Lc. 5,1-11),
solo questa disponibilità piena e una fiducia assoluta in Gesù, permette
di cogliere il significato vero della sua presenza nella nostra vita.
Gesù è colui che si fa carico della nostra povertà, vitalizza la nostra
stanchezza e ci chiede di ricominciare sempre, in modo sempre nuovo.
Solo Gesù che ci fa incontrare con la
misericordia del Padre, è Lui che apre la nostra vita a una comprensione
più piena della Grazia, nella quale, per mezzo del dono dello Spirito
Santo, siamo immersi fin dal momento del nostro Battesimo.
Tutto questo
deve animare in noi una sincera disponibilità al ringraziamento e
ogniqualvolta lui ci chiede di sostate in sua compagnia attorno alla
mensa della Parola e dell’Eucaristia non possiamo fare altro che lodare
il Signore che ancora una volta si è accompagnato alla nostra povertà e
ci ha sollevato dal nostro peccato. Ancora una volta ci ha visitato con
la sua grazia e chiede di incamminarci in modo deciso sulla via della
santità.
E come un Padre fa con i suoi figli
il Santo Padre ci ricordava e raccomandare di: “Impegnarci con
maggiore fiducia, nella programmazione che ci attende, a una pastorale
che dia tutto il suo spazio alla preghiera, personale e comunitaria,
significa rispettare un principio essenziale della visione cristiana
della vita: il primato della grazia” (NMI 38).
La nostra è una
terra di Santi, di ieri e di oggi, conosciuti e meno conosciuti, se
viviamo la fede in costante compagnia di Gesù, contemplando la sua
presenza amante nell’eucaristia, come ci insegnano con la loro
testimonianza di totale dedizione al Signore e ai fratelli, la nostra
vita anche nelle situazioni più complesse e difficili sarà sempre
radiosa e aperta alla carità, alla speranza.
L’apostolo ricorda a tutti noi che
“La speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei
nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm
5,5).
Questa parola
ci ricorda che se viviamo animati e illuminati dallo Spirito Santo di
Dio guarderemo sempre con fiducia avanti a noi, perché c’è una sapienza
che ci è stata donata: “anzitutto è pura, poi pacifica, mite,
arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e
sincera” (Gc 3, 17), non è nostra, viene dall’alto e noi siamo suoi,
le apparteniamo ed è nell’appartenere a questa sapienza che noi cogliamo
il significato vero dello stare attorno alla mensa: con noi è Gesù che
ci ha convocati, ci parla, ci nutre, illumina e sostiene il cammino,
dona serenità interiore e pace. Contemplando Gesù nel mistero della
sofferenza, nel mistero della Croce ci apriamo alla comprensione
dell’amore vero, sconosciuto all’uomo, un amore disposto a donarsi
sempre senza chiedere nulla cambio (III Benedizione sugli Sposi,
Nuovo Rito del Matrimonio).
4.5
Organismi di partecipazione della Comunità
E’ ormai
coscienza comune del sentire ecclesiale, sostenuto costantemente dal
Magistero del Santo padre e dei nostri Vescovi, che non può esserci
pastorale parrocchiale orientata alla missione senza il coinvolgimento
attivo dei fedeli laici. La parrocchia, ogni parrocchia ha bisogno di
Catechisti, di Animatori, di economi, di Evangelizzatori, di Cantori, di
operatori della Carità, e il lavoro ministeriale è proficuo se la
comunità matura nel mettersi al servizio dei fratelli e delle sorelle.
Il Concilio ha costantemente
sollecitato le gerarchie ecclesiastiche ad un sistematico e
corresponsabile coinvolgimento dei laici nella missione ordinaria della
parrocchia nella diversità dei ministeri e orientato alla valorizzazione
vera e non strumentale dei carismi.
Per
corrispondere a questo anelito della Chiesa per il bene delle anime il
lavoro del Parroco e del Parroco in Solidum è sostenuto attraverso la
proposta e la verifica del Consiglio Parrocchiale per gli Affari
Economici e Consiglio Pastorale Parrocchiale.
La speranza è
quella di far respirare la comunità con la valorizzazione di tutto ciò
che lo Spirito Santo le ha donato per la sua crescita in ordine alla
ministerialità e ai carismi. Dobbiamo ammettere che il cammino da
percorrere è molto lungo, la parrocchia attualmente si muove lentamente
e con la mente volta più al passato che al futuro, spesso si celebra se
stessi e non il Signore.
La gente guarda con fiducia
alla vita della Comunità e noi cercheremo di non deludere in nessun modo
le attese che i fratelli e le sorelle ripongono nella nostra presenza.
Quindi come spesso diciamo: coraggio, andiamo avanti guardando con gioia
al Signore che è la nostra vita insieme ai fratelli e alle sorelle con
i quali siamo chiamati a condividere il fare festa nel Signore.
5. LA
TESTIMONIANZA DELL’AMORE/CARITÀ
Cosa vuol dire
testimoniare l’amore nella nostra comunità. Il Santo Padre Benedetto XVI
viene incontro alla nostra esigenza di comprensione e ci ricorda che
“La carità è amore ricevuto e donato. Essa è grazia … è amore che dal
Figlio scende su di noi. E’amore creatore per cui noi siamo; è amore
redentore, per cui siamo ricreati. Amore rivelato e realizzato da Cristo
e riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo. Destinatari
dell’amore di Dio, gli uomini sono costituiti soggetti di carità,
chiamati a farsi essi stessi strumenti della grazia, per effondere la
carità di Dio e per tessere reti di carità” (CV 5).
La comunione altro non è se non il
frutto e la manifestazione di quell’amore che, sgorgando dal cuore
dell’eterno Padre, si riversa in noi attraverso lo Spirito che Gesù ci
dona, al punto da poter affermare che: “Se in noi mancasse la
carità, tutto sarebbe inutile” (1Cor 13,2)
Per orientare
la pastorale nella dinamica missionaria, la Chiesa ci chiede di
costruire una Chiesa, che sia casa e scuola di comunione.
L’impegno è semplice e nello stesso tempo difficile da incarnare, essere
ciò che il Signore ci ha fatto diventare, persone redente dalla Croce
e suoi familiari mediante il dono dello Spirito, senza finzione, ne
perseguimenti di interessi particolari. Questa è la grande sfida, vivere
da Cristiani.
Ogni uomo è mio
fratello, lo ricordiamo a noi stessi ogniqualvolta invochiamo la
misericordia di Dio con la preghiera che il Signore ha insegnato
comunità dei credenti. Dobbiamo con sincerità affermare che questa
verità così centrale nella fede battesimale è vissuta con molta
difficoltà soprattutto verso il fratello quando è povero, è solo, è
ammalato ed è alla ricerca del mio aiuto e della mia disponibilità.
5.1 Lo Spirito Santo e la
Spiritualità di Comunione
Ma allora
concretamente come, nella complessità della nostra esistenza, costruire
una spiritualità di comunione. Ripropongo con
semplicità quanto il Santo Padre Giovanni Paolo II ci indicava nella
Novo millennio ineunte anche perché è, nello stesso tempo,
disarmante nella sua semplicità e bellissimo nel contenuto: “Prima di
programmare iniziative concrete occorre promuovere una spiritualità
della comunione, facendola emergere come principio educativo in tutti i
luoghi dove si plasma l’uomo e il cristiano, cove si educano i ministri
dell’altare, i consacrati, gli operatori pastorali, dove si costruiscono
le famiglie e le comunità.
Spiritualità
della comunione significa innanzitutto sguardo del cuore portato sul
mistero della Trinità che abita in noi, e la cui luce va colta anche sul
volto dei fratelli che ci stanno accanto.
Spiritualità
della comunione significa inoltre capacità di sentire il fratello di
fede nell’unità profonda del corpo mistico, dunque come “come uno che mi
appartiene” per saper condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per
intuire i suoi desideri e prendersi cura dei suoi bisogni, per offrirgli
una vera e profonda amicizia Spiritualità della comunione è pure
capacità di vedere ciò che di positivo c’è nell’altro, per accoglierlo e
valorizzarlo come dono di Dio “un dono per me” oltre che per il fratello
che lo ha ricevuto.
Spiritualità
della comunione è saper “fare spazio” al fratello, portando ”i pesi gli
uni degli altri” (Gal 6,2) e respingendo le tentazioni egoistiche che
continuamente ci insidiano e generano competizione, carrierismo,
diffidenza, gelosie … senza questo cammino spirituale a ben poco
servirebbero gli strumenti esteriori della comunione. Diventerebbero
apparati senz’anima, maschere di comunione più che sue vie di
espressione e di crescita”.
(NMI 43)
Ci è stato più
volte ricordato che questa è l’ora di una nuova fantasia della carità,
questa fantasia ha la sua sede nel mistero comunionale dell’amore
Trinitario; in Dio, comunione di Persone, che instancabilmente viene
incontro alla nostra debolezza, spesso determinata dalla volontà di
solitudine e alimenta modi sempre nuovi di guidare la Chiesa nel tempo.
Sappiamo tutti
che la Carità si esprime non tanto e non solo nell’efficacia dei
soccorsi prestati, ma nella capacità di farsi vicini e solidali con chi
soffre così che il gesto di aiuto sia sentito come fraterna
condivisione. Dobbiamo per questo fare in modo che i poveri si sentano,
in ogni comunità cristiana, come “a casa loro”.
Senza questa testimonianza dettata
dall’amore verso gli ultimi, l’annuncio del Vangelo, che è sempre la
prima carità, rischia di essere incompreso. Vogliamo ancora ricordare
che la carità delle opere assicura una forza inequivocabile alla
carità delle parole (cfr NMI 49).
5.2 L’attenzione ai poveri e
alle povertà
Questa
missione, di fronte alle grandi povertà del nostro tempo, più suscitare
abbattimento, è la stessa situazione che vissero i discepoli in
occasione della benedizione e frazione del pane.
Gesù chiese loro di mettere a
disposizione quanto potevano, e la gioia fu grande, esplosiva per tutti,
fino all’inverosimile, nel constatare quanto il Signore riuscì a
realizzare con la povertà condivisa. Tutti abbiamo imparato che la
sorgente dell’amore è Gesù presente nel mistero Eucaristico in ogni
Tabernacolo, anche nelle chiese più isolate, anche in quelle poco
frequentate.
E’ una presenza che si accompagna con
discrezione alla nostra vita, una presenza sempre attenta alla nostra
povertà spirituale, una presenza che incoraggia ad osare sempre più
sulla strada dell’amore, una presenza che invita a guardare con speranza
al futuro.
Occorre sempre
ricordare che la prima povertà è quella spirituale, una persona è
veramente povera quando vive senza fede. Per questo con insistenza
pedante incoraggiamo all’Adorazione Eucaristica sia il Giovedì sera,
quando la preghiera è orientata alla santificazione Sacerdoti e per le
vocazioni, sia alla Giornata Eucaristica ogni primo venerdì del mese,
quando viviamo la preghiera per gli ammalati e ci rendiamo disponibili
sia per il Sacramento della Confessione o Riconciliazione, sia per la
Direzione Spirituale.
Caritas Parrocchiale
– Sono ormai passati quasi venti
anni, dall’uscita degli orientamenti pastorali degli anni ‘90
Evangelizzazione e testimonianza della Carità, nei quali veniva
evidenziato che la Chiesa sollecitava ogni parrocchia a creare un
organismo impegnato stabilmente a operare perché ogni parrocchia
potesse diventare la casa della carità.
La
disoccupazione, la droga, le marginalità, gli immigrati, le povertà, la
sofferenza, gli ammalati, l’impegno politico, la crescita sociale, la
costruzione di una società più giusta esigono da parte dei cristiani una
maggiore attenzione perché parte integrante della missione che il
Signore ci ha affidato. Frequentemente questa preoccupazione pastorale
viene affidata a persone di buona volontà che estemporaneamente dedicano
del tempo ai gravi problemi che si accompagnano alla vita di ogni giorni
nelle comunità.
E’ stato perciò opportuno avviare
questa attività pastorale che è orientata a far maturare, nella comunità
cristiana, persone capaci e disponibili ad animare in un sincero spirito
di fraternità una particolare sensibilità verso i temi riguardanti le
tante povertà del nostro tempo.
La nostra è una
città che guarda con fiducia alla Vergine Santa, la Madre che il Signore
ci ha affidato e alla quale ci ha affidati e che, venerata come Madre
Immacolata, instancabilmente continua a proteggere la nostra vita, la
vita della nostra comunità e a guidare il nostro cammino incontro al
Cristo che viene.
Nel Vangelo di Matteo, il primo
invito che viene dal cielo, rivolto a Giuseppe, è ”Non temere di
prendere con te Maria … perché quel che è generato in Lei viene dallo
Spirito Santo” (Mt 1,20). Il nostro popolo accoglie con estremo
entusiasmo questo annuncio, tanta parte del nostro popolo testimonia con
vigore filiale che non ha timore di prendere con se Maria.
Ancora di più,
possiamo affermare che nella nostra esperienza di fede è la Vergine
Santa che ci ha fatto incontrare, quasi portandoli per mano, tanta parte
delle nostre comunità cristiane in occasione dei pellegrinaggi, delle
feste a lei dedicate in ogni luogo. L’affidamento della nostra comunità
a Maria resta forte, la nostra gente continua a guardare a Lei come
Madre di sicura speranza.
Nella nostra
esperienza sacerdotale abbiamo imparato che la Vergine Santa, nella
storia della salvezza, salvaguarda e realizza la vera prossimità di
Dio tra gli uomini, donna dello Spirito ella ci dona l’Emanuele, il
Dio con noi. Ma Maria è anche garanzia di umanità nella Chiesa e nel
mondo, è donna e Madre.
Come tutte le madri: “Maria è
buona, è tenera; ma non vi è in Lei nulla di austero né di scoraggiante,
nulla di troppo sublime né di troppo brillante; vedendo lei vediamo la
nostra natura pura” (G. de Montfort), come ogni madre lei possiede
il senso delle persone e della diversità.
Perciò il
rapporto che si crea con la Vergine Santa con la nostra gente è sempre
individuale, personale. Per questo il nostro popolo nutre tanta
confidenza e fiducia nei suoi confronti, si sente amato e accolto, dalla
Madre Santa, anche al di fuori e al di là dei tanti itinerari di
perfezione evangelica nei quali si cerca di coinvolgerli in tutti i
modi.
Lo sappiamo
bene, Maria ci accoglie sempre nonostante i nostri limiti e ci prepara
ad accogliere Gesù, ci chiede di essere attenti alla sua voce, ai suoi
insegnamenti.
Il Signore ce ne ha fatto dono, quale
nostra Madre dall’alto della Croce, a lei ci ha affidato nel momento
del dramma dell’amore non corrisposto.
La Parola di
Dio nel ricordarci che: “Ciò che è generato in Lei viene dallo
Spirito Santo”, vuol farci capire che la potenza di Dio si manifesta
pienamente nella madre di Gesù, e che l’andare verso di Lei, in nulla
deve essere colto come un distrarsi dal mistero della Santissima
Trinità, perché la Vergine Santa è stata creata per essere, in ogni
tempo, segno della potente opera di Dio, mistero di comunione
trinitaria, per la salvezza degli uomini.
La Chiesa si
costruisce stringendosi alla Vergine Santa, la comunità dei credenti
rendeva vivo il Cenacolo “… nella preghiera … con Maria la madre di
Gesù …” (At 1,14) in attesa del dono dello Spirito, l’augurio è che
il nostro impegno pastorale possa suscitare nella nostra gente gli
stessi frutti della preghiera vissuta attorno alla Vergine Santa dalla
prima comunità dei credenti: nuovo entusiasmo per la fede e una sincera
dedizione alla missione di salvezza.
La
disponibilità a celebrare la gloria di Dio che ogni giorno il nostro
popolo eleva mediante la recita della corona del Santo Rosario,
meditando la vita di Gesù e sostenuta dalla costante compagnia di Maria,
instancabilmente, possa dare serenità ai nostri sforzi e incoraggiarci a
continuare con umiltà, con perseveranza, con rinnovata gioia il servizio
per la crescita del Regno.
Coraggio, mettiamoci in cammino
La comunità
cristiana, ci chiede con ansia di corrispondere sempre con più impegno
alla vita di comunione, per poter continuare a costruire e a sperare,
tutti insieme superando ogni divisione, nella sinergia dei carismi di
cui ogni battezzato è depositario, il bene comune.
Tutti speriamo
di poter vivere e testimoniare come Chiesa una maggiore serenità grazie
alla pace che ci viene dal Signore, per continuare a trasmettere la
fiducia in un domani migliore nel nostro cammino incontro al Signore che
viene nella sua gloria.
In questo anno
dedicato alla vita sacerdotale non possiamo concludere la programmazione
senza riproporre questa preghiera del Santo Curato d’Ars, che esprime
bene quale amore deve abitare il nostro cuore e con quali aneliti di
affetto dobbiamo corrispondere all’amore di Dio se vogliamo sperare di
testimoniare con la nostra vita la fede in Gesù Cristo risorto:
«Ti amo, o mio Dio, e il mio solo
desiderio
è di amarti fino all’ultimo respiro
della mia vita.
Ti amo, o Dio infinitamente amabile,
e preferisco morire amandoti
piuttosto che vivere un solo istante
senza amarti.
Ti amo, Signore, e l’unica grazia che
ti chiedo
è di amarti eternamente.
Mio Dio, se la mia lingua
non può dirti ad ogni istante che ti
amo,
voglio che il mio cuore te lo ripeta
tante volte quante volte respiro.
Ti amo, o mio Divino Salvatore,
perché sei stato crocifisso per me,
e mi tieni quaggiù crocifisso con Te.
Mio Dio, fammi la grazia di morire
amandoti
e sapendo che ti amo».
7.1 Celebrazioni
Santa Messa Festiva (Chiesa Madre)
17,30 (Sabato) 9,00 – 11,00 17,30
(Orario Invernale)
19,00 (Sabato) 09,00 – 19,00 21,00
(Orario Estivo)
Santa Messa Feriale
08,30 Cappella San Giuseppe
(Invernale/Estivo)
17,30
Chiesa Madre (Invernale)
19,00
Chiesa Madre (Estivo)
20,00
Chiesa Madre (Giovedì)
Adorazione
Eucaristica
1° Venerdì
del mese Giornata Eucaristica
Dalle 8,00
alle 15,00 Chiesa Madre
Novena
dell’Immacolata dal 29 novembre al 7 dicembre
8 dicembre
Festa dell’Immacolata
Concezione di Maria
Triduo di
San Giuseppe dal 16 al 18 marzo
19 marzo
Festa di San Giuseppe
Venerdì
Santo Mattina
Commemorazione della Passione del Signore - Cordata
Triduo di
Sant’Antonio di Padova dal 10 al 12 giugno
13 giugno
Festa di Sant’Antonio di Padova
Novena
dell’Immacolata dal 3 agosto al 11 agosto
12 agosto
Memoria dell’Incoronazione - Festa Patronale
7.2 Formazione Settimanale
(Ottobre/Giugno)
Martedì
20,00 Canonica Catechesi Biblica
Mercoledì
17,00 Centro Pastorale Azione Cattolica Adulti
Giovedì
18,00 Centro Pastorale AC Giovani/Issimi
Venerdì
15,30 Centro Pastorale ACR/Accoglienza
Venerdì
18,30 Canonica Animazione Liturgica
19,30 Chiesa Prove di Canto
Sabato
15,30 Centro Pastorale ACR/Eucaristia
Sabato
15,30 Canonica ACR/Confermazione
7.3 Formazione Mensile (Ottobre/Luglio)
1° Lunedì
Chiesa Madre Gruppo di Preghiera Padre Pio
2° Lunedì
Centro Pastorale Incontro con i Catechisti
4° Lunedì
Canonica Caritas Parrocchiale
4°
Mercoledì Centro Pastorale Consiglio di Azione Cattolica
4 Domenica
Centro Pastorale
18,00 Incontro Coppie
7.4
Ufficio Parrocchiale
Per il
disbrigo delle pratiche burocratiche, per tutto quanto concerne gli
aspetti amministrativi e per il colloquio con il Parroco l’Ufficio
Parrocchiale, situato in via G. Carducci resta aperto nei giorni di
Martedì e Sabato dalle ore 9,30 alle ore 11,00.
8.1 Battesimo
I genitori
devono richiedere la possibilità di battezzare i figli con ampio
anticipo per poter organizzare i momenti di formazione. Per educare a
sentirsi parte della comunità parrocchiale e per comprendere che i
Sacramenti sono un dono da vivere nella comunità, e non qualcosa di
privato, i Battesimi saranno celebrati sempre alla presenza della
comunità parrocchiale.
Per cui nella nostra parrocchia i
Battesimi si celebrano la prima Domenica del mese durante la Messa
Pro Populo Dei oppure l'ultimo Sabato del mese durante la
Celebrazione Festiva della vigilia.
8.2 Cresima o Confermazione
Per ricevere il
Sacramento della Confermazione, occorre essere già Battezzati, aver
fatto la Prima Comunione e
partecipare ordinariamente alla vita della
comunità parrocchiale.
Inoltre occorre frequentare il
cammino di formazione Cristiana per i tre anni nel gruppo della
Confermazione e della Mistagogia. La Cresima o Confermazione, secondo
quanto prescrive il cammino di formazione cristiana della nostra
diocesi, si riceve nel periodo Avvento/Natale del terzo anno
formativo.
Gli adulti che devono
ricevere questo Sacramento sono invitati a partecipare a un itinerario
di formazione biblica che inizia con l'Avvento e termina con la
Quaresima.
8.3 Eucaristia
Per poter
partecipare pienamente alla Liturgia Eucaristica con la Prima Comunione,
occorre aver ricevuto il Sacramento del Battesimo.
Inoltre occorre aver frequentato il
cammino di Formazione Cristiana nel gruppo dell'Accoglienza, che educa a
sentirsi parte della comunità cristiana, per tre anni; e in quello
dell'Eucaristia, che educa al ringraziamento per tutto quello che il
Signore ci ha dato, per due anni.
Per poter vivere in modo completo la
formazione è indispensabile il pieno coinvolgimento delle famiglie dei
ragazzi nelle varie fasi dell’itinerario.
Questo sacramento si riceve
ordinariamente in quinta elementare.
8.4 Riconciliazione o
Penitenza (Confessione)
Il Sacramento si riceve durante una
giornata penitenziale, nella Quaresima che precede la Prima
partecipazione alla Comunione Eucaristica.
Questo è il dono di Gesù risorto che,
alla paura presente nella condizione di peccato, manifesta la
misericordia del Padre che ci ama.
Per evitare di vivere questo dono
d’amore in modo frettoloso si chiede di venire per tempo in chiesa, non
all’ultimo momento per una benedizione; i sacerdoti sono presenti e
disponibili, almeno mezz’ora prima che inizi la Liturgia Eucaristica.
La parrocchia organizza la liturgia
comunitaria della Penitenza in Avvento per prepararsi al Natale del
Signore, in Quaresima per celebrare degnamente la Pasqua di
Resurrezione.
Per quanto concerne gli adulti si
ricorda che occorre confessare i propri peccati e non quelli degli
altri, che bisogna vivere con piena disponibilità la conversione della
propria vita, e operare per rimuovere il peccato dal proprio modo di
parlare e di agire.
8.5 Padrini
Per poter fare da
Padrini/Madrine ai Sacramenti di Iniziazione Cristiana (Battesimo e
Cresima) è necessario: Aver ricevuto i Sacramenti di Iniziazione
Cristiana. Aver compiuto 16 anni. Frequentare la vita della Comunità
Parrocchiale. Non avere impedimenti morali, non vivere in situazioni
canoniche irregolari.
8.6
Unzione dei
Malati
Il Signore
nella sua vita terrena è spesso intervenuto per lenire le sofferenze e
guarire dalle malattie, la comunità cristiana fin dal suo sorgere ha
ritenuto di dover continuare l’opera del Signore donando nell’azione
pastorale una particolare attenzione ai sofferenti.
Nella parrocchia la visita agli
ammalati e agli anziani impossibilitati a muoversi si fa ogni mese, in
occasione del primo venerdì. Inoltre un ambito degli operatori della
Caritas è impegnato a visitare periodicamente gli ammalati per il
conforto della preghiera e per far loro sperimentare l’affetto e
l’attenzione della comunità.
Per quanto concerne il Sacramento
dell’Unzione si ritiene sia opportuno che il malato lo riceva mentre è
cosciente del suo stato di sofferente, senza attendere gli ultimi
momenti di vita, quando ormai non ha coscienza del dono che riceve nella
Grazia di Dio, mediante l’azione sacramentale della Chiesa.
8.7 Matrimonio
E’ il
Sacramento della partecipazione all’azione creatrice di Dio e dell’amore
sponsale, è perciò importante maturare una coscienza vocazionale del
legame matrimoniale. Per la celebrazione del matrimonio occorre aver
ricevuto i Sacramenti dell'iniziazione Cristiana: Battesimo, Eucaristia,
Confermazione.
Inoltre è indispensabile, per una
migliore comprensione del Sacramento e degli impegni canonici e civili
che ne derivano, aver frequentato il cammino di formazione al Matrimonio
cristiano nell’Unità Pastorale ove si ha il domicilio o la residenza.
Per le pubblicazioni occorre
portare: I certificati
cumulativi di Cittadinanza, Residenza e Stato Libero dei fidanzati. Se
domiciliati (non necessariamente residenti) in altra parrocchia si
devono portare i certificati di Battesimo e di Cresima. Se domiciliati
in altra Diocesi anche il certificato di Stato Libero
8.8 Esequie
Secondo quanto
prevede il Diritto Canonico le esequie possono essere celebrate dove lo
ritengono gli interessati, senza alcun vincolo legato all’appartenenza
territoriale.
L’azione liturgica è uguale per tutti
i defunti, onde evitare disparità tra i ricchi e i poveri.
Per quanto è possibile, la vigilia
delle esequie, è celebrata una veglia di preghiera nella casa del
defunto. Anche la sera delle esequie, come solidarietà nel dolore, si
prega insieme con i parenti.
Per quanto concerne la celebrazione
delle Esequie, il corteo nell’ambito cittadino si snoda dalla casa del
defunto alla Chiesa Madre, per le aree rurali la salma dopo la
benedizione è attesa nella Chiesa Madre.
L’azione liturgica termina per tutti
nella Chiesa Madre.
9. CONSIGLIO
PARROCCHIALE AFFARI ECONOMICI
Diamante 13 maggio
2009
9.1 Statuto
Art. 1
Il Consiglio
Parrocchiale per gli affari economici della Parrocchia di_Immacolata
Concezione in Diamante (qui di seguito più brevemente denominato (C.P.A.E.)
costituito dal Parroco in attuazione del can. 537 del Codice di Diritto
Canonico, è l'organo di collaborazione dei fedeli con il Parroco nella
gestione amministrava della Parrocchia.
Art. 2
Il CPAE ha i
seguenti scopi:
1. coadiuvare il parroco nel
predisporre il bilancio preventivo della parrocchia, elencando le voci
di spesa prevedibili per i vari settori di attività e individuando i
relativi mezzi di copertura;
2. approvare alla fine di ciascun
esercizio, previo esame dei libri contabili e della relativa
documentazione, il rendiconto consuntivo;
3. esprimere il parere sugli atti di
straordinaria amministrazione;
4. curare l'aggiornamento annuale
dello stato patrimoniale della Parrocchia, il deposito dei relativi atti
e documenti presso la Curia diocesana (can. 1284, § 2, n. 9) e
l'ordinata archiviazione delle copie negli uffici parrocchiali.
9.2 Regolamento
Art. 1
Il C.P.A.E. è
composto dal parroco, che di diritto ne è il Presidente, dai Vicari
parrocchiali e da almeno tre fedeli nominati dal Parroco, sentito il
parere del Consiglio Pastorale o, in sua mancanza, di persone mature e
prudenti; i consiglieri devono essere eminenti per integrità morale,
attivamente inseriti nella vita parrocchiale, capaci di valutare le
scelte economiche con spirito ecclesiale e possibilmente esperti in
diritto o in economia.
I loro nominativi
devono essere comunicati alla Curia Diocesana almeno quindici giorni
prima del loro insediamento.
I membri del C.P.A.E.
durano in carica tre anni e il loro mandato può essere rinnovato.
Per la durata del
loro mandato i consiglieri non possono essere revocati se non per gravi
e documentati motivi.
Art. 2
Non possono essere
nominati membri del C.P.A.E. i congiunti del Parroco fino al quarto
grado di consanguineità o di affini e quanti hanno in essere rapporti
economici con la parrocchia.
Art. 3
Spetta al
Presidente:
1. la convocazione e la presidenza
del C.P.A.E.
2. la fissazione dell'ordine del
giorno di ciascuna riunione;
3. la presidenza delle riunioni.
Art. 4
Il C.P.A.E. ha
funzione consultiva non deliberativa. In esso tuttavia si esprime la
collaborazione responsabile dei fedeli nella gestione amministrativa
della Parrocchia in conformità al can. 212, § 3. Il Parroco ne
ricercherà e ne ascolterà attentamente il parere, non se ne discosterà
se non per gravi motivi e ne userà ordinariamente come valido strumento
per l'amministrazione della Parrocchia.
Ferma resta, in ogni
caso, la legale rappresentanza della Parrocchia che in tutti negozi
giuridici spetta al parroco, il quale è amministratore di tutti beni
parrocchiali a norma del can. 532.
Art. 5
Il
C.P.A.E. si riunisce almeno una volta al trimestre (oppure una volta al
quadrimestre), nonché ogni volta che il Parroco lo ritenga opportuno, o
che ne sia fatta a quest'ultimo richiesta da almeno due membri del
Consiglio.
Alle riunioni del
C.P.A.E. potranno partecipare, ove necessario, su invito del Presidente,
anche altre persone in qualità di esperti.
Ogni consigliere ha
facoltà di far mettere a verbale tutte le osservazioni che ritiene
opportuno fare.
Art. 6
Nei casi di morte,
di dimissioni, di revoca o di permanente invalidità di uno o più membri
del C.P.A.E., il Parroco provvede, entro quindici giorni, a nominarne i
sostituti. I consiglieri cosi nominati rimangono in carica fino alla
scadenza del mandato del Consiglio stesso e possono essere confermati
dalla successiva scadenza.
Art. 7
L'esercizio
finanziario della Parrocchia va dal 1°gennaio al 31 dicembre di ogni
anno. Alla fine di ciascun esercizio, e comunque entro il 31 marzo
successivo, il bilancio consuntivo, debitamente firmato dai membri del
Consiglio, sarà sottoposto dal Parroco al Vescovo diocesano.
Art. 8
Il C.P.A.E. presenta
al Consiglio Pastorale Parrocchiale il bilancio consuntivo annuale e
porta a conoscenza della comunità parrocchiale le componenti essenziali
delle entrate e delle uscite verificatesi nel corso dell'esercizio
nonché il rendiconto analitico dell'utilizzazione delle offerte fatte
dai fedeli, indicando anche le opportune iniziative per l'incremento
delle risorse necessarie per la realizzazione delle attività pastorali e
per il sostentamento del clero parrocchiale.
Art. 9
Per la validità delle
riunioni del Consiglio è necessaria la presenza della maggioranza dei
consiglieri. I verbali del Consiglio, redatti su apposito registro
devono portare la sottoscrizione del Parroco e del Segretario del
Consiglio stesso e debbono essere approvati nella seduta successiva.
Art. 10
Per tutto quanto non
contemplato nel presente regolamento si applicheranno le norme del
Diritto Canonico.
9.3 Componenti il
Consiglio
Compongono il Consiglio per gli
Affari Economici Parrocchiale per il triennio 2009/2012
Mons. Cono ARAUGIO - Presidente
Don Tonino BIONDI - Parroco in
Solidum
Francesco DE LUNA - Economo
Ada DE ROSA - Segretaria
Luciano RUSSO VITALE – Consigliere
10. CONSIGLIO
PASTORALE PARROCCHIALE
10.1 Statuto
Il Consiglio
Pastorale Parrocchiale è l’organismo di comunione e di partecipazione
alla missione salvifica della Chiesa nella parrocchia “Immacolata
Concezione” in Diamante, diocesi di San Marco Argentano – Scalea. Esso
si propone di curare anzitutto la vita spirituale dei suoi membri e
dell’intera parrocchia, con senso di grande carità, che è il segno
distintivo dei discepoli di Cristo.
Art. 1
A norma del
can. 536 de Codice di Diritto Canonico e sentito il giudizio di
opportunità del Vescovo diocesano, in data 8 dicembre 2009 si
costituisce nella parrocchia “Immacolata Concezione” in Diamante il
C.P.P.
Art. 2
Il C.P.P. è organismo
di comunione e di partecipazione responsabile alla vita della comunità.
E’ organo consultivo, non ha compiti esecutivi, ed è retto dalle norme
stabilite dal Vescovo diocesano.
Art. 3
Il C.P.P. studia,
valuta e propone indicazioni operative su tutto ciò che riguarda
l’azione pastorale della parrocchia, elaborando un piano organico di
evangelizzazione che tenga conto del contesto sociale e delle molteplici
esigenze spirituali e temporali dell’intera comunità.
Art. 4
Il C.P.P., nel
redigere il piano pastorale, dà indicazioni operative:
1. Per diffondere la Parola di Dio in
tutti gli ambienti e sviluppare la coscienza religiosa dell’intero
popolo di Dio;
2. Per fare in modo che le
celebrazioni eucaristiche, siano fonte e culmine della vita della
comunità ecclesiale;
3. Per realizzare la carità
fraterna: tra i suoi membri; nel rapporto con tutta la comunità
parrocchiale, creando occasioni di incontro e comunione con tutti,
specie con i non praticanti al di là di ogni discriminazione sociale,
culturale o credo religioso; nell’aiuto fraterno verso i poveri, gli
emarginati, gli ammalati, e verso ogni forma di marginalità e bisogno.
10.2 Regolamento
Art. 1
Il C.P.P. è formato:
1. da membri di diritto: parroco e
parroco in solidum
2. da cinque membri eletti dalla
comunità;
3. da membri designati, delegati di
ogni associazione, movimenti o gruppi operanti nella parrocchia:
Catechisti, Gruppo Liturgico, Caritas, Azione Cattolica, Formazione
Biblica, Cori parrocchiali,
Gruppo di Preghiera di Padre Pio.
I delegati rappresentanti le
Aggregazioni decadono allo scadere dei loro mandati associativi.
Art. 2
Il C.P.P. dura in
carica tre anni, a conclusione del mandato i componenti possono essere
rieletti per un secondo triennio. Solo eccezionalmente per un terzo
mandato esecutivo.
Art. 3
Sono organi del
C.P.P.:
1. la Presidenza, formata da:
parroco, vice-presidente laico e segretario organizzativo;
2. l’Assemblea, che è composta da
tutti i membri del C.P.P. che elegge un vice-presidente laico e un
segretario.
Art. 4
Il C.P.P. si riunisce
quattro volte all’anno su convocazione del presidente e ogniqualvolta il
presidente o la maggioranza dei membri ne faccia richiesta. Per la
validità della riunione è necessaria la presenza del presidente e la
maggioranza dei membri.
Art. 5
Sono elettori e
possono essere eletti, tutti i cresimati che hanno compiuto il
sedicesimo anno di età e che si distinguono per testimonianza di fede,
buoni costumi e prudenza cristiana.
Art. 6
Il presidente indice
le elezioni per la scelta dei membri del C.P.P., un mese prima,
fissandone i tempi e le modalità.
Art. 7
Le elezioni si
svolgono nei luoghi convenuti dal presidente e comunicati alla data
dell’indizione delle elezioni.
Art. 8
I membri da eleggere
sono cinque; sono votati in una lista unica, formata da tutti coloro
che si rendono disponibili a far parte del C.P.P. Le preferenze da
esprimere sono due. Al candidato eletto che rinuncia, subentra il primo
dei non eletti.
Art. 9
L’ assemblea del
C.P.P. è convocata con invito scritto, spedito o recapitato a mano a
cura del segretario, che inoltre provvederà a compilare i verbali delle
sedute, e curerà il registro dei medesimi che sarà custodito
nell’archivio della parrocchia.
Art. 10
L’ avviso della
convocazione conterrà l’ordine del giorno, la data e il luogo della
seduta, con l’orario e i contenuti fissati dalla presidenza.
Art. 11
Le persone che fanno
parte del C.P.P. accettano lo statuto e il regolamento e, si impegnano,
a rispettarli e a farli rispettare.
Art. 12
Il C.P.P. decade con
la sede parrocchiale vacante.
Art. 13
Per tutto quanto non
è contenuto nel presente statuto e regolamento, si applicano le norme
del Codice di Diritto Canonico.
10.3 Componenti il
Consiglio
Per
il corrente anno pastorale 2009/2010 il Parroco si avvarrà della
collaborazione attiva dei Responsabili dei Gruppi ecclesiali e degli
Ambiti pastorali, in attesa di poter definire con il nuovo anno
pastorale e con la componente eletta dall'assemblea il Consiglio
Pastorale ad triennium.
Per cui, per il bene delle anime
della Comunità parrocchiale, cooperano con il Parroco nell'analisi,
nell'impostazione, nella programmazione e nella verifica del lavoro
pastorale oltre Don Tonino BIONDI (nella sua qualità di Parroco in
Solidum):
Suora
delegata delle Missionarie del Sacro
Costato
Antonio BENVENUTO
Formazione della Famiglia
Claudia BENVENUTO
ACR 9/11 Azione Cattolica Ragazzi
Rosetta BENVENUTO
Segretaria Caritas parrocchiale
Raffaele BIANCO
Vice Presidente Giovani Azione Cattolica
Filomena CAMPAGNA
ACR 12/14 - Coordinatrice Catechisti
Ada DE ROSA
Presidente Azione Cattolica
Filomena DONATO
Delegata Rinnovamento nello Spirito
Ida LEONE
Vice Presidente Adulti Azione Cattolica
Maria MANISCALCO
Gruppo Liturgico – Segretaria del CPP
Maria Rosaria MAULICINO Formazione
della Famiglia
Vittoria PRESTA
Presidente Gruppo Preghiera di Padre Pio
Silvana
RIENTE Catechista del Gruppo
Accoglienza
Enzo RITONDALE
Delegato per la Catechesi Biblica
Salvatore RINALDI
Vice Presidente Adulti Azione Cattolica
Annarita SILVESTRI
Delegata per i Cori Parrocchiali
Maria Luisa TRIFILIO
Catechista del Gruppo Eucarestia
Antonio TIESI
Manutenzione Ordinaria della
Parrocchia
Mariella VACCARO
Catechista del Gruppo Accoglienza
*
* * * *
DA BELLOVIDERII
CASTELLO FEUDALE A BELVEDERIUM CITTÀ DEL REGNO
Parmint 11
luglio 2008
Insediamenti Bizantini
- Tra il VI
secolo e il XII secolo tutto il Bellum Videri è interessato da
insediamenti orientali: la Badia di Sant’Antonio Abate, i Conventi di
San Nicola au Palummar e di San Basilio, le Cappelle di Santo Stefano,
l’Annunziata, Sant’Elia, Sant’Andrea, la Chisijella, SS. Natività, S.ta
Maria ad Nives, S.ta Lucia, San Leonardo ai quattro Timponi e molte
altre. È del periodo normanno (1060) il documento che traccia
l’Archimandritato orientale e indica in Belvederium il suo
confine inferiore.
Il Castello Angioino -
Il Castello del Belvederium era difeso da una torre, situata in alto
sull’abitato, e si estendeva attorno alle Portolanie degli Orti e del
Mare, con i suoi slarghi alla Vallata, alla Chisijella e al Seggio. E’
stata proprietà dei Sangineto e dei Sanseverino. Mentre gli Orsini e i
Sersale ne hanno avuto il governo nel periodo del Viceregno. Il palazzo
feudale è quello a ridosso della Chiesa Madre, Francesco Antonio
Mistorni acquistò dai De Paula ai primi dell’800. Dalla Tassatio
Angioina apprendiamo che il Bellumvedere era tassato per 540 fuochi
(circa 2743 abitanti). E di questo periodo, nei suoi elementi più
antichi, anche il Torrione dell’Olivella.
L’avvenimento che
esalta la storia del tempo è l’Assedio del Castello di Belvedere da
Parte degli Almogaveri 1289. E’ narrato in modo romanzato
dagli storici locali per mettere in risalto l’eroismo della famiglia
Sangineto. E’ documentata l’indulgenza concessa dal Papa
ad Avignore (1329) per la costruzione della Chiesa Beata Mariae Novae
de Belloviderii.
Nel periodo angioino
vivevano a Belvedere le famiglie Layse, Flores, (questi due nuclei
familiari nel 1630 si troviamo registrati come forastieri della terra
di Bello vedere, casati a Pesitano, De Oleastro, D’Hectorey,
Signorello, Migalda. Nell’agglomerato urbano erano comprese le Chiese
di: San Nicola Magno (1050) il cui parroco era il Dieno del castello;
San Giacomo Apostolo il Maggiore (1091); Santa Maria al Seggio (1104)
Jus patronato del Feudatario. Al di fuori del Castello si trovavano,
oltre le cappelle di tradizione orientale, presso la Portolania degli
Orti al Lanzo, una struttura conventuale di tradizione normanna di cui
attualmente non si ha traccia nei documenti. Nel 1426, presso il
convento diruto di San Nicola au Palummar, è attestata la presenza dei
frati Osservanti.
La
Città Aragonese -
Nel 1440 cambia la storia del Castello poichè
Belvedere viene incendiata e in parte distrutta nella guerra tra
angioini e aragonesi. A questo avvenimento segue la fase della
ricostruzione, che comporterà uno spostamento dell’abitato verso il
Castello a ridosso delle Chiese di San Nicola Magno e di San Giacomo il
Maggiore.
A questo periodo sono
da attribuire i palazzi nobili: De Velutiis e de Paula alla Porta di
Mare, quello dei Perez con ingresso vico I San Daniele, quello dei
Fasanella nel cuore della città.
Nel 1448
Belvedere viene elevata dagli aragonesi alla dignità di Città, ed è
in questo periodo (1480/1500), che viene realizzata la Piazza d’Armi:
ampliato e fortificato a Castello la torre dei Sangineto, edificato il
Palazzo del Governo, costruita la Caserma per la Guarnigione del
Castello fortezza. Vengono rinforzate le Mura cittadine fortificando le
torri alle Portolanie e innalzando due Bastioni lato est e ovest. Tutto
viene realizzato a spese dei cittadini, che per questo vengono esentati
dalle tasse per alcuni anni. Al Lanzo su un rudere preesistente nel 1446
viene costruito il Convento degli Agostiniani. Di questo periodo si
conserva il Tabernacolo marmoreo, proveniente dalla chiesa feudale di
Santa Maria al Seggio
Il Viceregno Spagnolo –
E’ un periodo storico che ha inizio nel 1503 e renderà la nostra terra
colonia della Spagna per circa duecento anni. Governata dai Giustiniani
e in seguito nuovamente dai Sanseverino, Belvedere continua la sua
crescita politica mentre decade la crescita democrafica, nel 1532 era
tassata per 275 fuochi (circa 1375 abitanti). E’ in questo periodo che
arrivano numerosi nuclei familiari, i più titolati erano i Perez, i De
Paula e i De Novellis. All’Acquaro nel 1518 viene fondato il Convento
dei Minimi di Gesù e Maria.
Per decreto
dell’Imperatore Carlo V le Università e le famiglie facoltose sono
autorizzate a costruire le torri costiere di avvistamento per cui tra il
1525 ed il 1731 abbiamo: la torre di Santa Letterata, quella di Paolo
Emilio Layse Imperatore, la torre di Capo Tirone, quella dei De Paula
alle Fontanelle.
Nel 1595 viene posta la
Croce del Convento dei Cappuccini di San Daniele, ultimato nella sua
strutturazione essenziale nel 1605. Viene avviata nel 1610, a spese
dell’Università, la costruzione della Chiesa Madre che ha comportato
l’assorbimento della piazza del Seggio del Popolo, la demolizione della
Chiesa di santa Maria al Seggio, del palazzo dei Signorelli, parte dei
casalini De Paula e dei Perrellis, i lavori sono continuati fino ai
primi del ‘700. Inoltre per dare stabilità alla struttura sono stati
suturati gli archi di elevazione che snellivano e abbellivano il lato
piazza.
Nel 1622 Belvedere
viene dato ai Carafa della Stadera che reggeranno il feudo con loro
governatori fino al 1810. Arrivano i Mistorni, gli Aurello. Per
corrispondere a una nobiltà che le spettava nascono le epopee letterarie
di Blanda, di Fiorello Dini, dell’Ammiraglio Cecco Pisani, del cittadino
San Daniele. In un sopralluogo del 1635 la casa natale del Santo patrono
veniva ubicata alla vallata sotto il palazzo dei Migalda, dai primo del
1800 è stata localizzata U Trappit sutt u Pierc, già beneficio di
Sant’Anna dal 1731. A questo periodo risale anche l’apertura e con
l’impostazione ad arcate, a ridosso del Bastione ovest, della
rinascimentale Porta Nuova della Piazza. Nel frattempo arrivano anche i
de Benedictis. Nel 1636 Vengono realizzati gli Stucchi nella Chiesa
Madre dal maestro napoletano Failla.
L’abitato, nelle sue
case palazziate continua ad arroccarsi attorno al Castello fino a
soffocarne la struttura non più utilizzata per la difesa della città già
alla fine del ‘700. Abbiamo il palazzo del Principe, quello Servidio, il
palazzo De Perellis, quello Ferraro, palazzo Nastri, Palazzo De
Novellis, Riccio e altri che, a differenza di quelli di tradizione
angioina, sono tutti caratterizzati dalla solenne scala nobile,
all’interno di un atrio rigorosamente chiuso a fortezza, vere
fortificazioni delle famiglie nobili contro i soprusi del Principe
feudatario e dell’Università. I nuovi arrivi nel 1699 porteranno la
popolazione a 599 fuochi (circa 3000 abitanti).
Religiosità popolare -
E’ il periodo d’oro delle Confraternite e delle tradizioni religiose:
del 1446 è la Confraternita delle Grazie in oratorio proprio,
dei primi del ‘500 la Confraternita del SS Rosario in San
Giacomo Apostolo il Maggiore, del 1600 la Confraternita del SS.
Sacramento nella Chiesa Madre, risale al 1608 la
Confraternita dei Preti nella Chiesa Madre, al 1610 la
Confraternita della Madonna della Pianeta nella Chiesa Madre, è del 1620
la Confraternita delle Grazie e Anime Purganti nella chiesa di San
Nicola Magno, del 1625 la Confraternita di Santa Maria del Pianto
al Lanzo, è del 1630 la Confraternita di Santa Maria Visita Poveri con
Ospedale proprio, è attestata al 1635 la Confraternita del SS.
Crocifisso al Lanzo. E’ del 1638 la Confraternita della Circoncisione
del Signore nella Chiesa Madre; mentre risale al 1640 Confraternita di
San Vincenzo nella Parrocchia di San Nicola Magno,
Con i Carafa Van den
Eynden nel 1695, Belvedere diventa il centro politico ed economico di un
territorio molto vasto che comprendeva: Diamante, Buonvicino, Bonifati,
Sant’Agata, Mottafollone, e il Pettoruto. Nel 1707 la popolazione è
tassata per 898 fuochi (circa 4490 abitanti). Nel frattempo tra i primi
del 700 e la metà del secolo tutte le Chiese vengono ornate con altari
di legno intarsiato, privilegi e indulgenze, e attorno alle tante
reliquie veniva coltivata la pietà popolare. Sono dichiarati Patroni
della città: nel 1628 San Francesco di Paola, Convento
dei Minimi; nel 1629 L’Annunziata, Convento degli
Agostiniani; nel 1632 (1626) San Daniele, Convento dei
Cappuccini. Nel 1703 abbiamo l’Aggregazione della Confraternita delle
Grazie all’Arciconfraternita dei Cinturati di Sant’Agostino.. nel
1712 La Madonna del SS. Rosario, nel Centro Storico; nel 1783
Sant’Antonio Abate per l’area rurale. La città si abbellisce di
molte operare artistiche è il periodo d’oro della città.
Intanto nel 1734
arrivano i Borbone –
Per una valutazione dei
beni feudali orientata alla tassazione, nasce il Catasto Onciario
(l’Oncia equivaleva a tre Carlini) e inizia una fase di impoverimento e
di abbandono del territorio. Partono le grandi famiglie feudali e si
stabilizza la nuova nobiltà terriera. Arrivano i Leo, i Palermo, i
Cirio, gli Spina, i Rubino, i Libonati. La popolazione alla fine del
‘700 è di 3988 abitanti.
LA PAROLA INIZIA ALLA FEDE Cetraro Colonia San Benedetto
2 giugno 2008
Nei lineamenta emanati
in preparazione al Sinodo dei Vescovi La Parola di Dio nella Vita e
nella missione della Chiesa, che si svolgerà in autunno a Roma,
viene sottolineata la preoccupazione della Chiesa di rendere sempre più
pastorale ordinaria l’approccio alla Parola di Dio soprattutto
mediante la prassi della Lectio Divina, perché gli operatori pastorali,
i responsabili associativi e i catechisti vivano la loro crescita
spirituale mediante un contatto personale e vitalizzante con la
Parola di Dio (L.23).
Tenendo presente quanto
veniva sottolineato in riferimento alla Lectio dobbiamo
convertire il nostro modo di relazionarci e di vivere il protagonismo
sociale e anche ecclesiale, spesso ancora contrassegnato da una
ritualità spesso tradizionalista e ripetitiva. E’ passato un altro anno
liturgico, in che cosa è cambiato il modo di rapportarmi alla Parola? In
che modo il fare catechesi in modo più biblico ha contribuito a
trasformare la mia vita spirituale, la Parola di Dio è sempre presente
nella mia vita, o continua a pensare che essere catechista coincida con
il concetto di fare il catechismo.
Queste sottolineature
segnano la differenza che intercorre tra chi vive il servizio come
corrispondenza a una missione e chi invece lo vive come un piacere da
fare a qualcuno, non è sempre chiaro per quale motivo.
Nei lineamenta
del Sinodo dei Vescovi, riprendendo l’insegnamento conciliare viene
affermato: E’ necessario che tutti i chierici, principalmente i
sacerdoti e quanti, come i diaconi o i catechisti, attendono
legittimamente al ministero della Parola, conservino un contatto
continuo con le Scritture, mediante la sacra lettura assidua e lo studio
accurato, affinché non diventi “vano predicatore della Parola di Dio
all’esterno colui che non l’ascolta di dentro” mentre deve
partecipare ai fedeli a lui affidati le sovrabbondanti ricchezze della
parola divina (DV, 25).
Il catechista, che
prima di tutto è papà ed è mamma, vive a casa con la propria famiglia
quello che poi trasmette ai battezzati che gli sono affidati? Questo
vuol dire che la Parola di Dio deve essere valorizzata nella preghiera
familiare, approfondita con la famiglia perché possa essere comunicata
come testimonianza della propria fede nella quotidianità.
Il catechista vive
questo ministero ogni giorno, ovunque si trova a vivere il proprio tempo
solo in questo modo gli sarà connaturale vivere sempre al servizio della
comunità nella trasmissione della volontà di Dio, attraverso la sua
Parola. Poiché questo impegno, la sua testimonianza dell’essere
catechista nella comunità non può essere legata a determinate ore di
servizio nella parrocchia, tutta la famiglia deve sentirsi coinvolta nel
servizio dell’annuncio e della catechesi.
L’essere del
Catechista, vissuto con tutta la famiglia, permette di leggere questo
ministero come una crescita di tutta la propria famiglia nel servire la
comunità cristiana nella quale il Signore lo ha posto. Altrimenti il
rischio che si corre è quello di dividere la famiglia perché le attività
catechistiche, il servizio che si offre alla parrocchia assorbe quelli
che per gli altri sono gli spazi propri della festa e del tempo libero.
Quanto affermato
esprime bene la sollecitazione che ha animato l’Ufficio Catechistico
nell’impostare i lavori di questa giornata, e assumendo come propria la
preoccupazione con la quale i nostri Vescovi hanno impostato il cammino
della chiesa in Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia.
Negli orientamenti
pastorali, riprendendo la prima lettera di Giovanni, ci viene ricordato
che: la fede nasce dall’ascolto della Parola di Dio contenuta nelle
Sacre Scritture … ciò che era fin dal principio, ciò che noi abbiamo
udito (1Giov 1.1) … l’ascolto dei cristiani è rivolto
soprattutto alla Parola fatta carne … tale ascolto apre a una conoscenza
esperienziale e amorosa, capace di incidere profondamente sulle nostre
vite … che ci insegna a vivere in questo mondo (Tt 2,11-12) … Nel
cuore di chi ha aderito al Signore Gesù Cristo, non può non nascere il
desiderio di condividere il dono ricevuto, di amare come siamo stati
amati e perciò lo annunziamo anche a voi …
Dalla gioia di vivere
in compagnia di Gesù, dipende l’entusiasmo con cui ne trasmettiamo la
presenza e l’importanza, la preziosità di questa presenza agli amici
ovunque: nei luoghi di svago, negli ambienti di lavoro, quando andiamo
in vacanza. Gesù deve sempre essere nel nostro cuore, sulle nostre
labbra, nei gesti concreti di ogni giorno. Tale impostazione di vita è
una realtà eloquente, che rende evidente ad ogni uomo, l’importanza di
seguire la via, che suscita fiducia nel fratello e che conduce
alla speranza e alla gioia … di condividere la propria storia con
tutti coloro che il Signore ci pone accanto.
L’itinerario, il
passaggio dall’ascolto alla condivisione permette infatti, che gli
uomini possano trovare un senso anche alla tribolazione e alla
sofferenza, confortandosi e perdonandosi a vicenda. Questo rende loro
possibile godere pienamente della gioia … perciò il compito
assolutamente primario della Chiesa è sempre la comunicazione della
fede dono dell’amore di Dio, della vita in Cristo … la perla
preziosa del Vangelo (Comunicare il Vangelo n.3-4).
Vivere la gioia di
spendersi al servizio del Signore è l’itinerario che siamo chiamati a
percorrere per manifestare, nonostante i nostri limiti, la Santità del
tre volte Santo, che per manifestarsi ai fratelli ha bisogno della
nostra disponibilità alla testimonianza. In questo mese appena
trascorso, nelle tante manifestazioni mariane che si sono accompagnate
alla vita pastorale delle parrocchie, certamente abbiamo avuto modo di
riflettere nell’esempio che la Vergine Santa ci ha donato, che Dio ha
bisogno di umiltà e di abbandono sfiduciale, poi saprà lui come
trasformare la nostra vita per orientarla al suo progetto salvifico.
Nella sezione
Aspetti Caratterizzanti l’Itinerario, per ciò che concerne
l’Iniziazione Cristiana della nostra diocesi, viene sottolineato: che
anche per i ragazzi si dovrà affrontare un cammino di prima
evangelizzazione e di reale iniziazione alla fede (FdC n.4).
Questa preoccupazione
dei Vescovi italiani è stata codificata dall’Ufficio Catechistico
Diocesano con l’impostare gli itinerari di Iniziazione Cristiana ponendo
come primo punto la Fedeltà alla Parola di Dio:
L’itinerario è impostato in modo che la Parola di dio, consegnata ad
ogni ragazzo a conclusione della prima tappa: l’Iscrizione del nome,
sia usata in modo ordinario nell’attività catechistica. La Bibbia
deve essere compresa per quello che è da sempre nella comunità
cristiana: Il libro che conserva le verità della nostra fede. E’ quanto
mai opportuno, per come sottolinea il Rinnovamento della Catechesi e
viene trasmesso attraverso i catechismi della CEI, che la Parola di Dio
sia utilizzata fin dai primi momenti dell’iniziazione cristiana, in modo
che anche i fanciulli e i ragazzi siano educati in modo da comprendere
che:”La Parola di Dio è la radice e il fondamento della comunità. Quando
la Parola di Dio è importante si entra in essa, la si senta parola di
vita; insieme la si ascolta e attraverso di essa si incontra Cristo
Risorto (Quaderno 30, p.15.1).
E’ inutile
sottolineare che, per noi cristiani, l’impostazione di un itinerario in
Tappe è una occasione privilegiata per restituire alla Parola di Dio la
centralità in ogni fase del cammino formativo. Questo vuol dire che
tutte le Tappe del Iniziazione devono avere, nella Parola di Dio, lo
strumento privilegiato mediante il quale aprirsi alla comprensione
sempre più piena dei misteri della fede. E’ importante presentare ai
ragazzi Gesù nella sua vita di ogni giorno.
Come Gesù (Jehshùa)
ha vissuto la crescita della testimonianza nella sua vita terrena, come
ha maturato l’Amen della sua adesione totale alla volontà del
Padre. Penso che tutti comprendiamo quanto sia importante parlando di
Gesù di non presentare un extraterrestre, anche se gli apocrifi
orientano in questo senso la narrazione dell’infanzia di Gesù, ma un
bambino come tanti che assimila gradualmente nella sua famiglia e con la
sua famiglia. Quando Gesù è nato non esisteva in Palestina vita
profana, la visione ebraica del mondo vedeva in ogni avvenimento il
soffio dello Spirito di Dio, ogni bambino era chiamato a perpetuare la
speranza d’Israele, rappresentava l’oggi della promessa di alleanza
eterna del Sinai.
Maria e Giuseppe erano
di famiglia sacerdotale, appartenevano alla stirpe di Davide che non
implicava necessariamente una emancipazione sociale, secondo il concetto
moderno del termine. L’ottavo giorno è stato Circonciso nel Tempio. Su
Gesù in questa occasione era stata elevata la benedizione al Signore:
Sii benedetto, o Eterno nostro Dio, re dell’universo, che ci ha
prescritto di introdurre questo bambin nell’alleanza di Abrahamo
nostro padre, e l’assemblea con Giuseppe rispose: Com’è entrato
nell’alleanza di Abrahamo possa egualmente penetrare nello studio della
Torah e nel compimento delle buone azioni.
Dopo quaranta giorni,
terminato il periodo dell’impurità di Maria, sono saliti di nuovo al
tempio e per lui sono state offerte due colombe in sacrificio, il
sacrificio era donato dal padre al sacerdote officiante il sacrifico
mentre la donna poteva guardare dalla galleria riservata alle donne.
L’entità dell’offerta sacrificale esprime una condizione sociale
modesta, i più abbienti offrivano l’agnello rituale. In questa occasione
su Gesù, come su ogni bambino, nato durante il secondo tempio, si era
elevata la voce del profeta che annunciava nella sua nascita il
possibile Messia d’Israele.
Gesù ha frequentato la
Sinagoga, ha partecipato al pellegrinaggio al Tempio in occasione delle
grandi feste d’Israele e vivendo i gesti della fede del popolo di cui
umanamente era parte ha maturato una comprensione sempre più profonda
del messianismo che lui è venuto a rendere presente per la nostra
salvezza e per quella di tutti gli uomini. Ha proclamato la Toràh nella
Sinagoga di Nazareth in occasione del dodicesimo anno e con i suoi
coetanei Giacomo, Joses, Simone, Giuda ha benedetto il Signore .
Vi incoraggio a
conoscere meglio la vita di Gesù per sentirlo accanto a noi nella vita
di ogni giorno, e poterlo così presentare nella naturalezza della sua
vita terrena e nell’anelito ad aderire sempre più intensamente con tutta
la sua famiglia al piano di Dio.
RITO DELLA VESTIZIONE
Confraternita del SS Rosario 7 ottobre 2009
La Confraternita del
SS. Rosario è presente a Belvedere M.mo presso la Chiesa parrocchiale di
San Giacomo Apostolo il Maggiore dal 1571, istituzionalizzata con
decreto di approvazione del 10 ottobre 1615.
Tali statuti e decreti
sono stati attualizzati alla luce del Concilio Vaticano II e adeguati
alle nuove normative riferite alle Aggregazioni Laicali presenti nel
CDC Can. 301,312,313 ed esplicitate in riferimento ai criteri di
ecclesialità nella Christifideles laici, sono stati approvati da
Vostra Ecc.za Rev.ma in data 27 maggio 2001.
La Confraternita ha
avuto il riconoscimento giuridico il 26 agosto 2006 ed è iscritta
Confederazione delle Confraternite delle diocesi d’Italia dal 14
marzo 2008.
Dopo molti decenni
riprende questa sera il rito della vestizione, che appartiene all’essere
segno della specifica presenza ecclesiale delle confraternite. Poichè
nella nostra città la pratica della vestizione era stata abbandonata
agli inizi del secolo XX, è opportuno riscoprirne il suo profondo
significato.
L’abito è il segno
dell’appartenenza ad una confraternita che è pubblica associazione nella
Chiesa e che riceve dalla Chiesa la personalità canonica, nonché la
missione per il fine che intende perseguire, in nome della Chiesa stessa
(Can. 313 del CJC). Tra le finalità che ha la confraternita vi è quello
assai rilevante dell’incremento del culto pubblico, che, per sua natura,
è riservato alla Chiesa.
Nell’esercizio del
culto pubblico della Chiesa, nelle forme solenni delle celebrazioni
liturgiche e della pietà popolare, le confraternite usano il loro
particolare abito, detto anche sacco o cappa. Esso, nella varietà delle
forme e dei colori, ha sempre costituito motivo di grande decoro e di
solennità nello svolgimento del culto pubblico, così profondamente
radicato nella tradizione di ogni confratello.
I colori della
Confraternita del SS Rosario richiamano la loro appartenenza alla
spiritualità dell’Ordine dei Domenicani, araldi del Santo Rosario contro
i pericoli del mondo.
La Venerabile
Confraternita del SS. Rosario si presenta nell’umile disponibilità dei
figli che da secoli servono la Chiesa Cattolica in questo luogo, già
chiesa parrocchiale di San Giacomo Apostolo ed ora Chiesa Sacramentale
della parrocchia Santa Maria del Popolo e Santi Giacomo e Nicola, ma
soprattutto con la ricchezza spirituale di chi, come scelta statutaria
si pone al servizio degli ammalati, degli anziani e delle persone sole.
La preghiera del Santo
Rosario, che da sempre caratterizza la partecipazione degli affiliati
alla vita della Chiesa, possa essere di sostegno per i Confratelli e le
Consorelle nel loro costante impegno spirituale e caritativo.
Vogliamo che questa
celebrazione sia anche espressione dell’animo riconoscente di chi fa
memoria di tutti coloro fratelli e sorelle della Confraternita del SS
Rosario, che sostenuti da una fede semplice e autentica hanno
testimoniato nel tempo la loro fedeltà al Signore, mantenendo viva e
attiva la venerabile confraternita del SS. Rosario, e operando
instancabilmente per il decoro delle azioni di culto in questa Chiesa
tanto cara alla memoria e alla vita della Confraternita.
Che l’abito ricevuto
sia per tutti fratelli e sorelle del SS. Rosario, sull’esempio della
gloriosa Vergine Maria che nel 1712 in questa chiesa fu
incoronata Patrona della città e Regina delle Vittorie, un segno per
continuare a vivere al servizio della Chiesa, percorrendo insieme con la
Vergine Santa nell’umiltà la via della perfezione evangelica.
PROGETTO CULTURALE ORIENTATO IN SENSO CRISTIANO Cetraro 18 marzo 2008
Ogni qualvolta si
scrive un libro, si partecipa di questo dinamismo nuovo che apre alla
speranza la nostra realtà, i nostri paesi. E normalmente è una speranza
che nasce dalla volontà di restituire profondità al vissuto del
territorio in cui viviamo spesso ignorandone la storia, la cultura e la
vocazione.
Sappiamo
tutti che ogni realtà merita di essere conosciuta per essere
valorizzata, ma poi alla nostra vita si accompagna una forma di pigrizia
che rende anonimi anche gli ambienti e le realtà più preziose. E’ in
ordine alla conoscenza e al servizio verso il territorio che gli autori
hanno espresso il loro impegno perché Cetraro sia maggiormente
conosciuto e valorizzato. Per fare questo hanno usato il linguaggio più
immediatamente usato nel nostro tempo, quello delle immagini, che
immediatamente rende giustizia, per la bellezza che emanano, alle tante
opere d’arte che nel corso della millenaria storia di questa città sono
state realizzare per manifestare la fede del popolo e delle istituzioni
e dei nobili nell’affidare a Dio la propria vita e la speranza del
domani.
La comunità di Cetraro
è inscindibilmente legata alla figura e alla spiritualità di San
Benedetto e dei Benedettini e per alcuni aspetti è chiamata a
rappresentare la speranza cristiana in situazioni di difficoltà che
esprimono bene il periodo di questo Santo e che il Papa ha sintetizzato
con queste parole: “Abbiamo bisogno di uomini che tengano lo sguardo
fisso verso Dio, imparando da lì la vera umanità. Abbiamo bisogno di
uomini il cui intelletto sia illuminato dalla luce di Dio e a cui Dio
apra il cuore, in modo che il loro intelletto possa parlare
all’intelletto degli altri e il loro cuore possa aprire il cuore degli
altri. Soltanto attraverso uomini che sono toccati da Dio, Dio può far
ritorno presso gli uomini. Abbiamo bisogno di uomini come Benedetto da
Norcia il quale, in un tempo di dissipazione e di decadenza, si
sprofondò nella solitudine più estrema, riuscendo, dopo tutte le
purificazioni che dovette subire, a risalire alla luce, a ritornare e a
fondare la città sul monte, che con tante rovine, mise insieme le forze
dalle quali si formò un mondo nuovo con una speranza nuova”.
(Card. Ratzinger a Subiaco 1 aprile 2005
Certo noi viviamo tempi
diversi, tempi in cui sembra che la speranza per la costruzione della
città dell’uomo vada riposta in altri ambienti ed è anche per questo che
il sostegno alla tutela e alla divulgazione del patrimonio storico
religioso è centellinata rispetto alle esigenze necessarie per tutelarlo
nella sua integrità.
Ma non dobbiamo vivere
di nostalgie né di rivalse, semplicemente dobbiamo valorizzare tutte le
possibilità che ci vengono offerte per restituire all’uomo del nostro
tempo un modo diverso di leggere la sua vita. Sollecitando in lui la
capacità che gli è necessaria di aprirsi alla bellezza dell’arte e al
mettersi in ascolto del messaggio di ciò che l’opera ogni opera,
iniziando dalla grande opera del creata che si manifesta nella bellezza
nella natura da preservare con vigore, vuole comunicare anche all’uomo
di oggi.
La diocesi
cerca di operare per sostenere le iniziative volte alla valorizzazione e
alla tutela del patrimonio storico artistico e perciò vede in questa
iniziative un tassello prezioso di questa opera di tutele che coraggio e
linearità cerchiamo di coordinare non solo in riferimento al patrimonio
monumentale ma soprattutto alla valorizzazione della spiritualità che da
questo patrimonio emana e che arricchisce quotidianamente la vita del
territorio e le relazioni tra le persone.
Voglio concludere con
una riflessione che è la radice del progetto culturale che la Chiesa con
coraggio sta portando avanti, ed è in questo alveo che va collocata ogni
iniziativa tesa a emancipare il valore della presenza della Chiesa in
Italia e nel mondo:”Il mio intervento era semplicemente di suscitare
un vostro interesse e sollecitarvi a pensare. Perché questo è veramente
importante. Bisogna tornare o, se è il caso, cominciare a pensare … un
guardare la realtà, un comprenderla con amore e passione, uno studiarla
con intelligenza e fatica … per rimanere fedele al mandato del Signore,
per continuare a dire il Vangelo agli uomini del nostro tempo e del
nostro luogo” (Mons. C. Naro, Torniamo a pensare). Per restituire la
speranza alla nostra gente.
PROGETTO CULTURALE ORIENTATO IN SENSO CRISTIANO Cetraro 1 marzo 2008
Nell’introdurre questo
momento di confronto su temi così importanti per la costruzione della
cittadinanza sento il dovere di aiutare a leggere l’iniziativa in un
quadro d’insieme del lavoro pastorale della Diocesi e della Chiesa
italiana. Questa iniziative come altre che la diocesi propone si
inserisce nell’alveo del Progetto Culturale che la Chiesa
italiana sta vivendo e proponendo dal 1995 (Convegno ecclesiale di
Palermo). L’obbiettivo è quello di Avviare, o forse e meglio dire
continuare o intensificare, il processo di rinnovamento pastorale,
intrapreso con il Vaticano II e orientato a trasformare la comunità
cristiana da comunità di devoti legati a tradizioni religiose a una
comunità cristiana missionaria che fa della evangelizzazione il suo
impegno primario.
Il progetto
culturale ha
alla base la Cultura: intesa non come erudizione, per come anche
ieri sera si è accennato, ma quella che riguarda tutti, perché tutti
abbiamo i nostri modi di vedere, di pensare e di comportarci. Che cosa
c'è dietro le mie scelte? E le scelte nostre, della collettività, del
mio quartiere, della mia città? Progettare la mia vita e le mie scelte
perché siano secondo l'insegnamento di Cristo e della Chiesa. Questo
metodo permette di riflettere per poi finalmente vivere e agire ''in
senso cristiano''.
Si rivolge alle
parrocchie, ai sacerdoti, ai religiosi, alle associazioni e ai
movimenti, ai centri culturali cattolici, alle istituzioni culturali,
agli operatori della cultura e delle comunicazioni sociali.
Il lavoro che la
Diocesi sta svolgendo, e che trova molte resistenza soprattutto in
riferimento alla verità del fare poiché spesso si vive, anche in ambito
ecclesiale, nell’esigenza di apparire, per incarnare il progetto
culturale ha la funzione di operare una relazionalità stabile tra tutte
le presenze pastorali, che sono altrettante risorse da valorizzare,
permettendo a ciascuna di sviluppare la propria specificità, il proprio
''carisma'' all'interno di un'azione corale. E’ in questa ottica che
vanno letti gli sforzi per creare la sinergia degli Uffici all’interno
delle Aree e la complementarietà delle Parrocchie all’interno delle
Unità Pastorali.
Gli ambiti del
progetto culturale sono
il rapporto tra la fede, che ispira l'antropologia cristiana, e la
situazione culturale contemporanea, con una distinzione in due livelli:
- le grandi aree
tematiche, che toccano i contenuti fondamentali della fede nel loro
impatto con i nodi più vivi del pensiero e dell'ethos contemporanei;
- i temi emergenti di
volta in volta nel dibattito culturale e nella vita sociale, a cui
appare necessario offrire risposte evangelicamente illuminate, che
orientino il pensare e l'agire comune dei cristiani e li rendano capaci
di entrare in dialogo con tutti.
Come diocesi nelle
convocazioni ecclesiali stiamo privilegiando questo secondo livello,
lasciando alla Scuola di Formazione Teologica la trasmissione
sistematica dei contenuti e l’approfondimento del primo livello.
Le tematiche che in
questi anni abbiamo proposto alla riflessione e sono state affrontate in
alcuni loro aspetti, hanno riguardato: l’impegno della evangelizzazione;
la libertà e la responsabilità dei laici; la costruzione di un mondo
più giusto; l'etica della persona; la famiglia e i temi di bioetica, i
diritti umani e la società multietnica; l’identità cristiana, il
linguaggio e la comprensione della fede.
Tutto questo
serve a costruire,
con le categorie di oggi, una visione del mondo cristiana, consapevole
delle proprie radici spirituali e fiduciosa circa le proprie
potenzialità nel dialogo con la cultura contemporanea. Si tratta, in
una parola, di essere capaci di dire in modo originale la nostra fede:
su questo terreno decisivo il progetto culturale coopera in modo
dinamico con l’impegno della ''nuova evangelizzazione''.
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